14 ottobre 1944
La scelta del maresciallo Rommel

II 14 ottobre 1944 i generali Burgdorf e Maisel si presentarono al maresciallo Rommel, recandogli un ordine di Hitler. Quest'ultimo esigeva che il suo antico capo di stato maggiore, al quale due anni prima aveva consegnato personalmente il suo bastone di maresciallo, si suicidasse.

Se Rommel si fosse rifiutato, egli lo avrebbe fatto tradurre dinanzi a un tribunale militare ed avrebbe esercitato terribili rappresaglie sulla sua famiglia. Motivo di questa condanna senza appello: il maresciallo aveva approvato il complotto che il 20 luglio 1944 aveva tentato di sopprimere Hitler.

Rommel, che si era appena rimesso dalle ferite riportate il 17 luglio durante un bombardamento aereo in Normandia, esitava a piegarsi al ricatto. Egli amava teneramente la moglie e il figlio. D'altro canto i messaggeri di Hitler insistettero su questo punto: la rivelazione della sua ribellione avrebbe certamente rischiato di seminare il panico fra coloro che si battevano ormai per la sopravvivenza del Reich... Questo argomento gli diede la spinta decisiva: accettò di morire. Il regime nazista doveva tributare a Rommel solenni onoranze funebri, alle quali Hitler partecipò personalmente.

I discorsi pronunciati rievocarono i suoi numerosi titoli di gloria: la brillante campagna di Francia nel 1940, alla testa della 7" divisione blindata, le sue gesta in Libia come comandante dell’Africa Korps, le sue campagne-lampo che lo avevano portato fino alle porte del Cairo, ed infine la partecipazione all'ultima battaglia del giugno 1944 dove aveva avuto ai suoi ordini le armate tedesche dai Paesi Bassi alla Loira. Vent'anni più tardi, la repubblica federale tedesca ha reso omaggio al maresciallo dando il suo nome a una delle più grosse navi da guerra.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1066: Guglielmo il Conquistatore sconfigge Haroid nella battaglia di Hastings.

1939: La corazzata britannica Royal Oak, benché ben protetta nella rada di Scapa Flow, è affondata dal tenente di vascello tedesco Prien.

 ***

RICORDIAMOLI

GUGLIELMO IL CONQUISTATORE

Guglielmo I detto il conquistatore nacque a Falaise nel 1027 morì a Saint-Gervais nel 1087, duca di Normandia dal 1035 al 1087 e re d'Inghilterra dal 1066 al 1087. Successore di Roberto il Diavolo, di cui era figlio illegittimo, nel 1048 1050 pose fine allo stato di anarchia in cui era caduto il ducato per la ribellione dei baroni. Nel 1052-62 dovette reprimere i feudatari normanni che gli si erano ribellati e contemporaneamente fronteggiare il duca d'Angiò e il re di Francia. La vittoriosa campagna di conquista verso la Bretagna e il Maine gli permise di stabilizzare la situazione interna assegnando molti feudi ai propri cavalieri, ai quali impose tuttavia un rigido controllo amministrativo e la prestazione di servizi di natura militare, dando origine a un potente esercito feudale che rese possibile il tentativo di conquista dell'Inghilterra.

Nel settembre 1066 Guglielmo sbarcò in Inghilterra, vantando il diritto di succedere al cugino Eldorado il Confessore morto senza eredi. Affrontata e sconfitta ad Hastings con la sua addestrata cavalleria la fanteria anglosassone guidata dal re Aroldo II. Il 14 ottobre 1066, incoronato re d'Inghilterra, Guglielmo creò strutture amministrative simili a quelle del ducato di Normandia: le terre confiscate ai sassoni sconfitti vennero assegnate in piccoli appezzamenti ai cavalieri normanni, il controllo sui quali fu garantito da una fitta rete di funzionari regi gli sceriffi che amministravano le contee, in cui era diviso il regno. Il Domesday Book, un documento catastale del 1086 codificò questa feudalità, omogenea e di stretta dipendenza regia, che avrebbe contrassegnato per lungo tempo la storia dell'Inghilterra.

Guglielmo morì combattendo contro il re di Francia Filippo I che aveva attaccato i suoi domini normanni nel timore che egli, vassallo del re di Francia in quanto duca di Normandia e nel contempo re in Inghilterra, potesse unire le due corone e trasmetterle a uno dei suoi eredi. Al contrario, prima di morire Guglielmo divise i suoi domini tra i figli, assegnando la Normandia a Roberto e la corona inglese a Guglielmo il Rosso.

***

L'ANEDDOTO

"PERSONAGGI PADULESI: RONDINELLA"

Finita la manifestazione della premiazione, mi vedo avvicinare da una bella donna avanti negli anni, sì, ma molto piacente. Non l’avevo più vista dal 1946 quando andai via, definitivamente da Paduli, quindi accettai di buon grado di seguirla. Appena saliti a bordo, partì a razzo e in un quarto d’ora eravamo sulla Cristoforo Colombo, non m’importava sapere dove mi portava. Quando fummo a Santa Severa, e potetti perdermi in quell’azzurro cupo che ci avvolgeva, sorrisi perché quella era la "mia" spiaggia annuale, ma non lo dissi per non cancellare la gioia che Rondinella ave dipinta sul bel volto dai lineamenti intoccati dall’età.

In lontananza, la macchia bianca, raggomitolata sulla cima dello scoglio sembrava un Gabbiano. L’ombra nera che spuntava di sotto alla fronte poteva somigliare a qualsiasi cosa. Non c’era vento e lo scuotere delle spalle era il singhiozzo di chi ha tanto pianto. Un singhiozzo che giungeva sovrastando la risacca, che batteva calma contro gli scogli.

La figura sullo scoglio volse lo sguardo verso la spiaggia dove, alle nostre spalle, alcune ombre facevano a gara per bearsi dei raggi della luna. Si drizzò in piedi, trattenne i singhiozzi e si diresse verso la spiaggia saltando di scoglio in scoglio, con l'agilità di un atleta. Si avvicinò alle ombre le quali, come se avessero avvertito la sua presenza, si chiusero come un tulipano all'ombra della sera, ma ella rimase lì, impassibile, forse tutta la notte.

Un'onda portò una folata di vento, e la figura bianca ebbe un lungo brivido. Da sotto la maschera, scivolò una lacrima, che asciugò furtivamente.

Io la vidi e tremai di commozione. Rondinella ebbe anche lei un brivido e decidemmo di ritornare a Roma. Mentre ci allontanavamo vedemmo la figura bianca, che spiccò un salto in avanti e tentò di abbracciare le ombre ma cadde pesantemente. Sembrava un Gabbiano ferito, ma non ebbi il tempo di pensare altro ché una canzoncina lamentosa mi ha perseguito anche in auto mentre tornavamo in città

***

LA POESIA DEL GIORNO

COLLOQUIO CON SIRIO

Nel cielo sereno, a sera
gli astri si vestono d'oro
e Sirio in tutto lo splendore
mi dice il passato, il futuro.

Tremando rispondo
voglio il presente.
Il sole nascente
tinge il cielo di rosa.

Reno Bromuro (da "Il canto dell’usignuolo" Gabrielli Editore Roma 1971)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE