19 giugno 1999
Muore a La Spezia Mario Soldati

Mario Soldati nacque a Torino nel 1906, uscito da un'educazione cattolica, ricevuta nel collegio torinese dei gesuiti, ha tratto la materia di numerosi racconti e romanzi dalla polemica contro la prassi pedagogica degli antichi precettori, fondata su un senso del peccato che si converte facilmente in gusto della profanazione.Mario Soldati

Scioltezza e accuratezza di stile sono le doti di Soldati fin dal 1929 con la raccolta di racconti Salmace,

Dopo un felice reportage, America primo amore, ha tentato il romanzo con La verità sul caso Motta, cui sono seguiti le novelle de L'amico gesuita e i racconti di A cena col commendatore; il primo di essi, La giacca verde, è unanimemente considerato la prosa più compiuta di Soldati, per l'intrecciarsi del grottesco e della moralità, che si traduce in dolente perplessità di fronte agli enigmi dell'esistenza.

Della vasta produzione successiva, di esito alterno ma sempre vivace e colorita nella rappresentazione di ambienti e personaggi, si ricordano i romanzi e racconti di Lettere da Capri, La confessione, Il vero Silvestri, Le due città, La busta arancione, I racconti del maresciallo, L'attore, 55 novelle per l'inverno, Lo smeraldo, La sposa americana, 44 novelle per l'estate, L'incendio, La casa del perché, El paseo de Gracia; le prose varie di Vino al vino, Un prato di papaveri, diario 1947-64, Lo specchio inclinato, diario 1965-71, Addio diletta Amelia e Rami secchi. Nel 1995 ha pubblicato Le sere, una galleria di ricordi, impressioni e aneddoti.

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RICORDIAMOLI

VITTORIO ADORNI

Vittorio Adorni è nato a Parma il 14 novembre 1937. Sposato con Vitaliana Erbetta, ha due figli: Viviana e Vanni. Inizia l'attività ciclistica nel 1955 come cicloturista amatoriale.

Dopo aver vinto alcune gare passa al dilettantismo. Nel 1958 diventa Campione Italiano di Inseguimento su pista e consegue un totale di circa 30 vittorie. Nel 1960 è riserva alle Olimpiadi di Roma nel quartetto d’inseguimento su pista. Nel 1961 diventa ciclista professionista e come tale consegue 89 vittorie fra cui: Giro di Sardegna nel 1964; Giro di Romandia nel 1965;Giro d'Italia nel 1965; Giro del Belgio nel 1966; Giro di Romandia nel 1967; Campionato del Mondo nel 1968 a Imola; Giro della Svizzera nel 1969; Campionato Italiano nel 1969.Vittorio Adorni e Eddy Merckx

Nel 1970 lascia l'attività agonistica per diventare Direttore Sportivo: i suoi corridori Basso e Gimondi vincono il Campionato del Mondo rispettivamente nel 1972 e nel 1973.

Dal 1974 ha curato varie sponsorizzazioni dell'ambiente sportivo, tra le quali la Coppa del Mondo di Sci per la Parmalat, mentre per il Coni i "Giochi del Mediterraneo" del 1975, le Olimpiadi Invernali di Innsbruk del 1976 e le Olimpiadi di Montreal del 1976.

Per diversi anni ha curato le Relazioni Pubbliche per la Campagnolo Spa e per la Federazione Ciclistica Italiana.

Dal 1975 è corrispondente per il settore ciclismo de Il Giornale. E' collaboratore esperto per conto della RAI per le trasmissioni televisive di ciclismo. E' stato Vice-Presidente del'A.C.C.P.I. (Associazione Corridori Ciclisti Professionisti). Dal 1976 ha un Ufficio di Assicurazioni di cui tutt'ora si occupa. E' stato insignito dell'onorificenza di Ufficiale dell'ordine "al merito della Repubblica Italiana" nel 1973 e di Commendatore al merito della Repubblica Italiana nel 1985.

E' attualmente il Presidente Internazionale del Panathlon International, socio del Rotary Club Parma Est ed è membro della Commissione Culturale del C.I.O. - Comitato Olimpico Internazionale. Presidente del Consiglio Ciclistico Professionistico Mondiale.

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IL FATTO

CARLOS CAIRO E IL SURREALISMO CONCRETO

"la bellezza dei quadri ignora la morte" Nella notte dal 30 al 31 maggio del 2000, alle 3,15 circa, Raidue ha mandato in onda, nella rubrica culturale di Net.T.Un.O, un’intervista a Carlos Cairo, da titolo "Il mondo di Carlos CairoCarlos" cui l’intervistatore si è ispirato a "L’interpretazione dei sogni" di Sigmund Freud, asserendo che l’arte nasce perché spinta dal "feticcio" che è dentro di noi. Non ho intenzione di criticare l’affermazione dell’intervistatore (opinabilissima), ma mi sono domandato, ed ancora in questo momento, dopo aver macerato bene affermazioni blasfeme e la convinzione che la RAI pur avendo "critici d’arte famosi" ha dovuto attendere quindici anni per accorgersi di Cairo; ha dovuto aspettare i successi di Los Angeles e Sudamericani, mentre noi dell’Associazione Internazionale Artisti "Poesia della Vita", Centro Letterario del Lazio e Quadrato d’Idea, appena visti i primi quadri di Carlos Cairo non ci abbiamo pensato due volte per allestire una personale al "Centro Letterario del Lazio". Non per intuizione ma per conoscenza, anche perché fummo incoraggiati da un critico d’arte di provata capacità: Giuseppe Selvaggi. Anche noi, allora affermammo che "la bellezza dei quadri di Carlos Cairo ignorano la morte" e senza ricorrere a Freud e a feticci che offendono la vera creazione dell’artista, che per noi, ne siamo convinti, la sua mano è guidata dalla volontà Suprema e che solo per questo "ignora la morte".

Giuseppe Selvaggi, sottolinea che: "la pittura dell’ultimo quarto del secolo cerca ancora, attraverso le varie correnti, un’identità fuori d’ogni riferimento tradizionale nello sperimentalismo più arrischiato, facendo risalire alla ribalta i seguaci di Mondrian con superficie di campi di colore puro e piatto; oppure fissando la trama delle visioni interiori nel libero gioco dei colori e dei segni, come Kandinskij e Paul Klee; o ancora come i "Nuovi Selvaggi", termine sotto il quale sono designati un gruppo d’artisti che operano in Germania dalla fine degli anni Settanta e che hanno dato un più che vitale impulso alla pittura del loro paese sviluppando, in termini d’assoluta libertà espressiva, nuove ipotesi d’aggregazioni linguistiche".

Carlos Cairo, è nato a Colonia ma opera a Roma dal 1980, con la sua pittura fissa la ricerca di un rapporto più diretto e istintivo con la materia del dipingere, cioè colore e supporto, di là dall’ "espressionismo astratto statunitense o del tachisme francese spingendo l'informale verso la forma che desta e accende, attraverso la memoria, i ricordi che sembravano nascosti o volutamente dimenticati dall'" IO " superiore. Diceva Selvaggi: "mentre si sperimentano varie correnti, quali la pittura "gestuale", Carlos Cairo sembra far ritornare la pittura a se stessa e alla propria logica interna".

La paesaggistica, nell’informalità della sua costruzione geometrica acquista, nello spazio, la negazione della bidimensionalità, l'aggancio mimetico con la realtà e persino di trascrizione dell'inconscio e dell'immaginario, fino a edificare un’ipotesi d’interferenza fra attuale e memoria, fra spazi e fatti contingenti. Le parallele che s'incontrano "sempre" all'infinito e che formano, attraverso i vari punti, altre rette che a loro volta ne creano altre, quasi di far apparire casuali tutte le forme (quadrati bianchi e neri, o azzurri e bianchi, dai quali scaturiscono uomini, fiere, oggetti), che vengono a generarsi.

Il pregio di questa pittura, è nella ricerca tecnica "rigorosissima" di Carlos Cairo, della luce. La luce, appunto, sta alla base; e la luce e il filo che unisce, che salda idealmente realtà apparentemente lontana e innesta trasversalmente le esperienze di Carlos Cairo, proponendo la marcata carica simbolica di una figurazione oggettuale (la scarpa rossa sulla vetta avvolta dall'incandescente luce solare, la colomba nera nella luce della notte - e la notte qui ha luce -, il telefono rosso che congiunge le sponde dei due emisferi ecc... ecc...), oggetti che, attraverso procedimenti personalissimi tendono a porsi, a costruire i nuovi rapporti fra l'uomo, il suo ambiente e la sua filosofia, di nuove dimensioni di coinvolgimento dello spettatore chiamato dall’opera a divenire attore dell’evento esaminando, introspezionalmente, il proprio esistere.

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LA POESIA DEL GIORNO

MI DANZANO ANCORA NEGLI OCCHI

(A Carlos Cairo - pittore - )
Mi danzano ancora negli occhi
miriadi di luci e di colori: canto d'amore
che sgretola mattonelle inquadrate
divelle alte mura incolonnate
per ascoltare, nel calore, le Walkirie
e avere sempre nell'anima la forza del Reno
spaziare nell'Universo cogliendo la vita
nel vuoto senza fondo, in una mela azzurra:
peccato originale da annullare.
Una musica calda si espande:
racconto d'amore. Vedo note
confondersi coi colori della vita
per abbattere solitudine incolmabile
dell'incomprensione umana. Ma c'è l'amore
fulcro invincibile che dipinge ponti rossi
- a forma di cornetta telefonica -
ragnatele che difendono le idee
mondi diversi, dove una scarpetta rossa
è pronta a fare il primo passo verso la Pace.
In questo grande quadro
ce n'è un'altro più bello
non dipinto, dove ogni giorno
una pennellata aggiunge nuovo colore
per una mela non ancora svelata.

Reno Bromuro.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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