20 aprile 1983
Arrestati Sereno Freato
e l'industriale Bruno Musselli

Sereno Freato, già segretario particolare di Moro, e l'industriale Bruno Musselli sono arrestati in relazione allo scandalo dei petroli. Lo "scandalo dei petroli", o "scandalo dei 2000 miliardi", come viene comunemente detto, prese piede nell'autunno del 1980, per l'iniziativa di magistrati di Treviso e per l'iniziale inchiesta di un giornale locale di Treviso, allorché si parlò di una truffa all'erario per 2.000 miliardi e si sostenne che "il contrabbando di petrolio aveva provocato uno scarto del 20 per cento tra il petrolio effettivamente consumato e le imposte pagate, con conseguenti effetti sui dati statistici sui quali erano impostati, peraltro mai realizzati, piani energetici". Cessato il contrabbando nei primi anni ottanta, si segnalò un aumento considerevole dei consumi di benzina e gasolio, in controtendenza con gli altri paesi europei in cui si segnalavano forti contrazioni nel consumo dei prodotti petroliferi per la crisi delle economie occidentali colpite dagli aumenti del prezzo del petrolio. Non si trattava di un aumento reale, ma di una variazione del consumo legale: il che offrì il pretesto alle compagnie per chiedere aumenti dei prezzi, mentre gli italiani erano costretti a subire pesanti misure restrittive e venivano sgridati perché, diversamente dagli altri paesi, non erano capaci di contrarre i consumi e di seguire l'austerità energetica. Le indagini, iniziate nel 1978, coinvolsero 18 diverse magistrature, tra cui quella di Torino, di Venezia, di Milano e, come già ricordato, di Treviso. I diversi uffici giudiziari svolsero indagini coordinate, nel tentativo, tutt'altro che agevole, di ricostruire la dinamica dei fatti di contrabbando. Risultò chiaro come questa cosiddetta truffa o scandalo fosse stata possibile.

Ora per vedere come è nata la "cosca" dello scandalo dei petroli

Nel 1976, Aldo Vitali, un colonnello della Guardia di finanza, compila "una nota interna di dieci cartelle" e 186 fogli di allegati. Dal Comando, retto da Raffaele Giudice, Comandante Generale del Corpo, e dal Capo di Stato Maggiore Donato Lo Prete, il 16 marzo 1976 arriva un ordine di trasferimento per Vitali e viene aperta un'inchiesta sul suo conto.

L'accusa per Vitali è di essere "un militare troppo credulone e quindi poco serio", e di aver esorbitato dalla propria competenza. Giudice indirizza al generale Spaccamonti, ispettore per il nord Italia, una lettera nella quale ribadisce le critiche mosse a Vitali, che avrebbe commesso un censurabile eccesso di potere, e critica il Comando di Zona di non aver svolto azione di vigilanza e coordinamento su Vitali.

Vitali viene mandato alla scuola allievi di Roma e sostituito dal colonnello Izzo, uomo di fiducia di Lo Prete.

Dagli atti risulta che Musselli divenne, negli anni settanta, console del Cile e, di conseguenza ottenne il passaporto diplomatico. Ciò gli permise di lasciare più volte l'Italia e farvi ritorno eludendo ogni tipo di controllo su ciò che trasportava con sé. Venne inoltre insignito del titolo di cavaliere del lavoro dal Presidente della Repubblica Leone, a testimonianza del potere esercitato dal petroliere e degli ottimi rapporti da questi mantenuti con vari esponenti politici della maggioranza parlamentare, in particolare appartenenti alla Democrazia Cristiana di Aldo Moro. Dalle indagini sui documenti bancari sequestrati dalla Guardia di Finanza, risultò che Musselli finanziò a più riprese il partito democristiano, versando assegni di decine di milioni a Sereno Freato, allora capo della segreteria dell'On. Moro e presidente della fondazione intitolata al leader democristiano dopo il suo assassinio. Musselli compare nel direttivo della fondazione e ne è il maggiore finanziatore. Freato si difende, sostenendo che buona parte dei soldi ricevuti da Musselli erano, in realtà, destinati all'acquisto di mangime per i cavalli di Musselli, custoditi e allevati nelle tenute toscane dello stesso Freato.

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RICORDIAMOLI

ADOLF HITLER

Adolf Hitler nacque a Braunau am Inn il 20 aprile 1889. Austriaco di nascita, figlio di un doganiere, trascorse la giovinezza a Linz dove il padre lo aveva iscritto alla Realschule. Morto il padre e ammalatosi, di un principio di tubercolosi, due anni dopo lasciò gli studi, che seguiva malvolentieri del resto, e incominciò delle letture disordinate. Trasferitosi a Vienna sperò nell'ammissione all'Accademia di Belle Arti, ma fu bocciato per due volte e in preda allo scoraggiamento, anche per la morte della madre, visse dei modesti guadagni di decoratore e di pittore dilettante. Frustrato, divenne facile preda di molte suggestioni: dall'antisemitismo di Lueger, al pangermanismo di Schönerer, alla teoria del superuomo di Nietzsche.Hitler

Alla fine del 1912 o all'inizio del 1913 si trasferì a Monaco, forse per evitare il servizio militare. Lavorò, stancamente, come sempre del resto poco attratto dal lavoro, come muratore. Accolse lo scoppio della guerra con la speranza che ne sarebbe sorta una grande Germania. Si arruolò volontario nel reggimento List: divenne caporale, fu ferito nel 1916 presso Bapaume, rimase offeso dai gas a Ypres nel 1918, ottenne due croci di guerra. La disfatta significò per lui delusione e rancore verso i socialdemocratici e i comunisti, coloro che furono poi da lui indicati come gli autori della "pugnalata nella schiena" e come i soli responsabili della disfatta.

Tornò a Monaco verso la fine di gennaio del 1919, dopo aver frequentato un corso d’istruzione politica per conto dell'esercito, ed ebbe l'incarico di svolgere indagini sul Partito dei lavoratori tedeschi, vicino agli ambienti militari. Adolf vi s’iscrisse, lo organizzò e potenziò. In sei mesi ne divenne il capo. Vi associò altri movimenti nazionalsocialisti e nell'aprile del 1920 quella modesta alleanza assunse la denominazione di Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi. Lasciava l'esercito, venendone tuttavia finanziato. Abile nel circondarsi di collaboratori efficienti e fanatici, lo dimostrerà associandosi col tempo i vari Feder, Rosenberg, Hess, Frank, Strasser, Eckart, Streicher, Goebbels, Goering, trovò in Ernst Röhm, capo delle famigerate SA, reparti d'assalto, il punto di forza per fare della violenza l'arma dell’intimidazione sotto il pretesto di voler ripristinare l'ordine minacciato dai comunisti.

Il 30 gennaio 1933 fu investito ufficialmente nella carica di presidente del Partito. Da quest’evento all'instaurazione della dittatura il passo fu breve e fu facilitato dal mito del Führer, capo supremo dotato di uno speciale potere carismatico. Alla morte di Hindenburg nel 1934, Hitler divenne anche capo dello Stato, col titolo ufficiale di Führer und Reichskanzler. Due mesi prima, soffocata ogni esitazione, nella notte del 30 giugno, passata alla storia come "la notte dei lunghi coltelli", aveva liquidato Röhm e i maggiori esponenti delle SA, invise agli alti comandi militari. Più tardi si sbarazzò anche di altri collaboratori a tutti i livelli, dai finanzieri come Schacht, ai ministri come von Neurath, ai generali come Blomberg e Fritsch, colpevoli di scetticismo verso i piani di conquista nazisti.

Affidando la gestione interna ai suoi principali collaboratori, Himmler, Goebbels, Goering, ecc., che si crearono dei veri e propri imperi personali, senza tuttavia mettere in pericolo la preminenza del Führer, Hitler si occupò soprattutto della politica estera, dove von Ribbentrop fu soltanto un semplice esecutore. Dittatore assoluto, sempre fermamente legato all'idea della grande Germania, si adoperò per far cadere tutte le clausole del Trattato di Versailles. Convinto di essere uno stratega eccelso, si sovrappose ai generali e, una volta scatenata la "II Guerra Mondiale" nel 1939, assunse il comando delle operazioni. Nel 1941 si autonominò comandante supremo, suscitando rancore in tutti i comandi, non mitigato da alcune sue geniali intuizioni che diedero alla Germania la supremazia fino alla decisione di invadere l'U.R.S.S. Il blocco quasi contemporaneo davanti a Stalingrado e la controffensiva inglese in Africa del 1942, aumentarono i dissensi all'interno della Wehrmacht.

I generali si rendevano conto ormai che stava portando la Germania allo sbaraglio. Più volte furono orditi complotti per ucciderlo, il più noto dei quali resta quello del 20 luglio 1944 attuato dal colonnello von Stauffenberg, cui avevano dato il loro appoggio e la loro adesione Canaris, Witzleben, Beck, Hoeppner, von der Schulenburg, tutti catturati e giustiziati per ordine di Hitler miracolosamente scampato nel suo ufficio devastato da una bomba. Sordo a ogni sollecitazione che invocava la fine dell'ormai inutile guerra, di cui la politica nazista era la principale responsabile, così come si era resa responsabile del massacro scientemente pianificato di milioni di Ebrei e di ogni avversario politico, assistette al crollo della Germania, come a un grandioso tragico avvenimento wagneriano, e si uccise il 30 aprile 1945 nel bunker della Cancelleria di Berlino, dopo aver sposato in extremis Eva Braun, sua compagna da molti anni, mentre i soldati sovietici erano ormai a pochi passi dalla Cancelleria.

Bibliografia

S. Bertoldi, Hitler e la sua battaglia, Milano, 1990.

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IL FATTO

DANTE ALIGHIERI (1 La vita)

Dante Alighieri nacque nel 1265 a Firenze in una famiglia appartenente alla piccola nobiltà guelfa fiorentina. Rimasto assai presto orfano della madre Bella, perdette il padre Alighiero di Bellincione prima del 1283. Nel 1274, ancora bambino, incontra per la prima volta Beatrice (Bice di Folco Portinari), che amerà di amore sublimato secondo i canoni dello stilnovo fino alla sua morte, nel 1290.

Al 1285 risale il matrimonio con Gemma di Manetto Donati, che gli diede almeno tre figli. Nel 1289 partecipò alla battaglia di Campaldino e all'assedio del castello di Caprona, scontri che coinvolgevano la guelfa Firenze e le ghibelline Arezzo e Pisa. Fu questo il suo primo affacciarsi alla vita pubblica. L'adesione alla corporazione dei medici e degli speziali fu preludio all'attività politica, iniziata nel 1295 con l'entrata nel Consiglio speciale del Capitano del popolo e conclusasi con la nomina a priore.

Gli anni 1280 e i primi anni 1290 lo videro occupato nelle prime esperienze poetiche; di sicura attribuzione sono almeno una cinquantina di Rime di vario metro, alcune appartenenti a questi anni, altre composte successivamente, che risentono della Scuola siciliana, di Guittone, di Guido Guinizelli e Guido Cavalcanti. Nel 1290 la morte di Beatrice provocò in Dante una profonda crisi religiosa, da cui fu indotto a rigorosi studi filosofici e teologici, che completarono la sua giovanile formazione retorica intrapresa sotto la guida di Brunetto Latini. Fra il 1292 e il 1293 compose la Vita nuova, in cui raccolse 31 liriche inserite in un contesto narrativo: la realtà storica della donna amata, Bice di Folco Portinari, è sottoposta a un processo d'idealizzazione da cui nascerà la miracolosa Beatrice destinata poi a guidare il pellegrino Dante nel viaggio della Commedia.

Dopo la spaccatura della parte guelfa tra Bianchi, fautori d'una politica di autonomia e Neri, legati strettamente alla politica del papato e capeggiati dai Donati, la famiglia di sua moglie, Dante si schierò dalla parte dei Bianchi, in cui primeggiava la consorteria dei Cerchi. Mentre era a Roma per un'ambasciata presso Bonifacio VIII, nel novembre del 1301, i Neri coadiuvati dal legato papale Carlo di Valois conquistarono la Signoria. Accusato dai suoi avversari al potere di corruzione, rifiutò sdegnato di giustificarsi e fu condannato a morte in contumacia nel marzo del 1302. Lo attendevano una ventina d'anni di esilio segnati da un'intensissima attività intellettuale.

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LA POESIA DEL GIORNO


E TE, SORELLA, NON TROVO

Nella ruga più profonda dell'anima
scavo, nella zolla imbevuta di rugiada
nel verde dell'erba, fiore più bello,
più umile disprezzato;
ma te, sorella, non trovo.
Mani nell'umida zolla cercano
- sudore aspro di luglio -
trovano, carezzano lombrico.
Mani raspose rinvengono, rifiutano
- è disperazione che cuore gramula -
di vezzeggiare rosea pelle di bimbo,
tenero capo come midolla di pane,
colgono, sorella, un amaro sorriso
negli occhi che non conobbero riso.
Allora, sorella, t'ho visto brillare:
speranza non mia.

Reno Bromuro (da Il vestito più bello).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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