18 novembre 1494
Pico della Mirandola, un erudito

Ultimo figlio del condottiero Gian Francesco, Pico della Mirandola, nato a Mirandola, nel 1465, si distinse fin dalla più tenera età per la sua memoria straordinaria. Studiando a Bologna, poi nelle principali università d'Italia e di Francia egli imparò con estrema facilità le lingue più difficili, come l'ebraico e l'arabo, e accumulò una cultura assai vasta.

Nel 1484 Pico della Mirandola si stabili a Firenze alla corte di Lorenzo il Magnifico, che incoraggiava lo sviluppo delle arti e delle lettere. Pubblicò delle opere che esaltano le possibilità dell'uomo e lo invitano a fare sempre meglio di quanto abbia già fatto. La sua opera favori, l’affermazione dei valori rinascimentali in tutti i campi, però le sue idee lo fecero condannare all'esilio. Tornato a Firenze nel 1489, si dedicò alla scienza e visse confortato da una fede profonda. Prese una posizione coraggiosa contro l'astrologia e gli astrologi di cui s’impegnò a dimostrare gli errori. Questo grande erudito doveva morire il 18 novembre 1494, avvelenato dal segretario.

Oggi si definisce talvolta "un Pico della Mirandola" chi sia dotato d'una vasta erudizione e d'una grande memoria.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1970: "Luna XVII" deposita sulla Luna un "veicolo automatico" incaricato di esplorare la zona d’allunaggio.

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RICORDIAMOLI

VOLTAIRE

Voltaire è lo pseudonimo dello scrittore e filosofo François Marie Arouet nato a Parigi nel 1694 e ivi si spense nel 1778. Ultimo figlio di un ricco notaio del Châtelet, crebbe in un ambiente borghese colto, compiendo gli studi presso i gesuiti del collegio Louis-le-Grand, tra condiscepoli di nobile origine destinati alle più alte cariche e generosi d’aiuto nei momenti difficili della sua movimentata esistenza.Voltaire

Essa si aprì all'insegna della mondanità nella società elegante e libertina del salotto di Ninon de Lanclos, dove Voltaire si fece notare per la finezza dell'ingegno. Rientrato a Parigi dopo un breve soggiorno in Olanda al seguito dell'ambasciatore di Châteauneuf, suo padrino, compose poesie satiriche che gli crearono qualche guaio e lo costrinsero a un prudente esilio presso Fontainebleau, poi a Sully-sur-Loire. Una satira politica sul regno di Luigi XIV gli costò undici mesi di prigione alla Bastiglia nel 1717-18.

Il successo della rappresentazione della sua prima tragedia, Edipe del 1718, gli aprì l'accesso all'alta società e nel 1723 la pubblicazione del poema La Ligue gli procurò l'assegnazione di una pensione da parte del re. Ormai celebre, mutò il nome borghese nell'anagramma, tratto da Arouet le Jeune: arouetlj = uoltajre = voltaire; contemporaneamente l'eredità paterna e alcune felici speculazioni lo posero definitivamente al riparo da preoccupazioni economiche.

Tale felice situazione precipitò nel 1726 per l'incidente occorsogli col cavaliere di Rohan, che lo fece bastonare dai suoi lacché per una risposta impertinente, indi rifiutò non solo di riparare con le armi, ma lo fece imprigionare alla Bastiglia. Ne uscì da lì a poco per riparare in Inghilterra, dove rimase circa tre anni. Un cambiamento profondo si operò nella sua vita e nella sua cultura, a contatto con una società di nobili, di poeti e di filosofi: Congreve, Walpole, Swift, Pope, Berkeley espressi da una società democratica al cui confronto quella arretrata e assolutista della Francia non poteva che ispirargli sentimenti severamente critici, suffragati da argomentazioni storico-filosofiche, razionalistiche e "laiche", di nuova acquisizione.

Pubblicate durante l'esilio, come il poema La Henriade del 1728, rifacimento della Ligue, o dopo il ritorno in patria, come le tragedie Brutus del 1730, preceduta da un Discours sur la tragédie che diffuse in Francia la conoscenza di Shakespeare, Zaira, rappresentata trionfalmente nel 1732, La mort de César del 1736, Adelaïde du Guescelin, o il poema in versi e prosa Il tempio del gusto del 1733; o infine e soprattutto i due saggi storici e filosofici L'histoire de Charles XII del 1731 e L'épître à Uranie del 1732, pubblicati clandestinamente per il loro contenuto liberale e anticattolico, le sue opere si imposero per l'arditezza dei contenuti e un piglio polemico che suscitarono scandalo.

Nel 1733 la pubblicazione in inglese a Londra e l'anno dopo l'edizione francese delle Lettere filosofiche o Lettres anglaises segnarono la nascita dell'illuminismo francese e per Voltaire l'avvio della lotta alle istituzioni: religione, scienza, arte, filosofia, vita politica e sociale, sottoposte al vaglio della critica e di un metodo basato sulla documentazione. L'opera fu condannata al rogo e Voltaire si rifugiò a Cirey, in prossimità del confine lorenese, da Madame du Châtelet.

Vi trascorse dieci anni, appassionandosi alle scienze di cui la sua amica era cultrice, lavorando a numerose tragedie, come Alzire, Zulime, Maometto ovvero il fanatismo, Mérope, al poema eroicomico La Pucelle, alla satira Le mondain e al Discours en vers sur l'homme, sintesi delle sue concezioni epicuree della vita. Agli anni di Cirey risalgono anche i primi contatti epistolari con Federico di Prussia, il re filosofo che incarnava ai suoi occhi l'ideale del monarca illuminato, seguiti da una missione semiufficiale presso il giovane principe, e che sfoceranno in un'amicizia non sempre esente da sgarbi e delusioni.

Nel 1745, grazie ai buoni uffici dell'amico d'Argenson, nuovo primo ministro, Voltaire ritornò alla corte di Francia. Produsse in due anni tragedie, commedie Nanine, versi di circostanza, libretti d'opera, due opere storiche a giustificazione della carica di storiografo del re: Le poème de Fontenoy e l'Histoire de la guerre de 1741, divenuta in seguito l'Histoire du siècle de Louis XV. Appena coronato dall'elezione all'Académie française nel 1746, nel 1747 cadde di nuovo in disgrazia e tornò a Cirey, dove scoprì un nuovo efficace canale di diffusione della critica sociale e religiosa nel conte philosophique il primo dei quali, Zadig ou la destinée, costituisce un momento di riflessione non ottimistica sulle vicende dell'umana ragione, trionfante solo a prezzo di pesanti disgrazie.

In competizione con Crébillon compose altre tragedie: Sémiramis, Rome sauvée o Catilina, Oreste. Dopo la morte di Madame de Châtelet avvenuta nel 1749, che lo gettò in un profondo scoramento, accettò la nomina a ciambellano di Federico di Prussica. Nonostante le affinità ideali, le due personalità non tardarono a scontrarsi, prendendo a pretesto per una clamorosa rottura un litigio di Voltaire con Maupertuis, presidente dell'Accademia prussiana, attaccato nella Diatribe du docteur Akakia.

Nel 1753 tornò quindi in Francia portando con sé la sua più importante opera storica, Le siècle de Louis XIV, completata fino al 1756, e il racconto filosofico Micromégas. Nel 1755 acquistò una proprietà nei pressi di Ginevra, attratto da un regime che gli sembrava rispondesse alle sue esigenze di tolleranza, ma che ben presto lo ostacolò nelle attività teatrali, costringendolo a stabilirsi a Ferney, in territorio francese a pochi chilometri dal confine. Oltre alla collaborazione all'Enciclopedia, sono di quegli anni l'Essai sur les mœurs; Saggio sui costumi, storia delle civiltà dominata dall'idea che a muovere il mondo non siano tanto le leggi della Provvidenza, quanto quelle della Ragione, pur ostacolata da fanatismi e superstizioni, il Poème sur le désastre de Lisbonne e il racconto Candido ovvero l'ottimismo, dove si fa più preciso il rifiuto dell'ottimismo di Leibniz, cui oppone una lezione di saggezza e di lucida accettazione della condizione umana.

Ne fece egli stesso la propria ragione di vita, indirizzando gli sforzi verso compiti concreti: potenziando e rivoluzionando l'agricoltura nella sua proprietà, creando fabbriche, migliorando la vita dei suoi dipendenti. Come un monarca ricevette l'omaggio nel suo castello di Ferney di ospiti illustri di tutta Europa, creandosi una fama tanto vasta da scoraggiare le minacce della corte e della Chiesa anche nei momenti di più virulenta polemica, attraverso una profusione di libelli, portanti le firme più varie ma pur sempre riconoscibili, contro gli abusi della giustizia, la tortura, il parlamento, la religione o l'infâme, come egli la chiama nell'Extrait des sentiments de Jean Meslier o nel Sermon des Cinquante, a sostegno di una religione naturale.

Difese le vittime dell'intolleranza, spesso con successo, aprendo, nel 1762. il "caso Calas", e due anni più tardi il "caso La Barre" e dando loro la massima risonanza politica. Proseguì ciononostante l'attività letteraria col poema Tancrède, le tragedie "a tesi" L'orphelin de la Chine e Les lois de Minos, con i racconti Jeannot et Colin, L'ingénu, contro le ipocrisie sociali e la corruzione della corte, L'Homme aux quarante écus, contro le ricchezze smodate, La princesse de Babylone. Ritornò alla filosofia con qualche opera significativa: Le traité sur la tolérance sull'affare Calas, il Dictionnaire philosophique, raccolta di articoli in ordine alfabetico, Questions sur l'Encyclopédie, La Bible enfin expliquée.

Un clima più liberale, instauratosi a Parigi dopo la morte di Luigi XV e con l'assunzione della carica di primo ministro da parte di Turgot, gli permise infine di ritornarvi nel marzo 1778, per assistere al trionfo della rappresentazione di Irène e a quello suo personale, tributatogli dalle folle. Morì di lì a poco, senza ottenere il diritto di sepoltura a Parigi, dove i suoi resti furono trasferiti nella gloria del Panthéon per decreto della Costituente che in lui riconobbe uno dei massimi artefici della caduta dell'Ancien Régime e dell'avvento dei nuovi tempi col loro messaggio di libertà e di riconoscimento della dignità umana.

In ciò e non in sentimenti rivoluzionari che non nutrì mai consiste la sua modernità, arricchita dalla novità dell'impegno civile, del coraggio, del vigore polemico dell'uomo di lettere, ignoti prima di lui. Mentre è riconosciuto il valore storico della sua opera, quello letterario e filosofico sono soggetti a riserve, nel primo caso perché egli non seppe emanciparsi dai canoni poetici classici, nel secondo dal debito verso i deisti e i materialisti inglesi, i cui valori ripensò tuttavia in modi e con intenti originali e dirompenti.

Bibliografia P. Alatri, Voltaire, Diderot e il "partito filosofico", Messina-Firenze, 1965; P. Gay, Voltaire politico, Bologna, 1991.

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L’ANEDDOTO LO TRATTEREMO DOMANI PER MANCANZA DI SPAZIO.

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LA POESIA DEL GIORNO

ENNESIMA LETTERA

Non so perché ti scrivo
giacché non ricevo mai risposta:
ramo della mia folta Quercia
del verde e sempre vivo Cipresso
dell’accartocciato ulivo
rinvigoriti dalla tua presenza.

Il numero che per i romani
antichi guerrieri e moderni
è il più fortunato della vita
oggi raggiungi e godi ridendo
voglia Dio guidarti per la strada
che tu desideri percorrere

Oggi, dicevo, alza in alto il calice
e brinda alla vita che, te lo giuro,
è veramente bella, bella assai.
Guarda sempre a Oriente
e non aver paura di scottarti;
fa che il Sole più caldo
si annidi nel tuo spirito e canti
ché l’amore più vero: il nostro
ti sostiene anche quando borbotti.

Che bella immagine ho visto l’altro giorno!
La stessa di sempre che questa Quercia
verde Cipresso e forte Ulivo hanno inculcato
nel DNA di tutti i rami della pianta eterna.
Reno Bromuro (da "Musica bruciata")

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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