20 gennaio 1938
Emile Coutet,
creatore del cartone animato

Il 20 gennaio 1958, in un ospedale alla periferia di Parigi, moriva un artista povero e dimenticato, Emile Coutet, il creatore del cartone animato. Nato il 4 giugno 1857, Emile Coutet faceva il suo apprendistato come artigiano gioielliere, quando incontrò il grande caricaturista Andre Gill di cui divenne allievo. Assai dotato per il disegno fece rapidi progressi e, sotto il nome di Emile Cohl, presto lavorò per parecchi giornali illustrati. Entusiasta delle prime esperienze del cinematografo, una sera, in un piccolo cinema di Montmartre, a Parigi, l'artista vide un film il cui soggetto era stato tratto da uno dei suoi disegni umoristici.

"Perché, si domandò, non sostituire la fotografia con il disegno, creando con la matita dei personaggi immaginari?" Emile Coutet si mise all'opera e realizzò un primo film composto di 2000 disegni. Girando la manovella d'una macchina da presa rudimentale, si fermava dopo aver ripreso ogni immagine per sistemare quella successiva. Nacque così Fantasmagoria, il primo film a cartoni animati lungo 36 metri, la cui proiezione durava meno di due minuti. Il successo fu tale che nel giro di due anni, dal 1908 al 1910, Emile Coutet girò altri sessanta film che incontrarono il favore del pubblico, divertito dalla loro fantasia. Da quel momento i cartoni animati hanno continuato a deliziare gli spettatori di ogni età, ma ben pochi si ricordano ancora di Emile Coutet.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1971:Papa Paolo VI scioglie il corpo delle guardie pontificie, istituito sette secoli prima.

 ***

RICORDIAMOLI

PAPA PAOLO VI

Una Chiesa sempre in trasformazione potremmo intitolare quanto andremo a dire. In un linguaggio accessibile ai non credenti, si può dire che la Chiesa ­ grazie ai principi posti nel Concilio ecumenico Vaticano II convocato da papa Giovanni XXIII aperto il 1958 e conclusosi nel 1965 ­ da società gerarchica, organizzata quasi militarmente, da partito politico, da "apparato" si è trasformata in un gigantesco movimento di opinione pubblica impostato su valori essenziali, quelli della rivelazione cristiana: un Dio unico, creatore del mondo, remuneratore del bene e del male, che si è incarnato per amore dell'uomo e per insegnargli nell'amore la via della salvezza, che possono essere rispettati e difesi in una estrema pluralità di situazioni.Giovanni XXIII

Allo stesso modo si può dire che il Vaticano, cioè l'apparato curiale, la grande burocrazia ecclesiastica, non è più ­ dopo il Concilio ­il cuore della Chiesa. Cuore della Chiesa sono il papa e il Collegio dei vescovi a lui uniti, in dialogo continuo con tutti i fedeli, ai quali si riconoscono particolari doti e capacità, cioè i "carismi" donati dallo Spirito Santo e particolari competenze in tutto ciò che riguarda le realtà terrestri. Concretamente, questo significa che il Vaticano ha cessato di essere quella tradizionale "centrale di potere" di cui tanto si è sino a ora parlato.

Il papa, coordinatore della vita ecclesiastica e supremo maestro della Chiesa, ne è divenuto sempre meno il re e sempre maggiormente l'interprete. Alla tradizionale diplomazia vaticana, di cui si è spesso favoleggiato come della più scaltra e segreta del mondo, sono sempre più spesso subentrati gli appelli diretti all'opinione pubblica.

Il papa non è più un sovrano che tratta alla pari con gli altri, tanto meno uno che con loro stringe "sacre alleanze", ma un’autorità intellettuale che diventa la coscienza del mondo. Al cattolico vicino ai principi della Chiesa post-conciliare sempre più spesso viene chiesto di essere un uomo all'ascolto del mondo, un uomo che si senta corresponsabile dei grandi problemi dell'era contemporanea, un uomo che non accetti più come fatto naturale e irrimediabile che l'area del massimo sviluppo economico coincida con quella dei Paesi anagraficamente cristiani e che due uomini su tre nel mondo siano affamati o analfabeti. Se la Chiesa cattolica riuscirà a trasformare in questo modo la coscienza dei suoi fedeli, una forza gigantesca a servizio della pace e dello sviluppo, due realtà intimamente collegate: "Il nome della pace, oggi, è sviluppo", ha detto Paolo VI, sarà attiva nel mondo. Essa dimostrerà, fra l'altro, che l'influsso di una religione non può essere strettamente legato al numero dei suoi seguaci, ma alla convinzione e alla pratica coerente delle loro idee.

Paolo VI, al secolo Giovanni Battista Montini. Papa nacque a Concesio, Brescia, nel 1897, morì a Castel Gandolfo nel 1978, era figlio di Giorgio, deputato del Partito Popolare per tre legislature; appartenente a una cospicua famiglia borghese di forti tradizioni cattoliche, Giovanni Battsta Montini, compiuti gli studi presso il collegio Arici, entrò nel seminario di Brescia dove fu ordinato sacerdote il 29 maggio 1920.

Nel 1924 era già aiutante nella Segreteria di Stato; parallelamente ebbe l'incarico di assistente sociale della F.U.C.I. Paolo VI - Papa MontiniNel 1937 fu nominato sostituto della Segreteria di Stato; nel 1944 divenne con monsignor Tardini il collaboratore più stretto di Pio XII. Il successivo ventennio di collaborazione con papa Pacelli caratterizzò senza dubbio la formazione, la mentalità e l'azione del futuro cardinale e pontefice. Punti fondamentali del futuro "governo" montiniano furono il passaggio dall'era pacelliana a quella giovannea, la svolta mondiale dalla "guerra fredda" al "disgelo", il nuovo porsi della Chiesa romana di fronte al mondo, la problematica sollevata dal Concilio Vaticano II e dal periodo post-conciliare, la questione "ecumenica", il fenomeno della secolarizzazione e del "dissenso cattolico", i rapporti nuovi ad alto livello politico tra Santa Sede e Paesi comunisti.

Nel 1952 era eletto prosegretario di Stato per gli Affari Ordinari della Chiesa; nel 1954 arcivescovo di Milano; nel 1958 diventava cardinale.Quando papa Giovanni XXIII indisse il Concilio, il cardinale Montini collaborò attivamente, vedi la Lettera pastorale: Pensiamo al concilio, della quaresima del 1962. Alla morte di Giovanni XXIII, Montini gli succedette il 21 giugno 1963. Primo compito del nuovo papa fu la conduzione di un Concilio non facile come l'ultimo Vaticano.

La sua azione si caratterizzò subito per la volontà di portare a termine il discorso innovatore ormai iniziato, anche se essa non poteva prescindere dalla prudenza e dalla ponderatezza di un temperamento e di una personalità per tanti aspetti diversi da quelli di Giovanni. Il Concilio Vaticano terminava l'8 dicembre 1965; cominciava quella che molti, forse impulsivamente, consideravano una nuova era della storia della Chiesa romana.

Papa Montini fu da una parte prudente in talune aperture d'ordine disciplinare, come la questione del celibato ecclesiastico, o d'ordine ecumenico quale gli incontri sì con tutte le altre Chiese, ma fermezza sul primato di Roma, e fu dall'altra molto sensibile ai problemi del Terzo Mondo e della pace mondiale. Basti considerare la lettera enciclica Populorum Progressio del 26 marzo 1967 che bene si colloca accanto a quel coraggioso documento conciliare che è la Gaudium et Spes del 7 dicembre 1965. La lettera apostolica Octogesima Adveniens del 1971, rivela sì l'iterata condanna dell'ideologia marxista e del liberalismo capitalistico, ma anche una forte accentuazione in Montini della sensibilità sociale, che va al di là della Rerum Novarum.

Una rigorosa fermezza anima invece, oltre all'enciclica Humanae vitae sulla regolamentazione delle nascite, i documenti pontifici sul problema della fede e dell'ubbidienza alla gerarchia. Atto estremamente rilevante del suo pontificato fu poi l'anno giubilare del 1975, caratterizzato non solo dalla facies esteriore ma dal massiccio concorso di otto milioni di pellegrini. L'"anno santo" si chiuse l'8 dicembre con la pubblicazione dell'esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, il più lungo documento papale del pontificato di Paolo VI. Dal 1975 al 1978 l'ormai ottantenne papa perseguì sia la sua politica "ecumenica" sia quella verso i Paesi dell'Est europeo.

***

IL FATTO

CAMILLO SBARBARO

Camillo Sbarbaro visse sempre nella nativa Liguria, appartato rispetto al mondo ufficiale della cultura. Camillo SbarbaroCollaboratore della rivista "Lacerba", diede la prima prova nel 1911 con Resine, raccolta densa di reminiscenze pascoliane e crepuscolari in cui si avverte il tentativo di oggettivare nell'immagine, il paesaggio arido e scabro della Liguria, il sentimento dolente e desolante della solitudine interiore.

In Pianissimo, pubblicata tre anni più tardi, l'opera poetica più riuscita, negata ogni possibilità di inserirsi nel contesto sociale e proclamata la natura "desertica" del mondo, il poeta si ripiega amaramente su se stesso.

Lo stesso senso di inutilità della vita, di aridità dell'uomo percorre i versi di Rimanenze e di Primizie, nei quali però è avvertibile una sorta di riflessiva saggezza che consente al poeta di ritrovare conforto nella vita e nella stessa poesia.

Si dedicò anche a lungo alla prosa lirica con brevi composizioni, frammenti di scarna essenzialità, di squisita cura formale Trucioli, Liquidazione, Fuochi fatui, Scampoli, Gocce, Quisquilie.

Il segreto della poesia di Sbarbaro è un ordine scabro ma anche immobile e levigato, come in un codice buddista. Egli fu tra i primi poeti del nuovo secolo a scoprire, con ingenuità poetica, l'assurda insensatezza dell'esistere.

***

LA POESIA DEL GIORNO

LACRIME DI PIETRA

Lacrime di pietra seppelliscono speranze
coprono le promesse e i bei ricordi
ma non riescono a nascondere la menzogna
all'ombra dell'albero dell'ipocrisia.
Lacrime di pietra m’illudono.
Mi sento più pesante e mi lascio
sprofondare nel mare,
annientare nel deserto della verità.

Reno Bromuro (da «Il vaso di cristallo»).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE