20 maggio 1996
Arrestato il boss mafioso Giovanni Brusca

Arrestato il boss mafioso Giovanni Brusca ad Agrigento. Ritenuto tra i massimi responsabili della fase stragista di Cosa Nostra, sarà protagonista di un ambiguo tentativo di mostrarsi pentito nei mesi successivi.

Va assolutamente rivista la legge sui "pentiti", che pur essendosi macchiati di feroci delitti godono di privilegi insperati. Qualcuno, addirittura, è stato mandato in vacanza sulla costa adriatica in alberghi a cinque stelle o in crociera nel Mediterraneo. Emblematico il caso di un pentito calabrese che, secondo Mancini, libero di circolare impunemente ha depositato in banca ben Settecento milioni! Confida Giuseppe Naccari ex Presidente del Tribunale di Palmi. Giovanni Brusca

Scrive in un articolo, pubblicato su un quotidiano nazionale il 27 agosto 1996, in cui si occupava proprio del problema dei pentiti, asserendo che il "pentimento del boss mafioso Giovanni Brusca a seguito delle prime notizie che del caso avevano dato i mezzi d’ informazione. Nei giorni successivi tutti i quotidiani hanno trattato ampiamente l’ avvenimento. Credo sia giunto il momento, "a bocce ferme", di offrire ai lettori alcuni spunti di riflessione sul caso che ha interessato anche e soprattutto la pubblica opinione in questo scorcio di stagione estiva.

Nel mio articolo premettevo di avere le credenziali valide per affrontare l’argomento: la mia non più giovane età, l’attuale mio stato personale (pensionato), la lunga attività professionale di giudice. Rilevo, innanzi tutto, che nel dibattito che ha coinvolto tutta la stampa, non è stato posto in evidenza un punto fondamentale che è alla base di tutti gli equivoci e delle storture che sono seguite all’applicazione della legge sui pentiti. L’equivoco di partenza è stata l’estensione della legge premiale sul terrorismo ai mafiosi pentiti, perdendo di vista le due diverse situazioni di fondo. Molti editorialisti hanno fatto un accostamento dei due fenomeni ed al trattamento, pressoché, simile. E’ il caso di parlarne.

Ritengo l’accostamento improprio; il terrorista ha avuto dietro di sé, quasi sempre, una crisi ideologica, ha avvertito il rimorso per quello che ha fatto, ha rinunciato spontaneamente allo strumento di distruzione e di morte, per rientrare nel consorzio civile. Nel caso del mafioso il problema, coscienza rimorso, non va in alcun caso posto, perché non è mai stato oggetto di preoccupazione alcuna.

Spesso apprendiamo che odiosi criminali, che hanno alle spalle centinaia di omicidi, si trovano in crociera nel Mediterraneo, scortati dalla polizia, o sulla costa adriatica in alberghi a cinque stelle. E’ veramente un prezzo molto alto che lo stato non può pagare, anche perché non può essere così offeso il sentimento comune della gente. Ora, per ritornare al caso Brusca, vi è da osservare che i suoi precedenti delinquenziali fanno paura; neanche lui ricorda le persone assassinate, alcuni delitti, che hanno interessato bambini, sono raccapriccianti. Ho ancora davanti agli occhi l’esultanza degli agenti di polizia al momento della cattura. Francamente non mi va di pensare che di qui a poco anche Brusca abbia il suo stipendio, la sua scorta e la sua crociera di riposo. E’ lo stomaco della gente comune che non riesce a digerire questi rospi.

Mi passa nella mente la celebre frase, proprio di Andreotti: "Pensar male della gente è peccato, ma spesso s’indovina", che mi rifiuto di prendere in considerazione. Le verità a rate, devo dire, non mi sono mai piaciute.

Sul "Corriere della Sera" del 29 agosto 1996, nel suo editoriale, Antonio De Rosa concludeva sull’argomento: "Ma ci resta un dubbio; che il castello di carta del complotto contro Violante sia stato costruito proprio per essere mandato all’aria con estrema facilità. E che, anziché concludersi, la stagione dei misteri si riapre.E’ augurabile che il caso Brusca, che ha risvegliato la coscienza della gente, risvegli anche e soprattutto quella degli uomini politici: mettano con urgenza mano ad una nuova disciplina della legge".

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RICORDIAMOLI

EDMONDO DE AMICIS

Edmondo De Amicis nacque a Oneglia nel 1846, Uscito dal Collegio Militare di Modena con il grado di sottotenente, prese parte, nel 1866, alla battaglia di Custoza; frutto della sua esperienza nell'esercito sono i bozzetti edificanti della Vita militare, scritti con lo scopo di provare che la caserma è una vera scuola di educazione nazionale. Il successo dell'opera gli consentì di dedicarsi pienamente alle lettere e di viaggiare; a ritmo serrato uscì una serie di libri di viaggio Spagna, Ricordi di Londra, Olanda, Marocco,Costantinopoli, Ricordi di Parigi, in cui risaltano le qualità migliori della prosa giornalistica deamicisiana: uno stile vivido ed elegante, un esotismo cromatico e un potere evocativo, che sono però bilanciati da un descrittivismo superficiale.Edmondo De Amicis

Nel 1886 apparve Cuore, in cui la concezione solidaristica dei rapporti tra le classi è presentata in chiave patetica ed enfatica, rispecchiando le virtù borghesi, i miti patriottici e i pregiudizi sociali dell'età umbertina. L'influenza manzoniana si rivela in Sull'Oceano, un libro sull'emigrazione, che è forse l'opera deamicisiana più libera dall'artificio retorico, e costituisce la prosecuzione ideale di uno dei migliori "racconti mensili" del Cuore, in cui narra la storia del fanciullo Enrico che, attraverso le sue prime esperienze scolastiche e i consigli dei suoi genitori, si prepara alla vita. Nell'opera è contenuto il codice della moralità dominante e dei miti educativi e patriottici dell'età post-unitaria, inculcati facendo leva su un facile patetismo e un'edulcorata retorica dei sentimenti.

Tradotto in numerose lingue, Cuore è stato a lungo libro di lettura nella scuola elementare italiana. Seguì, nel 1890, il Romanzo di un maestro, in cui si rafforza quella tendenza filantropica che porterà De Amicis ad aderire al socialismo, scelta in cui è radicata l'ispirazione di un altro tra i più popolari libri dello scrittore, La carrozza di tutti, nonché del romanzo Primo maggio, incompiuto e rimasto inedito fino al 1980. Dall'interesse di De Amicis per le questioni della lingua derivò L'idioma gentile, che raccoglie i risultati di assidue ricerche lessicografiche. Sono infine da ricordare le Poesie, i Ritratti letterari, Tra casa e scuola, > Ricordi d'infanzia e di scuola.

Da Poesie forse la più commovente di tutte le liriche scritte sul medesimo argomento. "Se fossi pittore":*

S'IO FOSSI PITTORE

Non sempre il tempo la beltà cancella
o la sfioran le lacrime e gli affanni:
mia madre ha sessant' anni,
e più la guardo e più mi sembra bella.
Non ha un accenno,un guardo, un riso, un atto
che non mi tocchi dolcemente il core;
ah, se fossi pittore,
farei tutta la vita il suo ritratto!
Vorrei ritrarla quando china il viso
perch'io le baci la sua treccia bianca,
o quando, inferma e stanca,
nasconde il suo dolor sotto un sorriso.
Pur, se fosse il mio priego in ciel accolto,
non chiederei di Raffael da Urbino
il pennello divino
per coronar di gloria il suo bel volto:
vorrei poter cangiar vita con la vita,
darle tutto il vigor degli anni miei,
veder me vecchio, e lei
dal sacrificio mio ringiovanita.

Bibliografia
M. Valeri, De Amicis, Firenze, 1954; L. Gigli, Edmondo De Amicis, Torino, 1962; B. Traversetti, Introduzione a De Amicis, Bari, 1991.

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IL FATTO

IL PICCOLO TEATRO DI MILANO

Fondato a Milano nel 1947 da Paolo Grassi e Giorgio Strehler, che lo dirigeranno insieme fino al 1967; poi ci sarà il solo Grassi alla guida del Piccolo fino alla sua nomina a Sovrintendente della Scala nel 1972. Dopo di lui e fino alla morte avvenuta nel 1997 sarà Strehler a dirigerlo, il Piccolo Teatro è il primo esempio di organizzazione stabile della scena in Italia. Il suo sipario si apre per la prima volta il 14 maggio del 1947 con L'albergo dei poveri di Gorkij, in una serata che vede in platea tutta la Milano della cultura e dello spettacolo.

Con i suoi cinquecento posti e il suo minuscolo palcoscenico, guidato da due giovani di poco più di vent'anni, uniti da un'amicizia adolescenziale cemenGiorgio Strehlertata da un identico amore per il teatro e da comuni scelte sociali, politiche ed estetiche, usciti dalla tragica esperienza della guerra e del fascismo, il Piccolo si propone, fin dall'inizio, di essere un teatro d'arte per tutti con un repertorio misto: internazionale, ma allo stesso tempo legato alle proprie radici come dice il manifesto che ne suggella la nascita.

Si afferma dunque in Italia, per la prima volta, l'idea di un teatro necessario, bene reale dei cittadini, con scelte profondamente innovatrici per quegli anni che privilegiano l'affermazione della regia contro la stanca ripetitività del grande attore di stampo ottocentesco. Accanto alla drammaturgia di tutto il mondo prende corpo al Piccolo Teatro un'estetica severa ma poetica, che, sull'esempio dei grandi rinnovatori della scena, da Copeau a Reinhardt, pone in primo piano la formazione di un nuovo attore, all'interno di quell'organismo articolato che è uno spettacolo, tenuto saldamente in pugno dal regista creatore.

Del resto, proprio l'altissima qualità estetica unita alla novità di un'organizzazione per i tempi rivoluzionaria, costituiranno i due cardini dell'eccellenza del Piccolo Teatro e del suo trasformarsi in esempio trainante per la scena italiana. Per lungo tempo il Piccolo, nato come teatro della città di Milano, ma presto trasformatosi in ambasciatore della cultura italiana sui palcoscenici di tutto il mondo e diventato Teatro d'Europa per decreto ministeriale nel 1991, potrà disporre solo della piccola sala di via Rovello; ma già dagli anni Sessanta Strehler e Grassi si batteranno per una sede più grande. E intanto cercano di conquistarsi nuovi pubblici portando il teatro nelle periferie, aprendo le porte, grazie a una politica dei prezzi innovatice, alle classi meno abbienti.

Fra molte vicissitudini solo nel 1998 l'intero complesso di quella vera e propria città del teatro sognata da Grassi e da Strehler sarà pronta. Ma Grassi è ormai morto da più di un decennio e Strehler è scomparso nella notte di Natale del 1997. Oggi il Piccolo Teatro che conta tre sale, quella storica di via Rovello chiamata Sala Grassi quella sperimentale del Teatro Studio inaugurata nel 1987, e la Nuova Sede chiamata Teatro Strehler, è diretto da Sergio Escobar mentre a guidare le scelte estetiche è Luca Ronconi.

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LA POESIA DEL GIORNO

HOMO SUM

Natura mi volle studioso
mio padre barbiere
nonno vagabondo.
Venne la guerra qualcuno
medico profetizzava
terribili anni.
Fui solo senza guida!
Mamma mi voleva musicista
mi regalò un clarinetto
trovai un ago fra le mani.
Qualcuno disse poeta
e tu, amico insperato,
tale mi battezzasti
piansi di gioia - la sola volta -
potevo servire a qualcosa.
Volevo educare bambini,
amai la scuola per questo.
Mi ritrovai con l'ago fra le mani
ormai diventate incerte.
Il cuore colmo di tristezza
scavato e rivoltato come vecchio
cappotto, come pozzo novello
prigioniero, disperatamente gridava.
Grida il cuore bambino e vecchio
il mio: Homo sum che vuole
solo pace, che chiede solo amore.

Reno Bromuro (da Taccuino).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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