17 settembre 1871
Inaugurazione del traforo del Cenisio

II Moncenisio è un massiccio delle Alpi francesi a cavallo della frontiera italo-francese.

Due passi, il Gran Moncenisio al nord, e il Piccolo Moncenisio a sud, ne consentivano il valico. Una strada era stata tracciata da. Napoleone I sul Gran Moncenisio, ma d'inverno veniva interrotta.

Sulla metà del secolo scorso, si pensò di raddoppiare quella strada mediante una linea ferroviaria che avrebbe varcato la montagna attraverso una galleria. I lavori iniziarono, più a sud, sotto il colle di Fréjus, nell'agosto 1857 sul versante della Savoia, e qualche mese dopo sul versante piemontese.

Potenti mezzi meccanici furono impiegati per scavare questa galleria di 12353 metri. Il 17 settembre 1871 la galleria fu inaugurata in forma solenne. Un treno di 22 vagoni, nel quale avevano preso posto autorità e invitati, parti da Bardonecchia, trasportato dalla locomotiva Eutarsa. Trentotto minuti più tardi esso entrava nella stazione di Iourneaux.

I viaggiatori affluirono in una vasta sala da pranzo, lunga 185 metri e larga 16 metri dove fu servito un banchetto di 1000 coperti. Furono pronunciati alcuni discorsi. Una medaglia d'oro fu consegnata ad honorem al vero " padre " della galleria, l'ingegnere Germano Sommeiller, da poco scomparso. Si dovette attendere il luglio del 1965 perché fosse inaugurato un altro traforo alpino tra la Francia e l'Italia: la galleria automobilistica del Monte Bianco. Nel 1978 una terza galleria, quella di Fréjus, lunga km 12,5, consentirà agli automobilisti di percorrere il tratto Lione-Torino in 3 ore.

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È successo quel giorno:

1969:La negra liberiana Angie Brooks è eletta presidentessa della 24° sessione dell’Assemblea generale dell'O.N.U.

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RICORDIAMOLI

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

PASTERNAK
Ricordiamo il poeta russo Pasternak nato a Mosca il 2 febbraio 1890, morto il 31 maggio 1960 a Peredelkino, Mosca; ai funerali fatti il 4 giugno, non partecipò neanche la rappresentanza ufficiale dell’Unione degli Scrittori Russi.

Pasternak è considerato uno dei massimi esponenti della poesia russa del Novecento.

Nato in una famiglia ebraica, il padre, Leonid Osipovič, era un noto ritrattista e illustratore; la madre, Roza Kaufmann, una dotata pianista, trascorse l'infanzia in un ambiente ricco di stimoli culturali. Influenzato e affascinato dalla conoscenza del musicista Skrjabin, amico dei genitori, intraprese lo studio della composizione.

Ma nel 1909 rinunciò alla vocazione musicale, iscrivendosi alla facoltà di storia e filosofia dell'Università di Mosca e, nel 1912, fu in Germania, a Marburgo, per seguire le lezioni del neokantiano Hermann Cohen.

Conseguita la laurea in filosofia nel 1913, lavorò inizialmente come precettore privato, mentre frequentava i circoli e i gruppi letterari del tempo. Il suo esordio come poeta avvenne nel gruppo cubofuturista di Centrifuga, con la pubblicazione dei primi due volumi di versi: Il gemello fra le nuvole nel 1914; e Oltre le barriere nel 1917, entrambi profondamente radicati nella tradizione della lirica russa e sostanzialmente estranei agli estremismi verbali dell'avanguardia ufficiale.

Ma i due volumi furono quasi completamente ignorati dalla critica, benché Boris fosse ormai abbastanza noto negli ambienti letterari e legato da buona amicizia con autori come Majakovskij, Aseev e Gorkij, che nei momenti più duri del periodo postrivoluzionario fu di grandissimo aiuto a molti scrittori.

Solo con le poesie di Mia sorella la vita, scritte nel 1917 e pubblicate nel 1922, egli fornì una piena manifestazione dell'originalità della sua arte complessa, ricca di simboli e di metafore, di associazioni di immagini apparentemente divergenti, affermando quella poetica di unità tra poesia e natura che resta una delle sue maggiori caratteristiche.

Sulla stessa linea, sia pure con minore intensità e immediatezza, ma con una più consapevole coscienza della sua personalità artistica, pubblicò nel 1923 le poesie di Temi e variazioni, insieme con alcuni racconti che segnano gli inizi della sua carriera di narratore: Il tratto di Apelle, L'infanzia di Ženia Ljuvers, Lettera da Tula. Nello stesso anno entrò nel gruppo LEF (Fronte di sinistra delle arti) diretto da Majakovskij, col quale rimase legato solo per breve tempo, data la sua innata riluttanza a ogni forma di incasellamento e inquadramento. Furono tuttavia questi gli anni in cui il poeta compì il suo sforzo di buona volontà in direzione di un impegno anche politico; e risultato di tale sforzo furono vari poemi di ambizione epica.

Un ritorno alla poesia lirica avvenne nel 1932 col volume Seconda nascita, ispirato in gran parte dall'esperienza di un viaggio nel Caucaso e centrato sulla consonanza tra esistenza individuale e vita universale. Intanto si era compiuto il distacco del poeta dalla avanguardia, definitivamente sanzionato dalla pubblicazione dell'opera originalmente autobiografica Il salvacondotto del 1931, considerata l'opera in prosa più perfetta di Pasternak.

Gli anni successivi furono anni di silenzio per Pasternak come scrittore in proprio e registrarono invece la sua intensa attività di traduttore: dai poeti georgiani a Kleist, da Shakespeare al Faust di Goethe. Un nuovo ritorno alla poesia si ebbe nel 1943 con i volumi Sui treni mattutini e nel 1945 Lo spazio terrestre, in cui, con un sempre maggiore impegno sui contenuti, è espressa la solidarietà dell'autore col suo popolo in guerra contro il nazismo.

L'impegno contenutistico, ma questa volta in senso religioso, appare anche nelle Poesie di Jurij Živago, presentate nel 1954 sulla rivista Znamja insieme all'annuncio della pubblicazione del romanzo Il dottor Živago, al quale Pasternak già attendeva da vari anni e che si sarebbe rivelato il suo capolavoro. Ma la pubblicazione dell'opera, giudicata ostile all'Unione Sovietica, non fu autorizzata, e il romanzo apparve in Italia nel 1957 suscitando in patria vivaci polemiche e critiche, aggravatesi quando all'autore fu assegnato il premio Nobel 1958 che egli, per i violenti attacchi dell'Unione degli Scrittori Sovietici, si sentì costretto a rifiutare.

Lo stesso spirito meditativo delle poesie di Živago permane nei versi del volume Quando il tempo si rasserena, pubblicato nel 1959 a Parigi e solo nel 1965 in Russia, nell'edizione completa delle poesie. L'ultimo periodo della vita di Pasternak fu amareggiato dalla campagna scatenata contro di lui dal regime sovietico, segnò tuttavia il suo riconoscimento come una delle grandi voci della letteratura mondiale contemporanea. Ammalatosi di cancro nel 1959, morì il 31 maggio dell'anno successivo. La stampa sovietica lo annunciò in poche righe.

Bibliografia
C. G. De Michelis, Pasternak, Firenze, 1968; G. Spendel, Invito alla lettura di Pasternak, Milano, 1975; G. Anguisola, Jurij e Lara. Lettura de "Il dottor Zivago", Napoli, 1991.

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ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI

- Non mi sembra vero di parlare con te. Ricordi quanto parlavamo? Le notti intere a dirci i pensieri più nascosti…

- Però quando mi recai a Roma per frequentare il corso di recitazione, ti consolasti subito; perché quando venni per San Rocco, mi dissero che ti eri sposata e vivevi in Svizzera. Com’è che hai sposato Carminuccio, avrà almeno venti, forse venticinque anni meno di te, potresti essere sua madre.

- Ma noi non dormiamo insieme, ci siamo sposati per non rimanere soli; io ero rimasta vedova, lui non andava d’accordo con i fratelli…

- In una famiglia numerosa c’ è sempre chi la vuole cotta e chi cruda. Carmine è un ingenuo, uno sprovveduto e Antonio il primo, solo perché è il più grande vuole fare il padre padrone. Carminuccio è sensibile, se Antonio fa la voce grossa, lui invece di ribellarsi e rispondere per le rime si scusa anche se non fatto niente di ingiusto. Per farti capire il carattere di Carmine ti racconto un fatto accaduto una decina di anni fa. Antonio si presentò a casa nostra senza avvertire, Carmine rimase contento, però quando udì che Carmine avrebbe voluto lasciare la fabbrica dove lavorava ci rimase male e gli impose di non farlo. Carmine lo fece, però quando durante le feste di Natale andammo trovarlo a casa sua lo trattò così male che non ne potetti più e m’imposi e difesi Carmine a spada tratta. Lui, Antonio ci fece capire che non gradiva la nostra presenza in casa sua e noi andammo via. L’azienda che Carmine aveva messo su fruttava molto, Antonio scrisse che avrebbe voluto lavorare nella fabbrica del fratello, convinto di fare il padrone, Carmine lo capì al volo e rifiuto; gli disse che per lui e quelli come lui nella sua fabbrica non c’era posto. Così si ruppe l’armonia i una famiglia patriarcale, perché quando venimmo in Italia per le vacanze, trovammo il nostro appartamento con la serratura cambiata e fummo costretti ad andare in albergo. Per non dare un dolore a Luigi e a Eleonora trovammo una scusa banale, ma da allora la famiglia di Luigi Secondo non esiste più.

- Vedrai che dopo l’incontro della festa per il centenario del padre, la famiglia si ricomporrà.

- Sei rimasto un sognatore, che peccato…

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

GIORNO DI MORTE (8)

Maria stammi vicino
oggi giorno di morte
dolora il mio cuore.

Ventiquattro anni una vita!
Ancora dolora il mio cuore.

Pietà all'anima fanciulla
che geme di giustizia.

Erano intenti al ritorno
ai reggimenti soldati
alle case donne e bambini;
scacciato da Napoli
stormo di morte
si soffermò su te:
Benevento!

Da Portanova
impotenti
assistemmo
vedemmo
l'Inferno.

Fermati cuore già morto!

Maria stammi vicino
dammi la mano
fiamme d'Inferno
lambiscono mio cuore
orrendamente trasfigurato
orribilmente rivoltato
come vecchio cappotto
quel giorno.

Da Portanova Minicuccio
con noi guardava e piangeva:
era epilettico
non lo aiutò il suo male
quando d'essere solo rimasto
appurò.

Morì quattro mesi più tardi
il giorno di Natale.
Lo trovammo
in una stalla abbandonata
abbandonato
- casa del terremoto dell'otto
distrutta -
raggomitolato a palla
in compagnia di scarafaggi
cimici e pidocchi.
Negli occhi aperti
c'era l'orrore dell'uomo
sulla bocca
il sorriso degli angeli.

Dammi la mano Maria
oggi è giorno di morte
la mia morte che vive.

8) Il ritornello "Maria stammi vicino…" è stato aggiunto nel 1967 (avevo da poco ritrovato i fogli scritti e nascosti in una camera d'aria di bicicletta), nel leggere quanto, i miei occhi avevano visto quel 13 agosto 1943, quando gli alleati bombardarono la stazione ferroviaria di Benevento, con spezzoni incendiari. Quel giorno, oltre ai genitori e il fratello di Minicuccio, perirono anche la moglie e due figli, piccoli di un altro padulese, venuto in ferie al paese natio. E non solo loro. Allora si diceva che erano perite oltre mille persone. I giornali non li ho mai letti, per cui non posso esere preciso sulla quantità di persone perite. "Giorno di morte" originale è la seguente (le prome righe sono illegibili): "Pietà all'anima fanciulla/che geme di giustizia./Erano intenti al ritorno/ ai reggimenti soldati/ alle case donne e bambini;/scacciato da Napoli/ stormo di morte/si soffermò su te/ Benevento!/Da Portanova/ impotenti/assistemmo/vedemmo/ l'Inferno!/Da Portanova Minicuccio/con noi guardava e piangeva:/ era epilettico/non lo aiutò il suo male/quando d'essere solo rimasto/ appurò./Morì quattro mesi più tardi/ il giorno di Natale./Lo trovammo/ in una stalla abbandonata/abbandonato/ - casa dal terremoto dell'otto/distrutta-/raggomitolato a palla/in compagnia di scarafaggi/cimici e pidocchi./ Negli occhi aperi/ cìera l'oorore dell'uomo/ sulla bocca/ il sorriso degli angeli." E' stata scritta in tre tappe. La prima dopo ferragosto del 1943; la seconda il giorno di Natale dello stesso anno ela terza nel 1967.)

Reno Bromuro (Da Poesie della Vita – Ursini Editore – Catanzaro 1991)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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