20 marzo 1979
Mino Pecorelli è ucciso a Roma
Mino Pecorelli, direttore di "OP",
agenzia quotidiana trasformatasi nel marzo 1978 in
rivista settimanale, è ucciso a Roma.
"OP"
pubblica informazioni riservate provenienti dai
servizi segreti. Nel 1982 riceveranno avvisi di
reato per l'assassinio di Pecorelli il
neofascista Giusva Fioravanti e il capo
della P2 Licio Gelli; ma
Il 30 aprile 1999, al processo, la pubblica
accusa ha chiesto la pena dell’ergastolo per i
principali imputati: Giulio Andreotti e
Claudio Vitalone, presunti mandanti
dell’omicidio; i boss mafiosi Gaetano
Badalamenti e Pippò Calò, come presunti
organizzatori. Licio Gelli e la
P2. P2 è la sigla di Rispettabile
Loggia "Propaganda n. 2". Centro di potere
occulto costituitosi durante gli anni Settanta
all'interno della Comunione Massonica
Italiana in violazione degli stessi
Statuti massonici e scavalcando i legittimi organi
direttivi del Grande Oriente d'Italia.
La prima Rispettabile Loggia "Propaganda n. 2" fu fondata a Roma nel 1877 allo scopo di permettere a quei massoni che erano impossibilitati a frequentare assiduamente le logge regolari di partecipare ai periodici lavori rituali in una Loggia speciale. Sciolta durante il fascismo come tutta la Massoneria, la Loggia P2 attraversò un lungo periodo di riorganizzazione, essendo ricostituita durante la Gran Maestranza di Gamberini.
Le prime irregolarità della P2 sopravvennero nel 1970, quando il Gran Maestro Lino Salvini affidò a Licio Gelli l'incarico, non previsto dalla costituzione massonica, di effettuare il proselitismo e gestire la Loggia al di fuori di ogni controllo. La P2 si è così trasformata in un gruppo illegale pseudo-massonico ed è stata posta sotto accusa a causa di spregiudicate, o addirittura criminose, operazioni di potere.
Coinvolta in colossali scandali
politico-finanziari la P2 nel 1974,
per intervento del Grande Oriente d'Italia,
era sciolta e, successivamente, Licio Gelli
veniva espulso nel
1981
dalla stessa comunione massonica dopo un processo
di duplice grado. Nello stesso anno il Parlamento
italiano istituiva un'apposita commissione
d'inchiesta che, dopo anni di lavoro e non poche
difficoltà, chiudeva i suoi lavori con un'aperta
condanna degli affiliati e dell'operato della
P2. Al termine di un'inchiesta durata
10 anni la magistratura rinviava a giudizio
Licio Gelli e altri 12 membri
dell'associazione segreta con l'accusa di
cospirazione contro lo Stato.
L'esito del processo di primo grado si rivelava positivo per Gelli che, seppur condannato per alcuni reati, veniva assolto dall'accusa di cospirazione politica. La Loggia P2 si delinea così come un potere parallelo forse addirittura in grado di promuovere e gestire la strategia della tensione, mirata a minare la struttura democratica del Paese. Il dubbio che a tutt’oggi rimane è che in realtà quella che è stata scoperta è soltanto una parte,la meno influente, della loggia e che il potere cospirativo ed occulto della massoneria riservata sia continuato negli anni.
***
RICORDIAMOLIISAAC NEWTON
Isaac Newton nacque a Woolsthorpe,
Lincolnshire, nel 1642. Orfano di padre,
la madre, che risposandosi lo aveva affidato alla
cura dei nonni, lo avviò a quindici anni
all'attività di agricoltore nonostante i suoi
interessi fossero rivolti allo studio e alla
ricerca.
Grazie
all'intervento di uno zio, nel 1661 poté entrare
al Trinity College di Cambridge
dove, pur svolgendo anche mansioni di inserviente,
studiò soprattutto le scienze matematiche e
fisiche seguendo il maestro e amico Isaac
Barrow.
Conseguito il titolo accademico di baccelliere, dal 1665 al 1667 si ritirò a Woolsthorpe per sfuggire a una terribile pestilenza che infieriva su tutta l'Inghilterra. Durante questo periodo di involontario isolamento, che fu il più creativo della sua vita, elaborò il nucleo principale delle sue ricerche. Si colloca in questi anni il noto aneddoto della caduta di una mela dall'albero che avrebbe indotto Newton a chiedersi se la forza che attrae la mela verso la Terra è identica a quella che trattiene la Luna nella sua orbita. In effetti già Keplero, rilevando l'orbita ellittica dei pianeti, aveva sollevato il problema di una misteriosa forza emanante dal Sole, che diminuisce con la distanza e obbliga tali corpi celesti ad abbandonare il loro naturale moto rettilineo.
Più di recente era stata avanzata l'idea che questa forza potesse essere quella stessa forza di gravità che provoca sulla Terra la caduta dei corpi. Newton suppose che la sfera d'azione di questa forza raggiungesse la Luna, attenuandosi in proporzione al quadrato della distanza, obbligandola a cadere lungo la sua orbita. Calcolate le due forze, quella agente sui gravi terrestri e quella agente, secondo questa ipotesi, sulla Luna trovò che erano quasi uguali.
La piccola differenza lo lasciò tuttavia insoddisfatto e non pubblicò nulla sull'argomento per molti anni. A quel periodo risale anche la sua ideazione del calcolo infinitesimale da lui chiamato metodo delle flussioni perché le grandezze variabili di un'equazione sono dette fluenti e flussione la velocità di accrescimento delle fluenti, cioè il rapporto dell'incremento infinitamente piccolo di una fluente rispetto a un'altra fluente. L'interesse di questo calcolo stava soprattutto nella possibilità di esprimere il rapporto fra l'incremento infinitamente piccolo di una curva e il suo cambiamento di direzione.
I più importanti fenomeni naturali avvengono
infatti lungo linee curve, come le orbite
ellittiche dei pianeti o le parabole dei corpi in
caduta.
Lo
stesso tipo di calcolo fu elaborato,
indipendentemente da Newton, anche da
Leibniz nello stesso periodo e ciò fu causa di
un'interminabile e infelice polemica sulla
priorità della scoperta che divise a lungo i
matematici inglesi da quelli tedeschi e
continentali. Non meno importanti furono in quegli
anni le sue ricerche sperimentali di ottica:
scoperse che un sottile raggio di luce bianca,
allorché attraversa un prisma triangolare di
vetro, si decompone producendo la gamma di colori
dell'arcobaleno e interpretò il fenomeno
ammettendo che la luce bianca è una mescolanza dei
raggi colorati separati dal prisma perché aventi
un diverso angolo di rifrazione.
Con altri esperimenti mostrò infatti che tali raggi diretti su un altro prisma, rovesciato rispetto al primo, producono di nuovo luce bianca mentre un singolo raggio colorato, isolato con uno schermo, viene deviato dal prisma conservando il proprio colore. Nel 1667, riapertasi l'università,ritornò a Cambridge dove percorse rapidamente tutti i gradi accademici e nel 1669 Barrow gli cedette il suo posto come professore di matematica. Nel 1672 fu nominato membro della Royal Society in riconoscimento, più che di una sua memoria De Analysi che circolava manoscritta, della pubblicazione dei suoi esperimenti di ottica A New Theory about Light and Colours sulle "Philosophical Transactions" dove si riferiva anche della costruzione, attorno al 1668, del suo primo telescopio a riflessione. I suoi primi scritti di ottica, unitamente alle Lectiones opticae tenute nei primi anni del suo insegnamento al Trinity College, ma edite solo nel 1727, sollevarono un'accesa polemica in seno alla Royal Society, sostenuta soprattutto da Hooke, e ciò fu per Newton motivo di amarezza, destinato ad accrescersi con gli anni e a rivelare il suo carattere ombroso e irascibile.
Negli anni seguenti fu impegnato nella stesura
di una trattazione scientifica rigorosa dei
fenomeni astronomici; ciò a seguito di un incontro
con l'astronomo Halley che gli chiese di
dare una dimostrazione della legge di
gravitazione, legge che Hooke sosteneva
d'aver intuito ma non era stato in grado di
verificare. L'opera, intitolata originariamente
De motu corporum e in seguito Philosophiae
naturalis principia mathematica, fu pubblicata
nel 1687 per merito soprattutto di Halley
che ne pagò personalmente le spese di stampa.
Nei tre libri che la compongono Newton espose in forma assiomatica la nuova scienza della natura che si era costituita nel Seicento come meccanica. Anteposta alla trattazione vi è una lunga premessa con la definizione dei concetti base: massa, quantità di moto, forza, ecc.; e dei nuovi concetti fondamentali di spazio e tempo assoluti che soli permettono la definizione del moto.
Questo è individuato da tre assiomi o leggi generali, detti i tre principi della dinamica, che reggono tutto l'edificio teorico della nuova scienza meccanica. Da queste leggi Newton, disponendo di più precise nozioni sulle dimensioni della Terra, deduce la legge di gravitazione universale per cui non solo la Terra e la Luna ma tutti i corpi nello spazio si attraggono con una forza che è proporzionale al prodotto delle loro masse e inversamente proporzionale al quadrato delle distanze.
Venivano così spiegate le leggi di Keplero, il moto dei pianeti, la precessione degli equinozi, le irregolarità del moto lunare note da secoli, le maree, ecc. . La spiegazione, o deduzione da pochi assiomi o leggi fondamentali, delle più importanti leggi astronomiche e di altre terrestri era fatta secondo un caratteristico metodo geometrico-matematico che impronterà di sé tutta la scienza moderna. Oltre ad analizzare il moto nello spazio Newton considerò anche quello, tipicamente terrestre, di corpi situati in un mezzo fluido; ciò con lo scopo di confutare la teoria cartesiana dei vortici che spiegava il moto di tutti i corpi mediante l'urto di particelle invisibili.
La gravitazione produce in effetti un movimento
fra corpi non per contatto ma a distanza:
a
questa osservazione alcuni obiettarono che tale
azione a distanza ha il carattere di una forza
magica e occulta; altri, come per esempio
Leibniz, rimproverarono a Newton di non
dare una spiegazione e di non indicare la causa
della gravitazione. Ma, paradossalmente,
l'originalità e il merito di Newton stavano
proprio nel limitarsi a dare la formula esatta che
regola la forza di gravitazione e nel ricavarne
matematicamente tutte le conseguenze che ne
derivano:infatti, formula e conseguenze esprimono
rapporti rigorosamente controllabili sui fenomeni
e perciò di esse si può dire che sono vere o false
mentre l'ipotetica causa da cui dovrebbe dipendere
la legge di gravitazione appartiene a un ambito di
congetture teoriche non chiaramente o direttamente
verificabili in quanto dipendenti spesso da una
definizione metafisica della materia.
Tali congetture o ipotesi non sono per Newton necessarie alla nuova scienza fisico-matematica e nel rifiutarle egli si espresse con la famosa frase "Hypotheses non fingo". I Principia, nonostante le notevoli difficoltà dell'apparato geometrico dimostrativo, ebbero un grande successo, riedizioni e traduzioni ancor vivente l'autore. Questi rallentò tuttavia la sua attività scientifica: nel 1689 fu deputato dell'università al Parlamento e nel 1692 subì una depressione nervosa che lo costrinse a una vita ritirata per due anni. Nel 1695, date le dimissioni dalla cattedra di Cambridge, si trasferì a Londra e divenne ispettore, poi governatore della Zecca impegnandosi in una difficile riforma monetaria.
***
IL FATTO
IL LISIDE di PLATONE
Il Liside di Platone
ha per scopo di definire la philìa, ovvero
l’amicizia in senso greco. Ancora una volta il
soggetto è Socrate, il quale conoscendo il
sentimento che unisce i suoi due giovani
interlocutori, Liside e Menesseno,
si rivolge a loro per avere chiarimenti su quello
che provano e dunque debbono ben conoscere:
l’amore.
E’ vero che l’amicizia e l’amore hanno per fondamento la somiglianza? Ma allora i cattivi sarebbero amici tra loro, mentre tra quella gente non esiste vera amicizia: e comunque anche i buoni bastano a se stessi e non hanno nulla da ricevere dagli altri: che amicizia sarebbe dunque quella che non dona e non riceve? Il fondamento dell’amicizia non sarebbe invece il contrasto? Ma così si verrebbe a dire che il bene è amico del male, il che è assurdo.
Né somiglianza né dissomiglianza valgono dunque a spiegare l’essenza dell’amicizia. A Socrate pare più giusto porre nel desiderio la radice di questo sentimento: e poiché si desidera ciò di cui si sente la mancanza come della privazione di qualcosa di proprio, la philìa è desiderio di ciò che in un certo senso ci appartiene, e l’amico è infatti qualcosa di proprio per l’altro amico. Ma anche su questa conclusione Socrate non manca di sollevare dubbi: il proprio equivale al simile? Se sì, la definizione è sbagliata ed è già stata confutata all’inizio del dialogo. Se no, si potrà dire che il male è conveniente al male e cioè che il malvagio è amico del malvagio, cosa che anch’essa ha dimostrato assurda.
A questo punto, senza essere giunti ad uno scioglimento del problema, il dialogo ha fine, poiché i pedagoghi dei due giovinetti ingiungono loro di tornare a casa. L’argomento di questo dialogo, che appartiene al gruppo dei dialoghi giovanili di Platone, detti appunto socratici, sarà ripreso a approfondito nel Simposio, di cui il Liside può essere considerato il preludio.
***
LA POESIA DEL GIORNO
TIRANNO IL TUO SGUARDO
Tiranno il tuo sguardo
despota il tuo sorriso
inumano il tuo gorgoglio
argentino, AMORE!
Non guardarmi così
non sorridermi più
schiaffeggiami
calpestami ma
non torturarmi:
ti amo.
Non dico basta, non posso;
se lo dicessi morirei
eppure so
sarai il mio calvario
ma ti amo.
Reno Bromuro (da «Il canto dell’Usignuolo»)
***
Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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