15 giugno 1998
La conferenza diplomatica per l’istituzione
di una Corte internazionale permanente
per i crimini contro l’umanità

Si aprono i lavori della conferenza diplomatica per l’istituzione di una Corte internazionale permanente per i crimini contro l’umanità: il presidente Scalfaro parla di un passo importante di civiltà e giustizia. Da parte sua, Emma Bonino mette in guardia contro le enormi difficoltà che saranno create dalle maggiori potenze. Sono presenti delegati di 150 Paesi

Entrata in vigore dello Statuto di Roma della Corte penale internazionaleEmma Bonino

Il primo luglio p.v. entra in vigore lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale. A 130 anni dall'affermazione delle prime idee in tal senso da parte del giovane avvocato svizzero Gustave Moynier è così istituita una corte penale internazionale permanente competente per il giudizio dei crimini più atroci: genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra. La Svizzera attribuisce grande importanza alla Corte penale internazionale e sin dall'inizio ne ha sostenuto attivamente l'istituzione.

Il nostro Paese ha ratificato lo Statuto di Roma il 12 ottobre 2001, dopo che il termine di referendum era scaduto inutilizzato. Anche in futuro la Svizzera intende continuare i suoi sforzi intesi a garantire il successo della Corte. L'ultima conferenza preliminare, coordinata da uno Svizzero, si svolgerà a New York dal 1 al 12 luglio 2002 e avrà il compito tra l'altro di fissare il budget della Corte.

La prima conferenza degli Stati parte allo Statuto si terrà dal 3 al 10 settembre 2002. La Corte è attualmente in fase d’allestimento e sarà pienamente operativa tra pochi mesi. Per lo svolgimento delle sue procedure, la Corte penale internazionale dipende da una collaborazione efficace e d’ampia portata con gli Stati parte. La legge federale sulla cooperazione con la Corte penale internazionale (LCPI), che entra in vigore pure il primo luglio, prevede l'istituzione di un ufficio centrale in seno all'Ufficio federale di giustizia, incaricato di garantire la collaborazione ottimale con la Corte.

Sempre il primo luglio entra inoltre in vigore una revisione del Codice penale e del Codice penale militare che dichiara punibili i reati contro l'amministrazione della giustizia (falsa testimonianza, falsa perizia, ecc.) commessi nei confronti di tribunali internazionali. Altri adeguamenti legislativi sono in corso: è ad esempio prevista l'adozione di disposizioni penali più severe grazie a cui i reati particolarmente atroci commessi contro civili potranno essere puniti in quanto crimini contro l'umanità. In tal modo il diritto penale svizzero sarà adeguato a pieno titolo al diritto internazionale penale conformemente allo Statuto di Roma del 15 giugno 1998. Secondo lo Statuto di Roma il perseguimento penale di casi di genocidio, crimini contro l'umanità e crimini di guerra resterà di competenza principale delle autorità dei singoli Stati. Nella misura in cui queste non abbiano la possibilità o l'intenzione di indagare su crimini di questo genere, la Corte penale internazionale può intervenire avviando un'azione penale contro i responsabili. L'esperienza mostra purtroppo che sinora troppo spesso i responsabili di tali crimini hanno potuto sottrarsi a una procedura penale. Non di rado inoltre questa impunità ha generato nefaste spirali di violenza. Intervenendo nei confronti dei responsabili, la nuova Corte contribuirà a una migliore attuazione del diritto internazionale umanitario e a impedire gravi violazioni dei diritti dell'uomo. In passato i tribunali contro i criminali di guerra sono stati istituiti sulla base di decisioni politiche prese in seguito a determinati eventi. La nuova Corte sarà per contro un'istituzione permanente e indipendente che in caso di necessità può attivarsi in base a criteri giuridici senza onerose e complesse procedure preliminari. La Corte, che ha sede all'Aja, dispone già di un ampio appoggio: in meno di quattro anni dall'adozione della convenzione oltre un terzo degli Stati del mondo ha ratificato lo Statuto.

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RICORDIAMOLI

PELE’ LA PERLA NERA DEL CALCIO

1 ottobre 1977: il calcio, o soccer come lo chiamano gli inglesi, non è uno sport molto popolare negli Stati Uniti. Nonostante ciò ci sono ben 75.646 spettatori al Giant Stadium di New York per l'addio di Pelé in un incontro che vede opposte le due squadre nelle quali ha giocato nella sua carriera: il Santos e il Cosmos di New York.Pelè Pelé disputa il primo tempo con la maglia della squadra brasiliana e il secondo con quella del Cosmos. E segna il suo gol numero 1.281.

Il 10 giugno 1975, aveva accettato di indossare la maglia numero 10 del Cosmos divenendo così l'ambasciatore del calcio negli Stati Uniti. La sua prima partita in questo Paese aveva attirato solo 2.000 spettatori e cinque giornalisti. Per il suo addio, due anni dopo, il Giant Stadium era al completo e i cronisti, venuti dai cinque continenti, erano più di settecento.

Pelé, al secolo Edson Arantes do Nascimento, è nato il 23 ottobre 1940 da una modesta famiglia di Très Coraçoes, nello stato di Minas Gerais in Brasile. I suoi genitori si installarono a Bauru, nei sobborghi di Santos, quando lui aveva tre anni.

Professionista dall'età di sedici, fece il suo debutto ufficiale nella selezione brasiliana a diciassette anni e mezzo era il 1958 e si giocò in Svezia. Da quel momento in Nazionale si dimostrò un titolare insostituibile nonostante il grande valore dei giocatori di cui allora disponeva l'allenatore Vicente Feola. È sempre difficile paragonare sportivi di diverse generazioni. Tuttavia Pelé ha messo d'accordo tutti e viene unanimemente considerato il più straordinario calciatore di tutti i tempi.

Soprannominato il re o la Perla Nera, col pallone sapeva fare di tutto. Tre partite, 270 minuti di gioco, gli sono bastate per raggiungere la gloria, in occasione del girone finale della Coppa del mondo 1958 in Svezia. PeléNon aveva ancora diciotto anni ma vantava già dieci presenze in Nazionale: nel torneo fu schierato per la prima volta nel terzo incontro del Brasile, contro l'URSS. In quella partita non segnò,ma si rifece subito dopo con un gol contro il Galles, tre contro la Francia in semifinale e due contro la Svezia in finale. Era nata una stella che aveva abbagliato il mondo del calcio!

Nel 1970, in Messico, consentì al Brasile di vincere il suo terzo titolo mondiale e, quindi, di aggiudicarsi definitivamente la Coppa Rimet. Giocò tutti i sei incontri della sua squadra e fu lui ad aprire le marcature nella finale contro l'Italia (4-1). Le cose erano andate un po' diversamente in occasione degli altri due successi brasiliani.

Nel 1958, in Svezia, Pelé giocò quattro partite su sei. Nel 1962 in Cile, dopo aver propiziato il primo gol di Zagalo e segnato il secondo contrslovo il Messico, fu vittima di un grave stiramento alla coscia durante il secondo incontro contro la Cecoacchia e dovette lasciare che i suoi compagni partissero senza di lui alla conquista del titolo.

Ha vinto tre Coppe del Mondo: 1958, 1962, 1970.Ha disputato ufficialmente: 1.363, delle quali 85 con il Brasile. Ha segnato 1.281 Gol;il numero 1000 fu segnato su rigore il 19 novembre 1969 allo stadio Maracanà di Rio de Janeiro, per il Santos contro il Vasco de Gama.

Ha vinto il campionato brasiliano:1958, 1960, 1961, 1962, 1964, 1965, 1967, 1968, 1969, 1973.

E la Coppa Libertadores nella stagione 1962, 1963. e la Coppa Intercontinentale:1962, 1963 sempre con il Santos.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "SAL MESSINA E IL GRIDO DELL’ARTE"

Le "forze della coalizione", sono entrate a Baghdad inizio il commento a questa poesia di Sal Messina col breve comunicato ANSA sulla battaglia vinta. "La caduta di Baghdad è completa": lo ha detto il corrispondente della Reuters Khaled Yacoub Oweis, descrivendo l'arrivo dei carri armati americani all'hotel Palestine. Una dozzina di carri Abrams e mezzi d'assalto dei marines sono avanzati senza che fosse sparato un colpo. "E' come se tank iracheni avanzassero su per la Quinta strada a New York o a Picadilly Circus a Londra". Afferma il cronista senza aggiungere commenti, senza ricordare i "lager" sperimentali del Rais, ma Sal Messina non ha dimenticato ed ha dipinto con una forza titanica le immagini di altro "lager" di sessant’anni fa, il più popoloso, la tomba enorme di allora: "Auschwitz".

Ho la sensazione di percorrere, tra Dante e Virgilio, il terzo canto dell’Inferno, il primo dei grandi canti danteschi. Qui non è come nei due canti precedenti. Dante lascia da parte l'allegoria e passa senza indugio ad esprimerci lo sviluppo della sua visione: incomincia il viaggio e da questo momento non farà altro che raccontarci ciò che ha veduto. Siamo quindi all'inizio vero della grande fiaba e, naturalmente, della grande poesia

Il Canto può essere diviso in quattro parti, come il canto di Messina è diviso in due grandi parti, mentre la terza "si fanno lacrime" ci fa oltrepassare la porta dell'Inferno. Senza accorgercene ma con un grande peso dentro: il ricordo. Nel canto dantesco non esiste la speranza. I dannati non potranno mai vedere Dio: "Lasciate ogni speranza, o voi ch'entrate": parole tremende che spaventano Dante e che devono aver spaventato tutti coloro (nomi ignoti, che resteranno tali perché esistono solo avanzi di ossa), che si trovarono improvvisamente di fronte ai "Fedayn" e si resero conto della propria sorte. Avvertirono che una volta entrati per quella porta, non ne sarebbero più usciti; ma loro non avevano Virgilio che li avrebbe potuto rimproverare di viltà, come aveva fatto col poeta. Loro non erano peccatori, ma li condannarono ugualmente a morte e che morte! Sapremo mai, che tipo di sperimentazione fu fatta su quei corpi? Con i pensieri di Sal Messina che piangono lacrime, vedo Dante entrare nel vestibolo che è fuori dell'Inferno, ma è anch'esso vero Inferno, perché la pena è eterna e i peccatori sono atrocemente puniti. Penso a Dante e vedo una schiera numerosissima di persone scheletrite, le quali una dietro l’altra si avviano verso le camere a gas. Sono coloro che non vollero seguire nella vita la bandiera uncinata, come gli iracheni non vollero sottostare alle prepotenze del dittatore famelico.

La bellezza dei versi di Messina consiste soprattutto nell'accanimento con cui colpiscono i vili di poca memoria: versi potenti, come quelli di Dante cui molti sono rimasti un proverbio.

Quasi possiamo affermare che la punizione data ai vili di poca memoria è più grave di quella con cui Dante colpisce gli incontinenti. Del resto, un proverbio, antico quanto il genere umano, avverte che l'ozio è il padre dei vizi.

La bellezza dei versi di Sal Messina è costituita anche dal sentimento che appare nelle similitudini. Più che da uno stato di rabbioso abbandono, la lirica sembra nascere da una forte esigenza di indole morale. Da qui il suo travaglio, il suo liberarsi fin dove la preoccupazione non la riafferra e riemergere nello stato d'animo angoscioso, aspro, discordante, che è l'elemento etico di cui e formata. Da ciò, si ripiegano nel piglio amaro, e, quando esaltano, quell'ardire di inventarsi una salvezza oltre i suoi termini stessi, e, per l'uomo, oltre i termini della vita.

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LA POESIA DEL GIORNO

AUSCHWITZ - L'urlo.
Non trovo
le parole che vorrei
Oggi i miei pensieri nel ricordare
si fanno lacrime
Sal Messina

Reno Bromuro.

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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