20 ottobre 1854
La delusione di Arthur Rimbaud

Arthur Rimbaud nacque a Charieville il 20 ottobre 1854.

Il suo genio poetico si rivelò assai presto: aveva soltanto diciassette anni quando arrivò a Parigi, nel 1871, in piena guerra, con i suoi primi poemi. Dal collegio, dove compì brillantemente gli studi, si abbandonò inconsciamente nel turbine della vita parigina. Dal suo incontro col poeta Paul Verlaine nacque un'amicizia burrascosa che sarebbe durata fino al 1874.

A vent'anni, Rimbaud aveva scritto un'opera poetica che è considerata fra le più belle della letteratura francese. La sua prodigiosa vita letteraria, però, finiva così: non avrebbe più scritto poesie.

Il 18 maggio 1876 il poeta si arruolò nell'esercito olandese dal quale disertò a Giava, il 15 agosto dello stesso anno. Divenne poi caposquadra nell'isola di Cipro, ma le febbri lo obbligarono ad abbandonare il suo posto.

Nel 1880 partì per l'Africa dove, fino al 1891, si dedicò al commercio di armi in Etiopia e in Egitto, senza però riuscire a guadagnare la fortuna sperata.

Povero e malato, fu ricoverato all'ospedale di Marsiglia il 20 maggio 1891 e vi mori il 10 novembre dopo aver subito l'amputazione di una gamba. Proprio allora la sua opera cominciò a incontrare un successo che non sarebbe mai venuto meno.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1909:Il premio Nobel per la pace è assegnato all’Organizzazione Internazionale del Lavoro.

1971:Il premio Nobel per la pace è assegnato al cancelliere tedesco Willy Brandt.

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RICORDIAMOLI

WILLY BRANDT

Willy Brandt uomo politico tedesco, nacque a Lubecca nel 1913 si spense a Unkel, Bonn, nel 1992.

Militante socialdemocratico già a 17 anni, all'avvento del nazismo riparò prima in Norvegia e poi in Svezia, abbandonando il nome originario di Herbert Karl Frahm. Fu in Spagna, come giornalista, durante la guerra civile.

Rimpatriato nel 1945, riprese la cittadinanza tedesca e nel 1949 fu eletto deputato della S.P.D. al Bundestag. Dirigente del partito a Berlino-Ovest dal 1950, divenne il braccio destro del borgomastro Ernst Reuter, di cui occupò il posto, dopo Otto Suhr, nel 1957, acquistando ben presto un vasto prestigio anche fuori della Germania come rappresentante della metropoli divisa.

Chiamato alla presidenza nazionale della S.P.D. nel 1964, contese senza successo il cancellierato della Repubblica Federale a Adenauer e a Erhard nelle elezioni del 1961 e del 1965, ma nel dicembre 1966, formatasi la "grande coalizione" fra democristiani e socialdemocratici, divenne vicecancelliere e ministro degli Esteri.

Nell'ottobre 1969, in seguito all'alleanza della S.P.D. con i liberali, assunse la guida del governo di Bonn, con un programma di riforme economico-sociali e di apertura all'Est, pur mantenendo saldi legami con l'Occidente e continuando a promuovere l’integrazione europea.

Nel 1970 firmò i trattati di rinuncia alla forza e di riconoscimento dello status quo territoriale con l'Unione Sovietica e la Polonia e l'anno successivo ottenne il premio Nobel per la pace. Rassegnate le dimissioni da cancelliere nel maggio 1974, a causa dello scandalo provocato dalla scoperta dell'attività spionistica a favore della Repubblica Democratica Tedesca svolta dal suo collaboratore Günther Guillaume, fu in seguito, nel 1976, eletto presidente dell'Internazionale Socialista e nel 1979 deputato al Parlamento europeo.

Dimessosi dalla presidenza della S.P.D. nel giugno 1987, fu eletto presidente onorario del partito stesso conservando altresì la presidenza dell'Internazionale Socialista, che lasciò nel 1992. Figura tra le più efficaci della scena politica di questo dopoguerra, ha scritto fra l'altro nel 1960 un'autobiografia: "La mia strada verso Berlino" e "Politica di pace in Europa".

Prima di morire ebbe modo di vedere la riunificazione della Germania, un sogno che aveva lungamente coltivato, come dimostra la determinazione con la quale aveva ideato la sua Europa.

Bibliografia
L. Hermann, Willy Brandt. Ein politisches Porträt, Freudenstadt.

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L’ANEDDOTO

L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "LAURA"

Eravamo rimasti alla frase tipica che ogni padulese usa dire quando gli viene contestato un modo di fare o la testardaggine più forte che dieci muli messi insiemi. Frattocchia ieri mi ha portato fuori strada con la sua "idea logica" sul rapporto paziente-medico via internet; ma subito riprendo il discorso che avevo interrotto con Laura.

Quando Laura mi rispose che era nata sul tufo, intendeva dire: "questa è la mia decisione e non ci sarà persona capace di farmela cambiare".Gente testarda quella padulese! Quello che non riuscivo a capire era il suo accanimento nel non voler accettare la storia tragica che stiamo vivendo, raccontata briosamente Non è bastato raccontarle che "Pulcinella ridendo ridendo, dice la cruda realtà!".

Non ammetteva che si raccontasse della tragedia dell’11 settembre dello scorso anno e della tragica fine di circa trecento persone che si stavano divertendo in una discoteca di Bali, anche se scenicamente questa storia è raccontata oniricamente.

La storia l’hanno scritta i suoi compagni, quando lei non c’era; anzi sembra che non fosse stata interpellata; forse per questo si è impuntata nel non voler accettare una favola modernissima, cui i ragazzi pregano che un fatto simile avvenga nella realtà e non soltanto nel sogno che hanno espresso nella commedia che hanno scritto.

Io l’allego a questa per farvela leggere e sapere anche il vostro parere, così lo faccio sapere anche a Laura; però se intervenite dovete dichiarare la verità se non vi piace occorre dirlo senza peli sulla lingua (vorrà dire che subirò: "l’avevo detto che non era rappresentabile? Che non si può sorridere sulla morte di tante persone?" Oppure, viceversa, darete un parere favorevole, allora riuscirò a portare a termine le prove e rappresentare lo spettacolo a Natale, senza troppi intoppi).

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LA POESIA DEL GIORNO

MANO AMOROSA

Mi conduce
la mano amorosa
pietosa al dolore:
mia dolenza.

Un Gabbiano mi guida.

Ala bianca di Gabbiano
il tuo volto.

Mi conduce
la mano amorosa
pietosa
a cercare
raccogliere
quella lagrima nel mare.

Ferita sanguigna tua bocca
ala di Gabbiano
tuo volto bianco.
Nel mare cerco
sul mare raccolgo
quella lagrima
ma la mano pietosa
non mi trascina nel fondo.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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