20 settembre 1870
La breccia di Porta Pia

Già nel 1857, Garibaldi a capo di un esercito di volontari aveva tentato di liberare Roma dal dominio del papa. Ma il tentativo fallì a causa dell'intervento di un corpo di spedizione francese a fianco delle truppe pontificie.

Nel 1870, si creò una situazione favorevole. La Francia, nel 1870, sconfitta a Sedan dalla Prussica, fu costretta a ritirare le sue truppe da Roma. Vittorio Emanuele cercò di convincere il papa Pio IX dell’inevitabilità di annettere Roma all'Italia. Ma il papa si dimostrava irremovibile nel suo rifiuto.

Il governo italiano ordinò allora al generale Raffaele Cadorna di entrare nello Stato Pontificio. Il 20 settembre 1870 le artiglierie italiane aprirono una breccia a Porta Pia e occuparono la città. Con un plebiscito del 2 ottobre era ratificata l'annessione di Roma all'Italia. Il governo italiano, trasferitesi a Roma, garantiva al papa la libertà delle sue funzioni spirituali. Il Pontefice non accettò e proibì ai cattolici di partecipare alla vita politica italiana.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1951: Per la prima volta degli animali, una scimmia e un topo, ritornano vivi da un viaggio nello spazio.

1967: Muore il musicista Jean Sibelius.

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RICORDIAMOLI

JEAN SIBELIUS

Jean Sibelius compositore finlandese nacque e Hämeenlinna, Tavastehus, nel 1865 e morì a Järvenpää, Helsinki, nel 1957. Studiò a Helsinki con Wegelius, Pacius e Kajanus, a Berlino con Bargiel, Becker e Sachse, a Vienna con Goldmark e Fuchs.

Dal 1892, anno in cui ottenne il primo successo come compositore con il poema sinfonico Le Oceanine, al 1900 insegnò teoria e violino al Conservatorio di Helsinki, presso il quale era già attivo come violinista nel quartetto d'archi. Si dedicò poi interamente alla direzione d'orchestra e soprattutto alla composizione fino al 1927 quando si ritirò – cosciente forse di non potersi adattare agli sviluppi della musica contemporanea – circondato da onori e da grande popolarità.

Nella sua produzione basata su un linguaggio raffinato, legato a modelli del tardo-romanticismo tedesco e nutrito di elementi folclorici finnici, ha evocato, avvicinandosi a Grieg, i paesaggi nordici e ha narrato le antiche storie del suo popolo, riuscendo, in generale, a far prevalere il proprio temperamento fantastico sulla retorica delle grandi forme sinfoniche. La sua opera comprende il lavoro teatrale La fanciulla nella torre nel 1896, musiche di scena tra cui Kuolema nel 1903; dove si trova il famoso Valzer triste, poemi sinfonici, tra cui Una saga composta tra il 1892 al 1901; Finlandia scritta tra il 1899 e il 1900; La figlia di Pohjola del 1906, sette sinfonie, alcune suites sinfoniche, tra cui Karelia e Lemminkäinen, dove si trova Il cigno di Tuonela, un Concerto e sei Humoresques per violino, musiche pianistiche e Lieder. Bibliografia F. Tammaro, Jean Sibelius, Roma, 1984

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "ANCORA ROSA"

Quella ragazzina tutto pepe, il suo volto pulito, gli occhi limpidi come acqua di sorgente, quel sorriso aperto ebbero la forza inaudita di trasportarmi cinquant’anni indietro. Dio! Quella ragazza come somigliava a Rosa, sembrava la "clonatura" di Rosa. Il mio cervello cominciò a fumare, tanto era avvolto nelle fiamme più ardenti che occhio umano avrebbe potuto vedere. Mi sentivo il cuore in gola mentre camminavo al suo fianco e parlava, parlava, parlava… Non l’ascoltavo più il mio pensiero si era fermato ad una sera di febbraio di cinquant’anni prima, alla fermata dell’auto davanti alla stazione di Napoli.

Un nome è uscito mormorato dalle mie labbra:"Rosa, piccola Rosa!"

L’avevo incontrata, e c’eravamo amati senza dircelo mai. Il giorno dopo mi sarei sposato eppure appena la rividi…

- Rosa! - Esclamai.

- Reno mio! - Diss'ella, stringendomi convulsamente le mani.

Poi senza parlare, c'incamminammo mani nelle mani verso una strada secondaria,senza preoccuparci di niente. Io audace, lei inebriata. Ritornammo al centro a sera inoltrata: Rosa era felice, veramente felice, perché ignobilmente le avevo giurato, che mai più ci saremmo lasciati e che, presto, forse, ci saremmo sposati. Dopo, giunti nei pressi della sua casa, la guardai lungamente negli occhi, implorando perdono nella speranza che elle avrebbe potuto capirmi, invece, credette fosse uno slancio d'amore. Mi accarezzò lievemente sussurrando: "Ti amo tanto!". Abbassai lo sguardo, muto. Rosa si scosse.

- Devo andare. Ciao, amore! A domani.

Le presi la piccola mano diafana e la baciai con calore. La ragazza si allontanò felice, cantando per le scale.

Tutta qui la nostra storia d'amore. Le avevo detto che l'avrei sposata. Perché, perché avevo commesso una simile sciocchezza?

Il giorno seguente, Rosa m’attese invano. Le giunse il vento. Parve un segno mistico che solo gli innamorati delusi comprendono. A Rosa parve che il vento dicesse: "Piccola, hai creduto in lui e hai fatto male. Ieri sera, nel suo sguardo vi era implorazione e tu credesti fosse amore. Ti baciò la mano e tu pensasti fosse il suggello alla catena dell'amore".

Una lacrima cocente scese fino all'angolo della bocca. E nel soliloquio, Rosa mormorò: "Volevi forse il mio perdono, amore? Io ti perdono! Vedi, non piango". E, sorridendo mesta, avviandosi verso casa, aggiunse: "Buona fortuna, amore".

Maria Vanni continuava a parlare ma non l’ascoltavo il pensiero era rivolto a Rosa e il cuore batteva chiedendo perdono ad ogni battito.

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

37
Al "Carpino", la comare Immacolata
mi ha dato un pezzo di pane
un pezzo di pane fresco e profumato,
un fiasco d'olio d'oliva e dei fagioli.

Peppino come un vero ometto
si portava il fiasco d'olio d'oliva
io sulle spalle Nino e sotto il braccio
il tesoro più immenso del mondo:
sono venti giorni che a casa mia
si è perduto il sapore del pane.

Camminavo allegro e spedito
rivedere anelavo il sorriso
negli occhi quasi spenti di mia madre.
Un gran boato e Peppino scaraventato
a lato della strada, per soccorrerlo
lascio il tesoro grande che come ruota
rotola pel pendio e va a fermarsi
nell'acqua puzzolente di cloaca.

Prendo la pagnotta, la lavo
e riprendo il cammino verso casa.

A casa, mia madre non c'è.
M'han detto è rifugiata nella grotta.

Nella grotta, mia madre non c'è.
M'han detto è alla Fontana Terra.

E' buio ormai, mamma mia dov'è?

Peppino piange, Nino vuole il pane.
Ho paura e piango più di loro
però non sanno che sto piangendo anch'io.

Ritorno a casa e mamma ci aspettava.
Abbiamo mangiato il pane lavato,
quel pane fetente, fece ammalare Nino.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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