20 agosto 1936
Carla Fracci

Carla Fracci è nata a Milano il 20 agosto 1936 da una famiglia di modeste condizioni economiche (il padre faceva il tranviere). Era una bambina di costituzione piuttosto delicata, perciò i genitori, che non avevano le disponibilità finanziarie per poterle pagare dei corsi di ginnastica, decisero di mandarla alla scuola del Teatro alla Scala, dove avrebbe seguito regolari corsi scolastici, frequentando inoltre gratuitamente l'annessa scuola di danza classica. Facendo questo assecondavano anche le tendenze della bambina, che fin da piccola aveva manifestato la passione per la danza. Probabilmente non sapevano che questa loro decisione sarebbe stata determinante per il futuro della bambina. La piccola Carla cominciò a seguire con entusiasmo i corsi di danza: vi si dedicava con tutta la buona volontà. Presto cominciò a distinguersi tra tutte le alunne del corpo di ballo della Scala (le «spinazzitt», come le chiamavano affettuosamente i milanesi) e a calcare le scene, prima in balletti di gruppo, poi come ballerina solista. La sua rivelazione risale al Festival di Nervi del 1957, dove si esibì con successo strepitoso nel Pas de quatre di Pugni: la giovane ballerina (aveva solo ventuno anni) fu letteralmente subissata d'applausi. Aveva da percorrere una strada meravigliosa. Prima ballerina della Scala e stella di fama mondiale, Carla Fracci è considerata una delle più grandi ballerine di tutti i tempi.

È successo quel giorno:

1967: Nove record mondiali di nuoto battuti ai campionati femminili degli Stati Uniti, e tre record ai campionati maschili di Chicago. 1968: Primo collaudo dei motori del Concorde-001.

RICORDIAMOLI

ARTE INFORMALE

arte informale è una tendenza artistica di tipo astratto affermatasi dalla metà del Novecento. Il termine informale, usato dal critico francese Tapié nel suo libro del 1952 Un art autre e destinato a prevalere su altre denominazioni intese a classificare criticamente tendenze e correnti di un ben preciso indirizzo della cultura figurativa. Art autre, tachisme, astrazione lirica, action painting, espressionismo astratto, ecc., comprende nella sua ampia definizione una condizione estetica nuova, quale si è venuta a determinare nel corso degli anni Quaranta e Cinquanta. La poetica dell'arte informale si manifestò sia in Europa sia negli Stati Uniti con conseguenze destinate a caratterizzare fortemente le tendenze dell'arte contemporanea che si sono succedute dagli anni Sessanta fino ai nostri giorni. Consacrata ufficialmente a Parigi con le due mostre del 1951 «Vehémences confrontées» e «Signification de l'Informel»; l'arte informale era stata definita negli anni 1942/’43 con gli Ostaggi di Fautrier e nel 1946 con le Hautes-Pâtes di Dubuffet, che facevano seguito alla precedente serie dei Messaggi. Nella messa a punto delle origini dell'arte informale va ricordato il contributo dato nella medesima epoca dal tedesco Hans Hofmann negli Stati Uniti. Contestando tutti gli schemi del passato, la poetica dell'arte informale, fortemente impregnata delle teorie filosofiche fenomenologiche ed esistenziali, realizzò l'identificazione dell'artista con la propria opera mediante il gesto stesso del dipingere, provocando così un'incolmabile frattura tra l'importanza nuova assunta dalla tecnica e quella non più valutata della teoria e del contenuto. Componenti essenziali dell'arte informale sono la materia, il segno e il gesto. Tra i maggiori artisti europei materici e segnici ricordiamo Fautrier, Dubuffet , Hofmann, Burri, Antoni Tápies, Wols, Hartung, Capogrossi, Fontana, Vedova, Afro, Scanavino, Mathieu, Michaux, Soulages e qualche studio di Domenico Caputi. Negli Stati Uniti, fra i protagonisti dell'«eroica» stagione dell'action painting devono essere menzionati Pollock, de Kooning, Kline, Motherwell, Francis, Gottlieb, Baziotes. Nell'ambito della scultura, l'arte informale sfrutta le capacità espressionistiche della materia, lasciata allo stato grezzo o trattata artigianalmente, sia in soluzioni astratte sia in soluzioni dove il dato figurativo resta confinato a forme larvali e allucinate tra gli scultori più in vista ricordiamo Paolozzi, Giacometti, Richier, César, ecc.; in Italia, Fabbri

Bibliografia
E. Crispolti, Ricerche dopo l'Informale, Roma, 1968; G. Dorfles, Ultime tendenze nell'arte d'oggi. Dall'informale al concettuale, Milano, 1990.

L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI (RESI)

La rosa (il fiore) che Rosa mi lanciò e il frequentare la ragazza mi fece venire idee meravigliose; prima fra tutte come incrementare il mio lavoro di sarto. Tramite Rosa conobbi una quindicina di ragazze che mi seguivano come pecore il pastore, tanto che un giorno incontrando mio zio mi disse che avevo aperto un Harem sulla strada. Le ragazza facevano a gara a chi doveva favorirmi per prima. Questo fatto mi divertiva e mi divertii fino al giorno in cui Adelina mi fece aprire gli occhi alla realtà: che stavo facendo? Lei era rimasta meravigliata, dopo aver fatto l’amore, e il giorno dopo si presentò in sartoria con una piatto ricolmo di «paste cresciute», «panzarotti», pizza e calzoni; in parole povere c’era da mangiare per una compagnia di soldati; alla domanda perché tutto quel nutrimento rispose: «e poi tu ieri ti sei sfruttato facendo l’amore!» Misi la parola fine al mio gioco del saltapicchio.

Ritorniamo all’idea di incrementare il lavoro. Nel gruppo c’era una ragazza molto bella, il suo corpo statuario ben formato, aveva la linea di un anfora greca; se avesse concorso a Miss Italia avrebbe vinto. La chiamavamo «Trottolina» per il suo modo armonico di camminare, di muoversi. Quando seppi che lavorava come domestica in una casa signorile e vedendo la padrona di casa decisi di confezionarle un Tailleur, pensando: «la padrona lo vedrà e correrà da me per farsene cucine uno anche lei». Così fu. In un mese o poco più ero diventato il sarto per signora più noto del luogo, tanto che fui costretto ad assumere sette lavoranti che mi facevano il lavoro al loro domicilio.

Conducevo una vita da nababbo, quando sulla mia strada giunse… l’amore con le sembianze di una testa corvina, occhi accesi caldi e riposanti più del sole, una bocca da melagrana e una voce da incantare anche gli angeli, per questi motivi decisi di chiamarla con due note musicali: RE – SI (Resi).

LA POESIA DEL GIORNO

IL SUONO DELLA TUA VOCE

Sentire il suono della tua voce
è come udire il canto di campane in festa
un garrire di rondini in volo
un cinguettio di passeri in piena primavera.

Ascoltare la tua voce
è sentirsi eternamente giovani.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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