20 dicembre 1590
La modestia di Ambrosio Paré

Ambrogio ParéAncora fanciullo, Ambrogio Paré, nato nel 1509, si dilettava a curare le piccole ferite dei suoi compagni di giochi. Poi dal barbiere del suo paese apprese a fare i salassi e a curare i foruncoli e le verruche dei clienti.

Più tardi si recò a Parigi, presso un suo fratello e entrò come aiuto chirurgo in un ospedale della capitale francese. Divenuto chirurgo dell'esercito. Paré s'accorse che i feriti venivano trascurati o addirittura uccisi per abbreviarne le sofferenze.

Inventò allora un farmaco per lenire il dolore, si adoperò per bloccare le emorragie legando le arterie (in sostituzione della cauterizzazione col ferro rovente), guarì le fratture salvando cosi migliaia di vite umane.

Ambrogio Paré pubblicò i risultati delle sue esperienze in una serie di libri, che fanno di lui indiscutibilmente il padre della chirurgia moderna. La sua reputazione era così alta che fu nominato chirurgo personale di tre re di Francia, in circa quaranta anni di attività

Paré mori il 20 dicembre 1590 e le sue esequie attirarono a Parigi una gran folla, accorsa a rendere omaggio a un uomo di scienza valoroso quanto modesto, che dopo aver curato un infermo era solito ripetere: "Io l'ho medicato. Dio l'ha guarito".

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1860: Gramme inventa la prima dynamo che permette dì produrre l'energia elettrica.
1914: II sottomarino francese Curie tenta di attaccare la flotta austriaca di stanza a Pola.

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RICORDIAMOLI

MOSE’

Mosè alla sua figura di condottiero, riformatore religioso e legislatore, la tradizione biblica collega il momento decisivo della costituzione del popolo ebreo in unità nazionale e spirituale, coincidente con l'esodo dall'Egitto: né vi è dubbio che i testi biblici rispecchino in certa misura una realtà storica, anche se la loro testimonianza dev'essere accolta con la massima cautela critica, data la distanza cronologica dai fatti narrati e il carattere generalmente leggendario delle narrazioni.

La Bibbia lo dice figlio di Amram e di Jokebed; venne allevato alla corte del faraone, dalla quale uscì adulto, per condividere la sofferenza del suo popolo. Nel deserto di Madian, dove s'era rifugiato dopo aver ucciso un funzionario egiziano, conobbe il sacerdote Jetro e ne sposò una figlia: nella medesima località ebbe una prima rivelazione di Dio, che lo investì della missione di liberare gli Ebrei dalla schiavitù egiziana.

Entrato in conflitto con il faraone, condusse infine il popolo ebreo fuori dall'Egitto, attraversando il Mar Rosso, in un modo che secondo la tradizione fu miracoloso. Durante il lungo viaggio di attraversamento del deserto del Sinai verso la Palestina, Mosè governò gli esuli e trasmise loro la legge che Dio gli rivelò, probabilmente il Decalogo, in una forma più antica di quella che c’è stata trasmessa, risale all'epoca mosaica, non senza dover combattere tendenze idolatriche. La morte lo colse non appena fu in vista della Terra Promessa; la sua figura sopravvisse nella leggenda e nella tradizione religiosa giudaica sino all'epoca cristiana ed egli è spesso ricordato nel Nuovo Testamento.

MOSE’ NELL’ARTE

Mosè barbuto, con le Tavole della LeggeNell'arte cristiana primitiva fino alla fine dell'epoca carolingia Mosè venne rappresentato come un giovane imberbe che tiene in mano la verga magica, come lo si vede a Roma, catacombe di S. Ciriaco.

Più tardi apparve la raffigurazione di Mosè barbuto, con le Tavole della Legge, barba biforcuta e due corna sulla fronte, simbolo dei raggi della luce divina, come nella statua di Michelangelo in San Pietro in Vincoli a Roma, oppure la statua di Sluter nella certosa di Champmol.

Questa rappresentazione iconografica fu di rigore dal secolo Dodicesimo fino alla Controriforma, anche nella rappresentazione degli episodi della vita di Mosè.

Mosè salvato dalle acque ispirò molti dipinti del Cinque-Seicento, da Veronese a Poussin e anche il miracolo dell'acqua sgorgata dalla roccia fu caro a molti pittori dello stesso periodo, come il Tintoretto nella Scuola di San Rocco, Luini negli affreschi della Pelucca, Murillo, ecc…L'episodio del roveto in fiamme ha una delle più belle rappresentazioni nei mosaici di San Vitale a Ravenna: il tema delle figlie di Jetro ispirò Botticelli, Signorelli e Rosso Fiorentino.

MOSE’ NELLA MUSICA

La figura di Mosè ha ispirato due opere liriche, Mosè in Egitto di Rossini e Mosè e Aronne di Schönberg. L'opera in tre atti di Rossini, su libretto di Tottola, fu rappresentata al Teatro San Carlo di Napoli il 5 marzo 1818 e ripresa, con significative modifiche al terzo atto, nel 1819. Un rifacimento in quattro atti, su libretto francese di Balocchi e de Jouy col titolo Moïse et Pharaon, fu rappresentato all'Opéra di Parigi il 26 marzo 1827, la traduzione italiana di Bassi si intitola Mosè.

Mosè in Egitto, "azione tragico-sacra", ha un carattere volutamente oratoriale, e nell'equilibrio tra epopea corale, stile "sublime" e scrittura vocale solistica è una delle maggiori opere serie napoletane di Rossini. Il rifacimento francese si avvicina al genere del nascente grand-opéra e prepara il Guglielmo Tell, dilatando l'opera precedente di cui peraltro conserva i momenti essenziali.

Mosè e Aronne, l'opera in tre atti, di cui solo due musicati, di Schönberg, fu composta in gran parte tra il 1930 e il 1932 e rappresentata postuma a Zurigo il 6 giugno 1957. Incentrata sugli episodi biblici del roveto ardente, della missione di Mosè e del vitello d'oro, la vicenda tocca una problematica religiosa ed esistenziale singolarmente complessa e vitale. Il contrasto tra Mosè e Aronne è quello tra la purezza assoluta e inesprimibile dell'idea e i compromessi che comporta la sua realizzazione: la frattura tra pensiero e azione si rivela sintomo di una drammatica condizione di crisi e finisce per implicare temi più vasti di quello puramente biblico, e più direttamente inseriti nella condizione contemporanea. Musicalmente è una delle realizzazioni più ricche e felici del genio di Schönberg, una grandiosa sintesi del suo linguaggio maturo, tenuta sul filo di una costante tensione.

Bibliografia
D. M. De Leva, Il significato occulto della genesi di Mosè, Roma, 1951; L. Alonso Schökel, G. Gutierrez, La missione di Mosè, Roma, 1991.

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PERSONAGGI PADULESI

IL RITORNO DI TERREMOTO

- Ciao, Frattò! Beato chi ti vede!

- T’aggie lassato perdere perché eri impegnato con lo spettacolo dei ragazzi… A proposito, com’è andata?

- Allora sfotti?

- E perché, scusa.

- Se ieri sera sei stato un’ora e mezzo al telefono per farti raccontare per filo e per segno, come fosse andata?

- Oh! Non te sfugge niente, eh?

- ‘O ssaje che tengo quatt’uocchie!

- Ieri è stata la mia giornata di riposo e alle dieci ero nella palestra della scuola, non mi hai visto perché eri troppo indaffarato…

- … indaffarato? Ma staje pazzianne? Con i ragazzi mi godo lo spettacolo, perché mi capiscono e una volta accese le luci, si comportano come attori professionisti.

- Sono rimasto a bocca aperta, quando ho visto questo tuo modo di fare teatro, sul palcoscenico si alternavano con un ritmo travolgente le immagini del Natale e l’allegria dei ragazzi… Sai che mi sono commosso quando ho visto che i re magi erano rappresentati da Ben Laden, Gerge Bush e Saddam Hussein? E quel loro grido lacerante: "Gesù Bambino aiutaci a trovare un accordo di pace e se per caso dalla nostra bocca dovrebbe uscire la parola Guerra, toglici la voce!"

- Frattò, ma te lo sei sognato questa notte? E’ vero tutto un susseguirsi di immagini simboliche, il dialogo è secco, solo parole necessarie; i ragazzi hanno recitato più col corpo che con la voce…

- Bella la rappresentazione del leone con le figure immobili dei ragazzi sotto un filtro di luce flebile… E la poesia di Gozzano, sceneggiata, è stata valorizzata dalla bellissima interpretazione di Francesca. Mi si è accapponata la pelle quando ha pronunciato: "non seti, non molli tappeti, ma un poco di paglia"…

- Peccato che lo abbiano fatto per soli due giorni. Sì, poi lo rappresenteranno alla Rassegna Teatrale Incontro con i Ragazzi…

- Senti perché non parli con Parroco e lo rappresentate pure con i ragazzi adulti, arricchendolo con comparse varie?

- Nun dicere scemenze, va! T’è piaciuto? Allora aspetta a maggio e lo rivedrai a Arpino dove è nato Cicerone, va bbuono?

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LA POESIA DEL GIORNO

E’ BELLO RIVEDERE

E’ bello rivedere e bere l’aurora
che lentamente si fa strada nel cielo.
E’ bello assaporare fino in fondo
questo silenzio fatto di mille parole.
E’ bello essere coscienti che tu
stai facendo la medesima cosa
perché sento il tuo respiro
giungermi col profumo dell’aria
avvolgermi come l’aurora il cielo
come il silenzio dell’anima
in adorazione della luce celeste:
è bello sentirsi ancora vivi
e godere nuovamente del Creato.

Reno Bromuro

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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