20 novembre 1815
La neutralità svizzera

Sconfitti a Melegnano nel 1515 dal re di Francia Francesco I, gli svizzeri erano stati costretti a firmare a Friburgo il trattato di pace duratura, mediante il quale essi s'impegnavano a non dichiarare mai pili guerra ai loro potenti vicini. Nel corso dei secoli XVI, XVII e XVIII rispettarono scrupolosamente quest’impegno e non parteciparono ad alcun conflitto; vivevano tranquilli nei loro cantoni, isolati dal resto dell'Europa grazie alle particolari condizioni topografiche e climatiche del loro paese.

Gli echi della Rivoluzione francese arrivarono a turbare questa tranquillità. La repubblica elvetica fu proclamata nel 1798, seguita assai presto dall'atto di annessione alla Francia. Tuttavia nel 1803, mediante l'Atto di mediazione, Bonaparte restaurò l'antica confederazione di tredici cantoni ai quali se ne aggiunsero altri sei, esigendo soltanto che gli svizzeri rispettassero e applicassero la sua politica. Nel 1815 gli svizzeri, memori dei danni provocati nel loro paese dalle truppe francesi e austro-russe, tra il 1795 e il 1800, pretesero che le grandi potenze riconoscessero ufficialmente il loro rifiuto a partecipare a qualsiasi nuovo conflitto. Un diplomatico elvetico, Pictet de Rochemont redasse il 20 novembre 1815 l’"Atto di riconoscimento della neutralità perpetua della Svizzera", che fu firmato da tutti i governi europei.

Questa situazione eccezionale ha fatto della Svizzera il "paese della pace". Durante il periodo fra le due guerre, la Società delle Nazioni stabili, la sua sede a Ginevra e ancor oggi numerose organizzazioni internazionali vi hanno collocato la sede dell'amministrazione centrale.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1848:II principe Luigi Napoleone Bonaparte diviene presidente della repubblica francese.
1939
: La torpediniera francese Sirocco sperona nell'Atlantico il sottomarino tedesco "U 45".

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RICORDIAMOLI

LUIGI NAPOLEONE BONAPARTE

Luigi Bonaparte nacque a Ajaccio nel 1778, mori a Livorno nel 1846, messo sul trono di Olanda dal fratello, Napoleone I, regno costituito appositamente per lui nel 1806.

Luigi, ne assunse la corona che fu incorporata nell'Impero francese quando nel 1810 abdicò per le precarie condizioni in cui si era venuto a trovare il Paese impoverito dalla "costrizione obbligatoria", ossia il servizio militare di leva obbligatorio secondo i modi stabiliti dalla legge e dal "Blocco continentale" istituito quale contromisura di politica mercantilistica adottata da Napoleone I, in risposta alle misure prese gradualmente dall'Inghilterra contro la Francia rivoluzionaria e napoleonica e al blocco inglese proclamato il 16 maggio 1806, tendente a indebolire economicamente lo Stato nemico limitando la sua libertà di commercio.

Il Blocco continentale, proclamato da Napoleone il 21 novembre 1806, al quale aderirono subito Russia e Austria, mentre altri Paesi si aggiunsero più tardi, vietava l'accesso ai porti della Francia e dei suoi alleati a ogni nave proveniente dall'Inghilterra; con quest'ultima era inoltre vietato ogni tipo di commercio.

Inasprito nel 1807 per analoghe misure prese dall'Inghilterra, con il "Decreto di Fontainebleau" del 13 ottobre e con i due Decreti di Milano del 23 novembre e 17 dicembre, fu affiancato da una politica di annessioni territoriali tendenti a chiudere ermeticamente il continente all'Inghilterra.

Volto a isolare l'Inghilterra, il Blocco continentale in realtà costrinse la Francia a riorganizzare in senso autarchico la propria economia, impoverita dall'enorme rallentamento delle esportazioni. In precedenza, nel giugno del 1896, si scontrò con il fratello sulla conduzione del governo. Luigi, infatti, considerando l'Olanda una nuova patria, s'impegnò per il benessere del Paese che tentò di affrancare dall'influenza francese. Napoleone, contrariato, nel 1810 lo costrinse ad abdicare. Luigi riparò in Boemia e successivamente in Italia.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "IL TERREMOTO"

- Com’è che sei venuto? Dopo tre giorni di assenza?…

- Avevo avuto la sensazione di darti fastidio, e… allora…

- Già sapevi che cosa ti aspettasse e ti sei detto: adesso faccio passare qualche giorno, Reno si sarà dimenticato e non se ne parlerà più. Invece, no; se ne parla, e come se ne parla! Perché hai detto bugie una sopra l’altra?…

- Sai com’è:le bugie sono come le ciliegie come ne hai mangiata una non ti fermi più…

- Sei proprio filosofo, non c’è che dire. Se non fai sofismo, pigli per fesso il popolo, non ti senti soddisfatto; almeno così credi, ci credi talmente che te ne convinci credendola pura verità, invece, è solo la tua verità. Ti stimavo, ma ora, come ora, sei una… un piccolo uomo; ti nascondi dietro le bugie, come i bambini. La ricordi la favoletta della mela, che ci rammentava sempre la Signora Mafalda, che Dio l’abbia in gloria. Mamma ce n’è una sola e intanto Michelaccio credeva di aver fregato la mamma e la maestra e, invece, aveva fregato solo se stesso. Io ti ho capito, e come se ti ho capito!

- Ma parli solo tu? Me fai parlà pure a me?

- Vuoi raccontare altre bugie?

- Sono stanco ti raccontare frottole! Che credi che mi senta bene dopo aver detto una bugia? Mi ci sento male perché dopo quella bugia ne devo dire un’altra e poi un’altra ancora…

- Tu hai chiesto la cessione del quinto e hai fatto un prestito da una finanziaria, per non passare gli alimenti alla tua ex moglie.

- L’ho sempre detto che a te non ti frega nessuno…

- … ma se sono l’essere umano più fregato del mondo!

- Però sei un grande poeta e questo te lo riconoscono.

- E che me ne faccio dei premi? Quando ne vinco uno il 90% va nelle tue tasche… e come se non bastasse, ci sono anche quelli che mi freghi giorno per giorno.

- Ascolta, adesso mi devi ascoltare attentamente. Lei lavora e guadagna il triplo del mio stipendio d’insegnante; perché le devo dare altri soldi?

- Ma tu i soldi non li dai a lei,ma ai tuoi figli.Quante volte ti ho sentito piagnucolare, che il più piccolo avrebbe voluto andare al Luna Park e la madre gli dice che non è possibile perché babbino non le dà i soldini? Vedi Frattò, tutte queste cose messe insieme mi ti fanno apparire n’ommenicchio. E fa l’ommo, ‘na vota pe’ tutte! I soldi che hai preso che ne hai fatto? Perché, se non sbaglio, da quando ti conosco ogni mese ti ho dovuto finanziare fior di quattrini, e quindi non avresti dovuto spendere nemmeno un euro.

- Li ho messi da parte per un eventuale mio funerale prematuro: non si sa mai. Oggi si muore con niente. Te lo ricordi a Cenzino Ghianda? Embèh! Ieri mattina l’ho incontrato a Largo Goldoni, erano almeno trent’anni che non ci vedevano, ha detto di voler festeggiare l’avvenimento, bevendo un goccetto insieme. Lo sai non bevo mai quando sono fuori casa, per paura di…

- Non dirmi che tieni paura di morire per strada ed essere lasciato lì per settimane prima che si accorgano che sei morto?…

- E, già! E’ capitato a Londra, non può capitare pure a Roma?

- Allora com’è andata a finire con Cenzino?

- Siamo entrati in un bar e ci siamo presi un caffè. Quando ho finito, mi sono avviato alla porta e mi sono accorto che Cenzino non si muoveva dal banco. Sono andato a chiamarlo… e… Reno mio… era rimasto col gomito appoggiato al banco e le dita sulla tazzina…

- Che cavolo dici? Possibile che ne inventi una più del diavolo pur di essere compatito?

- Te lo giuro:è la verità! Sono venuto apposta per dirti se domani alle dieci, ai funerali, vieni con me.

- E così, se n’è andato pure Cenzino, quindi, Frattò, della nostra classe siamo rimasti noi due?

- E, gia!

- No, Frattò, non me la sento. Voglio pensarlo ancora vivo e ricordare tutte le volte che mi ha spaccato "la trottola" di legno…

- La trottola di legno? ‘O strummolo vuo’ dicere?

- E sì, ‘o strummulo; ‘o ssaie che nun me ricurdavo comme se chiammava? ‘a memoria nun m’aiuta cchiù comm’’a ‘na vota; me scordo facilmente ‘e ccose, però nun me so’ scurdate quanto si fetente, porta ‘e solde a figlieto sinnò è meglio che ‘cca nun ce miette cchiù ‘e piere,hai capito? E mo lievete ‘ananze, che tengo che fa!

- E pe’ i funerali?

- Vattenne doppo ne parlammo!

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LA POESIA DEL GIORNO

IN QUESTA NOTTE STELLATA

In questa notte stellata
- l'ottobrata romana è sempre mite,
e consenziente con gli innamorati -.
In questa notte calma e serena dicevo,
per fare un tressette in compagnia,
ho invitato la Luna e Sirio così
con la mia ombra siamo quattro
possiamo giocare in santa pace
e non mi sento solo.

L'alba che mi accoglie è grigia
triste, fuligginosa. Dai rami
cadono lacrime nere di rugiada.
Strano! La notte prometteva bene,
come la notte tu. Alzo il bicchiere
per brindare alle promesse bugiarde.

Ho bevuto fino in fondo la coppa
della menzogna
ho brindato al sole che non vedo.

Invece nei sogni di ieri
nelle speranze di sempre
c'erano due coppe levate
al cielo, in un brindisi ridente,
con mani intrecciate di luce.
Canti intonati al sole
ascoltavano i pesci, mentre dal canneto
sospiri di abbandono totale: ridevamo.

Dormivamo, allora!

Da svegli gridiamo, divertiamoci in tre:
tu io e la nostra ombra, così ebbri
di questa gioia godiamo fino alla nausea
la strana festa improvvisata, per ritrovarci
ancora in quel meraviglioso fiume
di passioni, che chiamiamo amore.

Reno Bromuro (da "Senza Levatrice" Edizione Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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