19 marzo 1980
Dimissioni di Cossiga

Il presidente del consiglio Cossiga si dimette dopo un dibattito parlamentare nel corso del quale PSI e PRI hanno dichiarato che non rinnoveranno l'astensione.

Francesco Cossiga E' nato il 26 luglio 1928 a Sassari. Laureato in Giurisprudenza. Ha due figli. Si è iscritto alla Democrazia Cristiana nel 1945. Ha insegnato diritto costituzionale e diritto costituzionale regionale nell'Università di Sassari. Francesco CossigaE' stato eletto Deputato al Parlamento nel 1958, 1963, 1968, 1972, 1976 e 1979. E' stato eletto Senatore della Repubblica nel 1983; nominato Sottosegretario di Stato alla Difesa nel 1966, nel Terzo Governo Moro, nel 1968 nel Secondo Governo Leone e Primo Governo Rumor, nel 1969 nel Secondo Governo Rumor. Nominato Ministro senza portafoglio nel 1974 nel Quarto Governo Moro. In seguito alle dimissioni del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, ha esercitato la supplenza dal 23 giugno al 3 luglio 1985. Ha prestato giuramento il 3 luglio 1985. Ha rassegnato le dimissioni il 28 aprile 1992.

E' divenuto Senatore a vita quale Presidente Emerito della Repubblica. Divenuto senatore a vita ha mantenuto nel tempo una posizione indipendente, ma sempre pronto a intervenire sui temi più scottanti della politica italiana. Nei primi mesi del 1998, costituiva l'U.D.R. Unione Democratica per la Repubblica, formazione politica di centro nata per raccogliere il voto dei moderati che non si sentivano rappresentati né dal Polo delle Libertà né dall'Ulivo. Ispirandosi alla tradizione del cattolicesimo democratico, il nuovo partito raccoglieva le adesioni di parlamentari del C.C.D. di Clemente Mastella e del C.D.U. di Rocco Bottiglione, ma anche di molte altre forze politiche laiche e liberali. Alla fine del 1998 l'U.D.R. entrava a far parte della maggioranza di governo guidata dal leader dei D.S. Massimo D’Alema.

L'anno successivo, però, il forte contrasto sulla linea politica emerso tra Cossiga e Mastella provocava, di fatto, la dissoluzione del partito, con lo stesso Mastella che decideva di fondare una nuova formazione centrista, l'Unione democratici per l'Europa, formazione che entrava poi a far parte della maggioranza di governo guidata dal leader dei Democratici di sinistra Massimo D’Alema. Dissoltosi l'U.D.R., Cossiga prendeva le distanze dal governo D'Alema, e fallito anche il tentativo di costituire un nuovo soggetto politico centrista, Unione per la Repubblica, nel 1999, comprendente i socialisti di Boselli e i repubblicani di La Malfa, alle elezioni politiche del 2001 dava il suo appoggio a Berlusconi, al cui governo negava tuttavia la fiducia in Senato. Nel giugno 2002, in polemica con il presidente della Repubblica Ciampi, si dimetteva dalla carica di senatore a vita, ma ben presto tornava sui suoi passi.

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RICORDIAMOLI

PRIMO CONVEGNO A.I.A. "POESIA DELLA VITA"

Oggi festeggiamo il Ventottesimo anno di vita dell’ A.I.A. "Poesia della Vita", che di fatto nasce il 19 marzo 1975 con l’incontro di venti artisti provenienti da tutta Italia. In realtà erano i responsabili di Circoli Culturali rappresentanti diciotto Regioni, convocati dal sottoscritto dopo una lunga corrispondenza, iniziata tre anni prima. L’idea di chiamare la nostra Associazione "Poesia della Vita" fu di Marcello Eydalin in riferimento alla mia raccolta di versi "Occhi che non capivano", scritti dal primo giorno di scuola alla fine della guerra.

Il 25 aprile del 1976 fissammo la data per lo svolgimento del Primo Convegno Nazionale degli Artisti della Poesia della Vita, che si svolse regolarmente dal 1 al 3 giugno, al quale intervennero, e sono soci fondatori: Giorgio Carpaneto, Paolo Diffidenti, Arden Borghi Santucci, Francesco Brunetti, Gioacchino Chiparo, Paola Coppola Gamondi, Eduardo Di Bella, Marcello Eydalin, Ottavio Predieri, Selim Tietto e Franco Tasca i quali decisero di:

a) Fondare un periodico dal titolo "Il Baricentro".

b) Iniziare subito l’incontro col poeta nelle scuole e nelle fabbriche.

c) Istituire un Premio Artistico Letterario chiamato "Talentiade Poesia della Vita - Olimpiade di Talenti", precipuamente riservato ai giovani o comunque nuovi autori, difendendo gli stessi dall’imperante "Racket dell’Arte".

Oggi sono infiniti i premi con questo nome e con la nostra matrice, come anche l’incontro col Poeta.

Uno stralcio del discorso di Marcello Eydalin (Pinerolo 18/03/1921 – Torino 20/04/1995)

"Premettiamo che non c’illudiamo di poter arrivare ad un risultato positivo se le nostreMarcello Eydalin posizioni verso l’arte, specie per quanto riguarda la poesia, e verso la vita, non vengono condivise da un certo numero d’amici disposti a tentare un’esperienza forse difficile, ma certamente entusiasmante. Mi sia consentito di ripartire dalla definizione offerta in sede di Convegno per la "Poesia della Vita" e che nessuno ha contestato, secondo cui "PdV" è l’espressione che dalla vita assume direttamente la sua originalità e la sua pregnanza, senza la intermediazione di strutture filosofiche o linguistiche arcaiche, in corrispondenza del mutato tipo di sensibilità e della relativa primitività delle nuove categorie urbane ex agricole, brutalmente acculturate a moduli consumistici, ma sostanzialmente disponibili per attività più personalizzate".[…]

"Il tempo umano oggi, con la vita convulsa che viviamo, è forse il bene più prezioso: tentare di sottrarlo a dieci o cento persone per un’opera di vanità è antisociale, anche se su scala talvolta impercettibile. Noi poeti della vita non vogliamo essere né di destra, né di sinistra, ma in primo luogo sinceri, alla maniera, ad esempio di Cardarelli (troppo sincero. A lui niente Nobel!), di Gregory Corso, di Ferlinghetti, di Prévert. Che poi di volta in volta qualche nostra opera possa essere strumentalizzata da destra o da sinistra, di questo non c’importa proprio nulla. Il poeta deve osservare, sentire, creare. E’ ovvio che è più facile entrare in risonanza con il pianto di un bimbo abbandonato che con il rutto post-prandiale di un banchiere. Non per questo vogliamo imbrancarci con il facile populismo che oggi va fin troppo di moda. Non siamo quelli che pregano che la gru cada in testa all’operaio, perché così potremo cantare la sua morte. Diffidiamo dal dolore per corrispondenza e perciò scongiuriamo i nostri collaboratori di non mandarci poemi sul Vietnam, sul Cile (e nemmeno sul Kosovo e la Jugoslavia o l’Albania – n.d.r.), o sul Gulag. Accetteremo tuttavia, per esempio "America mia nausea" di Roberto Gagno, perché la lontana America è per lui il paradigma di un potere ben più vicino. […] Non vogliamo creare comunità di vita e di lavoro, ma poesia come rivoluzione, magma, comunicazione permanente e totale".

Francesco Grisi, allora Segretario del Sindacato Libero Scrittori, affermò che il "1° Convegno Nazionale A.I.A." era (ed è):

DOCUMENTO E TESTIMONIANZA DELLA "POESIA DELLA VITA"

Sono presenti I rappresentanti d'ogni Regione: la Sicilia e il CO.PE.CLA. sono rappresentati da Benedetto Macaronio, la Puglia da Fabrizio Felli, la Campania da Antonietta Lamorte, l'Umbria da Nerina Pericoli, le Marche da Walfrido Giannobi, la Romagna da Ottavio Predieri, l' Emilia da Arden Borghi Santucci, il Veneto da Francesco Brunetti, la Liguria da Adalia Negri Lavagnoli, la Lombardia da Mario Corsale, il Piemonte da Marcello Eydalin, la Sardegna da Elena Pannain Serra; inoltre è notata la presenza di Giorgio Carpaneto, di Francesco Grisi, di Paolo Diffidenti e altri, tra cui Giovanni Brambilla, Mario Verri, Giorgio Moscatelli.

I lavori iniziarono alle ore 09,05 del 19 marzo 1976 con l'illustrazione del manifesto della "POESIA DELLA VITA" da parte del sottoscritto, commentato da Marcello Eydalin con coerente realtà. Egli, tra l'altro, affermò: "l'Era dei supersonici, dei surgelati, dei super-super non sa che farsene della poesia, però non possiamo dimenticare che la poesia è vita e come tale non la si può ignorare, anche se la nostra società, o meglio la gente, preferisce acquistare un giornalino di Nembo Kid, pagandolo mille lire per poi buttarlo, anziché comprare un libro di poesie e conservarlo per tutta la vita. In questa accettazione consumistica per pubblici sempre più vasti e provenienti da zone sociologicamente depresse, forse la poesia è la forma d'Arte che più rischia di uscire con le ossa rotte, perché tradizionalmente, essa è più il risultato di meditazione che di chiasso". Prima di passare al secondo tema della prima giornata dei lavori: "IL CRITICO NEI CONFRONTI DELL'AUTORE E DEI QUOTIDIANI"

relatore Giorgio Carpaneto; poi Francesco Grisi intervenne, commentando la discussione introduttiva "I POETI DELLA POESIA DELLA VITA": "La tematica che qui, con tanto coraggio, è stata tracciata può essere sostanzialmente delineata su due fatti apparentemente lontani, ma in realtà vicini. I due fatti sono questi: la Poesia, come arte, fino a che punto è documento e quando, invece, diventa testimonianza? E' indubbio che il cavalier Marino è un documento del suo tempo, un grosso documento del suo tempo; come Guido da Verona lo è del suo tempo; e, che documento, aggiungerei! Quindi c'è questa prima funzione di essere documento del proprio tempo; ma possiamo accontentarci di questo quando si parla d'Arte? Certamente, no! Ed allora l'arte deve diventare qualcosa e qualcosa che si serve del proprio tempo, negli eventi del tempo, nel linguaggio del tempo, nelle condizioni del tempo per essere altro e, su quell'altro, è tutto il problema dell'arte... e quindi soltanto quando la poesia, o un quadro, o altro, per una condizione miracolosa propria, esprime una rumorosità e non si sa perché quell'opera d'arte la possiede ed è la condizione misteriosa per non essere documento; ecco che abbiamo la testimonianza, che non è più documento". Ecco perché Dante è un documento, ma è oltre il documento in quanto testimonianza per tutti no".

Sul problema della editoria e dei premi letterari organizzati si soffermò a lungo Giorgio Carpaneto, il quale esordì con una nota amara e purtroppo vera, sul comportamento dei quotidiani nei confronti della cultura italiana, che, non essendo cronaca nera, non fa notizia. Ma, con un sospiro ancor più amaro, ci illustrava come siano uccise e affossate le speranze belle di un giovane scrittore e come un premio possa vivere a lungo perché "bricconcello". Carpaneto non si limitò a denunciare, ma descrisse minuziosamente il meccanismo di questi premi "bricconcelli". "Otto persone istituiscono un premio letterario di cui sette fanno parte della giuria e l'ottavo vince il premio. L'anno successivo, il vincitore entra a far parte della giuria dalla quale è uscito il premiabile e così via, di anno in anno. Ed ecco che, così, sono tutti contenti e felici e il pubblico gabbato. Ma che dire, poi, dei premi "BRICCONI", che si svolgono secondo un congegno meraviglioso, economicamente? Eccolo: un grande editore chiede a dei ricchi industriali, un prestito e pubblica un libro. Gli industriali, poi, insieme con una giuria "ad hoc", premiamo quel libro. Il pubblico crede al giudizio, richiede il libro, l'editore stampa migliaia di copie, vende e restituisce i soldi avuti in prestito con un congruo interesse. Lui, intanto, ha guadagnato, i giornalisti che hanno recensito sono contenti, per evidenti motivi; l'autore è soddisfatto e gli industriali... pure. Così va il mondo".

Per arrestare l'emorragia, non rimane che un mezzo, suggerì Francesco Grisi: "Unendosi e fare da sé ciò che oggi si fa in quattro tempi. Si eviterebbero tante cose, soprattutto si toglierebbero molti poteri dalle mani di persone o incompetenti, o opportunistiche Tenete presente, però, che la realizzazione è ardua e aspra di difficoltà".

Il giorno 21, prima prima di chiudere ci addentrammo nei meandri del "Racket dell'arte" vero e proprio, si concludeva il dibattito avviato dalla Lamorte e si raggiungeva così un altro punto basilare per la divulgazione della poesia: "portare il poeta a diretto contatto col lettore, iniziando un giro di incontri con scolari, studenti e operai".
Conclusione: Per debellare il racket, divulgare la poesia e permettere l'affermazione di giovani bravi e valenti occorre:

1. Unirsi sotto forma cooperativistica o sotto forma di società;
2. Interessare i ragazzi, i giovani, gli operai attraverso "l'Incontro col Poeta"
3. Istituire un Premio per la saggistica sui quotidiani, per sollecitare la stampa ufficiale a parlare di chi veramente vale;
4. Distribuire da noi, cioè distribuire i libri attraverso incontri e scambi con altri Circoli Culturali Italiani e anche di altri Paesi.

Nello stilare la relazione sul "1° CONEGNO NAZIONALE ARTISTI DELLA POESIA DELLA VITA", vedo dinanzi agli occhi le sale dei vari circoli culturali mai affollate perché la cultura italiana è settoriale e "setteriale". Gli iscritti del Circolo X non frequentano il Cenacolo Y e quelli del Centro Z non assistono ai "recital" del Circolo X e mi viene spontanea una domanda: perché disperdere la forza basilare di una società, come la nostra, sezionandola in settori, quando potrebbero essere scambiati gli indirizzi permettendo al cultore artistico di essere libero di scegliere l'argomento letterario che preferisce; visto che la stampa ufficiale (certa stampa) ignora questo tipo manifestazioni, se non sono garantite da una etichetta politica? Perché tutti i presidenti di Circoli o Cenacoli non si mettono in contatto, (noi de "II Baricentro" siamo a loro disposizione per un contatto diretto), tra di loro per una possibilissima unione che sarebbe, a mio parere, salutare per la cultura italiana e, perché no, anche internazionale, unendosi in Confederazione, senza per questo rinunciare alla propria autonomia? Ne guadagnerebbe l'Arte, perché, in questo modo, sparirebbero i particolarismi e le sette, le possibilità finanziarie permetterebbero di far amare la poesia di anche agli increduli e l'Arte ne uscirebbe avvantaggiata: l'Arte con una grande "A".

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IL FATTO

I FATTI DELL’ASSOCIAZIONE

16 edizione di un Premio Artistico – Letterario denominato "Talentiate – Olimpiade di Talenti – Poesia della Vita" (il solo premio che rappresenta le opere teatrali finaliste)Convegni, Conferenze, Attività letterarie Teatro
Oltre cento incontri col Poeta nelle S.M.S.
Dal 1986 a oggi, insegnamento di "Educazione Teatrale" ai ragazzi della S.M.S.
Dal 1971 al 2002 sono state rappresentate oltre 50 commedie, anche di alunni e di autori giovani che meritavano di essere conosciuti dal grosso pubblico; vincendo alla "Rassegna teatrale Ragazzi" del 1999,organizzata dal Convitto Tulliano di Arpino (FR), il 2° premio per il Testo e il primo premio per la migliore interpretazione protagonista femminile; e nei due anni successivi il primo premio per il miglior spettacolo (uno ex aequo). Da tener presente che alla rassegna vi partecipano oltre 20 scuole provenienti da tutta Italia, con la presenza di oltre trecento ragazzi.

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LA POESIA DEL GIORNO

MANO AMOROSA

Mi conduce
la mano amorosa
pietosa al dolore:
mia dolenza.
Un Gabbiano mi guida.
Ala bianca di Gabbiano
il tuo volto.

Mi conduce
la mano amorosa
pietosa
a cercare
raccogliere
quella lagrima nel mare.
Ferita sanguigna tua bocca
ala di Gabbiano
tuo volto bianco.
Nel mare cerco
sul mare raccolgo
quella lagrima
ma la mano pietosa
non mi trascina nel fondo.

Reno Bromuro (da «Il canto dell’Usignuolo»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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