19 maggio 1968
Scontri tra la polizia e gli operai
della Marzotto a Valdagno

A Valdagno Vicenza, si verificano durissimi scontri tra la polizia e gli operai della Marzotto, in sciopero per protestare contro il piano di ristrutturazione che prevede l'intensificazione dei ritmi di lavoro e numerosi licenziamenti. Nella piazza principale è abbattuta la statua del fondatore dell'impresa tessile, Gaetano Marzotto.

La polizia arresta quarantadue operai. Per sollecitarne la scarcerazione,il 27 maggio i consiglieri comunali di DC, PCI e PSU rassegneranno le dimissioni. La figura del nuovo Presidente, per Gaetano Marzotto Pitti Immagine non è certo una realtà sconosciuta. Palazzo Pitti

"Considero un onore essere presidente di Pitti Immagine, dichiara Gaetano Marzotto e desidero anzitutto ringraziare della fiducia accordatami il presidente Canessa e la giunta del Centro di Firenze per la Moda Italiana. Come consigliere uscente, e prima anche come cliente, ho seguito da vicino i grandi successi conseguiti da Pitti Immagine negli ultimi anni, e voglio sottolineare a questo proposito lo straordinario lavoro compiuto dal mio predecessore Mario Boselli.

Per me ciò rappresenta un esempio e uno stimolo ancora maggiore, ma sono confortato in questo dalla certezza di poter contare su un’organizzazione esperta e competente, gestita da un amministratore delegato di notevole valore professionale e umano come Raffaello Napoleone. Inoltre sarò coadiuvato da un Consiglio di Amministrazione e da un Comitato di Presidenza che ci aiuteranno a essere sempre più competitivi e vicini alle esigenze dei nostri clienti espositori e compratori.

A partire da queste basi e secondo gli indirizzi del Centro, è mia intenzione proseguire nell’opera di rafforzamento dell’azienda e delle sue fiere, i cui punti di forza mi preme ricordare: anticipazione dei trend stilistici e di mercato, qualità degli allestimenti, completezza e segmentazione dell’offerta, internazionalizzazione e comunicazione. E’ essenziale poi mantenere la posizione di leadership internazionale e sviluppare i già forti elementi di collaborazione e di coordinamento con gli altri enti promozionali e fieristici nazionali e con le principali associazioni imprenditoriali".

Sono dichiarazioni decise queste del quarantanovenne esponente della quinta generazione imprenditoriale di Valdagno che oltre ad essere uno degli azionisti principali della Marzotto SpA lo sciopero e l scontro tra polizia e operai è dimenticato, per lui si aprono nuove vie, e gli operai? Aspetteranno, dopo il carcere che la beffa svanisca e ricominci un nuovo tenore di vita.

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RICORDIAMOLI

L’EVOLUZIONE DELLA POESIA

Il più antico e più illustre concetto di poesia è quello greco di mimesi, cioè di imitazione del reale. Platone condanna la poesia e, in genere, ogni forma di attività artistica perché l'arte, imitando la natura, che a sua volta è copia del mondo delle idee, si riduce all'imitazione di un'imitazione.

Con Aristotele, invece, il concetto di mimesi si estende dalla natura al mondo psicologico e oggetto della poesia diviene il verosimile, cioè il vero universale, a differenza della storia, che ha per oggetto la verità particolare. Altrettanto vetusta e illustre è la concezione edonistica della poesia, che risale al concetto pitagorico-aristotelico di catarsi e assegna all'arte la funzione di dilettare, mentre all'opposto, secondo la concezione pedagogica, lo scopo della creazione artistica è quello di istruire ed educare: l'esempio più alto di quest'ultima concezione della poesia è la Commedia di Dante, ideata per tracciare alla cristianità la via della salvezza.Aristotele

Analoga al pedagogismo estetico è l'oratoria, che consiste nell'arte di persuadere gli altri con la sapiente scelta degli argomenti e con il fascino dello stile: nasce da essa la figura del poeta-vate, che anticipa con i suoi scritti le sorti future di una nazione. Millenaria è anche la tradizione dell'estetica intellettualistica, che attribuisce alla poesia la funzione di rappresentare l'elemento universale disseminato nel particolare e nel contingente, identificandola con la stessa filosofia, tendenza aristotelico-filosofica, cui si ricollegano le correnti del Rinascimento neoaristotelico, del razionalismo di derivazione cartesiana e del neoclassicismo, ovvero trasferisce l'esperienza artistica dal piano naturale a quello mistico-religioso; tendenza platonico-teologica, cui si riconducono i movimenti del neoplatonismo e dello spiritualismo.

Contro il livellamento dell'estetica intellettualistica e le sue pretese di oggettività gli empiristi del Sei-Settecento ripudiano il pregiudizio classicistico di un'unica forma di bellezza e rivendicano la liceità di ogni espressione poetica sulla base esclusiva della discrezionalità del gusto. Presupposto comune ai razionalisti e agli empiristi, al di là delle loro divergenze, è il principio secondo cui conoscere significa rispecchiare nella mente una realtà già costituita e ordinata in sé. Per Kant, invece, sono le cose che si modellano sugli schemi costitutivi della ragione: pertanto, la bellezza della natura non è più oggettiva ma soggettiva e il sentimento non ha carattere conoscitivo.

La sensibilità romantica, che affonda le sue radici nell'estetica kantiana, fa propria la concezione soggettiva del bello ed esalta il genio e l'autonomia creatrice del poeta. In Italia, le caratteristiche della sensibilità romantica si delineano con Vico, secondo il quale la poesia è una creazione individuale, fantastica e prelogica, e con De Sanctis, che, sulle orme di Hegel, considera l'arte come sintesi di forma e di contenuto e ne rivendica l'autonomia dalla ragione.

Al soggettivismo romantico reagisce la dottrina positivistica e sociologica, che dà luogo alle tendenze del naturalismo e del verismo e alle loro pretese di trasferire nel campo della poesia il metodo della scienza. All'età positivistica risale anche il tentativo di un'indagine del fatto poetico condotta sulla base scientifica della psicologia, che si fonda sul presupposto secondo cui la bellezza esiste nelle cose solo in quanto sono percepite dal soggetto, e della psicanalisi, che considera l'opera d'arte come la sublimazione della libido che caratterizza l'inconscio del singolo artista.

Al filone idealistico-romantico si ricollega invece Croce, che definisce l'arte come intuizione pura, forma aurorale del conoscere, e distingue "la poesia", sintesi a priori di contenuto e forma, dalla "non-poesia" o letteratura, in cui la forma, intesa come una veste decorosa, si distingue dal contenuto, che vale di per sé. La crisi etico-intellettuale seguita alla prima guerra mondiale dà luogo alle nuove correnti filosofiche della fenomenologia e dello esistenzialismo: la fenomenologia cerca di restituire fiducia alla ragione, ridimensionandone i poteri al di qua della metafisica, e nega pertanto l'utilità di ogni domanda sull'essenza dell'arte; l'esistenzialismo è invece espressione diretta della crisi e considera la poesia come fondazione dell'essere, come afferma Heidegger o come un impegno per chiarire la problematicità della condizione umana, come diagnostica Sartre.

Si esaspera intanto la concezione dell'autonomia dell'arte, che, attraverso le poetiche dell'"arte per l'arte" dei parnassiani e dell'"arte pura" dei simbolisti e degli ermetici, giunge alla poetica del formalismo, secondo cui il valore della esperienza poetica non consiste nell'espressione di un contenuto, ma solo in una struttura di parole e di ritmi considerati nella loro fisicità. L'estetica marxista, viceversa, privilegia il contenuto ideologico dell'opera di poesia e ritiene che ci sia vera arte ogni volta che siano osservati, nel rispecchiamento estetico del reale, i presupposti della tendenza, cioè dell'intuizione del dinamismo della storia, e della tipicità, cioè della riproduzione fedele dei caratteri e delle circostanze. Le successive tendenze dell'estetica sono dominate dalla semiotica e dallo strutturalismo, che, applicato alla critica letteraria, tende a tralasciare ogni considerazione sulla psicologia dell'autore e sul condizionamento sociale del suo tempo per affrontare e descrivere l'opera di poesia in sé, come organismo autonomo.

Bibliografia

C. Segré, I metodi attuali della critica in Italia, Torino, 1970; P. P. Dallari, Che cos'è la poesia, Milano, 1990.

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IL FATTO

GIOVANNI GENTILE E LA REALIZZAZIONE DELL’IDENTITA’
Giovanni Gentile
nacque a Castelvetrano nel 1875, docente a Palermo dal 1906 al 1914; passò poi a Pisa alla cattedra di filosofia teoretica; nel 1915 partecipò attivamente al Comitato pisano di preparazione e mobilitazione civile, secondo i principi espressi ne La filosofia della guerra. Nel 1919 fu chiamato all'Università di Roma; dal 1922 al 1924 fu ministro della Pubblica Istruzione e legò al suo nome la riforma della scuola. A conclusione di quanto aveva scritto e fatto nel decennio precedente, nel 1923 si iscrisse al partito fascista, adoperandosi per dargli un programma ideologico e culturale: primo atto di questo suo impegno fu il Manifesto degli intellettuali del fascismo del 1925, a cui Croce rispose con un contromanifesto che da allora rese insanabile il contrasto fra i due filosofi. Prospettando il fascismo come rigenerazione morale e religiosa degli Italiani, Gentile tentò di collegarlo direttamente al Risorgimento. Dal 1920 in poi il filosofo diresse il Giornale critico della filosofia italiana e numerose collane di classici e di testi scolastici; dal 1925 al 1944 diresse l'Enciclopedia Italiana. Negli ultimi anni del fascismo tentò di porsi al di sopra dei contrasti con un nuovo programma di unità nazionale col Discorso agli Italiani, del 1943, ma fu ucciso dai partigiani fiorentini il 15 aprile 1944, come uno dei maggiori responsabili del regime fascista.

La pedagogia di Gentile s'identifica con i suoi concetti filosofici e si basa su due principi fondamentali: la realizzazione dell'identità fra educatore ed educando nell'atto educativo, che rispecchia il superamento delle distinzioni fra soggetti empirici nell'assolutezza dell'Io trascendentale, e il rifiuto di ogni carattere prefissato e astratto nel contenuto dell'insegnamento, e di ogni regola didattica, in quanto sia il metodo sia la tecnica d'insegnamento sono destituiti di senso dal momento che l'educazione è fondamentalmente un atto spirituale di autoeducazione. Questi principi non furono estranei alla riforma della scuola del 1923 nota come "riforma Gentile", venne peraltro condizionata in prevalenza da altri due fondamentali aspetti della posizione idealistica del filosofo: la concezione della scuola come funzione della vita dello Stato, rispecchiata, in particolare, nell'istituzione dell'esame di Stato a conclusione degli studi che potevano anche effettuarsi in istituzioni private, e il privilegio accordato alla formazione d'impronta umanistica.

Bibliografia

S. Hessen, La pedagogia di Gentile, Roma, 1940; L. Russo, La critica letteraria contemporanea, vol. II, Bari, 1942; G. Maggiore, Giovanni Gentile. La vita ed il pensiero, Firenze, 1948; G. Abete, La pedagogia di Giovanni Gentile, Roma, 1972; A. Del Noce, Giovanni Gentile, Bologna, 1990.

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LA POESIA DEL GIORNO

NON MI SVEGLIATE

Non mi svegliate
lasciatemi dormire.
Dormendo la vita ritrovo
dormendo la vita rivivo.
Ero fanciullo
mi guidava la mano di mamma
mi ubriacavo
di verde e di profumo.
Ero fanciullo allora
mi sorrideva la vita.
Conobbi il gioco della guerra
l'odore del sangue e della fame.

Non chiamatemi
non vedete che sono morto?
Incontrai te, mi resuscitasti!
Era bello correrti incontro
la sera.
La notte
disconobbi la solitudine, tu eri
nella mia cameretta, tra i libri.
Fui orgoglioso mi scacciasti.
Vuoto, solitudine, lacrime amare.
L'ago riprendeva la sua corsa!
Vuoto, desolazione, il nulla;
quel nulla che conosce soltanto
chi è solo come me, nell'immensa
arena del mondo.
Non chiamatemi
non vedete che sono morto?
Ritornasti più bella e più viva
entusiasta come un bambino
dell'elementari ti corsi incontro,
tutto sembrava più bello.

Ma perché mi svegliate?
Lasciatemi dormire in questa fossa
che le stesse mie mani han scavato.
Non chiamatemi
non vedete che sono morto?
Una voce argentina mi chiama
come se salisse dalle viscere
della terra: «E' tardi, non vai oggi a scuola?»
La scuola! Oh, sì, vorrei ritornare!
Ma chi mi chiama dal sepolcro?
La scuola!
O madre che dai la saggezza
o sorella che insegni la dottrina
o sposa che racchiudi l'universo
ti hanno profanata!
Ti amo e gli altri
mi sbattono la tua porta in faccia.
Non chiamatemi
non vedete che sono morto?
Lasciatemi almeno restare
nella fossa che le stesse
mie mani hanno scavato.
Reno Bromuro (da Il vestito più bello).

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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