W IL 2003

1 gennaio 1863
Emancipazione dei neri

Da venti mesi, negli Stati Uniti, Nordisti e Sudisti si combattevano in una guerra fratricida di cui nessuno era in grado di prevedere l'esito. Abramo LincolnNel corso del 1862 la situazione militare del Nord, momentaneamente compromessa, era venuta migliorando e Abramo Lincoln, che si considerava Presidente di tutti gli Stati Uniti ritenne fosse giunto il momento di ricordare ai suoi compatrioti perché il Nord era deciso a battersi fino alla vittoria.

Il 1 gennaio 1863 Lincoln firmò il Proclama d'emancipazione, il quale stabiliva che da quella data gli schiavi sarebbero stati liberi in tatti gli Stati ribelli.

Certo il Presidente sapeva che quel 1 gennaio nemmeno uno schiavo nero sarebbe stato liberato dai suoi padroni sudisti, ma volle ugualmente fissare una data.

Per anni Lincoln aveva creduto con tutta la sua fede cristiana che il problema della schiavitù si sarebbe risolto senza bisogno di ricorrere alla violenza. Ma dal momento che la guerra civile, contro la sua volontà, era scoppiata, doveva almeno servire a qualcosa.

Le grandi sofferenze dei neri (che Harriet Beecher-Stowe descrisse cosi bene né La Capanna dello zio Tom) dovevano finire per sempre: non più uomini e donne venduti come bestiame, né bambini separati dalla madre, né coppie disperse.

Il Proclama d'emancipazione dei neri prometteva tutto questo agli schiavi. Due anni dopo, la vittoria del Nord diede loro la libertà, ma non risolse il problema dell'uguaglianza; e ancora oggi i neri sono troppo spesso considerati dai bianchi come una razza inferiore.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1948: Entra in vigore la Costituzione italiana.
1960: Muore il campione del ciclismo Fausto Coppi.

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RICORDIAMOLI

FAUSTO COPPI

Fausto Coppi nato a Castellania, sulle colline tortonesi, il 15 settembre 1919, ha vissuto praticamente tutta la vita a Novi - prima in viale Rimembranza, poi a Villa Carla sulla strada per Serravalle.Fausto Coppi

Conquistó il record mondiale dell'ora nel 1942 alla media di Km. 45,798. Vinse due campionati del mondo di inseguimento su pista e uno su strada, a Lugano nel 1953; quattro volte campione d'Italia, cinque vittorie al "Giro" e due al "Tour".

Trionfò cinque volte al Giro di Lombardia; tre alla Milano-Sanremo; una alla Parigi-Roubaix; una alla Freccia Vallone. Vinse due Gran Premi delle Nazioni, tre Gran Premi di Lugano e quattro Trofeo Baracchi, tutte gare a cronometro individuale, eccetto il "Baracchi" che si correva a coppie.

Fu proprio al Trofeo Baracchi, nel 1957 in coppia con Ercole Baldini, che Fausto conquistò il suo ultimo successo.

Nonostante i trionfi e l'esaltante carriera ebbe una vita piena di tormenti e drammi, quasi come un eroe della mitologia.

Dalla morte del padre, quando lui era ancora ragazzino, a quella del fratello Serse, alle numerose e drammatiche cadute in corse e in allenamento.

Fino al dramma finale, quello della malaria contratta in Africa che gli stroncò la vita a soli 41 anni. Una maledizione per un uomo che aveva esaltato le folle e la fantasia di cronisti e poeti.

E ogni anno in questo giorno il mito dell'uomo solo è riproposto con celebrazioni e manifestazioni struggenti, alla presenza di centinaia di sportivi che da ogni angolo d'Italia vanno a Castellania per deporre un fiore, dire una preghiera.

Anche questo è forse un altro mistero del mito del campionissimo.

Parafrasando Mario Ferretti,c'è ancora un uomo solo al comando dei nostri ricordi.

Il campionissimo, così chiamavamo il mitico Fausto, asso delle due ruote, con lui la strada scivolava via veloce e per il pubblico era un grande esempio di uomo sportivo ed onesto. Era l’Italia del 1949,quando passato da poco il secondo conflitto mondiale. Il fascismo se n’andava con i suoi orrori. Il ragazzo di Castellania, come lo chiamavano gli sportivi dell’epoca era di una semplicità straordinaria e contagiava nella sua voglia e nella passione nei confronti del ciclismo i suoi compagni di squadra, con cui si allenava. Un uomo gli era sempre vicino: il formidabile Luigi Ganna.

Coppi e BartaliI mezzi finanziari di allora erano scarsi, ma la passione umana e il cuore che ci metteva la gente che ci credeva, sapeva sopperire a questa carenza. Frequenti erano le rotture dei fascioni e così i corridori dovevano legarsi i pneumatici a mo’ di corsari spagnoli, come se fossero cinturoni carichi di proiettili. I momenti iniziali furono duri e ardui come l’inserimento nella squadra di Bartali che era il leader del momento e che imperversava sulle pagine della "Gazzetta dello Sport" di Candido Cannavò. Coppi diceva che correre "...è come uno sfarfallio di farfalle che aprono e chiudono le ali variopinte e che si liberano, quando corro sulle creste e i crinali più alti delle Alpi e sei solo durante una fuga solitaria che ti conduce verso il tappeto rosso porpora della vittoria..." Il più bel momento della sua vita credo sia stato il passaggio della borraccia piena d’acqua a Bartali sulla vetta dello Stelvio, (anche se per Bartali e i bartaliani era stato l’opposto) con tale gesto il mitico Fausto stringeva un’ amicizia verace con Gino.

La Bianchi era la sua squadra e credo che qualcuno ricorda ancora Fausto. Il giro d’Italia è secondo me come il tempo: passa e se ne va, forse può far dannare la gente che va di fretta e che trova la strada statale percorsa abitualmente per motivi di lavoro e tirare qualche accidente, ma il bello sta proprio qui: perché il vecchio e il bambino guardano assieme correre in bicicletta l’omino col cappellino e finché ci sarà passione umana il giro d’Italia esisterà sempre perché fa parte della nostra tradizione verde, bianca e rossa di cui lo la Penisola non può privarsi.

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IL FATTO

L’OTTOCENTO

Il clima letterario ottocentesco celebrò sia l'epopea del singolo impegnato nella affermazione del principio di libertà individuale, sia il nazionalismo, incentrato sul concetto di patria e su un forte senso della storia dei popoli. Nacque il pensiero romantico, espressione della cultura borghese che si affacciava al potere in tutta Europa.

Uno dei primi autori che manifestò tali ideali fu Ugo Foscolo: attraverso opere come le Ultime lettere di Jacopo Ortis, Dei Sepolcri e i Sonetti, diede voce al disagio di una generazione che si sentiva in bilico tra classicismo e modernità. Già inserito nel clima romantico, Alessandro Manzoni fu invece espressione della esigenza di coinvolgere un pubblico sempre più numeroso nella fruizione letteraria; i Promessi sposi sono, infatti, uno dei primi esempi di scrittura piana e di linguaggio facilmente comprensibile anche dai più. Altra figura di spicco del secolo fu quella di Giacomo Leopardi, il maggior poeta del tempo che, seppur isolato in una vita fatta di studi e meditazioni, partecipò intensamente allo spirito della sua epoca: i suoi Canti, grazie a un linguaggio limpido e a una tecnica perfetta, furono uno degli esiti più alti della poesia italiana.

L'Unità d'Italia del 1861, coi suoi risvolti politico-sociali, segnò anche la produzione artistica coeva: tra i poeti che più seppero connotare in questo senso la propria ricerca vi fu Giosué Carducci. Sul finire del secolo si affiancò a questa nuova corrente letteraria la poetica verista che ebbe in Giovanni Verga il suo capostipite e il suo più prolifico autore: opere come i Malavoglia e Vita dei campi raccontano l'esistenza dei vinti, di chi cioè fu sopraffatto dai mutamenti introdotti in Italia dalla Rivoluzione Industriale e dall'avvento del capitalismo.

Le ultime esperienze letterarie furono quelle di Giovanni Pascoli, che con Myricae e i Canti di Castelvecchio rinnovò profondamente la tradizione della lirica italiana.

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LA POESIA DEL GIORNO

SI ALZI LA VELA

Il vento soffia a poppa
andiamo.

Si alzi
la vela
senza indugiare.

Forza imbarchiamoci andiamo
pei mari.

Vola il veliero sul mare
il cielo è terso sono contento
va la mia nave col vento in poppa.

Sorrido e canto:
"tu sei con me".

Ecco la terra predestinata
sorrido e canto:
"tu sei con me".

Ecco la spiaggia
la sabbia è come polvere
colma le mani a coppa
apri le dita viene giù
la rena
a mulinello
e ridi e canti:
"tu sei con me".

Notte di luna d'argento è il mare
canta la nostra canzone divenuta
sinfonia
per tua magia:

"tu sei con me

tu sei con me!"

Le onde s'inseguono
la nave va col vento in poppa,
tu ti abbandoni:
noi siamo in noi
con la gioia dei verdi anni,
col dolore di sempre
noi siamo in noi.

Reno Bromuro

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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