18 luglio 1981
I nuovi vertici delle Forze armate e dei servizi segreti

Il consiglio dei ministri nomina i nuovi vertici delle Forze armate e dei servizi segreti, decimati dalle dimissioni imposte a molti appartenenti alla loggia P2.

In Italia il primo servizio segreto, fu denominato UFFICIO I e risale al 1863. Si trattava di un organo istituito presso lo stato maggiore dell'esercito e destinato negli anni ad assumere un'importanza sempre maggiore. Licio Gelli

Mi sembra assolutamente esemplificativo il polverone sollevato nelle ultime settimane a proposito del Sisde (Servizio Informazioni Sicurezza Democratica) e dei suoi brillanti dirigenti che scopriamo coinvolti non soltanto nello stragismo degli ultimi vent’anni, ma anche nello scandalo di Tangentopoli con tanto di storno di capitali, interessi privati in atti d'ufficio e altro. In quanto struttura occulta, ma in teoria sotto la giurisdizione di organi legalmente previsti nelle costituzioni degli Stati contemporanei, la sua azione dovrebbe in ogni modo rispettare le regole del gioco democratico, i servizi segreti finiscono per costituire potentissime agenzie in proprio in grado di manipolare con destrezza cose e persone.

La cornice sapientemente modellata attorno non poteva che essere quella di una democrazia falsamente rincorsa nella quale hanno creduto in tanti. Ristabilimento delle regole del vivere civile. Ma contro che cosa, o meglio, in sostituzione di quale illegalità?

Questo pensiero è avallato negli anni Cinquanta, con l’entrata in scena di un certo Licio Gelli nato a Pistoia nel 1919, che spiava i partigiani e li denunciava ai tedeschi; un ufficiale di collegamento che presto si specializzò nel doppio gioco. Comunicava ai nazisti i nascondigli della Resistenza e poi avvertiva gli stessi partigiani consentendo loro di mettersi in salvo. Gelli non era persona che si faceva molti scrupoli, il suo problema era di acquisire potere. La collaborazione con i comunisti, per i quali lavorò alcuni anni, gli valse la vita in almeno un'occasione dopo la sconfitta dell'esercito nazista quando stava per essere condannato come spia.

Nel 1956 passò direttamente alle dipendenze dei servizi segreti italiani. Aveva già acquisito l'esperienza sufficiente per destreggiarsi nelle situazioni più difficili, i suoi rapporti con l'intelligence americana erano solidi e le sue finanze, robuste. La sua ascesa ai vertici del potere politico occulto fu inarrestabile: con la costituzione del raggruppamento Gelli - P2 il venerabile maestro creava un centro strategico fondamentale nella geografia del dominio in Europa e oltreoceano. Il 24 Ottobre 1977 viene varata l'ennesima riforma dei servizi. L'idea che vuole sembrare risolutiva è quella di distinguere tra servizi civili e militari: da una parte il SISDE (Servizio Informazioni Sicurezza Democratica) e dall'altra il SISMI (Servizio Informazioni Sicurezza Militare), coordinati da un organo unico alle dipendenze del Presidente del Consiglio. L'unica soluzione, dopo una stagione durata più di quarant’anni e disseminata di morti, è quella che ha proposto Felice Casson: abolizione definitiva dei servizi. Ma le trame parallele dell'Italia democratica sono troppo connaturate al sistema per sperare in una loro completa scomparsa.

BIOBIBLIOGRAFIA
R. Faenza, Il Malaffare, Mondadori, Milano 1978. - G. De Lutiis, Storia dei servizi segreti in Italia, Editori Riuniti, Roma 1985.

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RICORDIAMOLI

ROBERTO BAGGIO
Roberto Baggio
è nato a Caldogno, Vicenza nel 1967. È il calciatore italiano più amato e conosciuto al mondo; ed è, forse, l'ultimo esempio di calciatore tutto genio e fantasia non ancora schiacciata dall'atletismo esasperato delle ultime stagioni.

Muove i primi passi con le scarpette chiodate sul campetto di Caldogno. Entra nella squadra locale, diventando la piccola stella della cittadina veneta. Nel 1982 viene acquistato dal Vicenza per cinquecentomila lire. In serie C1 rimane per tre anni totalizzando trentasei presenze e tredici gol. Viene notato da numerose squadre di serie A, ma la Fiorentina è la più veloce e concreta e se lo aggiudica. Il 5 maggio del 1985 si rompe i legamenti del ginocchio destro mentre sta giocando una delle sue ultime partite con la maglia del Vicenza. Roberto Baggio

La Fiorentina decide di non annullare il contratto e di aspettare la sua totale guarigione. Quasi un anno e mezzo più tardi, il 21 settembre 1986, debutta in serie A con la maglia viola. A Firenze diventa l'idolo dei tifosi, e in centotrentacinque partite mette a segno cinquantacinque gol. Nell'estate del 1990 viene ceduto alla Juventus provocando la contestazione dei tifosi toscani. Prima però la Uefa gli assegna il premio Bravo, trofeo riservato al miglior giovane della stagione.

A Torino, dopo aver superato la freddezza dei tifosi nei suoi confronti, rimane cinque anni raccogliendo i più importanti successi di squadra e personali della sua carriera. Purtroppo per lui la Juve di quegli anni non è all'altezza della sua classe e quindi vincerà meno di quanto forse avrebbe meritato. Nel frattempo conquista anche la nazionale, di cui diventa una pedina fondamentale: dopo il debutto in maglia azzurra nel settembre del 1988 sarà una delle stelle dei Mondiali 1990 e soprattutto di quelli del 1994, quando con i suoi gol porta l'Italia in finale.

Nel 1995 vince il suo primo scudetto con la Juventus, ma è una vittoria poco sua, perché nel corso della stagione ha perso progressivamente peso all'interno della squadra per far posto ad Alessandro Del Piero. L'anno dopo va a giocare al Milan, dove vince un altro scudetto, ma ancora una volta passa più tempo in panchina che non in campo. Nel 1997 va al Bologna dove rinasce, segnando ventidue gol e conquistandosi la convocazione per i mondiali di Francia. Poi il passaggio all'Inter dove passa due stagioni difficili e altalenanti.

Nel settembre 2000, dopo un lungo tira e molla, finisce al Brescia: dopo alcuni mesi non facili trascina la squadra lombarda a un passo dalla Coppa Uefa e alla sua prima storica salvezza in serie A. Ora vorrebbe chiudere la carriera in un club ambizioso". Il Brescia, dopo aver perso Mazzone, rischia di iniziare la stagione senza il suo uomo-simbolo: Roberto Baggio, il quale subito dopo l’operazione di pulizia al ginocchio vuole onorare il contratto con il Brescia ma sogna anche di chiudere la carriera in un club ambizioso. Lui, il diretto interessato, prima di andare sotto i ferri, lo attende una convalescenza di due mesi, ha dedicato un pensiero affettuoso all’allenatore che lo ha sempre protetto: "Spero che Mazzone trovi una squadra perché è un tecnico e un uomo di valore. Per quanto mi riguarda, mi opero perché ho sempre voglia di giocare".

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IL CASO DEL GIORNO
"L'AMBASCIATA AMERICANA OCCUPATA DAGLI STUDENTI"

Su questo caso, leggiamo insieme, un articolo di Giulio Andreotti, pubblicato da un quotidiano l’Otto luglio u.s. dal titolo "SUL CASO TEHERAN MI TIRAI INDIETRO".

LA VIVACITÀ attuale degli studenti iraniani riporta alla memoria l'occupazione dell'ambasciata Usa di Teheran nel 1980. Un diplomatico canadese mi ha chiesto l'altro giorno se è vero che io avevo trovato una soluzione rapida di questa preoccupante crisi, ma gli americani non vollero e passò un anno di pericolosa tensione prima di ottenere lo sgombro.

Se lo storico americano Pierre Salinger non avesse narrato in dettaglio l'episodio non avrei scritto in proposito per non apparire vanesio, o peggio, interferente. Il caso volle che poco dopo la pericolosissima occupazione ebbi un contatto con l'avvocato Chenot che a suo tempo aveva organizzato il rifugio di Khomeini in Francia e manteneva con lui - vittorioso dopo l'estromissione dello Scia - intensi rapporti.Khomeini

Venne a Roma e gli chiesi se vi fosse una strada per risolvere la crisi che ogni giorno ci faceva tremare per il timore di un eccidio. Sentito Teheran mi disse che la strada c'era.

Avrebbero fatto richiesta formale di estradizione dello Scia, con un libello accusatorio pesante. Washington avrebbe dovuto dare al libello ampia pubblicità, ma rifiutare l'estradizione perché mancava al riguardo un Trattato con l'Iran. Tutto qui.

Mi affrettai ovviamente a comunicarlo all'ambasciatore Gardner che si dimostrò molto interessato; il giorno successivo però venne a dirmi che il Presidente Carter era grato, ma non gli sembrava opportuno aprire un nuovo canale, dato che se ne stava occupando il Segretario Generale dell'ONU. Forse alla Casa Bianca si pensava già all'impresa elicotteristica per risolvere direttamente il grave problema. Di fatto questa iniziativa si dimostrò incautamente disastrosa.

L'ambasciatore tornò allora da me pregandomi di riprendere i contatti con Parigi, ma io non potei che dargli il numero di telefono dell'avvocato Chenot sembrandomi poco giusta l'ulteriore intromissione (oltretutto non ero in quel momento al governo e non volevo creare interferenze). Sta di fatto che l'ambasciata fu liberata solo allo scadere di un anno e quando Carter perdette le elezioni. Tra i primi eventi dell'Amministrazione Reagan vi fu l'accoglienza solenne dei liberati. Per tutti quei mesi il mondo era rimasto con il fiato sospeso; perché se vi fosse stato un massacro la reazione americana avrebbe potuto essere causa di una insoluzione internazionale dalle conseguenze terribili. Avevo chiesto all'avv.

Cheron come mai, dato che l'occupazione dell'ambasciata era frutto non di una iniziativa di governo ma degli studenti in rivolta, il governo poteva garantire che gli studenti stessi recedessero. Mi aveva assicurato che la formula proposta aveva la certezza del buon esito. Mi sono domandato più tardi se feci male a tirarmi indietro in seconda battuta. Può darsi.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
Xavier Wheel (alias Renato Volti) "IL TEMPO E L'AMORE"
Xavier Wheel (pseudonimo di Renato Volti)

E' nato a Chicago, però le sue origini sono italiane, perché non aveva neanche un anno quando la sua famiglia ritornò in Patria. Dopo varie peripezie si è stabilito in un paesino vicino alla Val d'Aosta. I suoi interessi principali sono la lettura e, naturalmente, lo scrivere. Afferma con orgoglio di essere un "lettore-dipendente" dei romanzi di Stephen King.Xavier Wheel (alias Renato Volti)

Si sente attratto dalla psicologia e da tutto quello che riguarda l'Uomo e il suo comportamento. E’ un attento osservatore; per capire l'ambiente che lo circonda e la società in cui vive; per conoscere se stesso e conoscendosi capirsi. E’ affascinato dalla tecnologia in genere, però in modo particolare dai computer. Internet in generale, e la posta elettronica in particolare rappresentano per lui il nuovo modo per comunicare, per essere in compagnia; con gli altri si sente se stesso, e a suo agio. Nelle cose che scrive mette in risalto pensieri e sentimenti; nel parlare d'amore non è secondo a nessuno, e lo dice potentemente a suo modo: "con l'intensità di quella voce che batte (col cuore) e da esso fuoriesce"

Inforca le ali e spicca il volo col sentimento, che corre veloce come una cascata verso la valle e rinvigorisce mentre la parola cresce, anche se non acquista o conquista il ritmo classico della metrica. Per lei non pena, corre velocissimo inseguendo l’istinto sentimentale (realizzando la Teoria della Poesia vera espressa da Don Benedetto Croce), fino a quando l’impetuoso sentire si placa come se finisse in un lago, non seppellito con le catene o pesi enormi perché potesse rimanere nel fondo, anche se fosse a sua insaputa, perché: "Il tempo passa e continuerà a passare,/ è quel sentimento che non conosce limiti e confini".

Nuovo a se stesso il sentimento che lo anima, ci fa avvertire il forte amplesso delle madri sante che non vogliono accettare l’idea che il figlio sia adulto. Da questo pensiero, la sua Poesia, esce umile ma potente e virile, severa come un amante, poiché non conosce limiti e confini del proprio sentimento. I versi sono come un inno e un augurio o preghiera, perché è lui che li fa più belli in lui, che non pensa agli applausi; ha poetato le lacrime del tempo che scorre contro le nuvole, che si addensano coprendo il cielo d’insicurezza e corre prepotente verso l’ateismo dei sentimenti, incurante del cielo che non ode più le armonie che rimbalzano, come gli aliti speranti, egli chiama a sé l’amore, come al nido le colombe.

A mio giudizio, il verso "è quel sentimento che non conosce limiti e confini" è uno dei versi più belli che abbia letto; e rivela il sentimento di un uomo per il quale l'ascensione dal reale all'ideale non è un mero concetto retorico, ma una realtà fortemente sperimentata nei suoi due termini. Egregiamente, salta agli occhi qualche futile petrarchismo, qualche squarcio delle dottrine platoniche, anche qualche figurazione incorporea e ripetitiva o di vacuità arcadica, di quanto, insomma, l'espressione dell'amore possa avere di falso o di vano nella nostra letteratura e nel nostro caotico vivere contemporaneo. Comunque sia, una cosa è certa; Xavier Wheel ci ha dato dei tratti di vita vissuta e trasfigurata in un profondo sentimento che dall'amore avviluppa nuovi accenti alla lirica e ispirazioni nuove.

IL TEMPO E L'AMORE

di Xavier Wheel (Renato Volti)

Il tempo passa e continuerà a passare,
ci ha già cambiato e ci cambierà ancora,
ma c'è una cosa che il tempo pur passando
non farà mai invecchiare,
è quel sentimento che non conosce limiti e confini,
a cui poco importa se verrà urlato o solo bisbigliato,
in quanto esso non si misura
con la voce che dalla gola scaturisce,
ma con l'intensità di quella voce che batte e da esso fuoriesce

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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