14 novembre 1307
La mela di Guglielmo Tell

Ieri abbiamo parlato come molti scrittori si siano ispirati a questa leggenda; ma chi ha approfondito la morale della leggenda e ne ha fatto un canto di libertà diritto dell’uomo è stato Federico Schiller. Oggi affrontiamo la leggenda, così come la narra il popolo svizzero.

Nel XIV secolo gli svizzeri opponevano ostinata resistenza alla dominazione austriaca. Il rappresentante dell'imperatore d'Austria, il bali Hermann Gessler, esercitava un potere tirannico. Un giorno questi fece piantare sulla piazza del mercato della città di Altdorf un palo sormontato dal suo cappello e diede ordine che tutti i cittadini lo salutassero. Guglielmo Tell, uno dei capi della resistenza, si rifiutò d'obbedire e attraversò la piazza senza scappellarsi. Fu arrestato e condotto dinanzi al terribile bali. Gessler, furibondo, escogitò un castigo spettacolare da infliggere al ribelle. "Mi hanno riferito" gli disse "che sei un abile tiratore e che sei capace di colpire una mela con la freccia a cinquanta passi di distanza". "Ci sono riuscito" rispose Guglielmo. "Ebbene! Se ripeterai la prova davanti a me, io ti grazierò. Ma devi mettere la mela sulla testa del tuo bambino".

Il 14 novembre 1307 il bambino fu collocato a cinquanta passi di distanza dal padre, con una mela sul capo. Il balestriere puntò l'arma, mirò, e la freccia spezzò la mela senza toccare il bambino. Guglielmo Tell rivelò di aver nascosto sotto gli abiti una seconda freccia che aveva destinato a Gessler, se la disgrazia avesse voluto che essa raggiungesse suo figlio.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

565: Morte di Giustiniano I, grande imperatore bizantino.

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RICORDIAMOLI

GIUSTINIANO I

Giustiniano I Imperatore bizantino nacque a Tauresium, presso l'odierna Skopje, nel 482, morì a Costantinopoli nel 565. Collaboratore, coimperatore e successore nel 527, dello zio Giustino I, legò al suo nome l'ultimo e più imponente tentativo di ricostituzione dell'Impero romano-cristiano universale.

Giustiniano I

Nei primi anni di regno condusse a termine una guerra già in corso contro i Persiani affidandone il comando a Belisario: dopo alterni successi, Giustiniano I concluse col grande re Cosroe I nel 532 una "pace perpetua" per cui,contro il pagamento di un tributo, si assicurò la tranquillità sul fronte orientale, necessaria per l'attuazione della riconquista delle regioni occidentale in possesso dei barbari.

L'anno stesso, grazie alla fermezza della moglie Teodora e all'opera di Belisario stesso e di Narsete, soffocò la rivolta detta di Nika, che mandò in fiamme Costantinopoli e il cui fallimento segnò la fine della sia pur modesta partecipazione del popolo alla politica e il trionfo del dispotismo imperiale.

Tra il 528 e il 535, sotto la direzione di Triboniano, un collegio di giuristi realizzò la grandiosa opera legislativa costituita dal Corpus iuris civilis. Insieme col programma di unificazione legislativa, l'imperatore svolgeva quello dell'unificazione religiosa, combattendo i resti del paganesimo a ogni livello, chiusura della scuola di filosofia di Atene, nel 529 e le eresie, particolarmente il monofisismo, molto diffuso in Egitto e in Siria, dove assumeva caratteri nazionalistici, e stabilendo stretti legami col pontefice romano Agapito.

La riconquista dell'Occidente iniziò nel 533/534 con la guerra contro i Vandali, condotta da Belisario, che fruttò all'imperatore l'annessione dell'Africa settentrionale dalla Libia al Marocco e l'eliminazione dell'unica potenza marinara del Mediterraneo che potesse tenergli testa. Seguì dal 535 al 553 la guerra gotica, condotta vittoriosamente prima da Belisario e poi da Narsete.

Per l'Italia, profondamente ferita dalla guerra, dalle carestie e dalle epidemie, Giustiniano I emanò nel 554 una legge "Prammatica Sanzione", che ne stabiliva l'ordinamento politico e amministrativo come provincia dell'Impero governata da un patricius. Dopo l'Italia, Giustiniano I conquistò la Spagna meridionale, che il suo generale Liberio nel 554 tolse al regno dei Visigoti, giungendo così quasi a saldare l'anello che faceva delle regioni mediterranee, eccettuate la Francia attuale, appartenente al regno dei Franchi, e parte della Spagna visigotica, un unico dominio imperiale.

Durante la guerra d'Italia Cosroe I di Persia, forse d'intesa con Vitige, ruppe la "pace perpetua" e impegnò le forze bizantine in Asia dal 540 al 562, compromettendo, come s'è visto, le operazioni in Occidente. Il settore più contrastato fu la Lazica, che Giustiniano I finì con l'ottenere, ma a pesanti condizioni.

Contemporaneamente la Penisola Balcanica era soggetta a incessanti incursioni di Slavi, Bulgari e Unni e richiedeva costose e non sempre efficaci opere e azioni di difesa.

Giustiniano I accompagnò la sua attività di ricostituzione dell'unità imperiale romana con una politica di fanatismo religioso che compromise i suoi rapporti col papato, sul quale egli intese imporre la sua supremazia, e gli alienò la lealtà della Siria e dell'Egitto, dove allignava il monofisismo (dottrina eretica cristiana che ammette la sola natura divina in Gesù Cristo). Giustiniano IIn materia economica, gli sforzi dell'imperatore per migliorare l'agricoltura favorendo i contadini, l'industria e i commerci, introduzione dalla Cina per contrabbando del baco da seta, ricerca di nuove vie di comunicazione con l'India e la Cina, fuori dei confini e della servitù dell'Impero persiano, incremento della marina, ecc.; furono frustrati da una politica fiscale oppressiva e iniqua, monopoli, tributi, servizi, necessaria per sostenere le enormi spese di guerra, di amministrazione e anche di magnificenza; documentate, queste ultime, da splendide costruzioni, quali Santa Sofia e i SS. Apostoli a Costantinopoli, San Vitale e Sant’Apollinare in Classe a Ravenna. Del suo mito della romanità, che non gli sopravvisse, e costò anzi all'Impero sforzi da cui non si risollevò più, il risultato più insigne fu l'opera legislativa;a questa egli raccomandò la sua fama nella storia e nella leggenda, particolarmente viva nel Medioevo, come appare tra l'altro nell'esaltazione che Dante ne ha fatto nel canto Sesto del Paradiso.

L'opera legislativa di Giustiniano I iniziò con le prime costituzioni emanate nel 527, subito dopo l'ascesa al trono. Nei due anni seguenti compariva il Novus codex iustinianeus, raccolta di costituzioni imperiali, tratte dai tre codici precedenti: Gregoriano, Ermogeniano e Teodosiano, cui si aggiunsero le Novellae posteodosiane.

Seguirono nel 530 le Quinquaginta decisiones, in cui venivano enunciati i principi da applicare nelle controversie dottrinali sulla soluzione dei vari casi concreti. Nello stesso anno l'imperatore dava incarico a Triboniano di presiedere alla redazione dei Digesti, che erano pronti nel 533 ed entravano in vigore il 1º gennaio dell'anno dopo, assieme alle Institutiones. Contemporanea alla pubblicazione dei Digesti iniziò anche la riforma degli studi giuridici.

Nel 534 fu pubblicata la seconda edizione del codice in cui entrò anche la produzione legislativa posteriore alla prima edizione. Seguirono, tra il 535 e il 565, le Novellae Constitutiones o semplicemente Novellae. Le raccolte pervenute hanno costituito la base per le moderne edizioni del Corpus iuris civilis.

Bibliografia
G. G. Archi, Giustiniano legislatore, Bologna, 1970; E. Nardi, Le istituzioni giuridiche romane.

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L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "IL TERREMOTO"

- Mi dici adesso che cosa vuoi, che mi giri intorno come una trottola? Quann’ ‘o diavolo t’accarezza!… L’assicurazione l’hai pagata?

- Certo. Trecentotrentacinque euro e settantasei centesimi…

- … che, per caso mi hai portato il resto?

- Il… resto? Aggi’’avuto pagà purò ‘o gas e l’acqua…

- E ti devo pagare pure il gas e l’acqua?

- Ll’amici a che serveno, allora? Piuttosto stami a sentire n’attimo…

- Ho capito aspetti che si faccia l’ora per mangiare?

- No, no. E’ una cosa seria. E’ accaduto verso mezzanotte. Stavo intento a vedere il movimento della canna per vedere se il pesce avesse abboccato, quando ho sentito un pianto disperato, quasi come quello dei bambini che dopo aver tanto pianto singhiozzano in continuazione. Mi guardo attorno per accertarmi che non fosse una mia suggestione, quando ti vedo un essere appollaiato… ce l’hai presente quello scogli che sta al centro del mare, là dove andiamo sempre a pescare? Ebbene stava proprio là sopra, pareva un grosso Gabbiano il cui becco invece di essere bianco, appariva nero come il carbone sotto il chiarore lunare offuscato dalle nuvole che vi passavano davanti. Nel mare, dove sbatteva la luce viva della luna si specchiava un naso nero grande come una proboscide. All’improvviso ho sentito una voce che… mi è sembrato provenisse dall’ombra nell’acqua… Ho cominciato ad avere paura…

- Tu? Tu, hai avuto paura? Se hai avuto paura erano certamente i tuoi creditori, mi potevi telefonare venivo pure io e facevamo una bella fila…

- Non sfottere mi stavo facendo sotto per la paura eppure la curiosità dello scienziato mi tratteneva incollato, come se avessi messo radici.

La voce dall’acqua diceva:

Ombra

Pulcinè, per piacere, accorciati un poco il naso, altrimenti sbatto con la testa per terra, e non ho nessuna intenzione di rompermela: ti prego...

L’appollaiato sullo scoglio

E io?...per far piacere a te, dovrei tagliarmelo? Lasciami in pace che mi bruciano le meningi.

Ombra

Come sarebbe a dire?Allora è vero che sei egoista, imbroglione e pigraccio.

L’appollaiato sullo scoglio

Sono come m'ha fatto mia madre! E non devo dar conto a te!

Ombra

Allora ci faremo quattro risate appena la luna viene nascoste dalle nuvole

L’appollaiato sullo scoglio

Come sarebbe a dire?

Ombra

Che non mi vedrai più,rimani solo e ti sentirai, come sempre, perduto e abbandonato...

L’appolaiato sullo scoglio

Puoi anche minacciare, io tanto il naso non me lo taglio, hai capito?

Ombra

E io me ne vado!

L’appollaiato sullo scoglio

Vai, vai! Tanto, io lo so che "Ognuno sta solo sul cuor della terra/trafitto da un raggio di sole:/ed è subito sera".

Ombra

Sì, sì. Consolati con Quasimodo! E non piangere quando non mi vedi più, tanto non torno.

- E allora? Non è che ti sei addormentato ed hai sognato, visto che hai un debole per Pulcinella?

- Con te la persona seria non si può fare, sei sempre pronto a prendermi in giro.

- Ma va… non farmi ridere che non ho voglia! Il bue chiama cornuto l’asino! Soldi non è ho più, se ti serve qualcosa per farti psicanalizzare devi aspettare il mese prossimo. Ed ora lasciami lavorare, vai di là e dì a mia di allungare il brodo…

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LA POESIA DEL GIORNO

LA LUNA STANOTTE

La luna stanotte si è coperta il volto
per non mostrarlo rosso di vergogna.
La tua risata echeggia paurosa
nella valle avvolta dalla nebbia
tra le nuvole impazzite che
- prigioniere della luna -
vorrebbero correre dietro un Gabbiano
ricco di libertà, vivo di felicità.

La luna non si commuove,
ma tu continui a ridere e pensi
all'Acropoli, ricordi lo scoglio
di Patrasso. Il Partenone dall'alto
gioca con la risata fatta di lacrime
per vederti veramente sorridere.

La luna gelosa non vuole più coprirsi
e le nuvole, finalmente giocano
con la tua gaia risata squillante
con Gabbiani dorati, a nascondino.

Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Editrice Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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