1 maggio 1889
FESTA DEI LAVORATORI
Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889,
a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della
Seconda Internazionale, nata e sviluppata tra il
1862 e il 1864 ed ebbe la sua riunione inaugurale
a Londra nello stesso 1864. La figura dominante fu
quella di Marx, che seppe indirizzare il
lavoro dei delegati verso alcune mete
fondamentali, la responsabilizzazione dei
lavoratori come creatori del loro destino, la
ripulsa delle guerre nazionalistiche e
imperialistiche, la conquista del potere politico
come mezzo indispensabile per ottenere giustizia.
Queste idee furono sviluppate nei congressi successivi, tenuti quasi ogni anno: in essi si affermava altresì il principio del diritto del lavoratore alla proprietà del suolo e delle macchine e si precisava la dottrina dello sciopero come arma fondamentale di lotta. Ma, sopraggiunta la guerra franco-prussiana del 1870, i socialisti europei non riuscirono né a impedirla né a ostacolarla, così che l'Internazionale entrò in crisi e fu agitata da gravi contrasti.
Nel 1872 fu espulsa l'ala anarchico -rivoluzionaria dei seguaci di Bakunin e nel 1876 l'intera organizzazione si sfaldò definitivamente; il consiglio riunito in quei giorni nella capitale francese definì: "Una grande manifestazione da organizzare per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori avrebbero potuto chiedere alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1 maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1 maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.
A mano a mano che si avvicina al 1 maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento "Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1 maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia,consiglia a tutti di starsene tappati in casa,di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere.
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RICORDIAMOLIDAVID LIVINGSTONE
David Livingstone, esploratore e
missionario, nacque a Blantyre,
Scozia, nel 1813. Di umile famiglia,si
laureò in medicina, ma la sua vocazione religiosa
lo portò all'apostolato missionario. Entrato nella
Società delle Missioni di Londra, venne inviato
nel 1840 nell'Africa meridionale, per raggiungere
il missionario Robert Moffat, di cui
avrebbe nel 1844 sposato la figlia.
Per
otto anni esplorò la regione finché, nel 1849,
iniziò la serie dei suoi viaggi: attraversato il
deserto del Kalahari, scoprì il
Ngami e nel 1851 raggiunse per primo lo
Zambesi, ritornando nel 1852 a
Città del Capo.
Inviata la famiglia in Gran Bretagna, intraprese un secondo viaggio nel tentativo di attraversare l'Africa da Sud a Ovest risalito lo Zambesi, toccò il lago Dilolo e nel maggio 1854 giunse a Luanda, in Angola, sulla costa atlantica. Di qui ritornò verso la Rhodesia scoprendo le cascate dello Zambesi che chiamò Vittoria in onore della regina di Gran Bretagna; proseguendo ancora verso Est giunse nel 1856 a Quelimane in Mozambico, sull'Oceano Indiano, da dove fece ritorno in Gran Bretagna.
Tra il 1858 e il 1864, in compagnia di altri europei e della moglie, partito da Quelimane, risalì lo Zambesi, scoprì il lago Niassa ed esplorò l'altopiano dei grandi laghi. Trascorso un altro breve periodo in patria, nel 1865 ripartì nuovamente con lo scopo di determinare lo spartiacque tra i laghi Niassa e Tanganica; nel 1866 scoprì i laghi Mweru e Bangweulu e risalì il corso del Lualaba; successivamente si dedicò al rilevamento delle coste del lago Tanganica.
Perdutesi le sue tracce, venne organizzata dal giornale New York Herald una spedizione di soccorso affidata a Henri Stanley. Questi riuscì a rintracciare Livingstone a Ujiji, sulle sponde del lago Tanganica nel 1871, e a portargli nuovi mezzi. Livingstone riprese così le sue esplorazioni, finché, consunto dalle privazioni e dalle malattie, morì sulle rive del lago Bangweulu. Venne sepolto nell'abbazia di Westminster, a Londra.
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IL FATTO
NINO TARANTO BAMBINO PRODIGIO
Nato a Napoli il 28 agosto 1907, appartiene
alla categoria dei bambini-prodigio. Esordisce a
tre anni, in frack e paglietta. Era di moda
allora. Maurice Chevalier la portava già a
Parigi e il piccolo Taranto,si adegua, ma
vi apporta una modifica personalissima: taglia
dalla falda frontale della paglietta, tre spicchi
a triangolo, in modo da ottenere due punte
triangolari. Avviato precocemente allo spettacolo,
insiste e nel 1928, a soli ventuno anni, è già
considerato un artista completo. Ma è ancora
giovane e pur scalpitando come un puledro allo
starter,deve aspettare. L'anno dopo è scritturato
dalla Cafiero e Fumo ed entra a far
parte di una vera compagnia teatrale ed anche
importante. S’impone come cantante-macchiettista e
questa specializzazione diviene la chiave di volta
della sua carriera. Sogna la prosa, ma il frutto
cade dall’albero solo se maturo, e il frutto
comincia a maturare nel genere del teatro di "varietà".Col
successo arriva alla "rivista"; sembra
abbia dimenticato la prosa.
E’ tanto il successo, nella rivista, che a trent'anni esordisce come capo-comico. Ormai è questa la sua strada e lui la percorre con amore. In qualche teatro poco distante si esibisce la compagnia di Totò. Il pubblico crederà che i due siano concorrenti, invece, in realtà, è ammiratore di Totò, di cui apprezza il taglio dell'improvvisazione, la disarticolazione espressiva e le qualità mimiche. Tutti attributi, tranne l'improvvisazione, che non gli sono particolarmente congeniali;ma vi ricorre egualmente nelle macchiette. Nel 1938, l'anno dopo l'esordio di Totò a cinema con il film "Fermo con le mani". Gira il suo primo film "Nonna Felicità". Ma ricomincia a pensare alla prosa che resta l'ambizione più pura: recitare la prosa, sentirsi attore in tutto e per tutto. Appagherà questo desiderio nel 1955. L'incontro sul set cinematografico con il grande Totò avviene solo undici dopo.
Finalmente nel 1949 lavora con Totò nel film "I pompieri di Viggiù". Il rapporto è immediatamente diverso da quello che Totò ha avuto con Fabrizi o anche con lo stesso Peppino De Filippo. Taranto conserva tutta intatta l’ammirazione che ha per Totò. "Lo ha già detto in pubbliche dichiarazioni e, se non bastasse la parola, lo dimostra nei fatti. In tutte le sequenze dei sei film che hanno girato assieme, l'ammirazione è palese. Sembra quasi che sia lì a godersi lo spettacolo. E quando deve intervenire non si mette in competizione. Sembra quasi cosciente della sua inferiorità e non accetta la sfida. Si mette al servizio del suo grande collega, che considera il suo maestro".
La sua carriera, Nino Taranto, l'ha terminata sulle tavole del teatro Sannazzaro nella compagnia di Luisa Conte con interpretazioni che hanno dell'eccezionale. Morì a Napoli il 23 febbraio del 1986.
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LA POESIA DEL GIORNO
LUNGO SPIAGGE DESERTE ISOLATE
Lungo spiagge isolate, prive anche
dell'acuto gracchiare dei Gabbiani,
va l'amore mio verso il punto bianco
baciato dalla luna sullo scoglio,
al centro del mare, anch'egli solo
nel gelido e freddo raggio lunare.
Lungo spiagge divise e deserte vanno
i fantasmi dei miei pensieri alla ricerca
di quel punto bianco sullo scoglio
e della mia donna infreddolita e sola.
Con la risacca si confondono i pensieri.
Il Gabbiano è sempre più solo
sullo scoglio al centro del mare,
la spiaggia e più deserta di sempre
e il pulsare del cuore è più forte
mentre corro incontro a te con le braccia
aperte come il Gabbiano le ali,
quando vola incontro alla luna,
ormai preso d'amore per la sua freddezza.
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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