1 ottobre 1745
Jonathan Swift

Nato a Dublino nel 1667, Jonathan Swift prese parte con passione alle lotte politiche, religiose e culturali del suo tempo. La sua vita si svolse in gran parte a Dublino, dove entrò nella carriera ecclesiastica e fu successivamente vicino agli uomini politici e ai giornalisti londinesi del Settecento con una fitta produzione d'opuscoli politici. In questi impegni pratici Swift portava una carica satirica e moralistica che ritroviamo anche nella sua produzione letteraria.

Il suo capolavoro, I viaggi di Gulliver, non è tanto un libro di avventure fantastiche, quanto un'opera piena di sarcasmo, di pessimismo, di sdegno feroce contro gli uomini, la vita. i costumi, la politica e il malcostume del suo tempo. Velenosa satira che non risparmia nessun aspetto della società inglese settecentesca, il libro non si limita però soltanto a quest'aspetto distruttivo: sotto la satira feroce del vizio si avverte anche l'ansiosa aspirazione a un'umanità migliore.

Negli ultimi anni di vita, il pessimismo si fece più cupo, la delusione nei riguardi della società più amara. La sua vita si concluse tragicamente: Swift mori pazzo all'età di settantotto anni, il primo ottobre 1745, nella sua città natale.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1865: Nasce a Parigi il compositore Paul Dukas.

1929: Muore lo scultore francese Antoine Bourdelle.

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RICORDIAMOLI

PAUL DUKAS MUSICISTA E ANTOINE BOURDELLE SCULTORE

Paul Dukas compositore a Parigi nel 1865 e ivi morì nel 1935. Allievo di Dubois e Guiraud al conservatorio di Parigi, vinse il Prix de Rome nel 1888. Fu insegnante di direzione d'orchestra e composizione e critico musicale di varie riviste. La sua attività di compositore si svolse con una certa continuità fino al 1912; delle opere successive solo due pagine si salvarono da una severissima autocritica e dalla conseguente distruzione. Tra gli esiti più significativi vi sono due lavori teatrali: la fiaba lirica in tre atti Arianna e Barbablù tratta dal poema di Maeterlinck, nel 1907, in cui confluirono in sintesi influenze di Wagner e di Debussy , e il poema danzato La Péri nel 1912, dai vivi colori timbrici orientaleggianti. Un altissimo magistero timbrico rivelano anche altre pagine orchestrali: la Sinfonia in do maggiore del 1896, ancora legata in prevalenza al tardo romanticismo e, soprattutto, lo scherzo sinfonico del 1897 L'apprendista stregone, capolavoro qualificato dall'originalità del colorito orchestrale e da un umorismo grottesco. Significative anche le quattro composizioni per pianoforte, in particolare la Sonata in mi bemolle minore del 1901, e le Variations, interlude et final sur un Thème de Rameau, del 1902. I suoi articoli sono stati raccolti in volume nel 1948 con il titolo Gli scritti di Paul Dukas sulla musica.

Antoine Bourdelle scultore nato a Montauban nel 1861 morto a Vésinet nel 1929. Lavorò dapprima con Falguière e Dalou, quindi nel 1890 entrò nello studio di Rodin, che influenzò molto le sue prime opere. Il suo stile fu poi caratterizzato da un ritorno alla scultura arcaica cui si aggiungeva una vena romantica che non lo abbandonerà mai. La maggior parte delle sue opere sono esposte a Parigi nello studio dell'artista, diventato museo, tranne alcune, come: il Monumento ai caduti del 1870 sistemato a Montauban nel 1902, l'Ercole saettante del 1907-09; che è a Parigi, al Musée d'Orsay, mentre il Monumento al generale Alvear del 1914 - 1919 è a Buenos Aires.

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L’ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "Peppino"

Ieri dopo oltre cinque anni ho rivisto mio fratello Peppino. E' stata una piacevolissima sorpresa, fino alla commozione. Poiché in casa non c'è mai vino perché mi piace ma mi fa male, mia moglie, acerrimo carceriere, non lo compra; così siamo andati in pizzeria, ci siamo seduti, ma non siamo riusciti a dire una parola perché la pizzeria era affollata da personaggi che in un primo momento defimmo argentini, poi, più parlavano e più riuscivamo a capire di che Paese, fossero. Ecco quanto riuscimmo ad ascoltare contro la nostra volontà:

"Lo sentivo, lo presagivo che non dovevo andare all'appuntamento; che c'era qualcosa nell'aria che non mi piaceva! Intanto eccomi braccato come un cane rognoso. Ah, maledetta Carmencita! Era un tranello, il tuo amore, ma hai fatto male i tuoi calcoli, Pedro Ermendoza non si lascia prendere tanto facilmente. "Sangre y muerte!" prima di morire, ne porterò parecchi al "Creador" e prima fra tutti, sarai tu, strega!"

Pensammo fossero banditi; ma che ci facevano in quella pizzeria? Non finimmo il pensiero che un attimo dopo dieci, dodici uomini piombarono nella pizzeria, alle spalle di quell'omone che diceva di chiamarsi Pedro, che fu costretto a tentare il tutto per tutto, e scappare; ma come gli uomini che erano piombati nella pizzeria uscirono per rincorrerlo, dopo qualche attimo lo vedemmo ritornare, seguito da un signore vestito con eleganza e una donna bellissima alta come una vichinga e mora come una marocchina. Pedro li seguiva con lo sguardo, non perdeva una gesto dei due. Attese che i due prendessero posto e che portassero loro, quanto ordinato, si alzò e si diresse deciso verso i due, che non lo avevano, lì per lì, riconosciuto e con scherno sprezzante:

- Permettono?... No, donna Carmencita, non vi muovete! Non vi conviene! E voi, don Alvaro, usatemi la cortesia di darmi quel gingillo che nelle vostre mani non sta troppo sicuro, potrebbero tremare e... "Adios Pedrito!" Non tentate colpi di testa - sottolineò truce - perché questi uomini che vedete sono i miei "gringos".

Come sentii queste parole pregai mio fratello di andare via, mi diede del "fifone"

- Aspetta vediamo come va a finire.

Pedro parlava con voce tagliente. Ogni suono che usciva dalla sua bocca era doccia gelata per i due malcapitati.

Si sedette, senza che la coppia reagisse. Poi pacatamente riprese.

"-Donna Carmencita, ricordate quella certa storia della cena maledetta? No? Ve la ricorderò io. Miguel, vieni qui.

Un uomo dondolandosi come un pachiderma, si diresse verso di lui e chiese, col suo vocino stridente in una grossa mole.

- Che c'è capo?

- Ricordi, Miguel, la storia della cena maledetta?

- Si señor!

- Raccontala alla señora.

Miguel dandosi delle arie, si sedette all'altro lato del tavolo e narrò. Quando ebbe finito il racconto, Carmencita aveva perso tutta la sua spavalderia.

- Ma allora?... - Balbettò. - hai deciso?

- Pedro Ermendoza non dimentica. L'ora è giunta; ma al contrario dell'eroina della storia che hai intesa, non morrai subito. A Pedro Ermendoza, il terrore della Rustica non la si fa. Questa cena la ricorderai, anche all'Inferno.

- Ma io che c'entro? - Balbettò l'uomo vestito con eleganza, bianco come la neve.

- Io che c'entro?

- Vigliacco! - Disse Pedro, sferrandogli un ceffone. Poi emise un fischio; accorsero una ventina di uomini che presero Carmencita e il suo accompagnatore, li trassero fuori e li infilarono con la forza in un furgoncino e partirono sgommando".

Nella pizzeria ritornò il silenzio e una pace incredibile potemmo parlare, così mi feci raccontare vita e miracoli degli ultimi anni, di tutti gli amici che ricordavo.

***

LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

PANE VERDE (13)

Giorno d'inverno, il sole ride

si corre per le strade allegramente

i reduci ora passano sporadici

qualcuno gioca con noi a nascondina.

Le massaie sono elettrizzate

dopo mesi, si chiamano allegre

gridano gioiose, accendi il forno;

anche mia madre è affaccendata

Lina l'aiuta, sta impastando il pane.

Peppino mi porta la notizia, con candore

per le strade, però, c'è uno strano odore.

Mi precipito al forno la bocca colma

d'acquolina: "un pò di pizza, mamma,

un pò di pizza". Questa è farina

che non conosciamo, il pane si è attaccato

dentro il forno. - Ma perché odora di piselli? -

Proviamo a metter sotto le foglie di cavolo.

E' mezza giornata che aspetto e finalmente

mamma candida come la madonna

ci porge il pane tanto faticato:

è verde e puzza.

Per la prima volta ho bestemmiato.

Sono tornato a casa a tarda sera

stanco, ribelle, affamato;

mamma con calma certosina

mi porge il piatto per mangiare.

Ma!... E' polvere di piselli puzzolente

la stessa di cui era fatto il pane:

ho scaraventato il piatto dalla finestra

ho rotto anche il vetro e mamma piange.

Terrorizzato mi sono rifugiato

sotto la mia capanna a Valle d'Asino.

13) (Gli Alleati ci avevano portato farina di piselli e di fagioli. Le massaie di Paduli desiderose di vedere un forno acceso, impastarono questa farina e tentarono di fare del pane; ma la farina, oltre ad avere un odore sgradevole e il colore verde, non riusciva ad amalgamarsi e si attaccava sul pavimento del forno. Dopo vari tentativi, decisero di avvolgere la pasta in foglie di cavolo; ma quella "cosa" che chiamavano "pomposamente" pane, era immangiabile, più per l'odore che per il sapore. Ciò contribuì, però, a non far atroffizzare le mascelle).

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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