17 maggio 1928
Viene costituita l'ANAS
Viene costituita l'ANAS (Azienda Nazionale
Autonoma della Strada) con apposito provvedimento:
le è affidato il compito di provvedere alla
risistemazione della rete stradale e alla sua
manutenzione. Inizia così il lungo cammino dell'Anas,
che oggi si trova a controllare Centotrentasette
arterie in pessimo stato, per un’area complessiva
di 20.622 km, oltre a 450 km di strade in
costruzione. Erano gli anni in cui il governo
fascista, per sostenere l’economia, finanziava
lavori di bonifica, costruzioni ferroviarie e
stradali, opere di risistemazione urbanistica.
Durante gli anni 1935 e 1936 iniziò la sua fase
espansionistica, specialmente dopo l’invasione
dell’Etiopia. Con la creazione delle colonie, l’Aass
(così si chiamava)si impegnò nella realizzazione
di oltre 7000 km di strade nei territori
conquistati.

L’entrata in guerra nel 1940, fra le altre terribili conseguenze, avrebbe portato nel giro di pochi anni al dissesto delle reti di trasporto, causato dai bombardamenti alleati.
Finita la guerra, all’indomani del referendum che avrebbe visto l’Italia diventare una repubblica e in seguito alla soppressione dell’Aass, (Azienda Autonoma delle Strade Statali) un decreto del 27 giugno 1946 istituiva l’ANAS, (Azienda Nazionale Autonoma della Strada).
Sono gli anni della ricostruzione del paese e l’ANAS è in prima fila, operando su 21.146 km di arterie per riparare la rovina di strade e ponti. Meno di dieci anni dopo, è iniziato il fenomeno della motorizzazione di massa. Nel 1955 la FIAT presenta la 600, la prima utilitaria dal prezzo contenuto. Nel 1956 la Piaggio produce il milionesimo esemplare della Vespa. Un anno dopo, è la volta della Fiat 500. Gli italiani si riversano sulle strade.
Non è un caso, perciò, se proprio a partire dal
1955, comincia il grande incremento della rete
autostradale che passa da 500 km di autostrade a
5500 nel 1975.
Giungono gli anni del "miracolo economico" (siamo negli anni Sessanta), che vede l’esplosione dei consumi privati:le automobili passano da 342.000 a 4.670.000 e le motociclette da 700.000 a 4.300.000. Nel 1960 entra in vigore il nuovo codice della strada.
Negli anni Ottanta rivoluziona l’organizzazione di presidio delle Strade Statali, basata precedentemente su cantieri, passando alla rete dei centri e nuclei di manutenzione, che si chiudono con i lavori straordinari in vari capoluoghi di provincia per i Campionati Mondiali di Calcio. Con Decreto-legge 8 luglio 2002 n. 138, convertito dalla legge 8 agosto 2002 n. 178 (G.U. n. 187 del 10 agosto 2002), l'ANAS è diventata società per azioni.
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RICORDIAMOLIGIACOMO BALLA
Giacomo Balla nacque a Torino il 18 luglio 1871 e scomparse a Roma il 1 Marzo 1958.
Pittore autodidatta nel 1891 frequentò per un
breve periodo un corso di disegno alla
Accademia Albertina di Torino, dove conobbe
Pilade Bertieri che lo presentò a Pellizza da
Volpedo.
Nel
1895 si trasferì a Roma, al seguito del
pedagogista Alessandro Marcucci, fratello della
futura moglie Elisa. Nel settembre 1900 si recò a
Parigi per visitare l'Exposition universelle e vi
rimase parecchi mesi lavorando per l'illustratore
Sergio Macchiati.
Tornato in Italia divenne un solerte divulgatore delle tecniche divisioniste: tra gli allievi ebbe Severini, Boccioni e Sironi. I suoi dipinti di ispirazione positivista combinavano temi umanitari con l'interesse scientifico per gli effetti della luce sia naturale che artificiale. Il soggetto del lavoro ritorna di frequente nella sua arte, acquistando talvolta sottintesi reverenziali, come nel trittico "La giornata dell'operaio".
Fu tra i firmatari del Manifesto dei pittori
futuristi e del Manifesto tecnico della pittura
futurista del 1910. L'adesione alle tematiche
moderne, fino al 1912 continuò a lavorare secondo
uno stile d’ispirazione divisionista, come in
Lampada ad arco del 1909, un'opera documentata
nel catalogo dell'esposizione futurista del 1912
alla Galerie Bernheim-Jeune di Parigi, dove
in realtà non fu esposta.

Fin dagli esordi l'interesse per la scienza, la cronofotografia di Etienne Jules Marey e il fotodinamismo di Anton Giulio Bragaglia indusse Balla a perseguire uno stile e un'idea di futurismo molto diversi da Boccioni.
Le opere futuriste della maturità come Bambina che corre sul balcone e Le mani del violinista del 1912, rivelano una nuova direzione di ricerca nella scomposizione del movimento in stadi successivi.
Nello stesso anno incaricato di decorare la
casa Lowenstein, si recò a Dusseldorf dove
avviò una serie di opere astratte, le
Compenetrazioni iridescenti che riducevano gli
effetti della luce e della velocità all'ermetica
purezza delle forme geometriche.
Le prime Velocità astratte immagini di automobili a forte velocità e di rondini in volo, comparvero alla fine del 1913.
Nel 1914, affascinato dal Teatro Futurista partecipò come attore e scenografo agli spettacoli teatrali di Francesco Cangiullo, dedicandosi alla composizione di Parole in libertà.
Nel 1915 insieme a Depero pubblicò il manifesto Ricostruzione futurista dell'universo, che auspicava all'applicazione dell'estetica futurista alla moda, all'arredamento e a ogni aspetto della vita moderna. Insieme produssero una serie di costruzioni, assolutamente non figurative, o complessi plastici, di cartone, lamiera, seta e altri materiali di uso corrente.
Tra
il 1914 e il 1915 compose il ciclo delle
Manifestazioni interviste, in cui si
rifletteva l'entusiasmo patriottico dei futuristi
per l'entrata in guerra dell'Italia.
Negli anni del conflitto mondiale il suo studio divenne un ritrovo di giovani artisti. Nel 1917 disegnò le scene per il balletto Feu d'artifice di Sergej Diaghilev con musica di Igor Stravinkij.
Per un breve periodo aderì al secondo futurismo di Filippo Tommaso Marinetti firmando il Manifesto dell'aeropittura nel 1929 e partecipando alla prima Mostra di aeropittura futurista a Roma nel 1931.
Il
suo stile era tuttavia ormai orientato verso una
rappresentazione naturalistica, come apparve
evidente in occasione della personale alla
Società Amatori e Cultori di Roma nel 1929 e 1930.
Alla fine degli anni Trenta si dissociò dal futurismo nella convinzione che l'arte pura debba esprimere un realismo assoluto, senza il quale si cadrebbe in forme ornamentali e decorative.
Nonostante un breve periodo di successo negli anni Cinquanta, in cui le sue opere futuriste furono apprezzate dalla generazione più giovane di pittori astratti, il gruppo Origine allestì una mostra dei suoi dipinti nel 1951, lo stile di Balla rimase figurativo fino alla fine.
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IL FATTO
UN POETA AL GIORNO "CONTEMPORANEO"
LUISA MASSARI
Luisa Massari è nata a Forlì il 17 agosto 1921, dove vive. A ottantadue anni, compiuti lo scorso agosto, ha ancora molto da dire, oltre quanto già detto. Ha pubblicato cinque volumi di poesie, due di prosa, due di saggistica con i quali è stata insignita di medaglia d’oro dal Comune di Forlì per la saggistica storica, in cui ha parlato delle origini della città natale e un’altra medaglia d’oro per il saggio storico sull’origine della regione.
Ha al suo attivo molti primi premi in campo nazionale e internazionale. Collabora a riviste di parapsicologia e letterarie con racconti e saggi di profondo acume critico. Le recensioni a suo favore non si contano tante sono.
Oggi vi parlo di una delle sue raccolte di Poesie "AI CONFINI DEL TEMPO" cui ho avuto l’onore di presentare, ho il cuore pieno di gioia per l’amicizia che mi regala.
In futuro sottoporrò alla vostra attenzione
altre raccolte di poesie della Massari. La poesia
non finge le condizioni dell'Assoluto ma le cerca,
trasfigurando il sensibile. Luisa Massari
sente condensare nella sua anima la cosmicità,
perciò il particolare ch'ella rappresenta ha
caratteri universali, pur essendo dettagliatamente
definito e precisato.
Il tema predominante è quello che anima il Paeta
in genere: ella non può, anche volendolo, ignorare
la realtà che la circonda.
"L'esistenza mi sembra / una giornata di pioggia, / (...) socchiudo gli occhi e rammento: / pomeriggi di agosto... " (...) " Tanto tempo fa / quando nel mondo / vivevano ideali". Simboli e immagini di una vita: "quando il futuro era speranza", mentre "oggi solo le spine / della nostalgia graffiano ancora".
Il tema di chi non può, come il Poeta, ignorare la realtà del momento: "lo chiudo gli occhi / per non avere offesa / dall'arido cemento / al posto dei giardini... / (...) Ma pure ad occhi chiusi / non potrò mai ignorare... ".
E' questa la realtà del Poeta, il compito da assolvere è di dire agli uomini la verità. E' cosciente, il Poeta, di essere stato eletto per portare a termine l'opera di sensibilizzazione per un mondo migliore. E l'opera di sensibilizzazione è fatta attraverso le immagini del ricordo. Anche l'amore è sentito soltanto attraverso il ricordo, però ancora vivo e palpitante: "Esisteranno in me / fa tua immagine / e la tristezza del tuo ricordo vivo: / la parte più viva di me".
Testamento di Poeta è, senza dubbio, la chiarificazione di tutta la poetica e tematica di Luisa Massari. Tutto ciò che feci, che ho fatto e che farò non sarà mai soffocato dal profumo dei crisantemi perché è senza lacrime, per non lasciare nelle tue mani dolore, ma serenità e sicurezza; perché sono cosciente che anche senza i Poeti la vita sarà sempre fonte di poesia: poesia essenza viva della vita. L'uomo per non amare troppo questa " prigione " che trattiene i suoi sogni vorrà sempre pensare che i cieli non hanno confini, e lotterà perché anche la terra non ne abbia.
Al CONFINI DEL TEMPO
Non è solo illusione, utopistico sogno:
forse esiste davvero quella bolla iridata
dove tutto è sospeso in colori sereni,
senza fine o principio in un soffice niente;
forse in questo non luogo ai confini del tempo
ti conobbi già prima d'imboccare la via
dell'amara esistenza ora avviata al tramonto.
Ma perché ho valicato la barriera del sogno
rinnegando l'eterea realtà immateriale?
Anche se tutto — quanto poteva essere eterno —
m'è svanito alle spalle, so che mi riconosci:
ed allora, ti prego, dammi ancora la mano
e riportami indietro ai confini del tempo;
poi — chissà! — troveremo il passaggio alla strada
che si perde nel nulla e regala l’oblio!
TESTAMENTO DI POETA
Sentirai la mia voce anche quando
non sarò più qui in questa terra
capirai il mio pensiero leggendo
quanto scrissi ed immaginai,
le parole recenti e lontane,
colorate farfalle tra i vetri
di una sterile e morta raccolta.
Può restare un ricordo leggero
del passaggio che fu la mia vita,
senza lacrime o vani rimpianti
soffocati fra i crisantemi:
ma soltanto ridenti memorie
immerse nel verde dei prati
e degli alberi di piena estate.
Troverai, qui, tutti i miei scritti
che io lascio quale testamento
e questo ultimo addio sereno
è la parte più viva di me.
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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