14 luglio 2000
Vittorio Emanuele di Savoia
pronto a giurare fedeltà alla Repubblica Italiana

In un’intervista al Tg1 della Rai, Vittorio Emanuele di Savoia dice di essere pronto a giurare fedeltà alla Repubblica Italiana.

I Savoia piegano la testa, e lo mettono per iscritto. "Mio figlio e io - scrive Vittorio Emanuele in una dichiarazione resa nota oggi - con la presente diamo formale assicurazione circa la nostra fedeltà alla Costituzione repubblicana e al nostro presidente della Repubblica". Una lettera conciliante per prendere posizione sulle discussioni in corso al Parlamento italiano sull’abolizione delle norme che vietano il rientro dei Savoia in Italia.La famiglia Savoia

Nella dichiarazione firmata anche dal figlio Emanuele Filiberto e resa nota dallo studio legale Morbilli, Vittorio Emanuele afferma: "Ho preso atto con profonda soddisfazione e speranza, della discussione tenutasi al Senato della Repubblica giovedì 31 gennaio in relazione alla modifica della tredicesima disposizione transitoria della nostra Costituzione". E aggiunge: "Martedì 5 febbraio seguirò con il fiato sospeso l'esito della prima delle quattro necessarie votazioni, alle quali mi auguro diano la propria risposta favorevole non solo gli esponenti dell'attuale maggioranza di governo a cui la mia famiglia ed io saremo sempre e comunque grati ma tutti i parlamentari che rappresentano il popolo italiano, del quale ci sentiamo parte".

Senza condizioni, compreso il riconoscimento della supremazia della Repubblica. "Se alcuni di essi avessero ancora qualche dubbio circa la nostra posizione, tanto da richiedere un'attestazione in tal senso - scrive quindi Vittorio Emanuele - mio figlio e io con la presente diamo formale assicurazione circa la nostra fedeltà alla Costituzione Repubblicana e al nostro presidente della Repubblica" con "la speranza di essere presto in grado, grazie alla comprensione dei parlamentari tutti, di tornare da cittadini italiani nella nostra amata patria".

(da La Repubblica del 3 febbraio 2002)

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RICORDIAMOLI

ROBERTO CALVI 2 "DEPOSITATA PERIZIA"

Depositata l'ultima perizia sul banchiere trovato impiccato a Londra "Calvi, suicidio impossibile Sul corpo i segni del delitto".

Esclusa la disgrazia, poiché un'impiccagione non può certo essere casuale, la morte del banchiere Roberto Calvi trovato cadavere sotto il ponte dei Franti Neri a Londra nel giugno 1982, come ho ricordato ieri, è ancora appesa al dilemma tra suicidio e omicidio.Roberto Calvi

Ma secondo l'ultima perizia depositata dopo quasi cinque anni di lavoro, le analisi sul corpo, sui vestiti e sui luoghi del misfatto cancellano la prima ipotesi: "Un suicidio è incompatibile con la totalità dei reperti".

Subito dopo, i medici incaricati dai magistrati romani che ancora indagano su quella morte scrivono: conclusione: "Date le condizioni deficitarie di esame, un omicidio è difficilmente dimostrabile per via diretta, pertanto si può soltanto discutere se un omicidio sia compatibile con i risultati degli esami". Conclusione "I reperti sono compatibili con un'uccisione di Calvi".

Sotto queste frasi c'è la firma di cinque professori incaricati di far luce sulle cause della morte dell'ex presidente del Banco Ambrosiano, coordinati dal medico legale tedesco Bernd Brinkman, che solo l'anno scorso ha ricevuto gli ultimi resti di Calvi, custoditi per vent'anni in un armadio dell'Istituto di Medicina Legale di Milano. A distanza di tanto tempo, scrivono i periti, risulta "difficile la valutazione delle dinamiche che hanno portato alla morte di Calvi", ma sono fissati alcuni punti fermi che portano a escludere il suicidio.

Primo fra tutti il fatto che il banchiere, la notte tra il 17 e il 19 giugno 1982, non poteva essere solo. Per arrivare sotto le impalcature alle quali è stato trovato appeso, infatti, "dovrebbe essersi spostato in modo attivo" tra quei ferri. Ma tutte le prove effettuate hanno dimostrato che sulle mani e sotto le scarpe sarebbero dovute rimanere delle "componenti di colore presente sui correnti dell'impalcatura" che invece non erano né sulle suole né sui "segmenti di cute" delle dita di Calvi esaminati. Resta l'avvicinamento dal fiume con una barca, ma la perizia esclude che la vittima sia stata in grado "di condurre da solo, nella notte, un natante attraversando la corrente del Tamigi".

Altri elementi giudicati in contrasto con l'auto-impiccagione sono le lacerazioni alle tasche dei pantaloni in cui erano infilati i mattoni, evidentemente "in modo violento, da considerare atipico di un modo di procedere suicidarlo". E i periti aggiungono: "Indipendentemente dai reperti dei nostri esami, è difficile immaginare perché Calvi, nella cui camera di albergo sono stati rinvenuti farmaci in abbondanza, che sarebbero stati idonei per un suicidio, si sia incamminato verso il Tamigi, ma non ancora per annegarsi in questo fiume, bensì per impiccarsi all'impalcatura. Anche nell'albergo erano presenti le condizioni per un suicidio mediante impiccagione".

Escluso così il suicidio, i nuovi esami sui resti di Calvi dopo la riesumazione del cadavere del 1998 e il ritrovamento di alcuni reperti nel 2002, insieme alla rilettura delle perizie già svolte in Inghilterra e in Italia nel 1982, la prima favorevole all'ipotesi del suicidio e la seconda a entrambe, ma con il gesto volontario considerato più probabile, ha portato alla conclusione della compatibilità con la tesi dell'omicidio.Michele Sindona

"I segni riscontrati sulla cute del collo", scrive il professor Brinkman, potrebbero derivare da una "dinamica semplice di strangolamento che deve essere avvenuta in vita... La morte può, ma non deve necessariamente essersi verificata come conseguenza dell'impiccamento finale... C'è da postulare eventualmente un'ulteriore dinamica di strangolamento avvenuta in precedenza, al massimo 30-60 minuti prima".

Dunque quel banchiere legato a Sindona e alla P2, in fuga dai debiti, dal fallimento dell'Ambrosiano e forse da creditori non proprio concilianti sarebbe stato prima strangolato e poi impiccato, e i periti ipotizzano un’immobilizzazione, "mediante legatura e/o imbavagliamento, mediante minacce, con sostanze che all'analisi chimico-tossicologica non erano o non erano più rilevabili".

I sostituti procuratori di Roma Tescaroli e Monteleone indagano su un mix affaristico-mafioso che vede coinvolti nel delitto Calvi, insieme agli "uomini d'onore" Pippo Calò e Francesco Di Carlo, il faccendiere sardo Flavio Carboni. All'udienza davanti al giudice prevista per lunedì prossimo, dove si discuteranno le conclusioni appena depositate, l'avvocato di Carboni, Renato Borzone, si prepara a dare battaglia: "Ci sono contraddizioni da mettere in luce, e denunceremo le modalità di esecuzione della perizia".

(da Il Corriere della sera del 21 febbraio 2003)

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IL FATTO

VINCENZO FIDANZA: MAGIA
Prima di parlare della poesia di Vincenzo Fidanza, è necessario fare il punto e chiarire il concetto di poesia.

Poesìa, dal latino póèsis, "è l'arte di esprimere i sentimenti secondo determinati schemi ritmici e stilistici. La nozione di poesia si definisce nella contrapposizione tradizionale all'altra nozione di prosa, come antitesi tra una forma soggetta ad una serie di precise regole metriche, e di altre restrizioni come la rima, l'allitterazione ecc…, e una forma libera da qualsiasi norma retorica. Secondo un'altra accezione, fare poesia consiste nella capacità di esprimere alti valori, in opposizione, alla bassezza del linguaggio quotidiano. In conformità a tale definizione, la distinzione tra poesia e prosa non va ricercata nella presenza o nell’assenza del metro, ma nella contrapposizione tra ovvietà, creatività e banalità, "altezza" e "bassezza" dei sentimenti e delle emozioni".

Che l’elemento essenziale della poesia non consista nel metro è già sostenuta da Aristotele, che riconosce nel "verosimile", inteso come il vero universale, l'oggetto della poesia, a differenza della storia che ha per oggetto il "vero" particolare. Col passare del tempo i poeti si ribellano alle regole aristoteliche in nome della libertà della fantasia. Con l’affermazione di Giordano Bruno che polemizza contro ogni precettismo sostenendo che "la poesia non nasce dalle regole, se non per leggerissimo accidente, ma le regole derivano dalle poesie", la ribellione giunge al suo culmine.

Nell’età barocca, la ribellione alle regole aristoteliche, in nome della libertà della fantasia, diviene esaltazione del genio che crea la norma anziché sottoporsi ad essa. Giovan Battista Vico, riporta la poesia a una "tanto più robusta quanto è più debole il raziocinio".

La rivoluzione operata da Mallarmé ha agito potentemente sulle poetiche posteriori, dando luogo alla corrente della "poesia pura", in quanto vede nella poesia non l’espressione del sentimento personale del poeta, ma la propria oggettività nello stesso valore simbolico del linguaggio; il verso, il testo poetico rappresentano una realtà dotata in certo senso di vita autonoma rispetto allo stesso poeta che l’ha creata. Una formulazione diversa del concetto di poesia è, agli inizi del Novecento, quella di Benedetto Croce, che estende il dominio della poesia al discorso in prosa e a ogni attività artistica, dalla pittura alla musica, introducendo la nuova distinzione tra poesia, come "intuizione pura", e "non poesia", legata a finalità intellettuali, etiche, pratiche non riducibili a valori poetici. Alla posizione crociana, che distingue nettamente la verità poetica da quella filosofica, si contrappone la posizione di Martin Heidegger, che considera il linguaggio poetico come la "nominazione" fondatrice dell'essere, attribuendogli significato ontologico e contrapponendolo al linguaggio inautentico della "chiacchiera" quotidiana.

Galvano Della Volpe, privilegia il contenuto ideologico dell'opera poetica, nel quadro di una concezione dell'arte come realismo, articolato nelle categorie del "rispecchiamento" della "tendenza" e della "tipicità".

Quest’introduzione è scaturita leggendo la lirica "Magia" di Vincenzo Fidanza, perché si colloca, in quel filone della "poesia pura", la quale vuole che anche la psicoanalisi spieghi come l'estro poetico erompe l'inconscio nella regione razionale dell'io. "MAGIA" entra di diritto in quel movimento letterario tendente a un'espressione poetica svincolata da ogni condizionamento alla realtà e sottratta a ogni controllo razionale, nel quadro di una concezione della poesia intesa come pura interiorità e come ansia verso l'assoluto; che vede il suo massimo esponente in Charles Baudelaire.

"MAGIA" è la poesia pura che ricerca nel linguaggio allusivo e musicale, rarefatto e prezioso, essenzialmente diverso dal linguaggio della vita quotidiana e da quello del pensiero raziocinante, e teso a esprimere, attraverso immagini e simboli, la vita arcana dell'universo.

Il poeta ha bisogno di constatare un fatto e non altro. Infatti è riuscito a universalizzare un proprio concetto, allargandolo a tutta l’umanità (I giovani "iniziati" dovrebbero leggere e apprendere di più da questi Maestri), ma i giovani non si soffermano presi come sono dallo sbrigarsi di quella constatazione e a fissare innanzi ai propri occhi il fatto che leggendo i "GRANDI MAESTRI" potrebbero (ne sono convinti) sentirsi dire che hanno copiato; ma i Maestri sono esistiti per questo: insegnarci a migliorare ad essere noi stessi, anche se Montale ha affermato che "la storia non è magistra di niente", ma sono certo non si riferiva in alcun modo alla lettura e all’insegnamento dei "GRANDI", solo così nello scambio, ogni ombra e ogni confusione svanisce. Peccato che da questo tipo di incontri non si riesca a trovare riscontro alcuno. Nel dirvi a rileggerci martedì prossimo, vi abbraccio con tutto l’amore che posso, augurandovi che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera.


MAGIA
di Vincenzo Fidanza
La magia
Degli anni maturi
Aggiunge spessore all'anima.
L'Esperienza crea
La dura pietra del paragone
Che infrange i sogni giovanili miei
O di quelli che leggo.
Che noia questi soliloqui artistici
Dell'Internet poetica.
Quanta vita vissuta?
La lontananza
Il Lottare
Apre le ali alla sopravvivenza
Il vivo verso di Darwin
La dote ultima
Dell'Anima.

Bibliografia:
"Storia della letteratura italiana" - N. Sapegno – Editrice Nuova Italia 1964; "La poesia" Benedetto Croce – Editori Laterza 1969; "Narciso e la totalità dell’esistere e altri saggi" R. Bromuro – Ursini editore 1994

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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