15 marzo 1986
Concluso il processo per lo scandalo
delle tangenti del comune di Torino

Il processo per lo scandalo delle tangenti, che nel 1983 aveva travolto la giunta di sinistra alla guida del Comune di Torino, si conclude con la condanna di tutti i principali imputati. Antonio Di PietroNel maggio del 1988 la sentenza d'appello ridurrà sensibilmente le pene per tutti gli imputati, undici dei quali, su diciotto, saranno assolti.

Tutto era iniziato il 17 gennaio alla nascita di "Mani pulite" poi chiamata "Tangentopoli" un termine giornalistico con cui correntemente si designò l'ampio sistema di corruzione politica e di finanziamento illecito dei partiti venuto alla luce in Italia in seguito all'inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Milano nel febbraio 1992 sulle tangenti pagate per forniture e lavori per la pubblica amministrazione. L'inchiesta, si estese anche a molte altre città, svelando un fitto intreccio di favori tra imprenditori, pubblici amministratori, dirigenti politici locali e nazionali e uomini di governo, innescando un profondo cambiamento del quadro politico.

A Milano furono inquisiti - L'ingegner Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio, una casa di riposo per anziani,arrestato dai carabinieri con l'accusa di concussione. Le indagini, condotte per un intero anno dalla procura della repubblica di Milano, sono state coordinate dal dottor Antonio Di Pietro (Comun. Ansa, 17 febbraio, ore 22,16)

L'arresto di Mario Chiesa è avvenuto in flagranza di reato, subito dopo aver intascato una busta con sette milioni, una rata di quella che doveva essere la tangente per concedere l'appalto a una impresa di pulizie. L'accordo prevedeva il pagamento del 10 per cento su un affare di 140 milioni. (Comun. ANSA, 17 febbraio, ore 14.08)

Sempre dall’ANSA si rincorrono i bollettini che i quotidiani più importanti riprendono e rendono il pubblico edotto di quanto sta avvenendo. L'ufficio stampa del Psi ha comunicato che il Presidente del Trivulzio, Mario Chiesa, è stato espulso dal partito.Umberto Bossi

Il ministro dei trasporti Carlo Bernini ha reso noto di aver ricevuto, "con totale sorpresa", un avviso di garanzia in relazione agli appalti per la realizzazione della terza corsia sull'autostrada Venezia-Padova. E l’elenco si allunga moltiplicandosi a dismisura.

Pensate che al 12 luglio, dopo le ultime misure giudiziarie prese nell'ambito dell'inchiesta, le persone coinvolte sono 73, di cui 61 arrestate o agli arresti domiciliari: 43 politici: 17 Psi, 15 Dc, 8 Pds, 2 Pri, 1 Psdi, di cui dieci parlamentari; tre funzionari; 27 imprenditori o dirigenti d'azienda. che hanno coinvolto l'intera classe dirigente della "prima Repubblica".

Il "Terremoto" tangentopoli, pur appena all'inizio, causa immediate ripercussioni nella politica delle elezioni del 5 aprile, con effetti devastanti in alcuni partiti ma di aiuto in altre compagini emergenti, che hanno approfittato del disordine e del caos, come la Lega Lombarda.

Al Senato la DC scende a 27,3 e alla Camera ottiene un misero il 29,7. Aveva prima rispettivamente il 33,6 e il 34,3. Perde 46 seggi. Ma al PDS non si sta meglio, c'è un vero e proprio tracollo e pur toccato solo marginalmente da tangentopoli, scende al 17,1 e 16,1 contro il 28,3 e il 26,6. Ma perde 97 seggi. Al settimo cielo Bossi che da 1 seggio alla Camera sale a 55, e da 1 al Senato sale a 25. La campagna diffamatoria sulla Lega, e su questi soggetti accusati di essere rozzi e ignoranti, diventa un boomerang. Di scelte non se ne vedono e Bossi può tranquillamente cavalcare la "protesta".

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RICORDIAMOLI

SARAH BERNHARDT

Sarah Bernhardt pseudonimo dell'attrice drammatica e cinematografica Henriette-Rosine Bernard nata a Parigi nel 1844 e ivi morta nel 1923; debuttò alla Comédie Fraçaise: teatro stabile istituito il 18 agosto 1680 con lo scopo di giungere alla fusione delle compagnie drammatiche operanti in Parigi, eliminandone le dannose rivalità e associando nel nuovo organismo gli attori, con la qualifica di sociétaires. Sarah BernhardtAll'origine, la Comédie-Française fu chiamata anche Maison de Molière, in omaggio al commediografo che n’aveva auspicato l'avvento.

Chiusa dal 1793 al 1799, fu regolata mediante statuto da Napoleone I; il suo sistema amministrativo, ancora vigente, fu codificato nel 1850. La compagnia della Comédie-Française, massimo ente teatrale francese, compie frequenti tournées all'estero; le rappresentazioni parigine si tengono alla Salle Richelieu. L'ente ha un archivio di cimeli e documenti che costituiscono prezioso materiale d'informazione sul teatro, dal 1600 in avanti.

La Bernhardt vi debuttò nel 1862, ma presto passò ad altre sale; raggiunta la fama con Le passant di Coppée e Ruy Blas di Victor Hugo caposcuola del romanticismo francese, sicuramente il maggiore poeta del secolo XIX e forse il più grande che la Francia abbia avuto. Nato dal generale Joseph-Léopold-Sigisbert Hugo e da Sophie Trebuchet, Victor fu nella prima infanzia spesso in viaggio, al seguito delle campagne del padre: in Corsica, all'Elba, poi in Spagna, dove fu per un anno scolaro del Collegio dei Nobili a Madrid. Dell'infanzia Victor, ricordò sempre con nostalgia il soggiorno parigino alle Feuillantines, un convento dove la madre aveva trovato alloggio, in un momentaneo distacco dal marito, divenuto poi separazione, inevitabile e definitiva per la convivenza di lei con l'amante Lahorie, che per qualche tempo fece da precettore a Victor e ai fratelli Abel ed Eugène.

Lì, in quel giardino lussureggiante rievocato negli splendidi versi di Les Rayons et les Ombres, Hugo s’innamorò bambino di Adèle Foucher, figlia di amici carissimi, e la sposò, causando forse il definitivo squilibrio psichico del fratello Eugène, anch'egli innamorato della fanciulla. Al fratello il poeta rivolse, quindici anni dopo il giorno delle nozze, e quando ormai il suo matrimonio era fallito per il tradimento della moglie legatasi al carissimo amico Sainte-Beuve, alcuni versi famosi: "O, ne regrette rien sur la haute colline: où tu t'es endormi...". Dall'infelice matrimonio erano nati cinque figli, tutti teneramente amati, tutti causa di grandi dolori.

Il primogenito morì quasi subito.

La figlia Léopoldine annegò nella Senna col marito, che vi si buttò disperato per non aver potuto salvarla, e Hugo ne apprese la morte leggendo la notizia in un giornale a Soubise, l'8 settembre 1843, durante una sosta nel viaggio di ritorno dalla Spagna; la figlia Adèle impazzì, il figlio Charles gli premorì di quattordici anni e di dodici l'altro figlio François. Unica consolazione: l'amore devoto dell'attrice Juliette Drouet, con cui si era teneramente legato dal 1833 e che gli perdonò le non rare infedeltà, conservandogli una tale freschezza di sentimento che le dettò tenerissime lettere d'amore, l'ultima delle quali, scritta nel 1883, a cinquant'anni di distanza dal loro primo incontro, si espandeva in un dolce Je t'aime ch'era il credo di tutta la vita consacrata al poeta.

Ella gli fu sempre vicina, anche in esilio, dove Hugo aveva con sé la moglie, non più amata, ma in unione di affettuosa amicizia e comprensione per rasserenarla della perdita dei figli, specie della tragica scomparsa di Léopoldine.

La Bernhardt fu dal 1872 al 1879 nuovamente alla Comédie, dove trionfò in Fedra di Racine e in Ernani di Victor Hugo, quindi allestì una propria compagnia accogliendo in repertorio i drammi a forti tinte di Vittoriano Sardou Fedora, Théodore, La Tosca, opere come La signora delle camelie di Dumas figlio e testi di cui interpretava le parti maschili dall'Amleto di Shakespeare all'Aiglon di Rostand, suo ultimo grande successo nel 1901. Intelligente e irrequieta, gracile eppure dotata di un forte temperamento, la Bernhardt fu la più acclamata attrice francese del suo tempo.

Dei sette film cui partecipò, La reine Elisabeth fu accolto con enorme successo negli Stati Uniti. La Bernhardt fu anche scrittrice: drammi, novelle, romanzi e un volume di memorie. Ho voluto ricordare la Bernhardt, perché in questo giorno del 1900, debuttò nell’Aiglon di Rostand.

Bibliografia - F. Sagan, Sarah Bernhardt, Milano, 1988.

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IL FATTO

LE "ARGONAUTICHE"

Più ancora che nell’Iliade e nell’Odissea, qui l’amore è un elemento fondamentale e irrinunciabile della storia, perché è proprio questo sentimento il motore della vicenda e il mezzo con cui essa si conclude. Il protagonista, Giasone, è completamente diverso rispetto agli eroi omerici, non solo perché è passivo agli eventi e senza interventi esterni si dimostrerebbe amechanos, incapace, ma perché non sono gli ideali di gloria e di coraggio che lo animano, ma piuttosto aspirazioni domestiche legate al rapporto con la madre, con la sposa, e con i compagni. Anche nel rapporto con Medea tuttavia, Giasone si rivela incapace di amare o in ogni modo non riesce ad essere all’altezza dell’impetuosa passione dell’eroina. Medea, malgrado sia una donna è indubbiamente il contraltare eroico del marito.Il suo comportamento appare sempre dominato dal contrasto tra la ragione e l’istinto, soprattutto dopo che Eros ha scagliato nel suo cuore la freccia d’amore per Giasone, rivelando ancora una volta la casualità, l’immediatezza e la irresistibile forza della passione.

"Intanto giunse Eros per l’aria chiara, invisibile,

violento, come si scaglia sulle giovani vacche

l’assillo che i mandriani usano chiamare tafano.

Rapidamente nel vestibolo, accanto allo stipite,

tese il suo arco e prese una freccia intatta

apportatrice di pene. Poi, senza farsi vedere,

varcò la soglia con passo veloce e ammiccando,

e facendosi piccolo scivolò ai piedi di Giasone;

adattò la cocca in mezzo alla corda, tese l’arco con ambo le braccia,

e scagliò il dardo contro Medea: un muto stupore le prese l’animo.

Lui corse fuori, ridendo, dall’altissima sala,

ma la freccia andava profonda nel cuore della fanciulla

come una fiamma; e lei sempre gettava il lampo degli occhi

in fronte al figlio di Esone, e il cuore, pur saggio,

le usciva per l’affanno dal petto; non ricordava nient’altro

e consumava il suo animo nel dolore dolcissimo.

Come una filatrice, che vive lavorando la lana,

getta fuscelli sopra il tizzone ardente, e nella notte

brilla la luce sotto il suo tetto -si è alzata prestissimo-

la fiamma si leva immensa dal piccolo legno,

e riduce in cenere tutti i fuscelli; così a questo modo

il terribile Eros, insinuandosi dentro il cuore,

ardeva in segreto; e, smarrita la mente,

le morbide guance diventavano pallide e rosse".

(Libro terzo delle Argonautiche, vv. 275-298)

Sceglierà l’amore senza condizionamenti di sorta: la sua dedizione non si farà fermare da nulla, e la spingerà ad organizzare un tranello per uccidere il fratello. Una vera eroina, dunque, senza cedimenti o esitazioni, tesa alla realizzazione di se stessa attraverso l’amore e il matrimonio, secondo un modello tipicamente greco. Eppure, nella tragedia di Euripide, oppressa da una unione infelice e da un marito infedele, per vendetta arriverà a uccidere i suoi stessi figli e a darli in pasto all’ignaro Giasone. Da moglie ideale, dunque, a incarnazione della parte demoniaca e vendicativa delle donne, e che tuttavia non poteva essere accettata dalla morale seppur misogina degli uomini, per cui il poeta le fa assumere caratteri straordinari e mitici facendola scomparire su un carro di fuoco come una dea.

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LA POESIA DEL GIORNO

IMMORTALITA’

Luce infinita
che irradia l’operato l’uomo.
Ma l’uomo?…
Cerca l’immortalità nella luce,
quella dentro di lui e l’irradia
all’altro, che vorrebbe essere
Uomo e non sa:
solo la poesia è vera vita!

Reno Bromuro (da «Nuove poesie»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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