16 ottobre 1854
Oscar Wilde
Oscar Wilde nacque nel 1854, da un
famoso chirurgo irlandese ed una scrittrice.
Studiò
prima a Dublino e poi al
Magdaien College di Oxford, dove frequentò
Ruskin e Pater, e dove vinse il
premio Newdigate con il poema
Ravenna. Nel 1881 uscirono i Poems
che ebbero in un anno ben cinque edizioni.
La sua vita e la sua opera costituirono un polemico attacco alla mentalità vittoriana gretta e ipocrita che dominava l'Inghilterra dell'Ottocento. Le opere di Wilde riscossero, mentre l'autore era in vita, un successo enorme. Egli fu un ingegno straordinario, vivace e originale. Le sue abitudini eccentriche costituivano motivo di scandalo permanente presso gli ambienti tradizionali e benpensanti di quegli anni. Il suo maggior romanzo, Il ritratto di Dorian Gray, fu pubblicato nel 1890 ed è senz'altro considerato un classico della letteratura decadente in Inghilterra.
Il messaggio del libro è questo: la vita è valida solo se si risolve nell'arte, nella bellezza. Sono tutti temi cari al decadentismo europeo e anche italiano. Ma nel romanzo il culto della bellezza e della vita concepita come opera d'arte falliscono tragicamente: sul volto del protagonista Dorian Gray si scolpiscono i segni della sofferenza e della prossima fine.
Scrisse anche novelle velate di tristezza quali Il principe felice, L'usinolo e la rosa, La casa dei melograni.
Wilde, dopo essere stato perseguitato per i suoi atteggiamenti stravaganti dalle autorità inglesi, mori quasi in miseria nel 1900
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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:
1967: La N.A.T.O. stabilisce la sua sede a Evère, vicino a Bruxelles.
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RICORDIAMOLIRINA MORELLI E PAOLO STOPPA "I CARI BUGIARDI DI WILDE"
Paolo
Stoppa nacque a Roma il 16 luglio 1906 e vi
morì nel 1988. In arte dal 1927, cominciò ad
affermarsi dopo un lungo tirocinio in varie
compagnie, soprattutto comiche, con la formazione
del Teatro Eliseo, tra il 1938 e il
1941. Ma fu il sodalizio iniziato nel 1948 con
Rina Morelli e Luchino Visconti,
regista, che lo impose nel dopoguerra come uno dei
maggiori attori italiani. Appartengono a questo
periodo eccellenti interpretazioni come A
porte chiuse di Jean Paul Sartre,
Zoo di vetro di Tennesse Williams,
Delitto e castigo da Fiodor M.
Dostoevskij, Morte di un commesso
viaggiatore e Uno sguardo dal ponte
di Arthur Miller, Zio Vanja
di
Rina
Morelli, il cui vero none era Elvira,
nacque a Napoli il 24 novembre 1908 e morì a Roma
nel 1976. La sua personalità, delicatissima nei
toni intimistici e finemente arguta in quelli
umoristici, s’impose, dal 1938, nella compagnia
del teatro Eliseo di Roma. Nel
secondo dopoguerra rifulse nella compagnia che
sotto la proficua direzione di Luchino Visconti
formò con Paolo Stoppa e in cui affrontò
con arte limpida e sottile parti di grande
impegno, sia classiche, fu Irina
nelle Tre sorelle e Sonia
in Zio Vania di Cechov
la locandiera nell'opera omonima di
Goldoni, sia contemporanee Antigone
nel testo omonimo di Anouilh e altre
protagoniste di lavori di Sartre, Willians e
Miller. Nel 1971 la compagnia
Morelli-Stoppa si fuse con la cosiddetta
compagnia dei Giovani di Giorgio De
Lullo, Rossella Falk, Romolo Valli e Albani
per agire al teatro Valle di Roma.
Contemporaneamente, preferibilmente in coppia con
Stoppa, l'attrice sviluppò anche un’intensa
attività televisiva, famosa è la lunga serie di
interventi in una trasmissione dedicata a loro dal
titolo "Caro Bugiardo" di Kilty,
tratto dal diario di Oscar Wilde.
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L'ANEDDOTO
PERSONAGGI PADULESI "ELIDE"
Ieri, a patto che non avremmo parlato di poesia e di filosofia, ho accettato di andare a pescare con Frattoccia. Siamo arrivati a Fiumicino verso mezzanotte (gliel’ho detto che lui sta attentato alla mia vita perché nelle mie condizioni di salute non dovrei prendere freddo), una luna stranamente giallorosa ci guardava e di tanto in tanto ammiccava. In un primo momento non riuscivo a capire perché dell’ammiccamento, poi, è giunto alle mie orecchie prima un suono labile, che a mano a mano che penetrava nel cervello, mi avvertiva con l’alfabeto morse di ritornare a casa perché in quel punto di pesci non ce n’era nemmeno uno. Verso l’una ho cominciato a frignare lamentoso, come fanno i bambini capricciosi, ma lui non mi dava rette, anzi si arrabbiava facendomi segno col dito indice sulle labbra di stare zitto che altrimenti i pesci sarebbero scappati. Tentai in tutti i modi di fargli capire che lì, proprio lì, di pesci non ce n’era nemmeno uno, me lo aveva detto la Luna. Si mise a ridere e lanciò la canna con forza per aria che, se non mi scansavo, mi sarebbe caduta sulla testa.
A questo udimmo una risata sonora e musicali, che, confondendosi con la brezza leggera della notte, dava la sensazione che fosse il gracchiare monotono di uno stormo di Gabbiani.
- Ma lo sapete che l’età non vi ha cambiati per niente? Siete rimasti due ragazzini birbaccioni e testardi, di quando eravate in classe.
- Dio, mio, la signora Elide, la nostra insegnante delle elementari…
- Che vai farneticando, sarà morta da almeno una ventina d’anni. Aveva quarant’anni quando noi ne avevano otto! – Disse Frattocchia.
Se la risata e la figura che vedevo al mio fianco non era la nostra insegnante, stavo assistendo ad una manifestazione della vita psichica. Un disturbo che impedisce il normale susseguirsi dei vari pensieri, che intervengono senza che sia possibile registrare la più piccola avvisaglia. Il mio apparato motorio risultava perfetto, sentivo il corpo in perfetta armonia, eppure la mia capacità era misteriosamente disturbata. Cominciai a registrare disturbi della parola o della vista, sebbene gli organi dei rispettivi apparati fossero vigili e intatti.
- Oh, senti. Non cominciare a fare lo stralunato, perché non si ritorna a casa prima di aver preso almeno un chilo di pesce, perciò…
Non ebbi la forza di rispondere perché mi sentivo preso da un attacco di afasia, seguito a ruota da un’agnosia ottica; ero convito che "l'anima" non fosse più in condizioni di elaborare le impressioni ottiche. Infine mi sentivo soffocare da una agnosia tattile, nella quale ero capace di percepire singole sensazioni come dolore, temperatura, contatto ecc., ma non riuscivo a sintetizzarle in unità, mi èra impossibile riconoscere quanto mi stava accadendo.
Provai ad entrare nei particolari riguardo alla natura di questi disturbi per spiegarmeli, ma la trattazione era limitata. La ricerca mentale, allo stato attuale era ancora assai informe, e mancava una netta distinzione tra i disturbi che accusavo e quelli che invece devono essere riguardati come psicopatie.
Mi aveva fatto diventare uno psicopatico, perché mi diceva del la nostra insegnante era morta tanto tempo fa? Io la vedevo. Dopo un attimo che ero rimasto afasico per la sorpresa di incontrarla in riva al mare, mi ero ripreso. Lasciammo Frattoccia a litigare con la canna da pesca e ci allontanammo per raccontarci gli anni trascorsi senza vederci. Domani vi dirò che fine avrà fatto Frattocchia.
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LA POESIA DEL GIORNO
PER ANNI, AMORE
Per anni, amore, aspettammo
il Nunzio
inchiodati alla stessa croce.
Il tuo sguardo rispecchiava
cieli d'aprile, laghi alpini
remoti, non profanati.
Nelle tue pupille la gioia dell'estate:
pagliuzze dorate al sole portate dal vento.
Pagliucole dorate nelle tue pupille.
Il sorriso come lama di Toledo
senza guaina era nel cuore.
Da anni, amore, aspettiamo
inchiodati alla stessa croce.
Tu sempre più sola, nella marea
chiassosa isolato spirito morente
ricerca laghi alpini, pagliuzze
dorate, lame senza guaine: io.
Novello Ulisse percorro vie più nuove.
Intanto aspetto il Nunzio
inchiodato
alla stessa croce di sempre.
Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)
Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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