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17 agosto 1997
Le reazioni per l’attacco di
Umberto Bossi alla Chiesa e al Papa

Le reazioni per l’attacco di Umberto Bossi alla Chiesa e al Papa non si fanno attendere: il leader della Lega è definito dai vescovi una persona ignorante e rozza, e dall’Osservatore Romano un nano che si crede un gigante; Cossutta per Rifondazione difende il Papa combattente, Gasparri di AN parla di campagna estiva demenziale di Bossi. Su "Famiglia Cristiana" (n° 37) un mese dopo esce quest’articolo firmato da Francesco AnfossiPapa Wojtyla

"La Chiesa è nemica della libertà dell’uomo e ha fatto la strada del gambero. Sono molto lontani i tempi di Giovanni XXIII. Poi è arrivato il Papa polacco, che ha portato la Chiesa a investire nel potere temporale". È una delle frasi meno volgari urlate da Umberto Bossi nelle sue ultime uscite in pubblico. Affermazioni come questa hanno provocato reazioni unanimi di condanna in tutta Italia. Per molti è venuto il momento di chiudere il dialogo con il leader della Lega Nord, definito dall’Osservatore Romano "un nano che si ritiene un gigante", ignorante e irresponsabile. Ma il capo del Carroccio continua a inserire nella sua campagna d’autunno, dai roghi contro i sindacati alla marcia sul Po di domenica prossima, attacchi alla Chiesa e al clero. E i cattolici che votano Lega? Come reagiscono alle offese di Bossi contro il Papa? Come è possibile conciliare il Vangelo con l’intolleranza, l’egoismo sociale e la secessione che la Lega predica? Viaggio tra i cattoleghisti, divisi tra la Messa e il dio Po. (Francesco Anfossi La Repubblica)

Dagli Studi di Radio Padania Libera, mercoledì 3 settembre, ore 13. Gianfranco Porelli, membro della Consulta cattolica della Lega Nord, legge in diretta il Vangelo di Marco, e lo legge in dialetto; così, afferma Porelli, "Il dialetto va al cuore della gente. In televisione dicono le battute in romanesco, ebbene, noi diciamo il Vangel del mes in milanese".

E i due milioni e nove centomila italiani che vivono a Milano e che il dialetto non lo conoscono?

Mistero! Ma il Vangel del mes è però solo il corollario della trasmissione dedicata ai cattolici che votano Lega e affidata a Giuseppe Leoni, cattolico serio, vecchio cuore della Lega, ambasciatore in Vaticano e anima della Consulta cattolica. I centralini sono roventi, le telefonate incalzano.

Chiama Giorgio, di Milano: "Vado a messa tutte le domeniche. Ma la predica era tremenda. Volevo alzarmi e andarmene, non metterò più piede in chiesa".

Leoni lo rassicura, ha la voce paterna di un curato di campagna: "La messa è un precetto, Giorgio. Piuttosto, mettiti un fazzoletto verde, lo mettevano i partigiani cattolici, le brigate dei "Ribelli per amore".

Il tema dei valori cattolici è sentitissimo tra i leghisti: "Viviamo un momento magico", conferma lo stesso Leoni. "Da quando Famiglia Cristiana ha invitato i leghisti a un ripasso del Vangelo è tutto un fiorire di citazioni, dall’Antico al Nuovo Testamento, dalla storia dei papi al santo del giorno. Politici che sul cristianesimo sembravano fermi al film Quo Vadis? citano i padri della Chiesa, s’improvvisano biblisti, discettano sulla Sacra Famiglia per dimostrare la perfetta continuità tra il Pentateuco, il libro dell’Esodo e il profeta Bossi".

Il Papa, però, sembra deludere il Sciur curat. Ricevendo il nuovo ambasciatore italiano in Vaticano, ha sottolineato per l’ennesima volta come l’unità del Paese sia un valore. E, nel definire l’Italia, ha citato il Petrarca: "Il bel Paese che Appennin parte, il mar circonda e l’Alpe".

I leghisti però non ci fanno molto caso. "Scusa se ti interrompo, Giorgio, è in arrivo un’altra telefonata", annuncia Leoni ai microfoni.

Chiama Angela di Saronno: "Io sono catechista da sempre. Che cosa fa pensare a questi signori che non conosciamo la Bibbia? Lega e Chiesa sono due fedi irrinunciabili".

È in linea Massimiliano, di Milano: "Sono pronto a offrire l’altra guancia alle offese contro noi cattolici leghisti. Tutto il gran chiasso è servito a legittimare certe critiche a Bossi".

Tocca ad Annamaria, di Milano: "Non sarebbe stato meglio devolvere le spese del raduno di Parigi al Terzo mondo?". Leoni è comprensivo ma fermo. "Annamaria, il Santo Padre si merita giornate come quelle di Parigi. La sua anima, la sua parola, il suo messaggio interiore meritano questo e altro. Teniamo separata la situazione economica da quella politica".

I cattolici che votano Lega non sono un bluff. Ci sono eccome: il trenta per cento vanno a messa regolarmente, per non parlare di chi è di cultura e fede cristiana e va a messa meno regolarmente. Rispettano il Papa ma continuano a seguire Bossi. Che prosegue implacabile con la sua campagna anticlericale.

Ha perfino disegnato di suo pugno un volantino in cui la Santa Sede viene presentata come il terzo nemico della Lega, "il serpente, più vecchio e astuto di tutti, ma che la Lega infilerà nella pattumiera della storia" insieme con il fascismo e il comunismo.

Ma perché tanti cattolici votano Lega?
"Perché lo Stato fa molta fatica a istituire il federalismo o cose che gli assomigliano", spiega don Storti; "la nostra gente lavora, lavora, paga le tasse, e non ha niente in cambio. Non si muove niente, non si vede niente: è il ritornello di questa gente. Ci vorrebbe qualche riforma, anche coraggiosa. È vero: stanno bene. Ma mi dicono: è frutto del nostro lavoro. Sul Papa, però, hanno proprio sbagliato bersaglio, credo che Bossi abbia perso alcune simpatie".

E l’intolleranza, la secessione?
"Gli extracomunitari vengono a disturbare il loro benessere. C’è certamente dell’egoismo. La parrocchia ha trovato degli alloggi dignitosi per gli extracomunitari, e qualche parrocchiano mi è venuto a dire che suo figlio non può sposarsi perché non può permettersi una prima casa".

C’è chi dice che esistono anche dei parroci di simpatie leghiste. Per il sociologo Arnaldo Nesti, che ha appena finito di scrivere un saggio sul cattolicesimo in Italia, "il cristianesimo delle aree bianche del Veneto e della Lombardia è in realtà, più che un credo, un fenomeno di cultura, di facciata, cresciuto per tanto tempo all’ombra della Dc. Non deve meravigliare l’incoerenza di tanta gente che va in chiesa e poi urla contro gli extracomunitari, era un cattolicesimo di appartenenza".

A Radio Padania richiama Giorgio: "Io non ho bisogno del fazzoletto verde perché a messa vado in camicia verde. Io con la camicia verde mi sono fatto ricoverare in ospedale. Ho pensato: se si mette male, voglio morire leghista".

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RICORDIAMOLI

UMBERTO BOSSI "FUCO FUGATORE"

Un articolo de "La Repubblica" del 12 settembre 2000 firmato da Silvio Buzzanca ci presenta un Bossi come il classico "FUCO" proprio perché privo di aculeo e di spazzole. Sta lì, affinché il vespaio sia pronto a muoversi al suo comando, ma le vespe sono subito pronte a cercare un altro "Fuco" per vivere tranquille. Ma il fuco Bossi smuove in continuazione il vespaio, per fortuna che apre la bocca solo per darle fiato…Umberto Bossi

Così è accaduto anche adesso che si è buttato a capofitto contro gay e massoni. "Un vespaio, (scrive Buzzanca) una marea di reazioni negative. Umberto Bossi con l'intervista a Repubblica contro gay e massoni, è riuscito a scatenare una polemica che ha unificato laici e cattolici, verdi e radicali. Con ricadute parlamentari, visto che Alessandro Meluzzi, dell’Udeur, membro del Grande Oriente d'Italia, si ritiene "infamato da un attacco irragionevole, che se non sembrasse uscito, per toni e contenuti, da un'osteria o da un manicomio, ricorderebbe sinistramente le affermazioni dei nazisti". Un attacco che ha spinto Meluzzi a chiedere al presidente del Senato Nicola Mancino l'istituzione di un giurì d'onore per valutare le affermazioni di Bossi sulla massoneria. Ovviamente, l'ultima uscita del Senatur non è piaciuta neanche al Gran maestro del Grande Oriente, Massimo Bianchi, che invita Bossi, "se ha delle accuse da rivolgere alla massoneria", ad indicare "nomi, cognomi e fatti anziché avventurarsi in boutades che irritano e basta".

E dopo quelli che il senatore chiama cappuccioni le repliche sono arrivate anche dal versante delle organizzazioni omosessuali. Franco Grillini, presidente dell'Arci Gay, definisce "cinica e immorale la campagna della Lega nord contro gli omosessuali". Per Grillini "in Italia ogni anno si tolgono la vita alcune centinaia di giovani omosessuali proprio a causa dell'omofobia e della diffamazione antigay. Sappia fin d'ora che una parte di questi Bossi li avrà sulla coscienza. Ammesso che ne abbia una".

Al fianco dei gay si schierano anche verdi e radicali. "Gravissime dichiarazioni", dice l'ambientalista Daniele Silvestri. "L'intervista di Bossi è un concentrato di pregiudizi e di violenza nei confronti degli omosessuali e della massoneria", aggiunge Maurizio Turco, eurodeputato della lista Bonino. Il Senatur, poi, è riuscito ad irritare anche parte del mondo cattolico. Franco Monaco, capogruppo dei Democratici alla Camera, non ha dimenticato il Bossi alle sorgenti del Po, le sacre ampolle, i celti e cosi via. E adesso definisce il leader della Lega "lo smemorato di Collegno". "Il nuovo Bossi - dice, infatti, Monaco -, immemore dei riti pagani e delle polemiche corrosive fino agli insulti indirizzati al Papa e ai vescovi, ci propone l' immagine di sé quale apostolo del messaggio della Chiesa". Per il dirigente dell'Asinello, "tale funambolismo è la conseguenza di un movimento nato giacobino e ridottosi poltronaro, che si è venduto per il piatto di lenticchie di un pacchetto di collegi". Il diessino Aurelio Mancuso, del coordinamento nazionale gay, oltre a condannare le parole del leader leghista, si lamenta che "non vi sia, da parte degli altri segretari del Polo, alcuna presa di distanza". Mancuso a questo punto chiede: "Questo vuol quindi dire che Berlusconi, Casini e Fini sono d'accordo con Bossi?". Una domanda a cui rispondono Rocco Buttiglione e Claudio Scajola. Il leader del Cdu alla fine di un complicato ragionamento sulla "visione cosmopolita e falsamente internazionale" di certa massoneria, critica lo stile del Senatur, ma ammette: "Se traduciamo il suo linguaggio in uno più attento alle differenze e meno truculento, mi pare che su molte cose Bossi abbia ragione".

Scajola, molto vicino a Berlusconi, è d'accordo: quei "concetti sono molto condivisibili". Certo, dice Scajola, tende un po' a criminalizzare diverse posizioni, "però non ne farei assolutamente scandalo. E' il Bossi di sempre, ma con dei principi molto condivisibili".

Incassato il via libera del Polo, Bossi è tornato alla carica. Prima per dire che l'intervista è stata "forzata nell'interesse della parte politica che sostiene il quotidiano". "Addirittura - sottolinea il leader leghista - è virgolettata l'espressione Papa antico che è completamente destituita di ogni fondamento". Repubblica conferma interamente il contenuto dell'intervista e Bossi a sera insiste sul tema: "Il dio unico dei giacobini, la ragione ideologica, ha già le sue date essenziali: quella di nascita, 1648, e quella di morte, 1989. I nazisti e i comunisti non si illudano: devono preparare le valigie per il lungo viaggio della fine".

***

SALUTO POETICO
Chiudo questa rubrica, con la poesia che è piaciuto a molti, specialmente ai signori che hanno fatto parte della giuria dei Premi Letterari cui ha partecipato. Devo dire, però, che ha raccolto molti consensi da lettori e da voi amici internetiani.

MI CIBO DI VERSI

Mi cibo di versi
per non sentire l'amaro del falso
l’inganno dell'ipocrisia
della falsa amicizia l'adulazione.

Mi cibo di versi
per non vedere l'uomo che corre
incessantemente verso la china
corre verso il baratro
sognando di volare.

Mi cibo di versi
per dimenticare di aver conosciuto
bestie più irrazionali delle belve
di aver stretto la mano a cadaveri
viventi, per questo mi cibo di versi.

Mi cibo di versi
per non togliere il pane agli affamati
per conservare l'acqua agli assetati
per incitare l'uomo ad essere tale
- ricordagli di essere nato libero -
per questo mi cibo di versi.

Mi cibo di versi
per non vestirmi di rosso
per non vestirmi di bianco
per non vestirmi di nero
e rotolarmi nel verde in un giorno di sole.

agosto 1973

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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