17 luglio 1992
A Reggio Calabria arrestati l'ex sindaco
e quasi tutti gli ex assessori comunali

A Reggio Calabria l'ex sindaco DC Agatino Licandro e quasi tutti gli ex assessori comunali sono arrestati; il 12 settembre toccherà a Giuseppe Ginestra, direttore della Corte dei conti in Calabria

Il GIP Fabio Biasi pretore a Trento e, per sei mesi, giudice per indagini preliminari a Reggio Calabria, ci ha spiegato perché ha voluto lasciare Trento per Reggio Calabria:

"Ho chiesto io di andare nel posto peggiore, più difficile. Per cercare d’essere utile dove ce n’è più bisogno; e per mettermi alla prova, vedere cosa riesco a fare. Fra pochi giorni concluderò la mia esperienza calabrese; nel frattempo mi è stato assegnato l’incarico di sostituto Procuratore della Repubblica a Rovereto, e in luglio tornerà dalla Calabria in Trentino".

A Reggio Calabria esiste una situazione d’illegalità diffusa. Ad esempio un costume in voga, e che implica un certo livello di organizzazione, è quello per cui ho rinviato a giudizio il capo dell’ufficio tecnico di un grosso Comune vicino a Reggio: all’imprenditore o al singolo cittadino che voleva costruire, offriva un pacchetto globale di servizi, progettazione, approvazione e rilascio della concessione per un tot di soldi; chi rifiutava si trovava in un mare d’impedimenti. E’ evidente come questa prassi sia doppiamente perversa, perché è una vera e propria concussione, e perché alimenta l’idea che le autorizzazioni sono solo degli arbitri, e l’abusivismo cosa giusta e doverosa. Altro procedimento che ho seguito, è sempre il Procuratore Biase che racconta: un 'impresa che fa le opere di illuminazione stradale di un intero quartiere senza alcun atto ufficiale del Comune, né gara, né appalto, né convenzione, e poi presenta il conto. Questa era la prassi, incredibile: le amministrazioni, almeno quelle passate, dicevano ai privati: "Voi fate i lavori che ritenete opportuni, poi mandate i decreti di pagamento".

Ora sto istruendo alcuni processi derivati dalle rivelazioni di Licandro Agatino, sindaco di Reggio fino al 1993, il primo (e l’unico?) politico pentito. Ha scritto un libro, "La città dolente", dove descrive il meccanismo tangentizio di cui, in qualità di sindaco, era garante, con tangenti agli assessori, ai consiglieri, ai progettisti, al CoReCo, ai magistrati della Corte dei Conti... Qualche episodio non è molto convincente. Ma per quel che ho visto io la Procura ha lavorato bene, cercando di far emergere i reati. Certo, non c’è stato il salto di qualità fatto per esempio dal pool di Milano, sia perché qui gli imprenditori si sono ben guardati dal vuotare il sacco, sia perché manca il personale e l’organizzazione per fare indagini patrimoniali. E poi sono mancati i giudici per fare i processi: qui rinviare è la norma; fare un processo è l’assoluta eccezione. Ora c’è una nuova giunta di centro-sinistra, con un sindaco, il pidiessino Falcomatà, che sembra voler uscire dalle vecchie logiche. Ma il degrado della città è profondissimo. Faccio due esempi sulla viabilità: chi arriva a Reggio in macchina si trova l’autostrada che bruscamente finisce, e diventa una via urbana, con case e persone; doveva esserci un’autostrada per collegare la città all’aeroporto, ma mentre si era in fase di approvazione sono sorti sul tragitto dei quartieri abusivi, e adesso il collegamento non si può più fare".

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RICORDIAMOLI

IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

La storia, lunga trent’anni riprende; ed è quella del collegamento stabile tra la Calabria e la Sicilia, sopra o sotto lo Stretto di Messina, ed è prodiga di sorprese. L'ultima novità è affiorata nelle settimane scorse e ha dell'incredibile; i modelli dei centoquarantatre progetti che parteciparono al concorso di idee per l'attraversamento dello Stretto, indetto nel 1969, non esistono più. Sono tutti bruciati in un incendio. Un materiale di analisi che la società Stretto di Messina, la concessionaria che deve progettare il collegamento, sa di non poter utilizzare dal lontano 1982.

Dice Nino Calarco, presidente della società: "La mancanza di quella documentazione non ha mai inciso sul nostro lavoro. Noi siamo impegnati a consegnare il progetto di fattibilità per un ponte sospeso sullo Stretto entro la fine del 1992. Si tratta di una progettazione che, per il tempo trascorso da quel concorso iniziale, è per forza di cose completamente nuova. Del resto - aggiunge Calarco - i progetti di allora erano, per buona parte, soltanto indicativi e spesso frutto, per così dire, di inventori solitari. Ciò non aveva impedito, tuttavia, di premiare nel 1971 le proposte ritenute migliori: nove progetti di ponti, due di gallerie alvee sospese appena sott'acqua e uno per un tunnel completamente sottomarino"

Ma vediamo di riannodare le fila di questa storia infinita, che da qualche mese si è riproposta come una telenovela dall'esito incerto e che sta coinvolgendo in un braccio di ferro sulla scelta finale dell'opera da progettare l'Iri, socio di maggioranza attraverso Iritecna della Stretto di Messina e l'Eni, cui fa capo un raggruppamento temporaneo di imprese.

Il primo atto risale al 1961, quando fu istituita, presso il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, una commissione per esaminare la fattibilità del collegamento. Il via ufficiale si ebbe, però, otto anni dopo con la legge 384 che autorizzava l'Anas, in collaborazione con le Ferrovie, a effettuare un concorso di idee e di progetti di massima, quelli appunto, andati distrutti nell'incendio.

Il passo successivo è legato a un'altra legge la 1158 del 1971, che autorizzava la costituzione di un’apposita società il cui compito era quello di progettare, realizzare e gestire l'opera in regime di concessione. Società che è stata però, formata soltanto dieci anni dopo, nel giugno 1981, data in cui nasce la Stretto di Messina. Suo compito non è mai stato quello di scegliere la soluzione per lo Stretto, ma di rispettare le decisioni dei committenti, Anas e Ferrovie.

Decisioni non facili, visto il tempo necessario a adottarne qualcuna. E' proprio questa lunga attesa che, nel 1986, l'Eni propone un progetto di galleria alvea, vale a dire un tunnel sospeso tra la superficie dello Stretto e il suo fondale. Progetto che è accantonato nel 1988 quando, finalmente, Anas, Ferrovie e Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, arrivano a un verdetto comune: tra Scilla e Cariddi dovrà sorgere un ponte sospeso.

Il 21 febbraio 1991 si è aperto un ennesimo capitolo della vicenda. Per l'occasione, infatti, l'Eni rispolvera e aggiorna la sua antica proposta dei tunnel ancorati al fondo marino. A rilanciare il progetto è chiamato Giuseppe Muscarella, già presidente dell'Agip: l'incarico particolare gli viene conferito dal presidente dell'Ente Gabriele Cagliari, di cui è consulente. Muscarella scende in campo con determinazione. Con una seconda conferenza stampa, sempre indetta a Palermo, chiede che la società Stretto di Messina esamini anche la soluzione del tunnel, a suo dire liquidata troppo frettolosamente. Stretto di MessinaTra i due appuntamenti si è scatenata una disputa che ha visto anche l'intervento di Carlo Lavezzari, neo-presidente dell'Iritecna. Per Lavezzari, prima di pensare al collegamento, sarebbe meglio risolvere i drammatici problemi idrici di Calabria e Sicilia, destinando a questo scopo gli ingenti investimenti previsti per il ponte o per il tunnel. La presa di posizione dell'Iritecna, al di là delle immediate reazioni, ha il pregio di concentrare su questo fondamentale aspetto l'attenzione di tutti.

In sintesi vediamo che (siamo nel 1991): secondo la società Stretto di Messina, il costo del ponte dovrebbe aggirarsi attorno ai diecimila miliardi di lire, di cui quattromila miliardi per il manufatto sospeso e seimila miliardi per i raccordi e le rampe di accesso. Sul fronte dell'attraversamento sottomarino, previsto attraverso tre tunnel, il costo finale non dovrebbe superare i dodicimila miliardi, compresi gli interessi maturati in corso d'opera. "Un impegno nettamente inferiore a quello che noi riteniamo essere la vera spesa per il ponte, che con gli interessi sfiorerà i trentamila miliardi, sostiene Giuseppe Muscarella. In aggiunta noi proponiamo, come prima fase la costruzione del solo tunnel ferroviario. Un primo modulo da quattromilaottocento miliardi, interessi compresi, che servirà anche come verifica dell'economicità dell'intera opera".

La posta in gioco, però, oltre che economica, è anche tecnologica. Entrambe le soluzioni hanno una caratteristica: non si è mai costruito al mondo un ponte di queste dimensioni così come non si sono mai approntati tunnel in alveo così lunghi e con un diametro del tubo in acciaio più interno di 13,5 metri. Con alle spalle questa somma di dati, che soltanto una sofisticata progettazione può verificare, non meraviglia che l'intera questione del collegamento fisso rischi di prolungare, ancora una volta, ogni decisione rimettendo in gioco una scelta che i suoi committenti, Anas e Ferrovie, davano per scontata.

Biobibliografia:
Approvazione del Progetto preliminare del Consiglio di Amministrazione della società Stretto di Messina Spa in data 14 gennaio 2003

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IL FATTO

MARCO SAYA: "CHATTARE"

"Copia/incolla della propria vita raccontate per convincere se stessi

Guardarsi di fronte ad un freddo monitor e pensare di essere chissà chi..."

È l'accento tranquillo della riflessione che ha indagato il mistero della vita, giungendo a conclusioni pessimistiche. È l'accento della disperazione, del sentimento offeso che si ribella: un'asserzione precisa, che non ammette contrasti.

Il dolore in questa poesia ha raggiunto il limite, oltre il quale non rimane che tacere. Ma si può tacere quando il pianto ti serra la gola, nel momento in cui il giudizio non dovrebbe venire a mancare? Sono certo che, se il Poeta avesse avuto il pudore erudito di qualche suo critico, avrebbe probabilmente portato a termine il componimento, in altro modo, avrebbe cercato altra definizione per il finale che si conficca nel cuore come un pugnale ancora ben serrato nella sua guaina; ma nello stesso tempo avrebbe commesso una profanazione. Che cosa, infatti, avrebbe potuto aggiungere al già detto? Egli ci ha già narrato i suoi casi, con la brevità che in simili circostanze si richiede, dando risalto a quelli che lasciano una traccia maggiore nella memoria; poiché la sua situazione gli appare insostenibile.

E' giunto al traguardo, per cercarvi "un'ora d'amore..." invece gli si risvegliano più vivi che mai i ricordi, specialmente quelli che si sono impossessati della modernità e della nostra memoria; un pensiero che lo/ci perseguita anche quando, per un attimo, fuggiamo dalla realtà contemporanea per rivederci bambini, ma la parola è insufficiente ad esprimere il suo stato d’abbattimento. Nel Petrarca e nel Leopardi non accade così: spiriti entrambi più meditativi e sereni, meno facili a gettarsi completamente nella concretezza della vita, eppure non hanno accantonato i sogni della loro fantasia ardente, hanno avuto la forza di contemplare in calma il loro dolore e farne oggetto di poesia. Petrarca ha sempre fuggito le emozioni violente e in tal modo ha trovato conforto nell'immagine; perciò la sua forma è sempre amabile e seducente, anche quando il poeta tratta argomenti tristi. Leopardi si astrasse dalla sua condizione personale, per considerare in se stesso il simbolo del dolore universale e in questo allarga la visione con meno disagio. Le sue non sono affermazioni soggettive, ma valore per tutti i mortali. Per questo egli ha potuto rifugiarsi spesso dietro le creature della sua fantasia e riprodurle con tanta evidenza, rispecchiando il calmo equilibrio delle sue facoltà.

Saya uomo del nostro tempo non poteva che riversare il proprio dolore, universandolo in Arte e qui è la gloria della sua poesia. Afferma Giambattista Vico che la poesia nasce dal dolore, se Lucrezio Caro non fosse stato invaso da pazzia d'amore, non avremmo avuto quella grande opera che è il "DE RERUM NATURA", così Saya se non fosse vissuto nel periodo della scrittura telematica e dei vari Fantozzi non avrebbe potuto riversare il suo dolore trasfigurandolo nel dolore di tutti con una sensibilità poetica di prestigiosa fattura.

CHATTARE

di Marco Saya

Il linguaggio della pseudo-scrittura.
Il virtuale delle aspettative sempre disattese.
Fotografie ammuffite spacciate per "uova fresche di giornata"
Copia/incolla della propria vita raccontate per convincere se stessi
Guardarsi di fronte ad un freddo monitor e pensare di essere chissà chi...
Sognare ed incontrare il Principe Azzurro e trovare una copia triste e sbiadita di un Fantozzi qualunque con una Cita

ed una Pinuccia malamente celate...
Tristezza per un mezzo multimediale che offre solo sogni e false illusioni pagate a caro prezzo.
Solitudine per tutti quei nessuno che pensano di essere chissà chi...
Inutilità per chi vuole scrivere il diario della propria vita ad uso e consumo di chi invece cerca un'ora d'amore....

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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