15 luglio 1998
L'intera cupola di Cosa Nostra è condannata all’ergastolo

A conclusione del processo per l’uccisione dell’eurodeputato Salvo Lima, democristiano assassinato dalla mafia il 12 marzo 1992. Il 20 ottobre dello stesso anno, il GIP di Palermo, Agostino Gristina, rinvia a giudizio 21 componenti della Commissione di Cosa nostra, fra cui Totò Riina, accusati di essere i mandanti del delitto. I pentiti Gaspare Mutolo, Giuseppe Marchese, Tommaso Buscetta, Leonardo Messina e Rosario Spatola, hanno rivelato ai magistrati che Lima era colluso con la mafia ed era il tramite fra Cosa nostra e l'ex Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, oggi sotto processo a Palermo per il reato d’associazione mafiosa.Totò Riina

Secondo i pentiti, Lima sarebbe stato assassinato per non essere riuscito ad impedire le condanne dei boss al maxiprocesso, divenute definitive con la sentenza della Corte di Cassazione del 30 gennaio 1992. Il processo per il delitto Lima è in corso a Palermo, dove il PG vuole la riconferma della sentenza di primo grado per l’omicidio di Salvo Lima, assassinato a Mondello.

Erano stati diciotto gli ergastoli inflitti nel luglio del 1998 ai componenti della commissione di Cosa nostra, più le altre condanne per un totale di 127 anni di reclusione.

La conferma dell’ergastolo è stata chiesta per Totò Riina, Francesco Madonia, Bernardo Brusca, Pippo Calò, Giuseppe Graviano, Pietro Aglieri, Salvatore Montalto, Giuseppe Montalto, Salvatore Buscemi, Antonino Geraci, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Benedetto Spera, Antonino Giuffrè, Salvatore Biondino, Michelangelo La Barbera, Simone Scalici e Salvatore Biondo.

Il PG ha chiesto, inoltre, di riconfermare la pena a 18 anni per il collaboratore di giustizia Salvatore Cancemi e per il dichiarante Giovanni Brusca, e ancora per i pentiti Francesco Paolo Onorato e Giovan Battista Ferrante, condannati in primo grado a 13 anni. Il dibattimento proseguirà il 30 novembre con l’arringa dei difensori.

La sentenza è prevista a gennaio. Intanto Calogero Riggio, di Riesi provincia di Caltanissetta, inserito nella lista dei cinquecento più pericolosi latitanti italiani è stato arrestato ieri dai carabinieri a Carate Brianza. Nei suoi confronti erano state emesse sette ordinanze di custodia cautelare in carcere per reati che vanno dalla strage, all’associazione per delinquere di tipo mafioso.

L'uomo è ritenuto un personaggio mafioso di notevole spessore. I carabinieri sospettavano che l’uomo si trovasse in Brianza ma sono arrivati ad arrestarlo quasi per caso. Riggio, infatti, è stato riconosciuto in un supermercato da un militare non in servizio. "Oggi avete fatto tredici" ha detto Calogero Riggio appena catturato dai carabinieri a Giussano. Esponente di spicco della stidda, contrapposta a Cosa nostra, era ricercato dalla Dia e anche a livello internazionale dal 1991.

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RICORDIAMOLI

OMICIDIO CALVI: GIP RESPINGE RICUSAZIONE PERITO 3

E' attesa nel pomeriggio la decisione del GIP di Roma Maurizio Silvestri sulla ricusazione di uno dei periti incaricati di far luce sulle cause della morte del banchiere Roberto Calvi, e sulla richiesta presentata oggi in aula dai difensori di Flavio Carboni di acquisire il testo integrale dell'intervista fatta da un giornalista tedesco al perito Brinkmann e trasmesso in ottobre nel programma "Novecento" condotto da Pippo Baudo.

L'accusa, rappresentata dai PM Maria Monteleone e Luca Tescaroli, e i legali della parte offesa hanno presentato una memoria in cui la richiesta di ricusazione è definita infondata. Secondo gli avvocati di Calvi, Renato Borzone e Oreste Flamminii Minuto, Brinkmann nell'intervista avrebbe anticipato il contenuto della perizia prima ancora che questa fosse depositata davanti al GIP.Roberto Calvi

In particolare, hanno sottolineato, ci sarebbero alcune frasi relative ai segni trovati sotto le scarpe del banchiere, trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra nel giugno dell'Ottantadue, che sarebbero state troppo esplicite. Tracce di grassi e scanalature che possono venirsi a creare se i piedi sono a contatto con il terreno. Gli avvocati contestano il fatto che nell'intervista si parli ad un certo punto di strangolamento, indicando così la conclusione della perizia prima ancora del deposito.

I PM hanno invece contestato che Brinkmann nell'intervista fa solo riferimenti generici senza entrare nei particolari. In aula era presente anche un traduttore dal tedesco nominato dal GIP che ha tradotto con impiccamento la parola che nella trasmissione di Baudo era stata data come strangolamento. Oggi in aula degli indagati erano presenti Flavio Carboni e Francesco Di Carlo, mentre Pippo Calò era in videoconferenza dal carcere di Ascoli Piceno. Gli iscritti sul registro degli indagati di Roma per l'omicidio del banchiere Roberto Calvi sono Flavio Carboni, Pippo Calò, Ernesto Diotallevi, Francesco Di Carlo, Manuela Kleinszig e altre tre di cui non si conosce il nome.

L'udienza di oggi, che si svolge in sede di incidente probatorio, serve sia per dare atto del deposito delle perizie disposte dall'allora GIP Otello Lupacchini, sia per le questioni legate alla richiesta di ricusazione nei confronti di Brinkmann presentata dai difensori di Carboni. Nel caso in cui il GIP dovesse accogliere la richiesta di ricusazione cambierebbe completamente lo scenario delle indagini svolte dal PM nel corso degli ultimi cinque anni e le stesse perizie potrebbero essere invalidate. Alle 15,00 si conoscerà la decisione del giudice.

Il GIP di Roma, Maurizio Silvestri, ha respinto la richiesta di ricusazione avanzata dai difensori di Flavio Carboni, nei confronti di uno dei tre periti cui era stato affidato l'incarico di fare luce sulle cause della morte del banchiere Roberto Calvi. Per il giudice non c'è stata nessuna anticipazione di giudizio né delle conclusioni dell'elaborato peritale nell'ambito dell' intervista che il perito Brinkmann ha concesso a un giornalista tedesco e poi in parte trasmessa nella trasmissione Novecento condotta da Pippo Baudo. Il GIP ha anche escluso che tutte le notizie apparse sugli organi di stampa fossero riferibili allo stesso Brinkmann.

La decisione del GIP Silvestri esclude la paventata interruzione delle indagini degli ultimi cinque anni. Il GIP ha anche respinto la richiesta dei difensori di Carboni di deposito degli atti istruttori dell'intero procedimento e in particolare di quelli che riguardano gli accertamenti medico legali. Le prossime udienze sono state fissate per i 7, 9,10 e 11 aprile, date in cui si discuteranno gli elaborati degli esperti incaricati dal GIP. (da una nota ANSA)

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IL FATTO

FRANCESCO GHEZA: "Una stella non mia"
E’ sul greto del fiume che si abbandona, per assistere al fenomeno dell’acqua che scivola nel cuore, come ramo fiorente di mandorlo, pallido e muto in un’estasi infinita, mentre dal cielo le stelle accompagnano "fluenti pensieri fugaci", forse più veloci delle acque che corrono verso la valle e giacere qualche attimo nel riposo che le fa mulinare, accrescendo o facendo apparire milioni di visioni che lo sfiorano in sordina, lasciando in sua compagnia solo le "tristi visioni".

A mio avviso, queste, sono certamente le più felici fra le immagini uscite dalla fantasia di Francesco Gheza, senza dubbio le più vive, le più complete.

Intanto La Musa del poeta è ancora un’astrazione, perché non ha del tutto piena coscienza, né della complessa varietà di vita, né di un’integra personalità. Questo fiume che non si accontenta di scivolare nel cuore, ma attraverso il petto, sembra voglia andare in compagnia delle creature fantastiche di Shakespeare; ma è solo illusione ché le creature di Shakespeare sono figure eteree che al contatto della realtà esteriore e fuori della scena svanirebbero. "Una stella non mia" è un canto d'amore; il fiume che scivola come un fruscio nel cuore e scivola nel petto "in fluida corsa" è il fantasma della donna celebrata, mai menzionata, che sta sullo sfondo e non racconta la sua storia, non mostra la propria intera pittura, ma è vista solo attraverso i sentimenti del poeta che canta e s’impadronisce dell'anima nostra e della nostra immaginazione

Qui, la poesia del Gheza s’illumina e fiorisce d’immagine e di melodie quasi per virtù di un incanto o un miracolo sprizzato dalle mani inconsapevoli del poeta. Ecco che quando egli canta sembra che l’ispiratrice sia in compagnia di una fata, e degli gnomi che cantano con lui, al ritmo dello scorrere del fiume. Il poeta ride perché anche la natura apre finalmente tutti i suoi segreti.

Insieme alla sua creatura e a fate e gnomi che gli danzano intorno, forse per attutire il rumore dell’acqua che scivola nel cuore e che la piccola diga ne ha fermato la corsa. Ora egli può "buttando un sasso" vedere riaffiorare quell’immagine, che fino ad ora ci ha negato e che ci ha fatto immaginare fosse una fata, gode pienamente con la sua creatura perché anch’egli è diventato finalmente un atomo nell'Universo: è riuscito a dimenticare se stesso ed il suo passato. Si è trasformato in Gabbiano, non gli resta più che "limare" la sua creatura perché continui il canto che gli vibra al più piccolo soffio, pur lasciandosi sdraiato sul greto del fiume per bere tutta quella luce che ora lo illumina; e la sua anima ha un’eco, insieme all’inno del sole che riscalda tutti. Ogni parola, ogni suono, ogni movenza ritmica giovano a far risorgere dinanzi agli occhi del lettore ciò che egli vede: la strofa non ha più, come nell’ideale o nell’ultimo sogno, la sua uniforme rotondità eloquente, ma è complicata e continuamente varia: la disposizione delle pause; a scopo descrittivo e l'intrico finale dell'ultimo verso:

" … da dura galassia perviene
tua calda voce implorante: "Non posso essere tua!""
dove i due ottonari concatenati compensano il discorso precedente e isolato, adatto a quel suo andare successivamente schiudendo nuovi misteri, brilla per ritmo e confluenza di immagini sonore. È una poesia dunque ancor più intimamente romantica che le altre che conosceremo più avanti.

UNA STELLA NON MIA
di Francesco Gheza

Mi scivola nel cuore il fruscio del fiume,
l’ascolto nel silenzio della sera già fatta,
m’accompagna fluente nei pensieri fugaci,
mi sfiora in sordina accanto a tristi visioni.

Mi scivola nel petto il fiume in fluida corsa,
si porta nell’alveo tutto quanto è disperso,
ogni sinuosa deviata di sua corsa sfuggente
mi richiama al pensiero di quanto è parvente.

Una piccola diga ha fermato parte del fiume,
un sasso ci butto per vederne bella affiorare
la candida forma del tuo or malinconico viso:
s’allargano i cerchi e vedo spuntare un sorriso.

Un gabbiano si getta per cancellarne la traccia,
qualcosa raccoglie da quel bel cerchio-visione;
riparte nemico verso più alto orizzonte lontano:
tua lieta figura sottratta al mio sguardo profano.

Ributto in sconforto un altro sasso in speranza
che di nuovo mi appaia il tuo adorabile viso,
ma stentano i cerchi a riapparir ora più chiari
quasi angoscia mi prende che tu non mi appari.

Ma il gabbiano ritorna a darmi cenno in arcano,
m’invita più in alto a proiettare reale lo sguardo;
è quasi notte profonda, da dura galassia perviene
tua calda voce implorante: "Non posso essere tua!"

Giornata afosa. Il cielo è coperto di piombo ed emana una calura afosa da far mancare il respiro, in questo martedì che avrebbe dovuto essere una giornata serena; specialmente dopo aver letto "Una stella non mia" ma… l’Uomo propone e Dio dispone così la stella che avremmo voluto fosse anche nostra c’è permesso di gustarla solo attraverso gli occhi di Francesco Gheza.
Reno Bromuro

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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