16 marzo 1935
Hitler denuncia le clausole del trattato di Versailles
relative al disarmo della Germania
Hitler denuncia le clausole del trattato di
Versailles relative al disarmo della Germania e
ristabilisce il servizio militare obbligatorio;
il 9 marzo Hermann Goering aveva annunciato la
costituzione di un’aviazione militare tedesca.
In
seguito a tali dichiarazioni, Francia, Gran
Bretagna e Italia chiederanno una riunione
straordinaria del consiglio della Società delle
nazioni. Hermann Goering asso
dell'aviazione tedesca nella Prima Guerra
Mondiale, aderì al Nazionalsocialismo nel 1922 e
fu il primo capo delle SA. sigla di
Sturmabteilungen, in altre parole reparti
d'assalto; la formazione politico-militare del
Partito Nazionalsocialista Tedesco. Fondate
nel 1921 da Hitler, a Monaco di Baviera, le
SA furono organizzate e comandate sin dall'inizio
da Röhm, un ex capitano dell'esercito.
Costituirono il nerbo del putsch di Monaco, diffondendosi poi in tutta la Baviera. Nel 1933 vi confluirono anche gli elementi più giovani della disciolta organizzazione nazionalista degli Elmi d’acciaio e costituirono centri operativi in tutta la Germania. Con l'avvento al potere di Hitler, Röhm fu nominato ministro senza portafoglio e le SA, indipendenti anche dalla Gestapo, divennero potentissime. Ciò finì per renderle invise agli esponenti più in vista del partito Himmler, Goering, Heydrch, ecc… nonché allo Stato Maggiore dell'esercito. Accusate di perturbare l'ordine pubblico, di praticare apertamente l'omosessualità e di professare idee di sinistra rivoluzionaria, il 30 giugno 1934, ricordata come la "notte dei lunghi coltelli" ne furono ferocemente massacrati i capi, tra cui lo stesso Röhm. Goering con Hitler accumulò un numero straordinario di cariche: ministro senza portafoglio e commissario all'Aviazione, ministro delle Foreste e della Caccia, capo del governo prussiano, comandante supremo della Luftwaffe, sovrintendente al piano economico quadriennale per la preparazione della guerra. Promosso generale, era un semplice capitano, nel 1933, divenne Feldmaresciallo nel 1938 e maresciallo del Reich, grado creato per lui, nel 1940.
Nel 1939 assurse a successore designato di Hitler e a presidente del Consiglio di guerra, ma le sue fortune declinarono in seguito alla perduta battaglia d’Inghilterra e all'inefficienza della difesa antiaerea. Negli ultimi giorni del Terzo Reich tentò di assumere il potere supremo e Hitler lo privò d’ogni carica e lo fece arrestare. Fu successivamente condannato a morte dal Tribunale di Norimberga, ma riuscì ad avvelenarsi alla vigilia dell'esecuzione.
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RICORDIAMOLIALESSANDRO VOLTA
Alessandro Volta, nato a Como nel 1745, era
il sesto figlio di Filippo e di Maria
Maddalena dei conti Inzaghi, fu
accolto, alla morte del padre, nella casa dello
zio Alessandro che provvide alla sua prima
educazione.
Sebbene
avviato agli studi umanistici, si appassionò alle
scienze naturali, iniziando ancor giovane quelle
esperienze sulla misteriosa vis electrica
che avrebbero occupato quasi interamente la sua
attività scientifica. Nel 1779, quando ottenne la
cattedra di fisica sperimentale all'Università di
Pavia, di cui sarebbe diventato rettore dal 1785,
era già conosciuto fra gli studiosi di elettricità
per l'invenzione dell'elettroforo, strumento per
accumulare cariche elettriche.
La sua fama si accrebbe progressivamente in seguito all'ideazione dell'eudiometro che impiegò per lo studio dei gas, giungendo alla scoperta del "gas delle paludi", il metano e alla formulazione di alcune leggi sulla pressione dei miscugli gassosi. Compì inoltre importanti esperienze sulla dilatazione dell'aria e seppe definire in modo corretto i concetti di capacità elettrica e di tensione elettrica.
Negli anni in cui svolgeva queste ricerche, l'abate Galvani scoprì, con le famose esperienze sulla rana, un tipo di fenomeni elettrici completamente nuovo, che interpretò come la prova incontestabile dell'esistenza di un'elettricità animale. Studiati ed estesi i suoi esperimenti, Volta ne confutò l'interpretazione, attribuendo correttamente la causa dei fenomeni elettrici al contatto di metalli diversi. Ne nacque una celebre disputa, che ebbe il merito di promuovere esperienze sempre più raffinate e che vide alla fine prevalere i sostenitori del Volta. Fu proprio nel corso della polemica che Volta giunse a realizzare il dispositivo ora noto come "pila di Volta" usando un gran numero di dischi di ferro e di zinco alternati e separati da strati di panno inzuppato in soluzione salina. La sua invenzione, che aprì la via all'impiego pratico dell'elettricità, fu annunciata in una lettera del 20 marzo 1800 alla Royal Society di Londra in cui erano presentate le due versioni a colonna e a corona di tazze.
Effetto Volta è detto quel fenomeno consistente nel manifestarsi di una differenza di potenziale sulla superficie di separazione di due metalli di natura diversa posti a contatto.
La classificazione degli elementi chimici in base al loro potenziale elettrolitico normale crescente, cioè secondo il potenziale che ciascun elemento assume quando un elettrodo costituito dall'elemento libero è immerso in una soluzione di concentrazione unitaria dei suoi ioni. La serie di Volta indica quindi la tendenza relativa dei singoli elementi a esistere sotto forma di ioni, ossia sotto forma di sale, anziché come elemento libero. Includendovi solo gli elementi più comuni, la serie di Volta prende la forma: Li, K, Ba, Na, Ca, Mg, Al, Mn, Zn, Cr, Fe, Cd, Co, Ni, Pb, Sn, H, Bi, Cu, Ag, Hg, Au.
All'elettrodo normale a idrogeno si attribuisce convenzionalmente il potenziale zero, mentre si attribuisce segno negativo al potenziale degli elementi che lo precedono nella serie di Volta e segno positivo a quello degli elementi che lo seguono, detti anche metalli nobili. La serie di Volta spiega il comportamento dei vari elementi chimici nei processi di elettrolisi; inoltre rende conto anche dei fenomeni di spostamento, nei quali per esempio lo zinco metallico introdotto in una soluzione contenente sale di rame passa in soluzione di sale di zinco, mentre contemporaneamente il rame, data la sua tendenza maggiore di quella dello zinco a sussistere sotto forma di elemento libero, precipita sotto forma di rame metallico.
Bibliografia
Autori Vari, Como ad Alessandro Volta nel II centenario della nascita, Como, 1945; F. Soresini, Alessandro Volta, Milano, 1988.
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IL FATTO
L'AMORE NELLA FILOSOFIA GRECA
Il concetto di amore nelle teorie filosofiche
si estende, dal suo significato primo di
sentimento di affezione ad un’altra persona e che
implica una scelta che tende alla reciprocità e
all’unione,
ad
una vasta gamma di sentimenti, dal desiderio di
possesso di un qualsiasi oggetto che ci procura
piacere all’amore verso enti ed oggetti ideali
fino all’amore considerato come principio cosmico.
E’ in quest’ultima accezione che l’amore compare per la prima volta e viene assimilato da Empedocle a una forza agente nell’universo contrapposta all’Odio e alla Contesa Per quanto riguarda l’amore propriamente detto, molti filosofi non hanno visto in esso altro che il desiderio fisico, una passione o un istinto vitale; ma fin dall’antichità molti filosofi, Socrate, Platone, Aristotele, gli stoici e Plutarco, vi hanno scorto sentimenti più elevati e più delicati. Famosa è la teoria platonica dell’amore, esposta nel Convito e nel Fedro: l’amore è l’attrazione esercitata dalla bellezza, e le forme dell’amore sono tante quante le forme del bello; esso nasce a contatto della bellezza sensibile, ma da questa ascende alla bellezza dell’anima e, di grado in grado, fino a quell’intelligibile che è la vera bellezza, di cui le manifestazioni sensibili sulla terra non sono che grossolani abbozzi o pallidi riflessi.
L’amore è quindi l’aspirazione a superare la realtà sensibile per risolversi in contemplazione del mondo ideale, da cui è lontano: perciò esso è desiderio di qualcosa che non si ha, è mancanza e insufficienza, e nello stesso tempo inquietudine, ansia, aspirazione perenne. Eros come divinità nel Convito appare sotto l’aspetto di un demone, figlio di Pòros (Ingegno) e di Penìa (Povertà), povero e tormentato da un lato, ma abile e risoluto dall’altro, e rappresenta proprio la condizione dell’uomo che tende al Bene e alla Bellezza di cui sente di essere privo. La stessa idea dell’amore sta alla base della concezione teologica di Aristotele: Dio in quanto ente perfetto non ama il mondo, che è una sua mera copia sensibile, ma ne è amato e lo muove appunto come l’oggetto dell’amore che, attraendo l’universo voglioso di avvicinarsi alla sua perfezione, all’oggetto del suo desiderio, muove senza muoversi: da qui il concetto di Dio come motore immobile.
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LA POESIA DEL GIORNO
DAVANTI AI QUADRI DI NADINE
Credevo fosse difficile raggiungere l’arcobaleno
invece è stato facile, cavalcioni ho trottato
come in groppa ad un cavallo addestrato al bello
e mi sono dondolato come un bimbo
sull’altalena costruita con un copertone d’auto
fuori uso ed ho cantato andando avanti e indietro
saltando, come un canguro innamorato,
da un quadro all’altro, come fosse l’ultima volta
che potessi vederli ho riempito l’anima
con quegli occhi luminosi di bimba incantata
dal bello; e il suo «Bello» ha colmato lo spirito.
Reno Bromuro (da «Poesie nuove»)
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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