18 febbraio 1945
Le donne di Bondeno scendono in piazza
la partecipazione all'amministrazione della giustizia

Le donne di Bondeno in provincia di Ferrara, scendono in piazza per manifestare contro i rastrellamenti che i nazifascisti stanno compiendo nella zona e contro le pessime condizioni alimentari in cui versa il paese. Nel corso della manifestazione sarà occupato il municipio e sarà dato fuoco ai registri di leva.

Dinanzi alla fame e alla barbarie nessuno resiste: prima o dopo si ribella. Quel giorno, 18 febbraio 1945 a ribellarsi furono le donne, nate e cresciute nella terra che aveva accettato le grandi opere di bonifica attuate dagli Estensi a partire dal Quattordicesimo secolo e quelle compiute nei secoli Diciannovesimo e Ventesimo hanno favorito notevolmente lo sviluppo delle attività agricole, che costituiscono tuttora la principale fonte di reddito. Poco meno dei due terzi del territorio è direttamente utilizzato a fini agrari, con assoluta prevalenza dei seminativi e delle colture legnose. Bondeno è un piccolo centro, un’amena cittadina a soli 19 km a Nord Ovest del capoluogo, a 11 metri sul livello del mare, sul fiume Panaro. Il Comune misura 175,17 km2 con 16.129 abitanti; la produzione del luogo è la barbabietole da zucchero, cereali, frutta e ortaggi; pioppicoltura; allevamento bovino. Assai sviluppate le industrie alimentari.

Eppure quel 18 febbraio persone amanti della pace e della tranquillità, abituata alla serenità più vera, vedendo il nazifascista penetrare nelle loro case con fare da padrone, buttando tutto all’aria, sfondando pavimenti, buttando il materiale delle stalle per aria, e qualche volta ammazzare, con la pistola mucche e buoi da tiro, senza una ragione se non quella di sperare di trovare qualche ragazzo diciottenne nascosto per sfuggire alle retate dei repubblichini e dei nazisti. Sembra che tutto ebbe inizio, quando un nazista afferrò un sedicenne, più alto della sua età, scambiandolo per un uomo e avrebbero voluto portarlo via. In quel momento, come se il vento avesse fatto sventolare il pensiero trasportandolo di porta in porta perché, le donne formassero un cerchio impenetrabile, che fulmineamente strappò i mitra minacciosi dalle mani dei nazisti impauriti che scapparono da Bondeno a gambe levate.

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RICORDIAMOLI

MASSIMO TROISI

Massimo Troisi nasce nel 1953 a San Giorgio a Cremano vicino Napoli in una famiglia con cinque fratelli, i nonni, gli zii e i cinque figli di questi. Massimo TroisiOltre che attore tra i più amati ed indipendenti del cinema italiano è regista originale ed austero. Nella sua breve carriera, stroncata precocemente da una malattia di cuore, ha firmato la regia, il soggetto e la sceneggiatura di cinque splendidi lavori per i quali, è anche attore protagonista dal talento indiscusso. E’ il cineasta che c’interessa; cinque pellicole esilaranti in cui il comico napoletano è tutto: soggettista-sceneggiatore, regista e protagonista; a completare inoltre la carriera alcune interpretazioni importanti tra cui quelle per Ettore Scola e Michael Radford.

Il cinema di Troisi è originale e spontaneo, a tratti difficile, caratterizzato da una continua non ricerca del successo commerciale; storie impregnate di malattie, paure e gelosie, sapientemente costruite. È lui l'artefice di tutto: la voce, i gesti, gli sguardi e le difficoltà; nella sua ermeticità di artista ha potuto contare su di una personalità poliedrica.

Nasce attore e autore con il cabaret televisivo; si trasforma ben presto in sceneggiatore scoprendosi naturalmente attore e regista. S’inventa una direzione filmica semplice e poco complessa con al centro se stesso e senza megalomania ed eccessi; insomma mai banale e senza strafare.

Nonostante quest’apparente piattezza cinematografica, le sue pellicole hanno conseguito un gran successo prima di pubblico e ultimamente anche di critica. Nel suo primo "Ricomincio da tre" che vinse il Nastro d'Argento e il David di Donatello, l'uso del monologo, una monotonia di scena quasi teatrale e l'insistente inquadratura statica su se stesso, denunciano una scarsa capacità nella regia, ma inevitabilmente un’enorme libertà e spontaneità espressiva che sarà la ricetta del successo. All'aiuto regia c'è Umberto Angelucci già in passato assistente di Pasolini, quasi a rappresentare il controllore della direzione filmica. Massimo TroisiGià in questo primo lavoro il suo personaggio è caratterizzato da un uso del dialetto e della gestualità assolutamente originale.

Nel successivo "Scusate il ritardo", si riconferma autore indipendente e svincolato da qualsiasi idea che non sia la sua. Già idolatrato dopo soltanto due film, è quello di "Non ci resta che piangere", realizzato in coppia con Roberto Benigni; un ottima produzione con la fotografia di Giuseppe Rotunno, il montaggio di Nino Baragli e la musica di Pino Donaggio. Nel 1987, "Le vie del Signore sono finite", una triste opera sulla solitudine e l'amore; è il tentativo riuscito di scandagliare nuove strade ma senza abbandonare il suo personaggio caratteristico; è il primo lavoro veramente professionale. D'ora in poi il cinema di Troisi pur comico diventerà sempre più triste. L'ultima regia: "Pensavo fosse amore invece era un calesse", nel quale il comico napoletano è anche padrone della direzione, è ormai completa e senza sbavature.Massimo Troisi nel film Il Postino

Muore d'infarto dopo poche ore dall'ultimo ciak per "Il postino", che ebbe cinque Nominations ad Hollywood: miglior film, migliore regia, migliore attore protagonista, migliore sceneggiatura, migliore colonna sonora; premio Oscar alla colonna sonora di Luis Enrique Bacalov, girato da Michael Radford. Il film è una straordinaria storia umana tra un postino di una sperduta isola del Mediterraneo e Pablo Neruda.

Il regista inglese, grazie all'affetto e alla stima che lo legano al comico napoletano, delinea la figura di Troisi, irrimediabilmente stanco e sostituito nel cinquanta percento delle riprese dalla controfigura, in modo sapiente quasi a voler stilare il testamento, attraverso un uso posato dell'obiettivo. Infatti Troisi in questa sua ultima ed epitaffica pellicola è attore superbo, molto aldilà del cinema di genere.

Filmografia:
-regista ed attore protagonista-
"Ricomincio da tre", 1980/81;
"Morto Troisi, viva Troisi", 1982 (film per la tv);
"Scusate il ritardo", 1982/83;
"Non ci resta che piangere", 1984 (co-regia con Roberto Benigni);
"Le vie del Signore sono finite", 1987;
"Pensavo fosse amore invece era un calesse", 1991;
-attore protagonista in opere altrui-
"No grazie il caffè mi rende nervoso", 1983 di Lodovico Gasparini;
"Hotel Colonial", 1985 di Cinzia Th Torrini;
"Splendor", 1989 di Ettore Scola;
"Che ora è", 1989 di Ettore Scola;
"Il viaggio di Capitan Fracassa", 1990 di Ettore Scola;
"Il postino", 1994 di Michael Radford in collaborazione con Massimo Troisi.

Massimo lasciò la terra nell’ospedale di Ostia nel 1994

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IL FATTO

UGO NICOLO’ FOSCOLO 2

La vittoria di Napoleone a Marengo nel 1800 gli consentì di tornare a Milano. Nel dicembre del 1801 fu colpito dal grave dolore per il suicidio del fratello Giovanni. Ugo Nicolò FoscoloFino al 1803 visse anni di grandi passioni e d'intensa attività creativa. Amò ardentemente Isabella Roncioni, alla quale dedicò dei sonetti; a lei s’ispirò per tratteggiare la figura di Teresa, protagonista dell'Ortis, alla cui stesura tornò a dedicarsi. Il romanzo, completamente rifatto, fu pubblicato in una prima edizione integrale nel 1802; ne seguirono altre due, entrambe ancora rivedute, nel 1816 a Zurigo e nel 1817 a Londra. Di grande importanza sentimentale fu anche la relazione con Antonietta Fagnani Arese, a cui dedicò l'ode All'amica risanata. In ambito politico si distinse con l'Orazione a Bonaparte pel Congresso di Lione, coraggioso atto di opposizione alla politica francese nei confronti dell'Italia. Nel 1803 pubblicò l'edizione definitiva delle Poesie di Ugo Foscolo, composte da dodici sonetti e da due odi, e concluse il lavoro filologico sulla Chioma di Berenice, poema di Callimaco, tradotto da Valerio Catullo e illustrato da Ugo Foscolo, in cui è esposta la concezione della poesia come sintesi "del mirabile e del spassionato".

Nel 1804 partì per la Francia per partecipare alla progettata e mai avvenuta spedizione di Napoleone contro l'Inghilterra. Trascorse due anni per lo più a Valenciennes; qui dall'inglese Fanny Hamilton ebbe la figlia Mary Floriana, che presto però perse di vista e ritrovò nel 1822 in Inghilterra. Durante questi anni la sua produzione letteraria si limitò a traduzioni dal greco di passi dell'Iliade e dall'inglese del Viaggio sentimentale di Sterne.

Nel 1806 tornò in Italia e dopo dieci anni di lontananza si recò prima a Milano e poi a Venezia per rivedere la madre. Fu ospite di Isabella Teotochi Albrizzi e incontrò Pindemonte: dai colloqui con costoro trasse l'ispirazione che poi sviluppò nel carme Dei sepolcri, scritto tra il 1806 e il 1807 e pubblicato a Brescia nel 1807, il cui immediato successo, oltre che l'intervento di Monti, valse al poeta la cattedra di eloquenza presso l'università di Pavia. Nel gennaio del 1809 vi tenne una prolusione, ricca di accenti patriottici, Dell'origine e dell'ufficio della letteratura, e nei mesi successivi alcune lezioni; ma per ragioni politiche la cattedra fu presto soppressa.

I dissapori generati da questa vicenda contribuirono a isolare Foscolo negli ambienti culturali vicini al regime, fino alla clamorosa rottura con Monti. Amareggiato dall'insuccesso alla Scala della sua tragedia Ajace, interpretata da molti come un attacco a Napoleone, nell'estate del 1812 lasciò Milano e si trasferì a Firenze; qui nella villa di Bellosguardo visse più di un anno in un clima sereno, coinvolto in numerose vicende sentimentali, tra cui quelle con Eleonora Nencini e con Quirina Mocenni Magiotti e accolto nel salotto della contessa d'Albany, vedova di Alfieri. Fu intensa anche la sua produzione letteraria: pubblicò la tragedia Ricciarda e la traduzione del Viaggio sentimentale di Yorick lungo la Francia e l'Italia accompagnata dalla Notizia intorno a Didimo Chierico, ma soprattutto lavorò alla stesura di consistenti passi del poema Le Grazie.

(2 continua)

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LA POESIA DEL GIORNO

ERANO MOLTE

DISSE AL MERLO

Disse al merlo la donna
tu che vieni a cantarmi
una triste canzone ogni sera
nuovo messaggio d'amore porti.
Il merlo portava il suo canto
alle stelle ed esse piangevano.
Quanta tristezza mi porti
sospira la donna
e grida tutto il suo amore.
L'uomo e il merlo non ascoltarono
ora vivono soli allacciati
dal ricordo di lei passano i giorni
in attesa. In attesa di che?

Reno Bromuro (da «Il Vestito più bello»)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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