17 ottobre 732
Carlo Martello a Poitiers

Nel 732 Carlo, figlio di Pipino d'Herstal, era prefetto di Palazzo, cioè governava il regno al posto del re. Gli arabi, provenienti dalla Spagna, invasero il regno franco. Niente sembrava potesse arrestarli. Avvolti nei burnus in sella a veloci cavallini, essi formavano un esercito numeroso.

Carlo riunì le sue truppe e raggiunse gli arabi a Poitiers. Per sette giorni i due eserciti, trincerati nei loro campi, rimasero faccia a faccia. Il 17 ottobre 752 gli arabi attaccarono, lanciando urli spaventosi e facendo volteggiare le sciabole. I franchi, ben protetti e serrati l'uno contro l'altro, formavano un'autentica fortezza. Con le asce menavano colpi terribili agli arabi che rinculavano e tornavano all'attacco veloci come un lampo.

Questi ultimi caricarono per tutto il giorno ma non poterono avere ragione dei franchi. A sera, gli arabi fuggirono e al mattino Carlo trovò il loro accampamento libero. Il prefetto di Palazzo s'era battuto con estremo valore, massacrando gli avversari con la sua spada che egli calava su di essi come un fabbro cala sull'incudine il martello, tanto che i suoi soldati lo soprannominarono Carlo Martello.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1797: Trattato di Campoformio.

1849: Si spegne a Parigi Federico Chopin

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RICORDIAMOLI

FEDERICO CHOPIN

Fryderyk Franciszek Chopin, compositore e pianista polacco nacque a Zelazowa Wola, Varsavia, nel 1810, morì a Parigi il 17 ottobre 1849.Chopin

Figlio di un professore francese stabilitosi a Varsavia, dimostrò assai precocemente una notevole disposizione musicale. Studiò con Zywny e Elsner e nel 1817 compose la sua prima polacca, divenendo rapidamente famoso come pianista nei salotti di Varsavia.

Finiti gli studi, nel 1829 suonò a Vienna con successo e l'anno successivo partì per una nuova tournée che lo avrebbe allontanato per sempre dalla patria. Suonò a Vienna, a Linz, a Salisburgo, a Monaco e a Stoccarda, dove gli giunse la notizia del fallimento della rivoluzione polacca e della caduta di Varsavia. Questi fatti, secondo una tradizione non accertata, gli avrebbero ispirato la composizione del famoso e drammatico Studio op. 10 n. 12.

Nel 1832 si stabilì definitivamente a Parigi, dove insegnò pianoforte nell'ambiente artistico e aristocratico e strinse amicizia con molti musicisti: Hiller, Berlioz, Meyerbeer e, soprattutto, Liszt, e con gli scrittori Balzac, Delacroix, Heine.

Dopo un amore poco fortunato per la contessa Maria Wodzińska durato solo un anno dal 1835 al 1836, e un soggiorno a Londra, conobbe la scrittrice George Sand, con la quale iniziò una tormentata relazione amorosa durata oltre dieci anni. Negli ultimi dieci anni di vita il musicista visse quasi sempre a Parigi, tormentato dall'aggravarsi della tisi cui neppure climi più miti, come quello di Maiorca dove aveva trascorso il 1838, avevano giovato.

Nel 1847 troncò il legame con la Sand e l'anno dopo si recò in Inghilterra con Jane Stirling, un'allieva innamoratasi di lui. Suonò a Londra, dove conobbe Dickens e Thackeray, e tenne il suo ultimo concerto a favore dei profughi polacchi. Nel gennaio successivo tornò a Parigi, in pessime condizioni fisiche e in serie difficoltà economiche appena alleviate dall'aiuto finanziario degli amici.

Assistito dalla sorella Luisa, vi morì nel mese di ottobre. Ebbe grandiose onoranze funebri e fu sepolto a Parigi, accanto a Bellini e Cherubini. Il suo cuore fu portato in Polonia, nella chiesa di Santa Croce a Varsavia.

Il nome di Chopin è legato inscindibilmente al pianoforte, strumento cui dedicò la quasi totalità della propria creazione. Inarrivabile maestro nel legato, nel tocco, nella sfumatura dinamica, riuscì a creare un suono pianistico totalmente nuovo, intimo, vellutato, squisitamente romantico.

Nelle sue esecuzioni escluse sempre il tono declamatorio ma evitò contemporaneamente ogni concessione al lezioso. Un continuo lavoro di ripensamento, portato avanti meticolosamente, a volte per anni, trasformava semplici spunti e improvvisazioni in capolavori.

La purezza e la nobiltà delle linee melodiche chopiniane ricordano a volte stilemi propri dell'operistica italiana, di Bellini in particolare, ma si tratta di accostamenti più apparenti che reali. Con la melodia fa corpo unico un accompagnamento sempre variato nel ritmo e soprattutto nell'armonia, con modulazioni nuove e rivoluzionarie, che anticipano soluzioni di Wagner, di Debussy, di Ravel.

Bibliografia
Z. Jachimecki, Chopin, Varsavia, 1949 (trad. it., Milano, 1962); C. Wierzynski, The Life and Death of Chopin, New York, 1955 (trad. it., Milano, 1955); P. Rattalino, Chopin, Milano, 1971; S. Carrozzino Andretta, Il valzer di Chopin, Bologna, 1981

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L'ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "ELIDE"

Ieri pomeriggio, Frattocchia (non capisco perché il PC me lo cambia in Frattoccia) si è sistemato in casa mia, escludendomi anche la "privacy", anche mentre mangiava ripeteva tra se e se:

- Va bene che la vita si è allungata, ma come ha fatto a rimanere come noi l’abbiamo conosciuta?

- Avrà trovato la "Fonte dell’eterna energia".

- Che fai, mi sfotti? Perché tiri in ballo un film che, per giunta non mi è nemmeno piaciuto, è stato ripetuto solo perché i fessi come noi siamo al cinema ed abbiamo contribuito a riempire le tasche dei produttori…

- Sei troppo catastrofico. Che ti è accaduto? Sei rimasto scosso dalla presenza di Elide, vero?

- Non lo nego, mi piacerebbe, ri-incontrarla per sapere dove ha trovato la fonte o il filtro dell’eterna giovinezza.

Non finisce il pensiero che suona il campanello d’ingresso. Vado ad aprire e nel vano della porta c’è lei, Elide, sorridente e più bella che mai.

Appena entrata va subito da Frattocchia, lo accarezza sui capelli, come faceva quando eravamo bambini, si siede di fronte a lui.

- Hai sempre amato approfondire l’analisi della vita, forse per questo hai scelto filosofia; non arrovellare il tuo cervello ti confesso tutto. Ricordi la sorgente d’acqua sulfurea di Forno nuovo, dove vi portavo quando avevate tutti quell’infezione scocciante del tifo petecchiale, le bolle purulente con il pidocchio al centro? Ebbene, mio caro filosofo; ho continuato a d andare Forno Nuovo, col freddo e col caldo, col solleone e con la neve, a bagnarmi in quella fonte. Non ci crederai ma non ricordo da quanto tempo non vedo la faccia di un medico; e poi, non credere che abbia l’età di matusalemme. Ho solo dieci ani più di voi. Sì, me li porto bene, anzi benissimo; ma non puoi definirmi un rudere.

- Non mi permetterei mai. Ero stupito di vedere che il suo corpo come l’avevo visto da ragazzo, prima che andassi via da Paduli. Se calcola il fatto di vederla, di notte in riva al mare, mentre sei raccolto nei pensieri più profondi o reconditi, nell’attesa di vedere abboccare un pesce… fa un certo effetto lo deve riconoscere…

- Basta così, per favore; altrimenti questo mi diventa pazzo, non solo, ma è capace di ritornare a Paduli e solo per andarsi a fare i bagni nell’acqua sulfurea di Forno Nuovo; e io dopo con chi litigo?

- Che significa? – Domandò con un filo di voce Frattocchia.

- Elide è la figlia di Carlo il figlio della nostra insegnante. Io l’ho pregata di truccarsi per somigliare maggiormente alla nonna per farti uno scherzo…

Frattocchia si alzò di scatto, corse alla porta e mentre se la chiudeva dietro gridò, non ti parlerò più, campassi mille anni… E si chiuse la porta alle spalle, lasciandoci senza parola. Dopo un po’ sentiamo la porta che si riapre e la sua voce suadente dice: "Va bene non ti parlerò più finché camperai ma è ora di cena e non vado via se prima non assaggio i manicaretti preparati da tua moglie, anche lei complice.

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LA POESIA DEL GIORNO

RISVEGLIO

Dal fondo della notte in cui vivo
stamani, al nascere del sole
che non vedo, dell'allodola
il canto festante, m'ha svegliato.

Nel suo canto messaggio
di gioia di morte.

E' nato un altro giorno
fra poco sarai qui!
Domani non verrà la notte.

Al sorgere dell'astro
ti chiederò chi sei?

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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