20 luglio 2002
Michael Schumacher campione del mondo

Giornata di festa in casa Ferrari: Michael Schumacher vince, con sei gare d'anticipo, il suo quinto campionato mondiale di automobilismo, il terzo consecutivo. Michael ha debuttato a livello internazionale con la Mercedes nella classe prototipi.Michael Schumacher

Nel 1991, a mondiale già avviato, è stato ingaggiato in Formula 1 dalla Jordan nel GP del Belgio, mettendosi immediatamente in luce. Nella gara successiva all'esordio passa, poi, alla Benetton, con cui si è aggiudicato il mondiale piloti nel 1994 e nel 1995, confermando le sue eccellenti qualità tecniche e di collaudatore. Nel 1996 è stato ingaggiato dalla Ferrari.

Nelle edizioni 1997 e 1998 del campionato mondiale è stato protagonista di avvincenti sfide rispettivamente con Villeneuve, che contrastò fino all'ultima gara provocando anche un clamoroso incidente, e Hakkinenn, che lo rimontò nel finale di stagione, conquistando così solo due secondi posti, il primo dei quali poi revocato per squalifica.

Nel luglio del 1999, costretto a una sosta forzata a causa di un incidente subito sulla pista di Silverstone in Gran Bretagna, ha dovuto cedere il titolo al rivale Hakkinen ma nelle edizioni 2000, 2001 e 2002 si è ampiamente rifatto laureandosi campione del mondo e portandosi così alla pari con il record di Fangio, vincitore di cinque titoli. Sebbene accusato da alcuni critici di eccessiva arroganza e impulsività, per l'indiscutibile tecnica di guida e la sensibilità nella messa a punto della macchina si può ritenere l'unico pilota in attività degno di essere accostato ai grandissimi di ogni epoca.

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RICORDIAMOLI

IL CAVALLINO RAMPANTE E I SUOI PILOTI (1)

Il primo titolo finì a Maranello il 3 agosto del 1952. A conquistarlo, sul circuito tedesco del Nurburgring, Alberto Ascari, con due Gran premi d’anticipo. Allora il Mondiale si disputava su otto gare: sette in Europa più la Cinquecento Miglia d’Indianapolis. Il Cavallino Rampante, logo della FerrariAscari vinse il titolo ottenendo sei vittorie. Non partecipò al primo appuntamento, a Bremgarten, in Svizzera lasciando il successo al compagno di squadra Nino Farina. Prese parte alla Cinquecento Miglia di Indianapolis qualificandosi venticinquesimo su trentatré partenti e ritirandosi dopo quarantuno giri per la rottura di una sospensione.

Ascari con la Ferrari cinquecento che aveva il motore quattro cilindri, progettata da Aurelio Lampredi, dominò quell’anno la stagione. Esattamente come, cinquant’anni dopo, ha fatto la F2002 di Rory Byrne con la quale Michael Schumacher ha vinto sul circuito francese di Magny Cours il suo Quinto titolo iridato, eguagliando il record dell’argentino Juan Manuel Fangio. Il pilota di Kerpen è arrivato al titolo con sei gare d’anticipo e dopo otto vittorie stagionali. L’ultima, quella di Magny Cours, favorita da un errore di Kimi Raikkenen a pochi giri dal termine. Senza l’errore del finlandese, Schumacher sarebbe diventato Campione del mondo al Nurburgring, sullo stesso circuito di Ascari.

Vista la storia sotto quest’aspetto, si rilevano punti in comune tra il campione di ieri: Ascari e quello di oggi: Schumacher. Nel 2002 il tedesco è arrivato al titolo dopo otto successi, Ascari 50 anni prima, dopo sei. Allora però il campionato era più corto e però si correvano anche Gran premi non validi per il mondiale. Ebbene, il pilota milanese s’impose a Siracusa, a Pau, a Marsiglia, e infine, a La Baule, tre settimane dopo aver portato a Maranello il Mondiale. In totale nove vittorie stagionali. Ascari e la Ferrari nata dalla mente di Lampredi in quel 1952 apparsero imbattibili. Proprio per i successi mondiali delle sue monoposto, il 21 dicembre Enzo Ferrari fu nominato "Cavaliere al merito del lavoro". A Maranello i dipendenti erano duecentoquaranta. Ferrari che fino ad allora aveva faticato a far quadrare i bilanci, grazie al titolo di Ascari, ottenne nel mondo quel credito che gli permise di spuntare lauti ingaggi con gli organizzatori. Fu il decollo della fabbrica.

A ben guardare la stessa cosa è avvenuta con l’era Schumacher. Il pilota tedesco è stato traghettato dalla Benetton a Maranello per volere di Bernie Ecclestone. Luca di Montezemolo e Jean Todt stavano rimettendo ordine all’azienda e al reparto corse che contava trecento persone e da troppe stagioni non otteneva vittorie. Schumacher arrivò in Emilia nel 1996 e subito chiese di poter lavorare assieme a Ross Brawn e a Rory Byrne con i quali aveva lavorato alla Benetton. Riuscì ad imporre le sue scelte e chiese di poter essere messo nelle migliori condizioni di lavoro, avendo tutto lo staff a sua disposizione. Capì che un pilota italiano avrebbe creato pressione sulla squadra e dunque mise il suo veto alla candidatura di Nicola Larini quale seconda guida.

Con tanto lavoro, spesso ingoiando amaro, sentendo sulle spalle il macigno di quei risultati che faticavano a venire, Schumacher costruì attorno a sé la squadra ideale capace di interpretare i suoi desideri. Jacques VilleneuveIn un primo tempo Byrne e Brawn si limitarono ad adattare la monoposto lasciata in eredità da John Barnard alle esigenze di Schumacher, lentamente rivoluzionarono il telaio.

Spesso Schumi sopperiva alle carenze della monoposto con le personali doti di guida. Nel 1996 furono tre i successi con la Rossa, cinque nel 1997. A dispetto dei risultati però questa fu la stagione in un certo senso più difficile per lui. Arrivato all’ultima gara che si correva a Jerez de la Frontera, dopo aver dominato per buona parte del Gran Premio la Ferrari perse improvvisamente una pinza dei freni.

Resosi conto che non avrebbe potuto combattere per il titolo, Schumacher si produsse in uno dei suoi repertori negativi: cercò di rifare quel che già aveva fatto nel 1994 ad Adelaide con Damon Hill e che allora gli aveva permesso di vincere il mondiale: speronò la Williams di Jacques Villeneuve.

Il risultato fu per lui il ritiro, a Villeneuve andò, meritatamente, il titolo e per quel gesto la Fia decise di punirlo cancellandogli i 78 punti conquistati ed escludendolo dalla classifica finale del mondiale. Lasciando invece alla Ferrari il punteggio nel Mondiale Costruttori. Era questa la seconda volta che la Federazione Internazionale dell’Automobile lo puniva: nel 1994 era stato squalificato per due Gran premi. Quella dura lezione è stata più volte dimenticata dal pilota di Kerpen che in altre occasioni si è esibito in pista con intimidazioni ai colleghi, compreso il fratello Ralf.

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IL FATTO

MONICA DE STEINKUEHL "APRILE"

Monica De Steinkuehl è nata in Romagna, vive a Forlì. Nel clima di generale confusione (tutti scrivono poesie e tutti si autodefiniscono poeti) da cui è animata la cultura italiana di quest’inizio secolo e millennio, sorge tra tanta confusione una voce nuova per opera di Monica De Steinkuehl, che contribuisce notevolmente a scuotere la vita intellettuale della nazione, liberandola dagli impacci della tradizione, mandando a fondo la zavorra che l’appesantisce e aprendola a nuovi orizzonti, che sta tra la corrente della poesia visiva e quell’intimista. Nella presentazione della sua biografia, si autodefinisce: "Poetessa introspettiva, presente in numerosi siti letterari e nel suo sito personale "Notte di Luna"; cura anche una rubrica sulla poesia in un sito locale. Scrive di sé: "la cosa che adoro di più è la Luna, mi affascina troppo e mi rende il cuore pieno di vita. Ho sempre con me il mio blocco notes, perché non voglio perdere neanche un attimo per descrivere le sensazioni in ogni momento e luogo in cui sento, all’improvviso, una scintilla di rivelazione dalla mia anima!

Questa dichiarata volontà spinge Monica ad accogliere tra i suoi lavori d’interesse unico, che affrontano, con serietà ed impegno, una tematica quanto mai varia e complessa, che abbraccia problemi religiosi, morali, politici, sociali e letterari, nell’intento di fare un po’ di pulizia, eliminando gli stanchi sentimentalismi e la falsa retorica. Nonostante le contraddizioni ideologiche, che la vastità dei problemi trattati e la diversità di soluzioni prospettate non riescono ad evitare, Monica dà un efficacissimo impulso allo svecchiamento della cultura, aprendola verso i più vasti e più moderni orizzonti europei.

La prima fase della lirica in calce è il cosiddetto "frammentismo", la tendenza cioè ad una lirica impressionistica, al frammento lirico, alla notazione rapida delle impressioni visive e dei moti intimi, isolando, la pregnanza essenziale, il lampo, l'illuminazione istantanea e folgorante.

Quanto si accorge della svolta che sta dando alla poesia le si apre, sotto il segno di una cupa problematica esistenziale, la porta dei sentimenti. Infatti, è proprio questo uno dei segni caratteristici della lirica De Steinkuehliana: la tensione verso l'ansia della ricerca spirituale, di un continuo superamento, di una scelta necessaria che la indirizzi verso una luce della verità nell’arte. E’ il rapimento. La saggezza dell'estro poetico o della distaccata contemplazione che possono allontanare lei e con lei noi dalle quotidiane bassezze e da quella vita che è come una belva chiusa in gabbia. La tensione non è più spasmodica, perché si lascia trasportare dal vento che la confonde di "emozioni provate".

APRILE

di Monica De Steinkuehl

Vorrei ballare nuda sotto la fresca pioggia primaverile
lasciarmi travolgere dalle gocce
che bagnano il mio corpo,
farmi inondare da ciò che il cielo mi manda,
così precipitosamente
senza lasciarmi nessun tempo,
senza accorgermi di niente
così semplicemente libera
in mezzo alla natura
così profondamente
dentro di me.
Vorrei annullare il tempo per godere infinitamente
di queste gocce
che scendono sul mio viso leggere
che lavano di ogni angoscia
che mi rendono semplicemente
libera di amare,
perché io amo la pioggia.
Amo il vento
che spettina i prati verdi
sperduti nel mondo,
che crea grandi onde
nel mare della mia vita,
che abbassa timidamente gli alberi
ed i miei occhi.
Mi lascio trasportare dal vento
che mi spinge inconsapevolmente
verso qualcosa
che non sa nemmeno lui
e che mi confonde
di emozioni provate.

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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