16 dicembre 1770
Ludwig van Beethoven

Ludwig van Beethoven nacque il 16 dicembre 1770 a Bonn, in Germania. Suo padre, che era cantante, beveva smodatamente e sperperava i miseri guadagni nei cabaret. Ludwig van BeethovenSulla famiglia vegliava una madre molto dolce, dalla salute fragile. Presto Ludwig dovette guadagnarsi la vita. A undici anni suonava nell'orchestra del teatro. A tredici perse la madre, e questo fu per lui un dolore inconsolabile.

Nel 1792 il giovane lasciò Bonn per recarsi a Vienna, in Austria, dove avrebbe trascorso quasi tutta la vita. Là il suo talento fu presto riconosciuto. Lo chiamarono "il titano dei pianisti" e gli editori si disputavano le sue opere. Avrebbe potuto essere felice, ma purtroppo divenne sordo.

Rinchiuso in casa, senza più sentire, egli compose opere mirabili, piene degli accordi grandiosi che sentiva dentro di sé. Solo le passeggiate in campagna gli davano un po' di pace. Per comunicare con lui, i suoi amici dovevano rivolgergli le domande per iscritto.

Il 7 maggio 1824, a Vienna, Beethoven apparve in pubblico per l'ultima volta, per l'audizione della sua celebre Nona Sinfonia. Il pubblico proruppe in applausi fragorosi.

Seduto accanto al direttore d'orchestra, le spalle rivolte al pubblico, il compositore sfogliava la partitura e non sentiva nulla di ciò che succedeva dietro di lui.

Dovettero costringerlo a voltarsi perché potesse costatare l'immenso successo riportato dalla sua opera. Morì il 26 marzo 1827. La sua casa natale, a Bonn, è oggi un museo.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1964:Gli americani lanciano in orbita l'Explorer XVI, che ha il compito di studiare le micrometeoriti.

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RICORDIAMOLI

LEONARDO DA VINCI

Leonardo da VinciL’altra volta parlammo della biografia di Leonardo, qualcuno s’inalberò scrivendomi che amavo poco il Genio italiano, che avrei potuto spendere qualche altra parola sulla sua arte, promisi che lo avrei fatto ed eccomi a parlarvi dell’arte di quest’eclettico genio.

Leonardo, nella bottega del Verrocchio, la più prospera e importante di Firenze, che nel decennio fra il 1460 e il 1470 costituì il centro del rinnovamento artistico cittadino, imparò le tecniche di tutte le arti. Nei primi anni si dedicò principalmente alla pittura, traducendovi quegli elementi formali che costituiscono le innovazioni della scultura verrocchiesca: la composizione piramidale e la tecnica ormai raffinatissima del chiaroscuro.

Eccettuato il disegno di paesaggio del 1473, che si trova agli Uffizi di Firenze, in cui è già evidente la ricerca di una visione prospettica non centralizzata, come quella quattrocentesca, ma a più direzioni di osservazione, il primo sicuro intervento di Leonardo da Vinci si ha nel Battesimo dipinto tra il 1472 e il 1475, ora agli Uffizi, opera di bottega perciò si è supposta anche la collaborazione di Botticelli. Di Leonardo da Vinci sono sicuramente l'esecuzione del primo angelo, la stesura definitiva del Cristo e i due fondi di paesaggio in lontananza, sia per la delicatezza della modellazione chiaroscurale sia per la divergenza "all'infinito" dell'orizzonte.

Ancora legata all'ambiente verrocchiesco è l'Annunciazione dello stesso periodo del Battesimo, fin troppo decorativa nell'ornamentazione dei marmi, nei panneggi elaboratissimi, nella minuzia con cui sono dipinti i fiori, ma completamente nuova nello sfondo luminosissimo e lontano che si contrappone alla fila scura di alberetti, un effetto che Leonardo da Vinci riprende anche nel suo primo ritratto del 1474/1476, la Ginevra Benci; ora al Washington, National Gallery, purtroppo gravemente mutilata nella parte inferiore, dove la posizione delle mani accentuava la torsione del busto, disposto a piramide.

Nel 1481, dopo aver già dipinto il San Girolamo, ricevette la sua prima importante commissione, l'Adorazione dei Magi per il convento di San Donato a Scopeto, che non fu mai consegnata e oggi è conservata agli Uffizi di Firenze, in cui si ha la prima massima realizzazione della spazialità leonardesca: intorno alla Madonna le figure si dispongono a semicerchio, ma la struttura non risulta chiusa perché i personaggi esterni e il fondo di rovine e di battaglia sono coordinati secondo vari e divergenti punti di fuga. Basilare nella composizione dell'opera, rimasta incompiuta alla partenza dell'artista per Milano, è il disegno, strumento di definizione spaziale, volumetrica e anatomica, raffinato in un secondo momento attraverso il chiaroscuro, che permette sia la resa trasparente dell'atmosfera sia l'infinitesimale gradazione del colore e quindi della luce.

La stesura del colore rappresenta il momento finale, quasi secondario, dell'esecuzione, secondo una poetica che è esattamente all'opposto di quella dell'ambiente veneto, dove in quegli anni il colore stava diventando l'elemento strutturale portante della composizione. Caratteristica fondamentale dell'arte fiorentina da Masaccio a Pontormo e oltre, il disegno fu per Leonardo da Vinci l'indispensabile strumento di indagine scientifica dei fenomeni della natura, sostenuto da una quasi incredibile capacità di osservazione anche dei minimi particolari.

Studio preparatorio per un quadro o analisi della dinamica muscolare, un disegno di Leonardo da Vinci va sempre visto sia nel suo aspetto estetico sia nel suo aspetto scientifico; l'atteggiamento mentale di Leonardo nei confronti della realtà, infatti, non poteva concepire un'antitesi fra operare artistico e operare scientifico, ed è in questo senso che egli rappresenta veramente l'"uomo universale" versato in tutto lo scibile, quale fu idealizzato dalla cultura umanistica.

Durante il soggiorno milanese presso Ludovico il Moro, si dedicò solo in minima parte alla pittura. Nella Vergine delle rocce, dipinta tra il 1483 e il 1486 ora al Louvre; una seconda versione è del 1503-06 e si trova alla National Gallery di Londra, la composizione a piramide del gruppo costituito dalla Madonna, dal Bambino, da San Giovannino e dall'angelo è arricchita e movimentata dall'incrociarsi di linee convergenti indicate dai gesti. Un'ancor più complessa definizione spaziale è data dalla presenza di due fonti di luce, quella in primo piano con effetti di rifrazione verde, e quella sul fondo, luminosissima, in cui si sfuoca il paesaggio di monti primordiali.

La tecnica dello "sfumato", cioè del morbidissimo chiaroscuro tipico di Leonardo da Vinci, si sovrappone al disegno, iniziando quella sfaldatura dei contorni che ha caratterizzato sempre più le opere seguenti. Nell'Ultima Cena in Santa Maria delle Grazie, sperimentò una tecnica che, abolendo il tradizionale strato di intonaco, gli permettesse di lavorare con la lentezza e meticolosità che gli erano proprie; tale tecnica si rivelò inadeguata e già alla metà del Cinquecento l'umidità aveva mangiato quasi tutto il colore, che doveva essere in origine brillantissimo. Successivamente, oltre ai guasti dell'umidità e del tempo, l'affresco subì anche quelli prodotti da incauti restauri.

Rimessa in condizioni soddisfacenti nel 1908 dall'opera del Cavenaghi e nel 1924 del Silvestri miracolosamente salva dopo i bombardamenti del 1943, ma nuovamente corrosa dall'umidità, la Cena fu restaurata nel 1947 da Mauro Pelliccioli; ulteriormente deterioratasi negli anni successivi, nel 1978 ebbe inizio un nuovo restauro, condotto da Pinin Brambilla, sotto la guida dell'allora sovrintendente per i beni artistici Carlo Bertelli.

Nell'Ultima Cena, Leonardo, riprendendo il tema classico della tradizione fiorentina che scandiva gli Apostoli in una severa struttura architettonica, aprì il fondo con finestre su un chiaro e sereno paesaggio, ma soprattutto dispose i suoi Apostoli in gruppi di tre, individuandone le diverse reazioni all'annuncio del Cristo sul prossimo tradimento. In ogni gruppo i gesti si legano secondo linee curve e sempre linee curve uniscono fra loro i gruppi, concentrandosi nel solenne triangolo del Cristo.

Agli anni milanesi risalgono il Ritratto di dama del Louvre La bella Ferronière e il Ritratto di dama con ermellino ora a Cracovia, Czartoryski Muzeum, forse Cecilia Gallerani, personaggio di rilievo della corte di Ludovico il Moro; entrambi i ritratti si basano sulla raffigurazione piramidale del busto lievemente rotante. Prima di lasciare Milano dopo la caduta del duca, Leonardo aveva già compiuto un primo cartone per la Sant’Anna, commissionatagli dai serviti di Firenze.

Le notevoli differenze esistenti fra il cartone di Londra che si trova al National Gallery e il quadro del Louvre hanno fatto supporre che il cartone londinese non sia quello che, esposto a Firenze nel 1501, aveva suscitato lo stupefatto entusiasmo dei contemporanei ed era stato minuziosamente descritto da Fra' Pietro da Novellara in una lettera a Isabella d'Este; disperse le prime due redazioni, l'opera del Louvre sarebbe una replica eseguita nel secondo soggiorno milanese.

Rispetto al quadro, di una rara perfezione formale, il cartone di Londra risolve con un'ancor più accentuata morbidezza di chiaroscuro il gruppo delle figure. In esse, portando alle estreme conseguenze la composizione a piramide, Leonardo realizzò uno schema a spirale che definisce plasticamente lo spazio, progressivamente allargato all'infinito secondo cerchi concentrici dallo sfondo; schema che, ripreso da Raffaello, a Firenze in quegli anni, sarebbe divenuto caratteristico dell'ambiente fiorentino per almeno trent'anni.

La stessa soluzione Leonardo ripropose nel cartone della Battaglia di Anghiari per l'affresco nel salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio, impresa che lo oppose a Michelangelo a cui era stata affidata la parete di fronte con la Battaglia di Cascina. Mentre Michelangelo non ebbe modo di cominciare l'opera, Leonardo iniziò la sua ma la interruppe quasi subito e non la portò a termine per dedicarsi invece ad altri incarichi. Tuttavia i cartoni dei due maestri, ora perduti, nonostante la loro diversità fecero scuola ai giovani artisti fiorentini per oltre un secolo.

Negli stessi anni Leonardo dipinse la Leda,nota da copie di allievi, la più famosa è quella di Roma, già collezione Spiridion e attualmente proprietà dello Stato, da alcuni identificata con l'originale, e la Gioconda del 1503 o 1506 ora al Louvre. La prima opera testimonia quanto la sua complessa simbologia e il suo raffinato erotismo abbiano influito sul manierismo.

Il celeberrimo ritratto di Lisa, moglie del mercante Francesco Bartolomeo del Giocondo, è stato via via interpretato attraverso i secoli come visione magica, così affermano il Vasari e il Pater, simbolo sessuale la definisce Freud, raffigurazione filosofica, per citare le interpretazioni più note. Stilisticamente l'opera è sicuramente uno dei più alti esempi della ritrattistica rinascimentale, per l'unità perfetta di tutti gli elementi che la compongono attuata per mezzo dell'infinitesimale gradazione della luce, attualmente è molto più scura e opaca di quanto fosse all'origine.

Durante il soggiorno romano Leonardo eseguì l'ultimo suo quadro di San Giovanni Battista, ora al Louvre, che nel monocromo di toni bruni e dorati ripete con maggiore raffinatezza la rappresentazione del trapassare quasi inavvertibile della luce, nell'abolizione del disegno e del contorno.

Bibliografia
F. Flora, Leonardo, Milano, 1952; G. De Robertis, La difficile arte di Leonardo, Firenze, 1953; G. Castelfranco (a cura di), Leonardo da Vinci, saggi e ricerche. Per il quarto centenario, Roma, 1954; C. Pedretti, Studi Vinciani, Ginevra, 1957; A. Chastel, Arte e umanesimo a Firenze al tempo di Lorenzo il Magnifico, Torino, 1964; A. Conti, Leonardo pittore, Padova, 1990.

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LA POESIA DEL GIORNO

IL NOSTRO GIORNO

Oggi che è il nostro giorno
dinanzi agli occhi il libro dei ricordi
germina immagini che vivono
mano nella mano a rotolare
a rotolare nell’erba vergine d’aprile

Meravigliosi occhi di noce
sposavano il verde luccicante del prato
la bocca irradiava splendore
uccelli canterini erano il coro
della nostra festa d’amore.

Dinanzi agli occhi il libro dei ricordi
sforna immagini e immagini
di ieri, di oggi, pure di domani.

Posso morir contento: tu m’ami ancora
il sole riscalda senza sosta questo
mezzo cuore perché tu vuoi che viva.

Reno Bromuro (da Poesie d’Amore

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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