15 ottobre 1944
Il primo kamikaze

Dopo il disastro di Leyte, il Giappone si rese conto d'essere perduto. Mentre gli Stati Uniti costruivano portaerei a decine, centinaia di liberty-ships e migliaia d’aerei, esso non riusciva a compensare le pesanti perdite inflittegli.

Per gli ufficiali giapponesi, consci di questa situazione, la scelta era semplice: il loro codice d'onore li obbligava a preferire la morte alla prigionia.

Il 15 ottobre 1944 il contrammiraglio giapponese Arima si alzò in volo a bordo del suo aereo.

Giunto in vista di una squadra nemica, egli trasmise alla base: " Vado a schiantarmi contro una portaerei. "

Era il primo kamikaze.

La parola significa " vento divino " e ricorda la distruzione, nel 1281, della flotta d'invasione mongola da parte di un tifone.

L'esempio del contrammiraglio Arima fu immediatamente seguito.

Il 19 ottobre fu creata la prima unità kamikaze. Dopo qualche giorno cominciò a funzionare a Formosa una scuola kamikaze. Essa aveva il compito di formare volontari dai sedici ai ventitré anni.

Dopo dodici ore di volo d'addestramento i piloti, vestiti di una bianca tuta di lutto, prendevano il volo.

Giunti in vista dell'obiettivo designato, di preferenza una portaerei, si lanciavano in picchiata a 45 gradi e tentavano di schiantarsi sul ponte della nave.

Vi furono 2314 incursioni di kamikaze. 1228 aviatori riuscirono ad oltrepassare le barriere antiaeree americane.

Affondarono 37 unità, fra cui 3 portaerei, e ne danneggiarono 298.

Lo spirito suicida non si limitò ai soli piloti: il 7 aprile 1945 la corazzata Y amato salpava in direzione d'Okinawa: i suoi serbatoi contenevano carburante sufficiente solo al viaggio d'andata.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1812: Napoleone I firma a Mosca il "decreto di Mosca" che riorganizza la Comédie Francaise.

 ***

RICORDIAMOLI

SAN PIETROBURGO E IL DECRETO DI MOSCA

Pietro I il Grande, zar della Russia dal 1689 al 1725, intendeva riformare il suo Paese e aprirlo agli influssi occidentali. Per questo scopo serviva una nuova capitale, poiché la vecchia metropoli di Mosca si sarebbe opposta a qualsiasi cambiamento e si trovava, dal punto di vista geografico, troppo all'interno del Paese.

Nel maggio del 1702 lo zar pose la prima pietra del suo grande progetto urbanistico presso la foce della Neva, con l'intento di aprire una "finestra sull'Europa". Inizialmente sull'isola delle Lepri nacque la fortezza dei SS. Pietro e Paolo: un bastione contro i nemici svedesi a nord e probabilmente anche contro avversari e oppositori delle riforme all'interno del Paese. Protetta dalla fortezza, si sviluppò una capitale potente e sfarzosa. Ancora oggi San Pietroburgo (che ha portato anche i nomi di Pietrogrado e Leningrado) è la città dei palazzi, delle splendide case borghesi, dei magnifici giardini e parchi.

Nel centro della fortezza dei SS. Pietro e Paolo si trova l'omonima cattedrale. Qui sono sepolti, con due eccezioni, gli zar della Russia a partire da Pietro il Grande. I resti mortali dei Romanov, che governarono la Russia fino alla Rivoluzione del 1917, riposano in chiari sarcofagi di marmo. Sul campanile, con la sua guglia che raggiunge i 121 metri spicca un angelo che sorregge con le mani una croce dorata alta sette metri.

Di fronte alla cattedrale, sull'altra sponda della Neva, è situata la residenza degli zar, il palazzo d'Inverno. Il capolavoro barocco fu costruito nella sua forma odierna dall'architetto italiano Bartolomeo Rastrelli negli anni 1754-1762. Il palazzo possiede più di 1000 stanze e ha una superficie totale di 46 000 mq, oltre cento scale, quasi duemila porte e altrettante finestre.

Qui il 7 novembre 1917 fu scritto un capitolo della storia dell'umanità: dall'incrociatore Aurora fu dato l'ordine dell'assalto al palazzo d'Inverno. Le guardie rosse misero in fuga il governo di Kerenskij e presero il potere. Oggi il palazzo d'Inverno con gli edifici adiacenti è un enorme museo: l'Ermitage. Secondo le informazioni ufficiali esso possiede più di tre milioni di pezzi d'esposizione, dei quali nelle circa quattrocento sale può essere mostrato di volta in volta solo una piccola parte.

Oggi più di un milione di persone ogni anno ammira le opere esposte nel museo. E c'è tanto da vedere: arte russa, cinese, giapponese, indiana, egiziana e greca. Il reparto dedicato all'Europa occidentale occupa più di centoventi sale: Leonardo da Vinci, Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Tiziano, Velázquez, Rubens e gli impressionisti francesi sono rappresentati con opere importanti; Rembrandt è rappresentato con ben ventisei tele.

Il monastero di Aleksandr Nevskij, così denominato in onore del santo nazionale e stratega che nel XIII secolo sconfisse gli Svedesi, fu fatto erigere da Pietro il Grande a partire dal 1713 nello stile barocco russo. Lo zar decretò anche di trasferire le spoglie del santo dalla città di Vladimir al nuovo monastero.

Quasi famosi come lo stesso monastero sono gli adiacenti cimiteri, con le tombe di illustri personaggi come Dostoevskij, Musorgskij e Čajkovskij. Per costruire la possente cattedrale di Sant'Isacco, che può accogliere circa quattordicimila persone, sono stati impiegati quarantatrè diversi tipi di pietra. Si può accedere alla cupola per godersi lo splendido panorama che abbraccia tutta la città e oltre, salendo cinquecentosessantadue gradini.

L'enorme cattedrale di Nostra Signora di Kazan, un capolavoro dello stile neoclassico russo, fu costruita nel 1801-1811 in onore di un'antichissima icona miracolosa della Madonna proveniente dalla città tatara di Kazan, portata a San Pietroburgo nel 1710. Essa nel 1812 avrebbe aiutato il generale Kutuzov a sconfiggere l'esercito di Napoleone. Ma nel 1904 l'immagine sacra fu rubata e da allora non è più ricomparsa.

La splendida chiesa oggi ospita il Museo per la storia delle religioni. Nel 1918 la città di Pietro il Grande dovette rinunciare alla dignità di capitale, che toccò di nuovo a Mosca, ma essa rimase la seconda città dell'Unione Sovietica prima e della Russia poi,un importante nodo stradale e un centro culturale di grande rilievo.

Nel gennaio del 1924, cinque giorni dopo la morte di Lenin, fu ribattezzata Leningrado e tale è rimasta per circa settant'anni, fino al giugno 1991, quando con un referendum popolare ha ripreso il nome di San Pietroburgo: il tentativo di esorcizzare le pesanti incognite del futuro con un rassicurante riferimento al passato hanno spinto i quattro milioni di abitanti della metropoli a cancellare ogni ricordo del fondatore dello Stato sovietico.

***

L'ANEDDOTO

PERSONAGGI PADULESI

Come aneddoto, oggi, dopo le rimostranze di Leandro un carissimo amico di Rimini, ma napoletano di nascita, vi trascrivo una parabola raccontata da Frattocchia, ma a me dà la sensazione che l’abbia ripresa dal concetto di libertà esposto da Voltaire nel dizionario filosofico.

A – Ecco, una raccolta di poesie, i cui versi penetrano nel cuore, e se li leggiamo ad alta voce ci sparano addirittura nell’anima e vi si conficcano bene per paura di potersi perdere. Tu se leggi delle belle poesie vorresti leggerle e rileggerle oppure non udirne parlare?

B – Certo che voglio leggerle e rileggerle…

A – Quindi vuoi che la poesia ti rimanga dentro e che nessuno possa rubarla?

B – Che razza di discorso mi fai? Finché avrò il cervello a posto non potrei farne a meno.

A – Bene; tu vuoi che quei versi ti rimangano dentro come una necessità vitale, e magari sei tanto contento che vorresti sbandierare ai quattro venti questa tua gioia, parlandone con la tua famiglia anche mentre passeggiate, ma tua moglie non ne vuol sentir parlare perché satura, dopo cinquant’anni di matrimonio i versi a lei sembrano cannonate che le sparano nelle orecchie e le spaccano la testa; quindi preferisce lasciarti camminare da solo e dire al vento le tue sensazioni meravigliose…

B – Capita.

A – Di conseguenza riconosci che tua moglie ha ragione?

B – E’ ovvio. Rispetto il mio prossimo.

A – Però avete fatto una trentina di metri di cammino insieme parlando di poesia…

B – Anche questo è ovvio.

A - E se per caso fossi stato muto e non avresti potuto parlare per niente, le avresti permesso di allontanarsi senza capire quanto le volevi dire?

B – Anche questo è più che ovvio.

A – Quindi tu saresti stato contento lo stesso, anche se lei non ti ascoltava, pur di averla vicino?

B – Certamente.

A – In che cosa consiste la tua libertà, se non nel potere che la tua persona ha esercitato ed esercita sulla tua volontà?

B – In ciò che per me è assoluta necessità di sincerità nell’amicizia e nell'apprezzamento di un’opera e nella critica senza acredine, o con cattiveria per necessità. Tu, caro il mio Frattocchia, ti metti negli impicci; la libertà, secondo te, non è altro che il potere di fare ciò che vuoi? Dice Selvaggi in una sua poesia che "la libertà è ciò che abbiamo dentro di noi e ci fa agire in proposito; perciò se quel signore che avrebbe voluto criticare la mia poesia, mentre aveva nella mente i suoi pensieri di frustrato ed ha asserito ciò che lui vedeva e voleva era libero di farlo perché, secondo me viveva una sua libertà e, quindi ciò che ha scritto era già in lui e non è scaturito da quello che ho scritto.

A – Anche se così facendo ha annullato la sua dignità di uomo per afferrare quella di individuo?

B – Senti, Frattò, io sono un essere pacifico, forse anche un po’ vigliacco ma mi piace la mia libertà. Perlo di quella che ho dentro. Ciao, ti saluto.

***

LA POESIA DEL GIORNO

I FARI DEL TRENO

La luce dei fari mi giunge
nella nebbia del mattino
mentre un sole sincero
va colorando l'aria di rosa.

E' passata la notte!

Un nuovo giorno viene
un altro giorno amore.

S'arrossano il cielo e il mare
mi perdo in quel rosso fuoco
del tramonto nel ricordo di te.

Il lampo dei fari ritorna
nella notte nera e nebbiosa:
è il treno che a te conduce
per l'infinito spazio del cuore.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’Usignuolo" Gabrielli Editore–Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE