15 maggio 1975
Massimo De Carolis è ferito alle gambe
da un nucleo delle Brigate rosse

Massimo De Carolis, capogruppo DC al Comune di Milano ed esponente della destra interna, è ferito alle gambe da un nucleo delle Brigate rosse penetrato nel suo studio. In aprile le BR hanno diffuso la prima risoluzione strategica, nella quale si parla per la prima volta di "Stato imperialista delle multinazionali" e si assicura l'incipiente vittoria della rivoluzione nel mondo.Massimo De Carolis

Le cose che gli piacciono di più, ha confessato in un’intervista degli anni Settanta, sono "i gioielli, i Caraibi, le auto di lusso, gli orologi. Quando voglio comprarne uno vado a cercare il più caro, il più bello, il più prezioso. Non mi importa quanto costa, le cose belle non hanno prezzo".

Tempi di guerra, quegl’anni, che gli costarono la pallottola delle Brigate Rosse. De Carolis non si intimorì: continuò a dichiarare che Dario Fo e Franca Rame erano "gli organizzatori della marea montante dell’ultrasinistra". E che Camilla Cederna era "peggio dei brigatisti", la vera "mandante morale dell’assassinio di Calabresi".

Camilla lo aveva ricambiato con uno dei suoi ritratti al veleno: "Lo sfollerei da Milano e lo manderei in Giappone o in America, non mi ricordo più, dove lui ha imparato a mangiare pesci crudi e a fare diete macrobiotiche, di cui è contentissimo. Il sorriso che ha è carnivoro, altro che pesci crudi. Sempre questo sorriso, qualunque cosa dica, anche tetra, con quella sua aria da bambino sapiente e testardo".

Vedeva comunisti dappertutto, nella Milano degli anni Settanta. Da Capanna al sindaco Aldo Aniasi. Rossi anche i dirigenti della Scala, contro cui si scagliò perché avevano deciso di mettere in scena un’opera di Luigi Nono.

Tra i pochi personaggi pubblici che salvava, c’erano Marco Pannella, Bettino Craxi, il democristiano Giuseppe Guzzetti. Craxi non ricambiava la stima, se sono veri i dossier segreti del gran capo dei servizi segreti civili Federico Umberto D’Amato, anch'egli come De Carolis iscritto alla P2, che nel fascicolo dedicato a "De Carolis Massimo" e datati 1974 riferivano che "fonte d’informazione fiduciaria attendibile riferisce" che Claudio Martelli, allora segretario milanese del Psi, era stato incaricato da Craxi in persona di svolgere un’inchiesta sui rapporti tra De Carolis, allora capogruppo Dc a Palazzo Marino, ed Edgardo Sogno. "Martelli ha dichiarato di essere in possesso di alcuni elementi che potrebbero provare la partecipazione di De Carolis alle trame di Sogno".

Nel 1975, secondo i fascicoli, tenta di organizzare, in collegamento con Nencioni e Staiti, una Nuova Maggioranza Silenziosa, con il sostegno di personaggi dell’eversione di destra come Marco Ballan e Gilberto Cavallini e la protezione e i finanziamenti del padre padrone della Montedison Eugenio Cefis.

Ventisette anni più tardi Massimo De Carolis, si vede rinviato a giudizio per i reati di falso in bilancio e bancarotta per distrazione del presidente del Consiglio comunale di Milano. Il rinvio a giudizio è stato chiesto dal P.M. Alfredo Robledo al termine di una inchiesta sul fallimento nel 1992 della società Dialogo. Con De Carolis, degli stessi reati sono chiamate a rispondere altre nove persone.

Al centro della vicenda, c’è la distrazione di capitali per circa un miliardo e 600 milioni dalle casse della società, che prima del fallimento operava per servizi per la Centrale del latte di Milano. De Carolis, che non ha mai rivestito cariche formali nella società, è stato ritenuto dagli inquirenti l’amministratore "di fatto" di Dialogo e il promotore ed organizzatore delle complesse operazioni finanziarie, avvenute tra il 1991 e il 1992, su cui si incentra l’inchiesta.

Il 18 ottobre 1991 a De Carolis sarebbe stata versata la liquidità della società: un miliardo e 50 milioni: i 490 milioni per pagare la Dialogo sarebbero stati prelevati, all’insaputa dei Mantovani, dalla stessa liquidità della società. Fatma sarebbe scomparsa dopo essersi impadronita di 65 milioni. Dialogo, trasformata in Srl, sarebbe poi stata rilevata per 20 milioni da Luisa Peroni, titolare della Taylor Made Promotion. Dall’inchiesta è però emerso che l’assegno di 20 milioni emesso dall’imprenditrice sarebbe poi stato incassato, pochi giorni dopo, dallo stesso De Carolis. Dopo essere stata svuotata complessivamente di 1 miliardo e 600 milioni, Dialogo è infine fallita. De Carolis fa sapere di essere tranquillo. "Non ho mai avuto fino a oggi richieste di rinvio a giudizio. Certo non mi fa piacere, ma non è un dramma. Il mio coinvolgimento è comunque marginale e sono sicuro che il problema si risolverà"

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RICORDIAMOLI

FABRIZIO DE ANDRE’

L'11 gennaio del 1999, Fabrizio De André ci lasciava. Nato a Genova il 18 febbraio del 1940, cresciuto in una famiglia benestante, pigro negli studi, Fabrizio De Andrédecide di mettere in musica le parole dei cantastorie, la voce dei poeti, la sua provocazione contro le convenzioni borghesi, il disagio e la sensualità di una generazione. E vi riesce in modo sublime, portando con successo in tutto il mondo canzoni che sanno parlare al cuore senza cedere alla retorica dei sentimenti.

Scoppiata la guerra, la famiglia si rifugia nella campagna di Revignano d'Asti, mentre il padre ricercato dai fascisti, si dà alla macchia.

Nel 1945 i De André tornano a Genova. Fabrizio frequenta le elementari prima presso le suore Martelline, che lui ribattezza le porcelline; poi alla Cesare Battisti. Seguono gli studi ginnasiali, liceali ed infine universitari, che interrompe quando gli mancano sei esami dalla laurea in giurisprudenza. Intanto è nata di prepotenza la vocazione per la musica: studia prima il violino, poi la chitarra, suona in gruppi jazz, si esibisce in pubblico cantando canzoni francesi, traduce Brassens e comincia a scrivere brani tutti suoi.

Nel 1958 esce il primo disco: un 45 giri contenente due canzoni non sue, Nuvole barocche e E fu la notte.

L'11 gennaio 1999, alle 2:30 di notte,ci lascia, stroncato da un male incurabile. Muore a Milano all'Istituto dei Tumori dove era ricoverato. I suoi funerali si svolgono a Genova il 13 gennaio dove una folla di più di diecimila persone si stringe intorno al dolore della famiglia. Ora riposa nel cimitero di Staglieno, nella cappella di famiglia.Fabrizio De André e Dori Ghezzi

Nel 1976, dopo aver incontrato la cantante Dori Ghezzi, sua compagna da allora e da cui ha avuto la figlia Luisa Vittoria (Luvi), acquista una azienda agricola in Sardegna nella zona di Tempio Pausania. Il 28 Agosto 1979 viene sequestrato insieme a Dori Ghezzi e per quattro mesi la coppia rimane prigioniera nelle montagne sarde.

Fin dalle sue prime incisioni si è imposto come il cantautore Italiano che più di ogni altro si è accostato al genere musicale di grandi autori come Jacques Brel, Leonard Cohen e Bob Dylan; è stato il primo a dare alla canzone Italiana contenuti non necessariamente amorosi, dimostrando che attraverso la canzone si potevano raccontare storie fino a quel momento riservate agli scrittori e ai poeti.Mentre i suoi album continuavano a uscire si rifiutava di fare televisione e di esibirsi in pubblico. Il suo primo concerto lo ha tenuto il 18 Marzo nel 1975 alla Bussola di Focette, affiancato dai New Trolls. Da allora le sue esibizioni dal vivo sono state comunque rare.

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IL FATTO

IL FILO "RIVISTA RIVOLUZIONARIA"

Oggi vi presento una rivista che definisco rivoluzionaria per due motivi: rompe i ponti col passato e apre la via ai giovani o comunque nuovi scrittori al grosso pubblico. La rivista lo fa per tre strade ben distinte una dall’altra: su carta, ondine e per radio.

Questo compito avrei dovuto svolgerlo già quattro mesi or sono, ma come sempre capita, quando hai in mente di fare una telefonata, ti chiama qualcuno al telefono, ti distrae dimentichi la telefonata che avresti dovuto fare.

Oggi, sarà che ho parlato di Fabrizio De André, e sulla copertina di gennaio della rivista "IL FILO" c’è la foto di Fabrizio intento a scrivere, che mi ha spinto alla decisione. La rivista cartacea è ammiccante anche nella grafica, anch’essa rivoluzionaria; il contenuto è omogeneo pur nella varietà degli argomenti che spaziano dall’intervista alla narrativa e alla poesia classica e visiva; alla recensione di libri freschi di stampa, senza creare confusione, dando respiro, al lettore attento, ancor più al distratto, con notizie sull’arte poetica straniera. In questo numero si è occupata della poesia cubana.

Una rubrica a parte è quella dedicata all’"Esordiente" dove sono in bella mostra quattro poesie di quattro Poeti, che meritano la "P" maiuscola: Nick Monti, con "Discende la salita", una lirica che affida le immagini alla lingua: "se una stella cadente/non avvera quel desiderio/che ho di te (…) " porta alla memoria la leggenda di Andromeda e Perseo: Andromeda, la sera del dieci agosto invia quarantotto stelle che cadono diritte nel cuore di Perseo (la stella Algol), per rinnovare la sua gratitudine per averla salvata da morte certa. Ho detto che sono immagini affidate alla lingua e, grazie alla forza della parola rimangono fise nell’anima perché penetrano e come penetrano.

Di altra tempra è la poesia di Daniele Santoro, che pur distaccandosi dalla poesia visiva del Monti, ha nella parola virile e nel linguaggio tipico dei giovani di oggi, il suo sincero valore poetico: descrive il mondo senza reticenze o ripensamenti linguistici e metrici.

Dalla poesia dal linguaggio parlato si passa, ritornando senza nostalgia alla poesia intimista di Silvia Lucarelli, la quale "fra cielo e terra" cerca un punto d’equilibrio. Sentiremo ancora parlare di lei.

Chiude la quaterna Marco Gavotti con la lirica "Il mirino", con la quale affida saldamente le immagini che si susseguono sul Calvario giornaliero della vita, un impegno che senz’altro aprirà (o riporterà il pensiero a i poeti della poesia impegnata quali, Elio Filippo Accocca, Mario Socrate, Giuseppe Selvaggi e Dante Strona), nuove vie alla poesia del nostro tempo. La lirica di Gavotti permette di raccogliere e cogliere un ampio arco di esperienze che aprono interrogazioni su uomini e cose di tutto il mondo, principalmente sul pensiero cristiano e la meditazione del Calvario, aprendo nuove esperienze poetiche: "Quel volto quell’uomo atterrito/già troppo lontano dall’occhio,/con Cristo, appeso, alle braccia,/non spera,quel gesto, furioso".

La Rubrica che chiude simbolicamente la rivista è dedicata agli "Appunti di Poesia", cui parleremo la prossima volta.

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LA POESIA DEL GIORNO

MESSAGGIO

Se ti dicono: «Nel deserto,
piangente, giace mio cuore»,
non consolarmi
irrorare deserto
voglio con le mie lacrime.
Quando il deserto imbevuto
sarà di lacrime d'uomo
cammineremo mani nelle mani.
Quando l'olivo non si contorcerà
allora, amore, dirò che t'amo.

Reno Bromuro (da Il vaso di cristallo).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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