14 marzo 1955
Giulia Occhini e Fausto Coppi
sono condannati ad Alessandria

Giulia Occhini Giulia Occhini e Fausto Coppi e Fausto Coppi sono condannati ad Alessandria, rispettivamente a tre e due mesi di carcere, per adulterio e abbandono del tetto coniugale; è concessa la sospensione condizionale della pena.

Fausto Coppi aveva esordito nel ciclismo professionistico nel 1939 e nell'anno successivo vinse il Giro d'Italia. Tra le sue 110 vittorie in corse su strada, di cui 53 per distacco, figurano: 5 Giri d'Italia: 1940, 1947, 1949, 1952, 1953; 2 Tour de France: 1949 e 1952; il campionato del mondo del 1953, 2 campionati del mondo d'inseguimento: 1947 e 1949, 4 campionati italiani: 1942, 1947, 1949, 1955; 4 Giri di Lombardia: 1946, 1947, 1949, 1955; 3 Milano-Sanremo: 1946, 1948, 1949. Disputò numerose gare a cronometro: nel 1942 stabilì al velodromo Vigorelli di Milano il primato mondiale dell'ora: 45,798 km, ora e s’impose due volte nel Gran Premio delle Nazioni, 1946 e 1947 e tre in quello di Lugano: 1951, 1952, 1956.

Quindi la condanna, solo perché era un uomo celebre e non avrebbe dovuto innamorarsi di un’altra donna ed abbandonare per lei il tetto coniugale. Ci pensate? Nel 1955 si doveva comandare al cuore di non innamorarsi di altra donna se si era sposati, mi sorge il dubbio che la magistratura non conosceva l’amore.

Fausto era nato a Castellania, Alessandria nel 1919, da Domenico e Angelina Boveri, due agricoltori della zona di Novi Ligure, con il ciclismo nel sangue; si spense per una diagnosi sbagliata a Novi Ligure, Alessandria nel 1960. Fausto Coppi è stato uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi, se non il più grande. Le sue imprese, la rivalità con Bartali, la sua vita e la sua morte, rimarranno impresse per sempre negli annali di questo sport e nella storia stessa dell'Italia. Fausto Coppi e Gino Bartali

La rivalità con Bartali, la proverbiale rivalità nasce con la prima sfida tra i due campioni, e va in scena al Giro d'Italia del 1940, quando un semisconosciuto gregario, Fausto Coppi, vince a sorpresa la corsa a tappe nella quale il suo capitano Gino Bartali, di cinque anni più vecchio, era considerato il grande favorito.

La guerra spezza subito l'inizio del duello, che riprende nel marzo del 1946 quando Coppi si ripresenta al ciclismo dopo aver lasciato la squadra di Bartali. L'atleta piemontese fa il suo esordio post-bellico alla Milano-Sanremo, che stravince con 14 minuti di vantaggio, dopodiché inizia le serie di botta e risposta tra i due grandi rivali: Bartali si aggiudica il Giro del 1946, Coppi quello del 1947; Bartali domina al Tour del 1948, Coppi vince Giro e Tour nel 1949, primo nella storia a centrare la doppietta.

Fasto Coppi è ritenuto un innovatore perché segnò il passaggio tra due epoche differenti dello sport. Con lui si passò dall'atleta vecchia maniera, generoso e poco allenato, a uno più moderno, con un approccio metodico e scientifico all'allenamento e un’attenta cura della propria condizione atletica.Grazie a Coppi prese piede un nuovo modo di pedalare, studiato nei tempi e nei modi, perfezionato nella tecnica e nella tattica, come si evince dall'utilizzo intelligente che il "Campionissimo" faceva dei suoi gregari. Fu anche il primo a curare seriamente l'alimentazione, che prima di lui non era mai stata veramente considerata in funzione della prestazione sportiva.

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RICORDIAMOLI

OGGI NASCE ALBERT EINSTEIN

Albert Einstein nacque a Ulm,Germania, il 14 marzo 1879, morì a Princeton, New Jersey, nel 1955. Il maggiore tra i fisici della nostra epoca, la cui influenza sul pensiero scientifico e filosofico del Novecento può paragonarsi a quella esercitata nei secoli precedenti da Newton.Albert Einstein

Nato da famiglia ebrea, dall'età di un anno visse a Monaco; fu poi per alcuni anni a Milano e quindi a Zurigo nel 1896, dove proseguì gli studi alla Scuola Politecnica, allievo di Minkowski. Conseguita l'abilitazione all'insegnamento della matematica e della fisica e divenuto cittadino svizzero, trovò un modesto impiego all'Ufficio brevetti di Berna. Seguirono anni di intenso studio decisivo per la sua vita. Nel 1905 pubblicò sugli Annalen der Physik quattro scritti di fondamentale importanza, tra cui "Sull'elettrodinamica dei corpi in movimento", dedicato alla teoria della relatività speciale, e "L'inerzia di un corpo è dipendente dal suo contenuto di energia?" nel quale riprese l'argomento.

Sempre nel 1905 ottenne la libera docenza all'Università di Berna e nel 1909 fu nominato professore di fisica teorica presso l'Università di Zurigo; l'anno successivo fu chiamato alla medesima cattedra presso l’Università tedesca di Praga e nel 1913 si trasferì a Berlino, ricoprendo la cattedra di fisica dell'Accademia prussiana delle Scienze e succedendo a Van’t Hoff nella direzione del Kaiser Wilhelm Institut. In questa circostanza riacquistò la cittadinanza tedesca.

Durante questi anni, benché i suoi studi fossero prevalentemente rivolti allo sviluppo della "Teoria della relatività", egli diede contributi fondamentali in altri campi della fisica teorica: è del 1905 l'interpretazione dell'effetto fotoelettrico, ottenuta generalizzando i risultati di alcuni lavori di Planck sul corpo nero, che gli valse nel 1921 il Premio Nobel per la fisica; è del 1906 l'enunciazione della teoria dei moti browniani e del 1907 la teoria quantistica dei calori specifici; sempre del 1907 è la memoria in cui per la prima volta è esposta la famosa equazione che stabilisce l'equivalenza fra massa ed energia, base teorica di tutte le ricerche nel campo dell'utilizzazione dell'energia nucleare.

Alla generalizzazione della teoria della relatività e alla connessione tra fenomeni gravitazionali e moti accelerati Einstein dedicò gran parte della propria attività, traendo dalle ipotesi fondamentali deduzioni quantitative che potessero essere verificate sperimentalmente: previde la deflessione dei raggi luminosi in presenza di un campo gravitazionale, diede un’interpretazione di alcune irregolarità del moto di Mercurio che non trovava spiegazione nella meccanica newtoniana, spiegò teoricamente lo spostamento verso il rosso delle righe spettrali. Frutto di oltre dieci anni di riflessioni fu la pubblicazione dell'opera "I fondamenti della relatività generale", che egli stesso considerò come il proprio maggior contributo al pensiero scientifico; in varie occasioni ebbe a dire che la teoria della relatività ristretta sarebbe stata enunciata anche senza di lui, mentre assai più difficilmente qualcuno avrebbe pensato a riconsiderare la teoria della gravitazione che pareva definitivamente sistemata da Newton.Albert Einstein

Costretto dalle persecuzioni antisemitiche naziste, nel 1932 lasciò la Germania, stabilendosi prima in Belgio e successivamente negli Stati Uniti, dove divenne professore all'Institute for Advanced Studies di Princeton, assumendo nel 1941 la cittadinanza americana; nel 1945 si ritirò dall'attività accademica. In questo periodo dedicò la sua attività al tentativo di elaborare una teoria unitaria generale del campo che unificasse la teoria del campo elettromagnetico e di quello gravitazionale. Ciò richiese una radicale revisione del concetto di teoria fisica, di realtà fisica, dei rapporti tra geometria e fisica, sollecitata e giustificata da una profonda riconsiderazione di alcuni lavori di Gauss, Riemann, Christoffel, Ricci-Curbastro, Levi-Civita e del suo maestro Minkowski, e culminata nelle opere "Considerazioni cosmologiche sulla teoria della relatività generale" e "Generalizzazione della teoria della gravitazione", entrambe del 1953. Benché questo sforzo di elaborazione teorica non sia giunto a risultati conclusivi, esso resta un punto basilare di riferimento per la scienza e la filosofia e uno dei punti più alti raggiunti dal pensiero scientifico di tutti i tempi.

Einstein ebbe anche interessi filosofici ed epistemologici che lo spinsero a pubblicare molti lavori nei quali difese il proprio punto di vista sulla teoria fisica in decisa polemica con il gruppo di Copenaghen che aveva sviluppato la nuova meccanica quantistica su basi nettamente antitetiche. Grande impegno profuse anche nella stesura di opere a carattere divulgativo, alcune di eccezionale semplicità e rigore, consapevole come fu che le svolte più radicali della scienza devono essere comunicate in linguaggio appropriato al più largo pubblico possibile perché possano incidere sul costume, sul modo di pensare, sul senso comune dell'umanità intera. Tra queste, "Scienza e religione" dove contrappone la sua religione cosmica, che si fonda sull'armonia dell'universo e del pensiero, alla religione del terrore che si fonda su un concetto antropomorfico della divinità.

La portata filosofica dell'opera di Einstein è stata ed è grandissima. L'eliminazione dal dominio della fisica dei concetti di uno spazio e di un tempo assoluti, conseguente la teoria della relatività, ha costituito una vera rivoluzione. Secondo Newton i fatti si svolgono in un quadro immutabile costituito da uno spazio e un tempo assoluti; Einstein capovolge letteralmente questo punto di vista: secondo la teoria della relatività non ha senso parlare di spazio e di tempo se non in relazione ai fenomeni che vi si svolgono. Nonostante le sue idee abbiano prodotto mutamenti tanto profondi e radicali, perseguì fino agli ultimi anni l'ideale che fu proprio della fisica classica: dare della realtà una descrizione concettualmente semplice, sostanzialmente deterministica, nella quale per ogni fenomeno si potesse stabilire un chiaro rapporto fra causa ed effetto. Tale impostazione gli fece respingere talune generalizzazioni della teoria quantistica, della quale pure era stato uno dei fondatori.

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IL FATTO

L’AMORE NEL MATRIMONIO VISTO DA OMERO

Nell'Iliade il sentimento amoroso sembra essere prerogativa quasi esclusiva della donna e la passione che esso ispira è più forte di qualsiasi obiezione razionale. Questa fragilità interiore della donna, questa sua debolezza, è l’incipit dell’Iliade ed evidentemente una convinzione molto antica e radicata nella cultura Greca, tanto è vero che influenzerà anche la produzione letteraria dei secoli futuri: la soggezione femminile all’amore come causa di rovina.

Infatti Elena, moglie di Menelao, è la causa della guerra: il destino, rappresentato per lei dal volere di Afrodite, l’ha coinvolta in questo grande evento facendola cedere alla passione per Paride. Eppure, sappiamo, la vita della donna greca è strettamente dipendente da quella del suo sposo, tanto che ella, dopo la caduta di Ilio, tornerà a Sparta con Menelao e vi vivrà serenamente. Tuttavia il sentimento che governa il cuore e la mente di Elena è tutt’altro che chiaro perfino a lei stessa: nel passo in cui Iride, la messaggera di Zeus, prende le sembianze di Laodice, figlia di Priamo, e si reca da Elena che sta tessendo, la donna è invitata ad assistere al duello tra Menelao e Paride: il vincitore l’avrà in sposa. Ecco che un dolce rimpianto per la vita passata afferra il cuore di Elena e i suoi occhi versano lacrime, tanto che per pudore si copre con un velo. Dopo aver obbedito alla dea, recatosi alle porte Scee, incontra Priamo e piange, confessando al re che preferirebbe essere morta piuttosto che aver abbandonato marito, amici, la figlioletta e le compagne, e addirittura giunge a definirsi "cagna". E in un altro episodio, spinta da Afrodite a recarsi da Paride, la regina è combattuta tra l’amore e il rimpianto per Menelao e la passione che la lega al nuovo marito, e trova per la prima volta la forza di ribellarsi alla dea rivolgendole parole tanto insultanti da essere blasfeme "in braccio a quali altri uomini mi spingerai? Vai tu da Paride e fallo tuo sposo!", poi finisce col cedere alla volontà divina e alla forza incontrastabile di Eros. Dunque, seppure si cerca di resistere all’impulso del cuore, spiega in tal modo Omero, la mente è ottenebrata dal suo potere e l’uomo nulla può contro di esso.

Mettendo da parte il romanticismo della vicenda, possiamo essere abbastanza certi che la guerra di Troia fu provocata da qualcosa di più della gelosia di Menelao, poiché egli era un re in virtù della posizione di marito di Elena; perdendo lei avrebbe potuto perdere anche il trono. Anche il nobile Egisto diventerà re di Argo grazie al suo matrimonio con Clitennestra, sorella di Elena, che eredita il potere dopo l’uccisione vendicativa del marito Agamennone.

Tutto sommato però nei poemi omerici il matrimonio gode di buona salute: il tanto discusso amore coniugale è il sentimento che permane l’incontro tra i due sposi per eccellenza, Ettore e Andromaca, alle porte Scee: ai singhiozzi della moglie che lo implora di avere pietà di lei e del figlio astenendosi dalla battaglia in cui Achille infuria, Ettore risponde con dolcezza: la sua famiglia è tutto il suo mondo ma sarebbe per lui vergognoso sottrarsi allo scontro. Un tenero quadretto famigliare che termina con l’esortazione ad Andromaca "su, torna a casa, e pensa alle opere tue, telaio e fuso, e alle ancelle comanda di badare al lavoro. Alla guerra pensino gli uomini...", parole che sottintendono che il campo d’azione della donna è comunque molto limitato, sottoposto alla autorità del marito, e che i sentimenti personali come l’amore sono subordinati ai valori eroici, come l’aretè, imposti dalla società.

Anche il matrimonio di Penelope e Odisseo rappresenta un esempio di amore coniugale e di fedeltà: la regina rimase fedele allo sposo per vent’anni, nonostante l’assedio dei pretendenti che l’aveva praticamente prigioniera in casa propria. Penelope dunque riscuote la più alta ammirazione per la propria castità, mentre Omero descrive l’infedeltà di Clitennestra con parole di comprensibile condanna: perfino le donne virtuose saranno macchiate per sempre dal suo peccato. Questa generalizzazione è alla base di una lunga storia di ostilità verso le donne. Zeus per primo, tuttavia, installa sull’Olimpo un governo patriarcale e nega qualsiasi potere alle donne tanto da avocare a sé persino il potere di generare: farà nascere infatti Atena dal suo capo e Dioniso dalla sua coscia. Dunque la misogenia nella cultura greca risale alla notte dei tempi ed ha origini antichissime. Tuttavia le donne dei poemi omerici vivono ritirate nelle loro stanze, nella parte più interna della casa, ma non fanno una vita da recluse, Elena ed Ecuba girano sugli spalti per assistere ai combattimenti, Andromaca si reca alle porte Scee per incontrare Ettore, Nausicaa va al fiume a lavare i panni. In casa vivono separate dagli uomini e non partcipano alla loro vita sociale. E pure nell’ambito del matrimonio la donna non gode di molti diritti: come già detto il contratto matrimoniale non contempla necessariamente un rapporto d’amore tra i coniugi ed è lo sposo ad amministrare la dote che, in caso di ripudio, sarà restituita al padre. Il marito inoltre può avere anche più concubine, schiave o donne comprate senza che questo costituisca una colpa, ed è perciò normale che le relazioni amorose che Odisseo intrattiene con la maga Circe e la ninfa Calipso non sono considerate con connotazioni negative, ma sono "tradimenti" che rappresentano un’usanza reale e universalmente approvata dalla società in cui vive il poeta.

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LA POESIA DEL GIORNO

ECCOMI QUI

Eccomi qui e sei entrata
la porta sempre aperta si è inchinata
al passaggio, lasciando dietro la febbre
da cavallo che toglieva la voce.
Eccomi sono qui! Ti sono corso incontro
per cancellare il dolore
per farti rotolare nel sole
mentre la rugiada lo beveva hai sorriso.
Finalmente quel sorriso ha spalancato
le braccia del creato e il Sole
magnanimo fino all'estremo
ti ha avvolta nel suo calore ed hai sorriso.

Reno Bromuro (da «Poesie nuove»).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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