17 febbraio 1957
In vigore la legge che consente alle donne
la partecipazione all'amministrazione della giustizia

La Costituzione del nostro Paese, frutto di un compromesso tra forze politiche d’ispirazione cattolica, liberale e socialista, delinea il quadro di una repubblica democratica e parlamentare a base rappresentativa, imperniata sulla separazione dei poteri. Nilde JottiIl Parlamento, articolato in due Camere elette a suffragio universale, ha un ruolo centrale: detiene il potere legislativo, elegge il presidente della Repubblica, esprime nella sua maggioranza un governo, cui è affidato il potere esecutivo e che risponde del proprio operato davanti allo stesso Parlamento. Il potere giudiziario è attribuito alla magistratura, che è indipendente ed ha un organo d’autogoverno nel suo Consiglio superiore.

La Costituzione italiana è rigida e prevede un meccanismo assai complesso per le modifiche, che possono essere demandate all'intero corpo elettorale grazie all'istituto del referendum; la Corte costituzionale giudica la conformità delle leggi ordinarie al superiore dettato costituzionale. In un rigore simile, è ovvio che per avere una legge passano gli anni. Così dopo circa dieci anni che le era stato dato il diritto al voto riesce anche ad avere, dopo dure lotte il suo spazio nella carriera ma non quello di usufruire anche il diritto di entrare in magistratura. Irene PivettiPerché ciò avvenga deve aspettare che l’iter burocratico si fermi; e questo avviene il 3 gennaio 1956, giorno in cui entra in vigore la legge n. 1441, che le consente la partecipazione all'amministrazione della giustizia, sebbene non apra la via alla carriera di magistrato, e offre loro la possibilità di far parte delle giurie popolari, riservando in ogni caso la maggioranza agli uomini

Negli anni più recenti si è posta con forza, l'opportunità di una riforma della Costituzione ed è stato per il momento modificato il sistema elettorale del 1993 in senso uninominale e maggioritario, con l'obiettivo di creare maggioranze di governo più forti e stabili.

Dopo l’indimenticabile Nilde Jotti, nella nostra era vediamo un’altra donna Presidente della Camera dei Deputati: Irene Pivetti.

Irene Pivetti è nata a Milano il 4 aprile 1963. Dopo la laurea in lettere e filosofia, lavora nel campo editoriale curando l'edizione del Grande Dizionario Italiano della lingua italiana di Paolo Gabrielli cui è nipote. Collabora con alcuni giornali tra i quali l'Indipendente e l'Italia settimanale e dirige il mensile Identità. Nell'ambito delle attività sociali e culturali si distingue per l'impegno nel mondo dell'associazionismo cattolico. Iscritta alla Lega Nord, è nominata responsabile della Consulta cattolica e del settore affari sociali. Deputato nelle elezioni politiche del 1992 per la circoscrizione Milano-Pavia, a Montecitorio fa parte della Commissione affari sociali. Nella XII legislatura è eletta, il 16 aprile 1994, Presidente della Camera. Rieletta deputato nelle elezioni del 21 aprile 1996, aderisce al gruppo misto ed è membro della Commissione lavoro pubblico e privato e della Commissione speciale per le politiche comunitarie. Il 31 ottobre 1996 ha creato al movimento Italia federale.

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RICORDIAMOLI

ENRICO DE NICOLA

E' nato il 9 novembre 1877 a Napoli. Il suo primo impegno è stato nel settore giornalistico: nel 1895 è redattore per la rubrica quotidiana di vita giudiziaria del "Don Marzio".

Laureato in giurisprudenza,si è dedicato alla professione forense diventando nel corso degli anni uno dei maggiori avvocati penalisti italiani. E' stato eletto Deputato al Parlamento nel 1909, nel 1913, nel 1919, nel 1921 e nel 1924, non ha prestato il giuramento richiesto per essere ammesso alle funzioni e, quindi, non ha mai partecipato all'attività parlamentare.Enrico De Nicola

E' stato nominato Sottosegretario di Stato, per le Colonie nel 1913-1914 nel quarto Governo Giolitti e Sottosegretario di Stato per il Tesoro nel 1919 nel Governo Orlando.

Ha ricoperto l'ufficio di Presidente della Giunta delle elezioni del 1919 e del 1920. E' stato eletto Presidente della Camera dei Deputati il 26 giugno 1920 e confermato nella legislatura successiva fino al 25 gennaio 1924.

Durante il fascismo, si è ritirato dalla vita politica attiva e si è dedicato esclusivamente all’esercizio della professione forense. Nominato Senatore del Regno nel 1929, non ha mai partecipato ai lavori dell'Assemblea.

Dopo la caduta del fascismo, è tornato ad occuparsi di politica ed è stato autore del compromesso con cui fu istituita la Luogotenenza. E' stato nominato componente della Consulta Nazionale. E' stato eletto Capo provvisorio dello Stato il 28 giugno 1946, al primo scrutinio con 396 voti su 501: ha prestato giuramento il 1° luglio successivo.

Si dimette dalla carica, ma è rieletto Capo provvisorio dello Stato il 26 giugno 1947,al primo scrutinio con 405 voti su 523. A norma della prima disposizione transitoria della Costituzione, dal 1° gennaio 1948 ha assunto il titolo di Presidente della Repubblica.

E' divenuto senatore a vita quale ex Presidente della Repubblica. E' stato eletto Presidente del Senato della Repubblica il 28 aprile 1951: si è dimesso dalla carica il 24 giugno 1952.

Nominato giudice della Corte Costituzionale dal Presidente della Repubblica il 3 dicembre 1955 ha prestato giuramento il 15 dicembre 1955. Nella prima riunione del Collegio il 23 gennaio 1956 è stato eletto Presidente della Corte Costituzionale: si è dimesso dalla carica il 26 marzo 1957. E' deceduto il 1° ottobre 1959 a Torre del Greco, un’amena cittadina della provincia di Napoli.

Avvocato di fama, nel 1909 eletto deputato, si schiera in Parlamento tra le file dei Liberali Giolittiani, perché:

1) Questa corrente dona con larghezza, e non esita a dare: un principe liberale verso gli artisti; esser liberale con i bisognosi. Per estensione, di cosa che rivela generosità: una liberale concessione.

2) Perché sostiene, e osserva i principi di libertà, di rispetto dei diritti individuali; seguace della dottrina etico-politica del liberalismo; appartenente al partito liberale.

Per tale motivo accetta la carica di Sottosegretario alle Colonie nel gabinetto Salandra, come ho già accennato; e poi nel gabinetto Orlando sottosegretario al Tesoro.

In Italia la Costituente fu rivendicata nel Risorgimento, ma trovò pratica attuazione solo nel 1945 con la costituzione di un Ministero della Costituente, che preparò le elezioni del 2 giugno 1946 per la nomina dei rappresentanti alla Costituente. Riunitasi per la prima volta il 25 giugno 1946, la Costituente elesse una commissione di 75 membri per la redazione di un progetto di Costituzione in articoli; detta commissione si suddivise in tre sottocommissioni: per i diritti civili e politici; per l'organizzazione costituzionale dello Stato; per i rapporti socio-economici. Dopo un'ampia discussione, il 22 dicembre 1947 la Costituente approvò la Costituzione, entrata in vigore dal 1º gennaio 1948.

Per fare sì che le cariche assunte da Enrico De Nicola, fossero comprensibili a tutti, specialmente ai bambini, affermo che:

I giudici della Corte Costituzionale sono nominati per nove anni, che decorrono per ciascuno di essi dal giorno del giuramento, e non possono essere nuovamente nominati. La Corte Costituzionale elegge tra i suoi componenti il presidente. In carica per un triennio, è rieleggibile, fermi in ogni caso i termini di scadenza dall'ufficio di giudice. La carica di giudice costituzionale è incompatibile con quella di membro del Parlamento e del Consiglio regionale, con l'esercizio della professione di avvocato e con ogni carica e ufficio indicati dalla legge. La Corte Costituzionale è competente sulle controversie relative alla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge dello Stato e delle Regioni; sui conflitti di attribuzione tra i poteri dello Stato, tra lo Stato e le Regioni e su quelli tra le Regioni; sulle accuse promosse contro il presidente della Repubblica a norma della Costituzione; sull'ammissibilità del referendum abrogativo. Perché una questione di legittimità costituzionale sia portata all'esame della Corte Costituzionale deve essere rilevata d'ufficio o sollevata da una delle parti nel corso di un giudizio e ritenuta dal giudice. In tal caso il giudice rimette gli atti alla Corte Costituzionale. Quando quest'ultima dichiara l'illegittimità di una norma di legge o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza. La questione di legittimità costituzionale può essere sollevata in via diretta o dal governo nei confronti di una legge regionale, come recita l’articolo 127 della Costituzione, o da una Regione nei confronti di una legge dello Stato o di altra Regione vedi articolo 32 e seguenti, della legge 11 marzo 1953, n. 87. Le decisioni della Corte Costituzionale non sono impugnabili. La legge costituzionale 16 gennaio 1989 n. 1 ha soppresso la competenza della Corte Costituzionale per le accuse formulate contro i ministri, demandandola al cosiddetto Tribunale dei Ministri.

Bibliografia

C. Rodotà, La Corte Costituzionale, Roma, 1986. G. Natale, Enrico De Nicola, primo capo dello Stato repubblicano, in "Nuova Antologia", novembre 1959; D. Bartoli, Da Vittorio Emanuele a Gronchi, Milano, 1961.

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IL FATTO

UGO NICOLO’ FOSCOLO

Ugo Nicolò Foscolo nacque nel 1778, primo di quattro fratelli, da Andrea, medico veneziano, e da Diamantina Spathis nell'isola greca di Zante.Ugo Nicolò Foscolo Cambiò il proprio nome di Nicolò in Ugo nel 1795, per simpatia verso Ugo Bassville, un rivoluzionario francese ucciso a Roma.

La famiglia, si divise nel 1788 dopo la morte del padre, si ricompose a Venezia nel 1793. Qui Foscolo poté completare la sua preparazione scolastica, ricca soprattutto di letture di classici greci, latini e italiani, e aperta anche all'influenza degli illuministi francesi, in particolare di Rousseau. Nel 1795 esordì nel salotto letterario della contessa Isabella Teotochi Albrizzi, con la quale ebbe una relazione d'amore. Nel 1797 fu rappresentata la sua tragedia Tieste. Inquisito dal governo veneziano, fuggì a Bologna, pubblicò l'Ode a Bonaparte liberatore e si arruolò nell'esercito napoleonico. Caduto il regime conservatore, rientrò a Venezia, dove ebbe l'incarico di segretario della municipalità.

Nell'ottobre del 1797 con il trattato di Campoformio Napoleone cedette Venezia all'Austria: Foscolo, deluso, si trasferì a Milano in volontario esilio. Qui entrò in contatto con i principali letterati italiani: incontrò Parini, collaborò con Gioia alla redazione del "Monitore italiano", fece amicizia con Monti, della cui bellissima moglie, Teresa Pikler, s'innamorò perdutamente. Nel 1798 iniziò a stampare a Bologna i primi capitoli del romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis, che l'editore Marsigli pubblicò nel 1799, in un testo tagliato e concluso male, contro la volontà dello stesso Foscolo. A causa dell'avanzata dell'esercito austro-russo, tornò a combattere nella Guardia Nazionale; nel 1799 venne ferito a Cento; in seguito partecipò alla difesa di Genova, città ove scrisse l'ode A Luigia Pallavicini caduta da cavallo.

(1 continua)

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LA POESIA DEL GIORNO

ERANO MOLTE

Erano molte, tante primavere
che non vedevi i fiori sbocciare
non sentivi il loro profumo.
Improvvisamente, una sera,
mentre ascoltavi il canto
del poeta, l'inebriante
profumo della primavera venne.
Il sangue raggelato nelle vene
si risvegliò al contatto della mano.
Il poeta parlava del suo canto
tu piangevi commossa stretta a lui.
Come avrei voluto nettare
le tue lacrime
coi baci più ardenti e sinceri.

Reno Bromuro (da Il vestito più bello)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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