1 novembre 1755
Terremoto a Lisbona

Splendeva il sole quel mattino del 1° novembre 1755 a Lisbona, la capitale del Portogallo che si estende sulle colline in riva al Tago. Era il giorno di Ognissanti e gli abitanti si riversavano a frotte nelle chiese per assistere alla Santa messa.

Erano le 9,40 quando si udì un boato spaventoso, che sembrava provenire dal centro della terra, mentre contemporaneamente la terra cominciava a tremare. Dopo pochi secondi, la scossa era cessata. Le strade non erano ormai che enormi distese di macerie e detriti. Una nuvola di polvere offuscava la luce del sole e, in quella notte improvvisa, i feriti gridavano sotto le rovine. La gente correva di qua e di là, sconvolta.

Alle dieci un maremoto sollevò delle ondate alte dodici metri, che sommersero il porto e la città bassa.

Quando l'acqua si ritirò, le banchine e le case erano scomparse... Per di più, nelle case distrutte, i focolari sui quali cuocevano i pasti appiccarono fuoco alle tappezzerie e ai mobili, e l'incendio si diffuse a interi quartieri, riducendo tutto in cenere.

Prima della catastrofe Lisbona contava 260.000 abitanti. Oltre 60.000 perirono durante la giornata e 100.000 rimasero senza tetto. Rimasero distrutte quaranta chiese su cinquantanove. Gli abitanti le cui case erano state risparmiate non avevano il coraggio di tornare a casa, nel timore di ulteriori scosse. Si sistemarono quindi sotto tende come i sinistrati, dove passarono parecchie notti.

Oggi Lisbona conta oltre ottocentomila abitanti. Ricordando il terremoto di Lisbona, mi corre il pensiero agli abitanti di Catania e a quelli dei paesi limitrofi all’Etna.

Un pensiero e un augurio che tutto si plachi il più presto possibile.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1914:Battaglia navale di Coronel: l'ammiraglio tedesco von Spee distrugge la flotta inglese del Sud Pacifico.

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RICORDIAMOLI

GIGI PROIETTI

Gigi Proietti, domani compie gli anni, essendo nato a Roma il 2 novembre, sette anni e tre mesi dopo di me. Auguri grande sulla scena, grandissimo nella vita; oggi come per il passato non c’è chi eguagli la tua "istrioneria" multiforme. Hai sbandierato, in "A me gli occhi please!" che sei un attore di "estrazione popolare", i tuoi Maestri spirituali possono essere lieti, penso che dall’aldilà si beano della tua "istrioneria-eclettica".

Gigi dopo un oscuro apprendistato come cantante e come attore, approda, finalmente nella compagnia di Luigi Pistilli nella stagione 1965/66 e interpreta "L’Arbitro"; sempre nello stesso anno e con la medesima compagnia è ne "Il mercante di Venezia" di Shakespeare; poi passa alla compagnia di Peppino per interpretare "La bottega del Caffè" di Carlo Goldoni.

La stagione successiva lo godiamo quale interprete in "Libere stanze" di Roberto Lerici; in "Direzione memorie" di Augias; "Il desiderio preso per la coda" di Picasso; "Il tubo e il cubo" di Frassineti; poi venero "La giungla delle città" di Brecht, vincendo il Premio IDI (Istituto del Dramma Italiano); "Coriolano" di Shakespeare per la Compagnia Stabile di L’Aquila; e per la medesima compagnia stabile mise in scena "Operetta" di Gombrowicz.

Però già dal 1967 aveva cominciato a lavorare con Calenda, prima al Teatro del Centouno, poi fino al 1970 allo Stabile dell'Aquila, dove s’impose come una delle più prorompenti personalità sceniche della sua generazione. Il successo di Alleluja brava gente! nel 1970, di Garinei e Giovannini attirò su di lui l'attenzione dei produttori cinematografici; ricordiamo che aveva già interpretato al fianco di Gina Lollobrigida "La ragazza del bersagliere" di Alessandro Blasetti, poi fu nel 1968 il protagonista de "L'urlo" di Tinto Brass. Da allora ha alternato l'attività cinematografica: "La mortadella, di Monicelli; La Tosca, di Magni; Le farò da padre, di Lattuada; Casotto, di Citti, con una Sharon Stone adolescente e un Paolo Stoppa, effervescente; Un matrimonio, di Altman; Duepezzidipane, di Citti; a quella televisiva e teatrale, dal mirabile successo di A me gli occhi please!, di Lerici, a La commedia di Gaetanaccio, di Magni, a Caro Petrolini, di Gregoretti, al Cirano, di Rostand, nel 1985, da lui anche diretto, a I sette re di Roma, di Garinei.

Tra i suoi ultimi impegni teatrali: Per amore e per diletto, Stanno suonando la nostra canzone, già da lui diretto e interpretato nel 1981 accanto a Loretta Goggi, e Dramma della gelosia. Negli ultimi anni ha intensificato la sua attività come regista, firmando sit-com come Villa Arzilla, e ha fatto parte del cast di serie come Un figlio a metà e Italian restaurant. Nel 1996 è stato il protagonista de Il maresciallo Rocca, serie di telefilm di RAI Due che ha fatto registrare un clamoroso successo di audience, rinnovato anche nella seconda serie del 1998, anno in cui è tornato a lavorare con Monicelli nel film Panni sporchi. Il resto è cronaca che sarà storia.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI

Oggi cercherò di parlarvi di una persona cui non sono mai riuscito a dare il tu. L’ho conosciuto nel 1961, lo accompagnò il padre, con il quale avevo fatto amicizia, poiché passava tutte le mattine alla stessa ora e si fermava a parlarmi di questo figlio che aveva lasciato l’Università (era iscritto a legge), per andare in Sicilia per recitare e cantare. Aveva un gruppo: sette amici che suonavano in bar. Di tanto in tanto anche Lui iniziò a venire a trovarmi, perché gli avevo detto che scrivevo per il teatro e che avevo già rappresentato due commedie. Si parlava delle nostre speranze e delle sue aspettative. Erano così passato gli anni e giungemmo al Natale del 1965, aveva bisogno urgente della divisa per il gruppo, quindi in meno di una settimana si sarebbero dovute confezionare sette divise per il gruppo musicale, poiché il 31 dicembre avrebbero dovuto suonare in posto incantevole e per una èlite cui teneva molto anche all’apparenza oltre che alla bravura.

Gli dissi, un po’ perché non avevo voglia di passare il Natale a Roma lontano dai miei figli e dal resto della famiglia, essendo la nostra una famiglia patriarcale e quindi, almeno a Natale, papà ci voleva tutti con lui: "con un fisico come il suo, la smetterei di fare il girovago con la chitarra e mi darei subito al teatro o al cinema"

Passate le feste natalizie, venne per un’altra urgenza: aveva bisogno di un vestito scuro perché doveva girare il film "La ragazza del bersagliere" di Alessandro Blasetti, con Gina Lollobrigida. Avete già capito di chi parlo. Vorrei tanto saper descrivere lo splendore degli di suo padre, e il volto sorridente, quando come un cospiratore mi portava, per farmeli leggere, i primi trafiletti di critica. Poi ci furono un paio di anni di silenzio, Gigi non lavorava, era in attesa spasmodica di una chiamata qualunque fosse stata e… la chiamata giunse: Modugno aveva dato forfait per "Alleluia, brava gente" occorreva un sostituto. Chi chiamare? C’era quel ragazzo alto e sorridente, che mascherava cosi bene le delusioni, Garinei disse il nome e Giovannini formò il numero del telefono.

Così nacque una Stella di Prima grandezza, eclettica, istrionica e multiforme. Pensate che quando girò la vita di Fregoli, attori, tecnici e primo fra tutti il regista rimasero meravigliati di quanto fosse veloce nel cambiare abito e personalità, pur avendo a sua disposizione lo "stop" del regista, fino alla preparazione della scena successiva. No, Lui volle girare come se fosse stato in teatro e, negli studi televisivi, si parlò di un attore che interpretava Fregoli e che superava lo stesso.

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LA POESIA DEL GIORNO

Se m'addormento svegliami
se non mi sveglierai troverai
al tuo fianco il cuore freddo.
Ma tu mi sveglierai.

E' triste questa notte d’ansia e di paura,
non un grillo canta sotto la luna,
anche le cicale tacciono.

Sull'albero giovinetto ancora
un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.

La città nuova abitata da spettri
robotizzati è una tomba enorme.
Solo un cane guaisce in lontananza
e il battito fremente del mio cuore.

Un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.
Il respiro non muove una fronda
una folata di vento vorrei.

Se m'addormento svegliami
non lasciare che il cuore
diventi freddo.
Basta la mia paura!

Reno Bromuro (da "Se m’addormento" Edizione in Proprio quale protesta contro certa editoria)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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