15 gennaio 1804
Napoleone al campo di Boulogne

Napoleone Bonaparte è consapevole della superiorità marittima dell'Inghilterra e sa perfettamente che alla Francia occorrerebbero degli anni per formare una squadra navale in grado di sconfiggere la flotta inglese. Ma il tempo stringe... Egli allora pensa, rinnovando l'impresa di Guglielmo il Conquistatore, di far attraversare la Manica al suo esercito.Napoleone Bonaparte

Napoleone è convinto che per avere possibilità di successo si devono avverare due condizioni: allontanare per qualche ora dalla Manica le navi di re Giorgio, servendosi come esca della squadra di Brest e disporre di una flotta capace di trasportare in 6 ore il suo esercito in Inghilterra. A tale scopo, mette al lavoro i suoi migliori ingegneri e mobilita tutti i cantieri navali francesi. Successivamente raccoglie a Boulogne, in un campo appositamente attrezzato, le sue migliori truppe e affida all'ammiraglio Bruix l'incarico di dirigere tutta l'operazione.

Il 15 gennaio 1804, in pieno inverno, il Primo Console si reca a Boulogne a controllare i preparativi. Bruix gli fa ispezionare le navi. Vi sono anzitutto le prame, lunghe 55 metri e dotate di 20 cannoni da 36, navi da guerra, brigantini, scialuppe, mezzi da sbarco e i caicchi addetti al trasporto dei materiali. Nel mese di agosto 1804, la flotta è composta da 2244 navi. Tuttavia, nel 1805, preoccupato da una nuova offensiva terrestre e scoraggiato dalle previsioni pessimistiche dei suoi ammiragli. Napoleone rinuncia a portare avanti l'operazione. L'Inghilterra è salva senza aver combattuto.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1972: La principessa Margherita è proclamata regina di Danimarca, col nome di Margherita II.

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RICORDIAMOLI

MARGHERITA II

Margherita II e l’Affermazione e declino della socialdemocrazia in Danimarca Negli ultimi decenni del Diciannovesimo secolo l’evoluzione interna della Danimarca fu caratterizzata da due fattori principali: il progresso economico, tangibile principalmente nel miglioramento tecnico e qualitativo della produzione agricola, grazie allo sviluppo di un fiorente movimento cooperativistico che è tuttora all’avanguardia di ogni analoga esperienza, e la formazione di forze politiche moderne, direttamente legate al risveglio intellettuale e alla nuova situazione economica.

La vita politica del Paese fu in pratica dominata, dal 1901 al 1929, dalla sinistra liberale, con una breve interruzione tra il 1924 e il 1926, periodo in cui fu al potere il primo governo socialdemocratico. Margrethe IIContinuato sotto il regno di Federico VIII che regnò dal 1906 al 1912 e Cristiano X regnante dal 1912 al 1947, il processo di democratizzazione delle istituzioni e della società non ebbe più sosta, sotto l’impulso del partito socialdemocratico, fondato nel 1871, che già alla fine del secolo aveva salde radici soprattutto tra la popolazione urbana della capitale, e del movimento sindacale riunito nel 1898 nel Congresso dei sindacati. Alle soglie del nuovo secolo un’avanzata legislazione sociale: protezione da malattia, disoccupazione e vecchiaia; e gli emendamenti costituzionali del 1915 per la democratizzazione del Landsting segnarono il crollo delle ultime resistenze conservatrici.

Infine, la prima guerra mondiale, durante la quale la Danimarca si mantenne neutrale e in seguito alla quale riuscì a recuperare, col plebiscito del 10 febbraio 1920, il distretto dello Schleswig, a maggioranza danese, aprì la via al pieno inserimento della socialdemocrazia nella direzione politica del Paese.

Sotto il lungo governo di Thorvald Stauning che governò dal 1924 al 1926 e dal 1929 al 1940, il Partito socialdemocratico si affermò come un movimento di impostazione essenzialmente laburista e coronò al tempo stesso, con la grande riforma sociale del 1933, le conquiste del progresso sociale avviato dal trionfo delle forze liberali.

Nel periodo tra le due guerre mondiali la politica di intervento pubblico e di espansione dell’economia realizzata dalla socialdemocrazia, mediante la programmazione degli investimenti, il controllo del credito e la protezione della agricoltura, consolidò definitivamente la democratizzazione e il progresso materiale del Paese. La tranquilla evoluzione politica fu turbata il 9 aprile 1940 dalla aggressione della Germania nazista. Invasa fulmineamente dalle forze del Reich, al pari della Norvegia, la Danimarca rimase preda dell’occupante.

Fino al 1943 le legittime autorità danesi assicurarono la continuità del governo, pur nelle difficili condizioni dovute alla presenza dell’invasore; venuta quindi meno ogni possibilità di coesistenza, gli ultimi anni dell’occupazione furono caratterizzati da episodi sempre più attivi di resistenza contro le forze tedesche, fino alla loro capitolazione, il 4 maggio 1945.

La guerra accelerò anche l’indipendenza dell’Islanda, che a metà del 1944 sciolse l’unione personale con il re di Danimarca, dandosi un ordinamento repubblicano.

Dopo un breve periodo di governo dei partiti borghesi, nel 1947 il Partito socialdemocratico tornava al potere, dominando la vita politica del Paese pressoché ininterrottamente sino al 1973.

Il 5 giugno 1953 Federico IX, salito al trono nel 1947, firmava la nuova Costituzione, che sanciva l’adozione integrale del sistema parlamentare, con la creazione di una Camera unica e ristabiliva la successione al trono anche in via femminile.

Il 14 gennaio 1972 morì il re Federico IX cui successe la figlia maggiore col nome di Margrethe II. Nel settembre del 1972 il Parlamento approvò a larga maggioranza l’adesione della Danimarca alla CEE, confermata dal successivo referendum popolare del 2 ottobre, col 63,5% dei voti favorevoli. Nel frattempo la tradizionale supremazia del Partito socialdemocratico subì una forte erosione, confermata anche nelle elezioni del 1981 e del 1984 in cui, pur rimanendo la forza principale del Paese, i socialdemocratici persero numerosi deputati. Di conseguenza la regina Margrethe affidò l’incarico di formare il nuovo governo, una coalizione di conservatori, liberali, centro-democratici e cristiano-popolari, a Poul Schlüter del Partito conservatore.

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IL FATTO

La poesia minore dell'epoca imperiale e la Scuola Toscana

Cesare Germanico del 19 d. C. era nipote e figlio adottivo dell'imperatore Tiberio; fu generale e uomo politico. Scrisse il poemetto didascalico Aratea nel quale tradusse i Fenomeni del poeta greco Arato di Soli, vissuto dal 315 al 240 a. C., aggiornandoli secondo le nuove conoscenze astronomiche. Ci sono giunti solo settecentoventicinque esametri che trattano del cielo, degli astri e delle costellazioni dello zodiaco; la precisione scientifica dei termini si accompagna a versi eleganti e pieni di grazia. Dei Prognostica, in cui elaborò l'opera omonima di Arato, introducendo una visione astrologica estranea al greco, sono rimasti pochi estratti e frammenti.

Di Calpurnio Siculo vissuto nel Primo secolo d.C., non si hanno notizie biografiche, a parte qualche vago cenno nei suoi scritti, come il riferimento all'apparizione di una cometa nel 54 d.C. Il cognome stesso può indicare sia il luogo d'origine, sia il genere bucolico, detto anche siculo dal poeta siracusano Teocrito. Sono pervenute di lui Sette eclogae, la cui composizione è da situare nei primi anni del principato di Nerone. Di carattere prevalentemente pastorale, si ispirano a Virgilio per contenuto e per forma.

È frequente l'esaltazione del giovane Nerone, il cui principato, cosa insolita nella letteratura latina, è celebrato come l'inizio di una nuova età dell'oro. Non è un grande poeta, ma i suoi versi hanno una certa eleganza. Gli è stato attribuito anche il mediocre poemetto encomiastico in esametri, Laus Pisoni, in onore di Calpurnio Pisone, di cui il poeta forse era stato liberto.

Il poeta più interessante della Scuola Toscana, capeggiata da Guittone d’Arezzo fu il notaio lucchese Bonaggiunta Orbicciani. Dante, dopo averlo citato nel De vulgari eloquentia come esponente della scuola poetica siciliana, nel Purgatorio nel canto XXV gli affida il compito di definire come stilnovo la nuova maniera di poetare. Il suo canzoniere sviluppa i modi della scuola poetica siciliana, diffondendoli in Toscana. Il dettato poetico è vario, ricco a un tempo delle preziose raffinatezze della poesia cortese e delle forme più distese di quella popolareggiante. I temi sono quelli consueti, l'amore e l'invettiva politica. Vere e proprie scuole debitrici di Guittone, in modo più o meno rigoroso, furono presenti anche ad Arezzo, a Pistoia, a Pisa e Firenze. Qui solo Chiaro Davanzati verso la fine del secolo Tredicesimo, mostrò maggiore originalità: nel suo canzoniere, sessantuno canzoni e numerosi sonetti, si ritrovano motivi che anticipano lo stilnovo.

Interessanti furono tuttavia anche il banchiere guelfo Monte Andrea, che scrisse il più alto trobar clus fiorentino, fitto di allusioni oscure, e Dante da Maiano, il cui canzoniere, oscillante tra stile siciliano e guittoniano, comprende anche una tenzone con Dante. A lungo discussa è stata la storicità della poetessa Compiuta Donzella, forse uno pseudonimo letterario, alla quale un solo codice attribuisce tre sonetti d’accettabile qualità poetica.

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LA POESIA DEL GIORNO

PRINCIPE AMLETO

Hai ragione principe Amleto!
C'è del marcio in Danimarca
e non solo e non poco.

Piangere la morte di Ofelia?

Non serve se la morte non ha senso
Amleto non serve il tuo dilemma
tutto è chiaro: Ofelia non affoga
per amore e il marcio non è solo in Danimarca.


Non c'è donna che per amore muore
c'è solo stereo e marcio che riempie
la bocca di chi osa dire ti amo.

L'amore è stato abolito dal vocabolario

Povero Amleto non serve
neanche la tua finzione
persino Pulcinella ne ride
e Ofelia? Finge di piangere
mentre recita di affogare
in questo stereo più alto dell'Everest.

Reno Bromuro (Da "Camminare cantando")

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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