16 settembre 1936
Il naufragio del «Pourquoi pas?»

Nel 1936, il comandante Charcot, quasi settantenne, inizia una nuova spedizione nelle regioni artiche, a bordo del Pourquoi pas? Jean Charcot era figlio di un celebre neurochirurgo, e lui stesso esercitava la professione di medico prima di dedicarsi alle esplorazioni polari.

Nel pomeriggio del 15 settembre 1936, il Pourquoi pas? ha appena lasciato l'Islanda quando il tempo peggiora improvvisamente. Charcot decide di compiere un'inversione di rotta per cercare un rifugio, ma si scatena la tempesta. Onde gigantesche s'abbattono sul ponte travolgendo ogni cosa.

La barca rulla e beccheggia in mezzo ai marosi; il vento del nord soffia con grande violenza facendo vacillare l'alberatura. Improvvisamente, è il buio più completo.

L'equipaggio, con sempre maggiore difficoltà, deve lottare contro tanti pericoli, di cui il più grande è rappresentato dagli scogli. Il 16 settembre, intorno alle 5 di mattina, il Pourquoi pas? cozza contro una roccia e il suo scafo si apre. "Poveri ragazzi!" esclama Charcot, che ormai sa che tutto è perduto.

Poco dopo, la nave sprofonda nel mare. Vi fu un solo superstite, un marinaio che raggiunse a nuoto la riva. Prima di sparire inghiottito dai flutti insieme ai compagni, Charcot apre la gabbia a un gabbiano ferito, che aveva raccolto tre settimane prima, e gli restituisce la libertà.

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È successo quel giorno:

1971: A Montreal, viene firmato un accordo contro la pirateria aerea.

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RICORDIAMOLI

GAETANO DONIZETTI

Il compositore Gaetano Donizetti, nacque a Bergamo nel 1797 e ivi morì nel 1848.

Di umile origine, compì gli studi dal 1806 al 1815 presso la scuola diretta da Simone Mayr, che, consapevole del talento dell'allievo, lo mandò a completare la formazione a Bologna presso padre Mattei.

I lavori di questo periodo e i giovanili quartetti per archi rivelano una formazione basata sui classici viennesi: Gluck, Haydn, Mozart. Il compositore si rivolse subito al teatro, esordendo con Enrico di Borgogna, rappresentato a Venezia nel 1818 con discreto successo.

Avviata brillantemente la carriera di operista con altre significative affermazioni ottenute nel 1822 a Roma e a Napoli, continuò a produrre con la fretta che esigevano le condizioni della vita teatrale del tempo, alle quali, diversamente da Rossini, Bellini o Verdi, non si ribellò nemmeno quando la fama conquistata gliel'avrebbe consentito.

Nel 1827 firmò con l'impresario Barbaja un contratto triennale, con l'impegno di comporre 12 opere per Napoli e di dirigere il Teatro Nuovo; nel 1830 colse una grande affermazione con Anna Bolena, su libretto di Francesco Romani, al Teatro Carcano di Milano; seguirono 5 opere e, nel 1832, l'Elisir d'amore ancora su libretto del Romani, rappresentato con vivo successo al Teatro della Canobbiana di Milano.

Del 1833 sono Il furioso all'isola di San Domingo su libretto di Ferretti, per Roma e il trionfo di Lucrezia Borgia alla Scala. Dopo il ritiro dalle scene di Rossini avvenuta nel 1829 e la morte di Bellini nel 1835, Donizetti era rimasto unico grande rappresentante dell'opera italiana.

Nel 1835, su commissione di Rossini, scrisse per Parigi Marin Faliero; per Napoli Lucia di Lammermoor su libretto di Cammarano; nel 1836 presentò a Venezia Belisario su libretto del Cammarano e a Napoli Il campanello e Betly su libretto proprio, e L'assedio di Calais ancora su libretto del Cammarano.

L'attività compositiva si era fatta costante, né subiva rallentamenti alla morte della moglie Virginia Vasselli avvenuta nel 1837, che il compositore aveva sposato nel 1828 e a cui era profondamente legato. Nello stesso anno musicò, infatti, Pia de' Tolomei per Venezia e Roberto Devereux per Napoli, entrambe su libretto del Cammarano; l'anno seguente il Poliuto, vietato dalla censura e rappresentato postumo nel 1848.

Nell'ottobre 1838 lasciò Napoli e si trasferì a Parigi, dove in collaborazione con Scribe scrisse Il duca d'Alba rappresentato postumo nel 1882, curò la versione francese del Poliuto, compose Les Martyrs rappresentata a Parigi nel 1840 e nel 1840 si dedicò all'opéra-comique con La figlia del reggimento su testo di Saint-Georges e Bayard.

Dopo la rappresentazione de La favorita il 2 dicembre 1840, compose ancora per Parigi Rita nel 1841, rappresentata postuma nel 1860, e tornò a Milano. Nel 1842 presentò a Vienna Linda di Chamounix, che gli valse riconoscimenti dalla corte; fece quindi seguire a Parigi nel 1843 il Don Pasquale, Caterina Cornaro rappresentata a Napoli nel 1844, Maria di Rohan a Vienna, nel 1843 e Don Sebastiano a Parigi, nello stesso anno.

Nell'estate 1845 la malattia mentale, i cui primi sintomi si erano già manifestati negli anni precedenti, si aggravò. Internato in una casa di cura a Ivry nel 1846, fu ricondotto a Bergamo nel 1847 e vi morì l'anno seguente.

Dei più di 70 lavori teatrali composti da Donizetti in 25 anni di febbrile attività solo 5 sono rimasti nel repertorio costantemente: l'Elisir d'amore, Don Pasquale, Anna Bolena, La favorita, Lucia di Lammermoor.

Le numerose riprese di opere di Donizetti dimenticate hanno consentito di ravvisare valori di primo piano in Roberto Devereux, Belisario, Linda di Chamounix, La figlia del reggimento e hanno fatto apprezzare l'abile condotta e lo spirito di certe farse in un atto dove il modello rossiniano è originariamente mediato con un gusto che fa rivivere la vitalità popolaresca della farsa napoletana. Ma pagine riuscite non mancano anche nelle molte opere che paiono per la massima parte sorrette soltanto da un sicuro mestiere musicale e teatrale, che applica formule di effetto sperimentato.

Nell'opera italiana Donizetti rappresenta, insieme con Bellini, il momento del superamento del rossinismo in nome di una visione drammatica più intensamente romantica e a lui si deve, con Don Pasquale e con l'Elisir, la conclusiva trasformazione dell'opera buffa, in nome anche di un riscatto patetico del personaggio comico.

Bibliografia
G. A. Gavazzeni, Gaetano Donizetti, Milano, 1937; G. Barblan, L'opera di Gaetano Donizetti nell'età romantica, Bergamo, 1948; G. Zavadini, Donizetti, vita, musiche, epistolario, Bergamo, 1948; F. Cella, Indagine sulle fonti francesi dei libretti di Gaetano Donizetti, Milano, 1966; W. Ashbrook, Donizetti. La vita, Torino, 1986
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ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI "GRAZIELLA"

Non sapevo che Graziella si fosse sposata con il figlio di Luigi. Saperlo mi ha lasciato quasi scioccato. Graziella ha passato i sessanta il figlio di Luigi avrà circa quarantacinque anni. Niente di eccezionale, d’accordo, ma… Quando la cercai a Paduli, dopo essermi sistemato a Roma, mi dissero che aveva sposato e si trovava in Svizzera, allora il figlio di Luigi, Carminuccio, non era ancora nato. Dovevo sapere!

Ieri mattina ho telefonato a casa di Luigi, per ringraziare della bella giornata trascorsa in loro compagnia ed ebbi la sorpresa di sentire, dall’altra parte del filo, la voce incantevole di Graziella.

Quella voce ben modulata era stata come una calamita: dolce, morbida, sensuale. Ho provato una strana sensazione, mi sono sentito eccitato. Che mi stava accadendo? Quando mai una voce, sensuale che fosse, era riuscita a sensibilizzarmi a tal punto? Il telefono è situato nell’angolo più in penombra della casa e in quel buio, mentre parlavo, rivedevo il suo corpo, dall'ombra saltava alla luce un lontano ricordo:16 agosto...

"Ci allontanammo dalla marea di folla che sostava sotto il palcoscenico allestito per la banda musicale e ci sdraiammo sopra il prato dietro il grande oleandro, sotto il muro di cinta del Municipio, facemmo l’amore ed era per entrambi, la prima volta.

- Perché fai l'amore come i cani? – Disse improvvisamente.

- Perché come si fa, l'amore?

- Come si fa l'amore!? - Lei continuava a scrutarmi, senza parlare.

Grande era stata la mia meraviglia lei, sempre silenziosa, gli aveva fatto una tenera carezza.

- Cucciolo! - Aveva esclamato.

Cucciolo? Mia madre aveva l'abitudine di accarezzarmi a quel modo e di chiamarmi "Cucciolo", con tanta dolcezza. Spinto da uno slancio di tenerezza mi accucciai in grembo, proprio come facevo con sua madre quando volevo ottenere qualcosa.

Le mani, prima dolcemente, poi sempre più avide, esploravano il corpo; i baci si susseguivano come i secondi sul quadrante di un orologio; poi,le lancette dovettero incepparsi perché, grande e meravigliosamente fantastico era stato il ritrovarsi naturale dei sessi. Le ore erano passate velocissime. All'alba un leggero torpore nelle ossa ci aveva svegliati, quasi contemporaneamente. Eravamo mani nelle mani.

- Dio, che manicomio! - Aveva esclamato lei. - Che pazzi che siamo!

- Perché hai detto che pazzi che siamo?

- Perché stavo pensando a quella sera sotto l’oleandro…

- Anche tu?

- Si. Se non fosse per questo ricordo che mi accompagna e mi da forza non so se riuscirei a sopportare il male della vita… Dobbiamo incontrarci, devo stare ancora con te…

- Anima bella non farneticare. Raccogliti nel ricordo se vuoi e vivi la tua vita, poiché il passato non ritorna. Pensa quando ti senti presa dalla melanconia, ai versi di Di Giacomo: "E vvote, ‘nu minuto è tutt’’a vita!"

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

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Sfamate, vi prego, chi ha fame di giustizia
dissetate, vi prego, chi ha sete di libertà
consolate, vi prego, chi ha bisogno di conforto
ognuno vive per se, Dio per tutti.

Ma Dio, Dio dov'è? S'è scordato
dei bambini, Dio s'è scordato
che esistono anche i bambini
e la guerra, per loro, è un gioco
terribile, troppo crudele?

Ma Dio, dio dov'è? E' occupato
a cercare i caduti nel deserto libico
a riscaldare i ragazzi della Julia
perduti nella landa della Steppa.

Reno Bromuro (Da Poesie della Vita – Ursini Editore – Catanzaro 1991)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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