1 marzo 1999
Borselli chiede la riabilitazione politica
di Bettino Craxi

Al Congresso dei socialisti europei (PSE), Enrico Borselli ha chiesto la riabilitazione politica di Bettino Craxi, asserendo che l’ex leader del PSI non era e non può essere considerato un capobanda criminale.

Bettino Craxi era nato a Milano 1934 si spense a Hammamet, Tunisia nel 2000.

Vicesegretario del PSI nel 1970, schierandosi sulle posizioni autonomiste di Pietro Nenni (il quale agli inizi aderì al Partito Repubblicano, nel 1911 fu arrestato per aver organizzato scioperi contro la guerra libica. Bettino CraxiNel 1914 partecipò alla "settimana rossa" ad Ancona a fianco dell'anarchico Malatesta e fu nuovamente condannato. Interventista, collaboratore del mussoliniano "Popolo d'Italia", fu tra i fondatori del Fascio di combattimento di Bologna il 9 aprile 1919, ma si staccò presto dal fascismo per la sua politica antioperaia e aderì al socialismo, divenendo direttore dell'"Avanti" dal 1923 al 1925), nel 1976 fu eletto segretario del partito, in sostituzione di De Martino. Nel 1983 primo presidente del consiglio socialista della storia d'Italia, guidò il più duraturo governo del dopoguerra, rimanendo in carica fino al 1987.

Tra i risultati ottenuti, perseguendo una politica pragmatista con uno stile di marcato decisionismo, vi furono la firma del nuovo concordato con la Chiesa, nel 1984, e la conferma referendaria del decreto sul taglio della scala mobile. Coinvolto nell'inchiesta Mani Pulite (nome attribuito dai mezzi di comunicazione all'inchiesta giudiziaria aperta nel febbraio 1992 dalla Procura di Milano relativa ad una serie d’episodi di corruzione e concussione, che presto mise alla luce una vastissima rete di connivenze tra mondo politico e settori di quello imprenditoriale.Bettino Craxi

Chiamando in giudizio molti uomini politici, amministratori e imprenditori, le inchieste di Mani pulite contribuirono a disgregare gli equilibri politici vigenti e a far tramontare partiti di lunga tradizione quali la DC e il PSI), che lo scoperse tra i maggiori protagonisti del ramificato meccanismo di corruzione politico-affaristica radicatosi nel corso degli anni '80, si dimise dalla segreteria del PSI nel 1993. Poco dopo, per sfuggire all'arresto, riparò in Tunisia, dove pose la sua residenza fino alla fine. Nel 1996/97 la Cassazione rese definitive le prime sentenze di condanna.

Il 1 marzo 2000, i radicali si presenteranno da soli alle prossime elezioni regionali. Dopo il mancato accordo fra Polo e radicali, Marco Pannella annuncia che i radicali si presenteranno da soli alle prossime elezioni regionali del 16 aprile.

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RICORDIAMOLI

GABRIELE D’ANNUNZIO

Gabriele D’Annunzio, nacque a Pescara il 12 marzo 1863 si spense il 1 marzo 1938 a Gardone Riviera. Si affermò a soli sedici anni, quando era ancora studente presso il collegio Cicognini di Prato, pubblicando, a spese del padre, la sua prima raccolta di versi, Primo vere; trasferitosi a Roma nel 1881, Gabriele D’Annunziofece il suo ingresso nel gran mondo dei salotti e dei ritrovi galanti e in quello dell'editoria: risolutivo fu soprattutto l'incontro del giovane D'Annunzio con l'editore Sommaruga, che impose definitivamente sul mercato librario il nome del nuovo scrittore.

A sua volta, D'Annunzio seppe amministrare abilmente la propria parte di personaggio, mantenendo il rapporto con il pubblico secondo una vera e propria legge di mercato. In questa prospettiva si spiegano i fatti clamorosi del periodo romano dello scrittore: il matrimonio nel 1883 con la duchessina Maria Hardouin di Gallese, dopo una fuga sensazionale, e la successiva relazione tumultuosa con Barbara Leoni; i duelli e i processi; le cacce a cavallo e le imprese sportive; e si chiarisce l'importanza decisiva della sua esperienza giornalistica sulle pagine prima del Fanfulla, del Capitan Fracassa, della Cronaca Bizantina, poi della Tribuna e del Mattino.

Eletto, nel 1897, deputato dell'estrema destra, D'Annunzio passò tre anni dopo alla sinistra, che però non prese sul serio la sua affermazione di andare "verso la vita":troppo teatrale era quel gesto, compiuto proprio nel periodo in cui lo scrittore aveva intrecciato, con la "tragica" Eleonora Duse una relazione non esente, pur nell'autenticità della passione, da un calcolo sapiente, che la trasformava in un'operazione di divismo pubblicitario, come dimostra il trasferimento nel 1898 dei due amanti alla Capponcina, una fastosa villa presso Settignano. Dopo la rottura con la Duse nel 1904, D'Annunzio, per sottrarsi alla morsa dei creditori, si rifugiò in Francia. Nel 1915 ritornò in Italia e, con il discorso tenuto a Quarto il 5 maggio, si schierò alla testa degli interventisti. Prese poi parte alla guerra, mostrando coraggio e spirito d'iniziativa in numerose imprese: voli su Trieste e Trento, dove perse l'occhio destro in un atterraggio forzato, incursioni aeree su Pola e su Cattaro, la beffa di Buccari e volo su Vienna; ma queste azioni spettacolari fecero di D'Annunzio un guerriero privilegiato, che ignorava la vita orrida e logorante della trincea. Terminata la guerra, si fece portavoce del mito della "vittoria mutilata" e, nel settembre 1919, alla testa di un gruppo di legionari, occupò Fiume, dove restò quale "Comandante" fino al "Natale di sangue" del 1920, inaugurando quella tecnica della coreografia totalitaria che fu presto messa a frutto, con più risoluta spregiudicatezza, da Mussolini. Dopo l'avvento del Fascismo,fu ufficialmente esaltato ma in realtà isolato nel suo dorato confino del Vittoriale, a Gardone, che egli trasformò in un funebre mausoleo.

In letteratura ebbe una concezione dell’estetica che, a suo parere, deve identificarsi con la vita, questo è il presupposto essenziale dell'arte dannunziana, che contrappone alla prosaica realtà dell'Italia giolittiana l'estetismo, cioè il culto religioso della bellezza, volto a blandire la piccola borghesia insoddisfatta e far leva sul suo segreto bovarismo. Sbocco inevitabile dell'estetismo dannunziano è stata la scoperta di Nietzsche: un Nietzsche svuotato d’ogni tragicità e autenticità morale, dal quale ha ricavato il mito del superuomo, realizzando artisticamente i sogni velleitari della classe media, la forza fisica e lo sfrenato erotismo, il culto per l'avventura e il disprezzo per la plebe, la difesa dell'ordine e l'aspirazione alla grandezza nazionale, ma anche una disposizione nichilistica, che affiora nei più celebrati miti di Alcyone, come desiderio di "tregua", d’immedesimazione panica con la natura, e finisce con il dominare nella produzione "notturna".Gabriele D’Annunzio

Il vero esordio poetico di D'Annunzio, dopo le rime acerbe di Primo vere, è costituito da Canto novo, dove la lezione carducciana è filtrata da un gusto, già tutto personale, dell'esuberanza vitale e dell'esaltazione panica, ancora limitata alla fisicità naturale. Nel 1882 apparve anche il libro di racconti Terra vergine, al quale fecero seguito il Libro delle vergini e le novelle di San Pantaleone, ripubblicate con il titolo Le novelle di Pescara nel 1902: è evidente in questo ciclo la suggestione del Verga, limitata però a un bozzettismo esterno, che esclude l'intima partecipazione dello scrittore e accentua i motivi del turpe e del deforme. Nel clima di raffinata eleganza del periodo romano D'Annunzio aveva allargato il suo orizzonte letterario e preso contatto con la scuola parnassiana, facendosene influenzare nei preziosi arabeschi dell'Intermezzo di rime, dell'Isotteo e della Chimera,delle Elegie romane, e raggiungendo la più alta espressione del suo compiaciuto erotismo con il romanzo Il piacere del 1889, che costituisce il codice dell'estetismo dannunziano.

Ma le suggestioni del misticismo irrazionalistico e dello psicologismo della letteratura russa lo indussero a tentare il superamento del suo istintivo sensualismo, alla ricerca di un'artificiosa "bontà": nacquero così i versi del Poema paradisiaco, che anticipa modi crepuscolari, e i romanzi Giovanni Episcopo e L'innocente. L'accostamento al profeta di Zarathustra condusse quindi D'Annunzio alla poetica del "superuomo": dal ritmo cupo e ossessivo del romanzo Il trionfo della morte si passa alle Vergini delle rocce, un romanzo che celebra l'ideale politico del superuomo in una serie di astratti motivi decorativi, e al Fuoco del 1900, il cui turgore di metafore e immagini segna il pieno avvento linguistico dell'"Immaginifico". Accanto all'esperienza narrativa, si svolgeva intanto quella teatrale, in cui ricorre la stessa tematica del superuomo: da La città morta, forse la migliore tragedia dannunziana, a La Gioconda e La Gloria, dove il motivo superumano raggiunge toni parossistici.

La catarsi è raggiunta nel primo e soprattutto nel terzo libro delle Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi, cioè in Maia e Alcyone, dove la parola si dissolve in una germinazione stupenda di immagini e suoni, echi e assonanze, mentre negli altri libri Elettra, Merope, Asterope, postumo, prevalgono accenti di oratoria civile. Gli esiti della poesia alcionia si avvertono in parte nel dramma La figlia di Iorio e nel romanzo Forse che sì forse che no, mentre l'eloquenza superumana prosegue nelle tragedie Francesca da Rimini, La fiaccola sotto il moggio, Più che l'amore, La nave, Fedra, e nei lavori scenici composti in Francia Le martyre de Saint Sébastien, musicato da Debussy; La Pisanella, Parisina, musicato da Mascagni. L'ultima stagione dannunziana è quella "notturna" delle prose autobiografiche: la Contemplazione della morte, La Leda senza cigno, Le faville del maglio, Il venturiero senza ventura, Il compagno dagli occhi senza cigli, La Violante dalla bella voce, il Notturno e il Libro segreto. È una scrittura frantumata, che si svolge attraverso rapide illuminazioni e ariose divagazioni, in uno stile lucido e disincantato, la cui rarefatta perfezione costituisce, forse, la migliore lezione che D'Annunzio ha lasciato al Novecento.

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IL FATTO

CARLO MAGNO E LA RINASCITA CULTURALE

Carlo Magno diede grande impulso alla diffusione di istituzioni scolastiche, re dei Franchi dal 768, era divenuto imperatore nella notte di Natale dell’anno 800. Il suo regno era chiamato Sacro Romano Impero, perché Carlo pur essendo cristiano, si considerava l’erede degli imperatori di Roma. L’imperatore non aveva ricevuto da ragazzo una istruzione particolarmente accurata.

La leggenda lo ritiene addirittura analfabeta, cioè totalmente incapace di leggere e scrivere: probabilmente questo non era del tutto vero. Carlo sapeva leggere e far di conto, ma aveva enormi difficoltà nella scrittura, anche perché a quel tempo scrivere era una operazione più complicata e molto meno frequente di quanto non sia al giorno d’oggi. Nonostante ciò promosse l’uso di un nuovo tipo di scrittura, antenata dei nostri caratteri di stampa, detta appunto "carolina".

Era però un uomo molto interessato alla cultura. Sotto il suo regno ci fu una rinascita culturale e furono fondate molte scuole, sia all’interno dei monasteri che presso le chiese cattedrali delle maggiori città dell’Impero. Inoltre attorno alla corte del re si formò una accademia, chiamata schola palatina, diretta dal monaco anglosassone Alcuino. L’accademia palatina era destinata all’educazione dei principi e dei giovani aristocratici, che lì apprendevano l’arte militare e il governo del popolo. Fu anche un attivo centro di studi di alto livello, di cui fecero parte alcuni dei maggiori intellettuali europei dell’epoca. Purtroppo questa istituzione non sopravvisse a lungo dopo l’887, anno della deposizione di Carlo il Grosso, ultimo successore di Carlo Magno; ma ha lasciato la legge delle scuola per tutti, cioè tutti devono frequentare una scuola, devono imparare a scrivere e leggere.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL CANTO DELL'USIGNUOLO

Oggi che il canto dell'usignuolo si fa lamentoso
sento la pesantezza di un sogno non vissuto
e odo ancora il grido della gente impaurita
all’avvicinarsi del treno che aspettavamo ansiosi.

Una bambina è risucchiata dall'aria turbinosa,
e nelle mani anchilosate ritrovo
solo un cappuccio e una ciocca nera di capelli.
Dalla folla che popola il marciapiedi della metro
grida raccapriccianti, tu ed io tremanti
avvinti in eterno abbraccio, sconvolti e piangenti.

L'usignuolo ritorna ogni sera a ricordare...
Mano nella mano mi portavi per strade sconosciute
ripide scale, irte salite, nuvole rosa campi sterminati
di papaveri...azzurri, mentre l'usignuolo
cantava alla luna.

Oggi che il canto dell'usignuolo si fa lamentoso
mia cara, sento tutta la pesantezza di quel sogno.
Oggi che l'usignuolo piange, ti dicevo, odo
il grido della gente impaurita, mentre raccolgo
il sangue che sgorga prepotente dal mio cuore.

Reno Bromuro (da Musica bruciata)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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