18 ottobre 1697
18 ottobre 1697 - Il Canaletto

Giovanni Antonio Canai detto il Canaletto nacque a Venezia il 18 ottobre 1697. La sua prima attività fu quella di scenografo accanto al padre. Gradualmente però cominciò a convenirsi al " vedutismo " dipingendo paesaggi di fantasia con rovine classiche, seguendo l'esempio del pittore Marco Ricci.

Giunse poi al vedutismo realistico dove la passata esperienza di scenografo lascia i suoi effetti in certi " tagli " e nei violenti contrasti di chiaroscuro che sono propri delle sue prime vedute dal solido impianto prospettico. Tra queste il Canai Grande verso Rialto e il Rio dei mendicanti, il Campo dei SS. Giovanni e Paolo.

Verso il 1750 il Canaletto prestò più attenzione alla luce naturale e ai valori atmosferici che lo portarono a composizioni dense di una lucentezza vibrante e commossa, dando un nitido risalto a ciascun elemento della veduta, percorso dallo scintillio delle acque della laguna veneziana.

Egli immortalò il Canai Grande, i " campi " e i "campielli" veneziani, gli aspetti monumentali e umili della città e incontrò un enorme favore presso un pubblico internazionale di colti collezionisti. Il suo grande ammiratore Joseph Smith che dirigeva il consolato britannico a Venezia dal 1744 portò numerose opere del Canaletto in Inghilterra. Egli stesso nel 1746 si trasferì a Londra per dieci anni, con brevi e fugaci ritorni a Venezia.

Dipinse in questi anni vedute di Londra, soprattutto del Tamigi, e anche della campagna inglese di cui si innamorò e che rappresentò con la stessa luce soffusa della sua adorata laguna.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1685:Luigi XIV revoca l'editto di Nantes, causando l'esilio di numerosi protestanti.

1914: Battaglia deIl'Yser.

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RICORDIAMOLI

LUIGI XIV

Luigi XIV re di Francia, detto il Grande o il Re Sole nacque a Saint-Germain-en-Laye nel 1638 morì Versailles nel 1715.

Re dall'età di cinque anni sotto la reggenza della madre, regnò per settantadue anni.

Figlioccio di Mazzarino, ebbe in lui un altissimo maestro di politica. "Un ministro che mi amava, che amavo, che mi aveva reso grandi servigi" scrisse di lui, e fino a che visse Mazzarino il sovrano rimase in disparte. Dichiarato maggiorenne all'età di quattordici anni, quando imperversavano le due Fronde, Luigi XIV assunse le redini dello Stato nel 1661, con la famosa dichiarazione in cui affermava che da quel momento in avanti nulla si sarebbe fatto in Francia senza il suo consenso e senza i suoi ordini, sintetizzata nella frase "lo Stato sono io", che forse non pronunciò mai.

La Francia, che aveva tollerato Richelieu, il suo maggior statista, e odiato Mazzarino, il suo più abile diplomatico, si trovava ora di fronte ad un monarca assoluto che si accingeva a mettere in pratica gli ultimi consigli dello stesso Mazzarino: sostegno della Chiesa e dei privilegi, appoggio alla nobiltà, onore alla magistratura, assolutismo del re, soppressione della carica di primo ministro.

Uomo di media intelligenza, ma risoluto e di spirito analitico, Luigi XIV non prese mai una decisione senza prima aver ascoltato i suoi consiglieri. Ebbe moltissime relazioni, fra cui quelle con le nipoti di Mazzarino, Olimpia e Maria, con Madame de La Vallière, con Madame de Montespan e con Madame de Maintenon, che sposò morganaticamente nel 1684, dopo la morte della regina. Generò una dozzina di bastardi, che legittimò, così come insediò ufficialmente a corte le sue amanti.

Iniziò i lavori con l'équipe ministeriale che Mazzarino gli aveva preparato: Fouquet, Lionne, Le Tellier; e instaurò la monarchia assoluta. Nel 1661 la nascita del Delfino, due anni dopo il matrimonio con Maria Teresa, figlia di Filippo IV di Spagna, celebrato successivamente alla firma della Pace dei Pirenei, fu motivo di un celebre carosello e il re scelse com’emblema il Sole, considerandolo come l'immagine più viva e più bella di un grande monarca.

L'appellativo di Re Sole gli rimase per sempre.

Nel 1665 a Fouquet sostituì Colbert, come controllore generale delle Finanze, e a Le Tellier l'anno dopo succedette il figlio, il marchese di Louvois, come ministro della Guerra. Il bisogno di grandezza gli suggerì di far costruire Versailles, contro il parere di Colbert.

Il re curò la politica interna con molta saggezza, ma con nessuna considerazione degli istituti parlamentari. Gli Stati Generali dal 1641 non vennero più riuniti. Per la prima volta nel regno venne considerata l'importanza del bilancio di previsione e per la prima volta furono presi provvedimenti protezionistici in favore dell'agricoltura e dell'industria, specie con l'abolizione dei dazi; vennero ridotte le franchigie e i privilegi e istituiti, con funzione temporanea, non ereditaria, di controllo sull'amministrazione generale.

Tutti i provvedimenti economici furono naturalmente ispirati da Colbert, ma esaltati nel re che in sé vedeva rifulgere l'immagine dello Stato.

Nel 1686 nasceva però a contrastare l'egemonia francese la Lega di Augusta, ai cui membri si associarono, dopo nuove azioni di forza francesi, Inghilterra, principati tedeschi e Ducato di Savoia, mettendo in evidenza come la politica aggressiva di Luigi XIV avesse completamente isolato il Paese facendogli perdere la sicura cintura di alleanza creata da Mazzarino.

Altrettanto negativa fu la campagna per la successione di Spagna, causata dalla morte di Carlo II che per testamento lasciava erede Filippo d'Angiò, secondogenito del delfino di Francia. Luigi, dimentico dell'impegno di dividere l'eredità spagnola con Austria, Olanda e Inghilterra, sostenne i diritti del pronipote e iniziò una guerra logorante, che portò la Francia sull'orlo del fallimento e che si concluse nel 1713 con i trattati di Utrecht e un anno dopo di Rastatt che posero fine al sogno di supremazia francese e determinarono l'ulteriore rafforzamento degli avversari e l'insediamento dell'Austria in Italia.

La politica estera di Luigi XIV finiva in un disastro, così com'era fallito il suo tentativo di unità religiosa del regno quando aveva voluto imporre la conversione degli ugonotti, sotto l'influsso della devota Madame de Maintenon che nel 1680 si era ufficialmente insediata a corte, infondendo nell'animo del re severi principi religiosi. Nella lotta con il papa la corte francese ne usciva disfatta. Del malcontento in Francia si fece portavoce Saint-Simon con l'acre condanna del sovrano nelle memorie manoscritte e per lungo tempo ignote. Troppi lutti di famiglia avevano creato il vuoto intorno al grande re, che morì facendo un cerimoniale della sua stessa morte.

Bibliografia
G. Mongrédien, Luigi XIV, Novara, 1989.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "LAURA"

Ieri, amici miei ho avuto una di quelle giornate, che restano vive nella memoria finché si ha un alito di vita. Dall’inizio dell’anno incontro i ragazzi della scuola media inferiore, per l’Educazione Teatrale; e, appunto ieri abbiamo letto il "canovaccio" della storia che si dovrebbe rappresentare a Natale. Ero contentissimo di quanto avevano tirato fuori: "una storia che inizia con una ragazza che torna a casa giocando, ora tira un calcio a sassolino, ora fa il saliscendi da un marciapiede, quando la voce metallica di un televisore ad alto volume le giunge alle orecchie: è la registrazione della tragedia dell’11 settembre dello scorso ano, seguita da quella più recente di Bali. La storia poi si snoda con allegria e vivacità viva all’esultanza finale nelle vera pace annunciata dal Natale di Cristo.

Inizia il dibattito, sulla storia scelta e perché. I ragazzi che ho davanti sono dodici, sono tutti pronti con una risposta logica ad ogni mio perché. La maggioranza è d’accordo, giovedì inizieremo le prove, quando Laura, una ragazza della terza, che solo ieri si è aggiunta al gruppo si alza in piedi e dice il suo dissenso all’opera. Gli altri ragazzi cominciano a contestare quanto affermava Laura. C’è stato un momento di caos che, invece di sedarlo lo fomentavo; i loro discorsi la loro preparazione sulla cronaca attuale mi ha rapito. Mi piaceva vedere ragazzi così interessati alla vita e all’andamento della politica mondiale. Laura dissentiva sulla storia dell’opera, gli atri parlavano di un George Bush, che ha tutti i diritti di chiedere la morte di Ben Laden, quando vidi che la disputa prendeva più fuoco, intervenni per farla diventare incandescente (avevo la telecamera in funzione e d un registratore accesi), parlai in difesa, ma senza convinzione di Ben Laden, scoppiò la presa della Bastiglia. Con voce forte e autoritaria gridai:

- Ora basta. Pensiamo a portare a termine il compito, che ci siamo imposti, per Natale. Dopo riprenderemo il canovaccio lo limeremo e ci faremo la rappresentazione di fine anno.

Laura si alzò in piedi e disse a voce alta e decisa:

- Io non cedo di un passo, se mi volete così è bene altrimenti… Vorrei dire a chi non mi conosce e ricordare a chi mi conosce che mio padre afferma che noi siamo "nati sul tufo" e siamo forti e cortesi ma testardi più di dieci muli mesi insieme quando crediamo in qualcosa…

- Alt! – Gridai. – Anch’io sono nato sul tufo, non dirmi che tuo padre è padulese.

- Sì. – Rispose erigendo la testa a mo’ di sfida. – Si ricordi, professore, che noi Sanniti, mettemmo i romani al giogo, perciò è bene che lo sappia!…

E si che lo sapevo, ma non volli insistere, e non svelai le mie radici. Forse lo farò, chissà!

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LA POESIA DEL GIORNO

ESTATE AFOSA

Solitudine silenzio sepolcrale
intorno il vuoto,
dopo le tue promesse ipocrite.

Mi sento come il pino nato
chissà per quale miracolo
sulla collina dalla sterile terra,
che ebbe dall'uomo la promessa
di avere intorno altri pini.

Ho nostalgia della tua voce.

Sapeva risvegliare
mille desideri, la tua voce,
scendendo dentro l'anima
come balsamo al perpetuo
tormento: la tua voce!

Il pino sulla collina dalla sterile terra
è come me vorrebbe risentire la voce
del vento ma non un alito nell'aria
estate afosa.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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