18 gennaio 1911
Primo atterraggio di un aereo
sul ponte di una nave

Sul ponte della corazzata americana Pennsylvania che incrocia nella baia di San Francisco tutto è stato pIl biplano Curtiss sul ponte della corazzata americana Pennsylvaniaredisposto. La piattaforma allestita sul ponte di poppa viene sgombrata e i marinai sono ai loro posti di manovra. Il comandante scruta il ciclo con una certa apprensione.

La sua nave è stata scelta per un esperimento mai tentato prima d'allora: l'atterraggio di un aeroplano sul ponte d'una nave. L'aereo, un biplano Curtiss di 50 cavalli, è pilotato da Eugène Ely, che ha effettuato un decollo dal ponte dell'incrociatore Birmingham il 14 novembre 1910.

Tuttavia tra decollo e atterraggio vi è una gran differenza. Nel primo caso basta avviare l'aereo sulla piattaforma e, quando non la si " sente " più sotto le ruote, sollevare l'apparecchio per mantenerlo in quota. Mentre per l'atterraggio la faccenda è ben diversa...Eugène Ely

Possiamo farci soltanto una vaga idea dei problemi che Ely dovrà risolvere: guidare l'aereo nella giusta direzione, atterrare sull'asse della nave evitando di farsi deviare dal vento e, soprattutto, frenare entro i pochi metri di pista col rischio di abbattersi sulle strutture superiori della nave se la manovra non riesce.

E ecco apparire il Curtiss... Inizia lentamente la manovra e al primo tentativo atterra sulla piattaforma. Sono le 11 e 01 del 18 gennaio 1911.

Alle 11 e 58 Ely, ripetendo l'impresa del 14 novembre precedente, decollava dalla Pennsylvania e atterrava all'aerodromo di Selfridge Field dal quale era partito. Era nata la portaerei. Sessant'anni più tardi un aereo decolla o atterra ogni trenta secondi sulla portaerei atomica Enterprise, che stazza 85.000 tonnellate. E a bordo ci sono più di cento apparecchi!

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1817: Il generale San Martin intraprende la traversata delle Ande.

1968:Stati Uniti e U.R.S.S. depositano a Ginevra un Progetto comune per il trattato di non proliferazione delle armi atomiche.

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RICORDIAMOLI

GENERALE JOSE’ de SAN MARTIN

José de San Martín argentino nacque a Yapeyú, San Martín, nel 1778, morì a Boulogne-sur-Mer, Francia, nel 1850. Eroe delle guerre d'indipendenza dell' America Latina, continente esteso tra gli oceani Atlantico e Pacifico tra i paralleli 71o N e 56o S, con una superficie totale di 42 200 000 km2 e 747 000 000 di abitanti; così chiamato dal 1507 in onore del navigatore fiorentino Amerigo Vespucci, che identificò nelle terre scoperte da Cristoforo Colombo nel 1492 una regione sin lì sconosciuta agli europei.

Il popolamento del continente risale alla glaciazione che tra il 40 000 e il 10 000 a. C. José de San Martíncreò un passaggio solido tra le estreme propaggini siberiane e le regioni artiche dell'attuale Alaska attraverso il quale cacciatori siberiani migrarono in America Settentrionale dando origine alle popolazioni amerindie. Queste mantennero la struttura nomade, dedicandosi alla caccia e alla pastorizia e a forme molto rudimentali di agricoltura. In una seconda fase migratoria, circa il 5000 il 2000 a. C. alcuni gruppi si spinsero sino agli altopiani messicani e andini, inserendosi verso il 3500 o il 1500 a. C., in ritardo rispetto alle altre civiltà del mondo, in insediamenti stabili e sviluppando un'attività agricola complessa ruotante attorno alle colture di zucca, mais, patata e cotone.

Tra il 1500 e il 200 a. C. ebbero origine le prime civiltà precolombiane, dette olmechi, maya, zapotech sugli altopiani messicani e le coste caribiche; quimbaya, chimú nelle Ande settentrionali, strutturate in città-Stato rette da regimi rigidamente teocratici. Queste culture svilupparono moltissimo le conoscenze astronomiche e scientifiche, scrivendo il primo calendario, e le espressioni artistiche e religiose quali le piramidi a scalini; la lavorazione dell'oro, dell'argento e della ceramica, incisioni, sculture policrome e pitture, mentre rimasero arretrate sul piano tecnologico: non si conosceva l'uso della ruota e non si sapeva lavorare il ferro. Queste caratteristiche permasero anche nelle civiltà delle nazioni guerriere dei secoli Nono e Sedicesimo, quali i tolteci e aztechi; quechua, inca e araucani nelle Ande, ponendo i presupposti per la disfatta cui le popolazioni americane andarono incontro una volta entrate in contatto con i conquistatori europei.

La casuale scoperta del continente da parte di Cristoforo Colombo nel 1492 e le esplorazioni del ventennio successivo mirarono per lo più a cercare un passaggio che permettesse di superare l'ostacolo che il "mondo nuovo" poneva sulla strada per le Indie. Doppiando la Terra del Fuoco, Ferdinando Magellano aprì tra il 1519 e il 1522 il passaggio a sudovest; più difficoltosa risultò la ricerca di un passaggio settentrionale, conclusasi solo nel 1727 con la scoperta da parte del danese Vitus Bering dello stretto che porta il suo nome. Le basi costituite nel corso di queste ricerche servirono per la penetrazione delle regioni interne una volta che l'America cominciò a essere vista come potenziale fonte di ricchezza, e non solo come punto di passaggio verso l'Asia. Nel frattempo i portoghesi avviarono la colonizzazione del Brasile, senza incontrarvi civiltà complesse. Gli spagnoli si dedicarono invece a una guerra di conquista, devastando e spogliando delle ingentissime ricchezze i centri delle civiltà secolari che dominarono con pochissimi uomini armati: i 300 uomini di Herman Cortés ebbero ragione in tre anni dell'intero regno azteco, mentre con ancor meno soldati Francisco Pizarro e Diego de Almagro si impadronirono tra il 1531 e il 1534 di quell'impero inca che aveva saputo riunire e governare dieci milioni di sudditi. Terminata la fase della razzia, lo sfruttamento delle nuove colonie si resse sulla creazione di encomiendas, enormi porzioni di territorio concesse in usufrutto dalla corona ai conqustadores, col diritto di imporre agli indios tributi in natura o prestazioni e l'obbligo di commercio esclusivo con la madrepatria. La necessità di manodopera servile aggiuntiva a quella indigena, decimata dai massacri della fase di conquista e dalle epidemie portate dagli spagnoli andò così notevolmente ingrossando il commercio di schiavi importati dall'Africa, già avviato dai portoghesi, con la conseguente crescita nelle colonie iberiche della popolazione nera e meticcia. Non mancarono azioni a difesa degli indios, tra cui l'esperimento gesuita delle reducciones, comunità autonome di indios dove vigeva un regime di proprietà comune delle terre.

La crescente specificità della realtà e degli interessi nordamericani rispetto alla madrepatria britannica emerse al termine della guerra dei sette anni: 1756 - 1763, quando per evitare ulteriori scontri con le popolazioni indiane, che nel conflitto avevano sostenuto i francesi, un editto regio vietò ai coloni di penetrare nei nuovi possedimenti posti a ovest dei Monti Appalachi. Nuovi tributi decisi dal parlamento di Londra nonostante l'opposizione delle assemblee locali e l'inasprimento dei controlli sul commercio marittimo, per combattere la diffusissima pratica del contrabbando con porti non britannici, finirono per provocare la reazione dei coloni, sfociata nella guerra di indipendenza e nella creazione degli Stati Uniti d’America nel 1776 al 1783. L'ondata rivoluzionaria francese ebbe effetti diretti in America Latina, dove la proprietà creola mobilitò le masse contro governanti e proprietari spagnoli fedeli al re di Spagna Ferdinando VII, spodestato da Napoleone, unendo alla prospettiva dell'indipendenza nazionale quella di profondi mutamenti nelle strutture economiche e sociali. Dopo la caduta di Napoleone e il ritorno al potere dei realisti si aprì una nuova fase di lotte per l'indipendenza nazionale guidate da figure come Simon Bolivar e José de San Martin, conclusesi vittoriosamente nella prima metà degli anni '20.

Uscito vittorioso dalla battaglia José de San Martin, ebbe dalla Spagna il soprannome di Libertador. Perché combattendo in Spagna contro l'occupazione napoleonica, ebbe il comando dell'esercito degli insorti contro il dominio spagnolo, quando venne acquisita l'indipendenza nazionale. Con un'epica attraversata delle Ande, liberò anche il Cile e il Perù. Divenuto "protettore" dei territori liberati con poteri dittatoriali, nel luglio 1822 si incontrò a Guayaquil con Simon Bolivar per concordare un'azione comune, ma al sorgere di contrasti rinunciò al titolo di protettore e ritornò in Argentina come semplice cittadino. Nel 1824 si ritirò in esilio volontario in Francia.

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IL FATTO

DINO CAMPANA

Dino Campana considerato per l'eccentricità della vita l'ultimo dei poeti maledetti, ha tentato uno sperimentalismo originalissimo che risente di numerose componenti culturali, in primo luogo del simbolismo francese.

Nato a Marradi, presso Firenze, studiò chimica a Bologna e Firenze; già nel 1905 venne ricoverato per qualche mese nel manicomio di Imola. Vagabondò in seguito per l'Italia e all'estero.Dino Campana Nel 1913 entrò in contatto a Firenze con Ardengo Soffici e Papini. Nel 1914 pubblicò a proprie spese la sua prima opera, Canti orfici. Nel 1918 fu internato nel manicomio di Castel Pulci, presso Firenze, e lì visse fino alla morte. La maggior parte della produzione artistica Inediti,Taccuino, Lettere, Taccuinetto fiorentino, fu pubblicata postuma.

Se la follia è un modo per comprendere la sua esistenza, nella poesia essa è il segno letterario di un'esperienza conoscitiva, che spinge il poeta al totale rifiuto della realtà alienante, alla ricerca di una innocenza incontaminata.

Ricollegandosi a Baudelaire, Rimbaud, Poe, Nietzsche, Campana sviluppa nella sua poesia una volontà anarchica e distruttiva, che mira anche a sconvolgere i meccanismi della comunicazione borghese e a creare con la parola poetica lampi improvvisi, "grida" per "sputarvi in viso". Suo tema fondamentale è il "viaggio", metafora poetico-esistenziale che spinge il poeta verso terre lontane alla ricerca di una terra sognata, intuita solo poeticamente. Ricerca, conoscenza, liberazione che apre agli aspetti più inquietanti dell'esistenza; la parola poetica si fa divina perché rivelatrice della realtà più profonda e inconoscibile. Di qui il titolo che richiama il mitico cantore greco Orfeo e un'antica religione misterica, per designare questa poesia capace di penetrare nel mistero, assoluta. La poesia di Campana occupa un posto a sé e rappresenta un risultato autonomo rispetto alle forme dell'avanguardia. Il mito del poeta "pazzo" e "vagabondo", nato dopo l'internamento definitivo in manicomio, non ha agevolato la comprensione della sua poesia.

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LA POESIA DEL GIORNO

E’ BELLO RIVEDERE

E’ bello rivedere e bere l’aurora
che lentamente si fa strada nel cielo.
E’ bello assaporare fino in fondo
questo silenzio fatto di mille parole.
E’ bello essere coscienti che tu
stai facendo la medesima cosa
perché sento il tuo respiro
giungermi col profumo dell’aria
avvolgermi come l’aurora il cielo
come il silenzio dell’anima
in adorazione della luce celeste:
è bello sentirsi ancora vivi
e godere nuovamente del Creato.

Reno Bromuro (Da poesie sparse).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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