14 gennaio 1900
Giacomo Puccini: prima della «Tosca»

Giacomo Puccini, nato da una famiglia lucchese nel 1858, era un vero e proprio "figlio d'arte": discendeva infatti da tre generazioni di musicisti, e intraprese con successo la strada dei suoi predecessori. Giacomo PucciniPer uscire dall'ambiente provinciale natio, da giovane si recò a studiare al Conservatorio di Milano, dove ebbe fra i suoi maestri Amilcare Ponchielli.

La sua prima opera, Le Villi, ottenne un successo clamoroso: le cronache narrano che per ben diciotto volte l'autore dovette presentarsi sul palcoscenico per rispondere agli applausi, e che il finale dell'opera fu ripetuto ben tre volte. Ma l'autentica personalità di Puccini si rivelò nel 1893 con Manon Lescaut. Fu allora che. il maestro scelse come luogo preferito di soggiorno e di lavoro Torre del Lago, fra Lucca e Viareggio; il suo amato rifugio era una villetta nella quale oggi sono conservati i ricordi dell'attività del musicista.

A Torre del Lago videro la luce quasi tutte le opere di Puccini: anzitutto La Bohème, l'opera più popolare e più applaudita, rappresentata per la prima volta nel 1896 sotto la direzione di Arturo Toscanini. La prima della Tosca, il 14 gennaio 1900 al Teatro Costanzi di Roma segnò un altro trionfo. Invece Madame Butterfly fece fiasco alla Scala di Milano; ma Puccini non volle arrendersi e riprese a lavorare all'opera che, ampliata, fu rappresentata di nuovo a Brescia, pochi mesi dopo e stavolta con grande successo. Seguirono La fanciulla del West, Gianni Schicchi e Turandot, rimasta incompiuta all'ultima scena per la morte dell'autore, che si spense nel 1924 in una clinica di Bruxelles.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1559:Elisabetta, figlia di Enrico VIII, è incoronata regina d'Inghilterra con il nome di Elisabetta I.

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RICORDIAMOLI

ELISABETTA I D’INGHILTERRA

Elisabetta I d’Inghilterra nacque a Greenwich nel 1533 morì a Richmond nel 1603, regina d'Inghilterra e d'Irlanda dal 1558 al 1603. Figlia di Enrico VIII e di Anna Bolena fu dichiarata illegittima nel 1536. Il suo diritto di succedere al trono alla sorellastra Maria Tudor fu definito da Enrico VIII nell'Atto di successione e confermato nel suo testamento, allo scopo di evitare contrasti soprattutto con i cattolici, che sostenevano i diritti della regina di Scozia Maria Stuart, perché nipote della sorella del re, Margherita.

Elisabetta ricevette un’educazione di tipo umanistico, acquisendo una notevole padronanza delle lingue, anche antiche. Elisabetta I d’InghilterraAlla morte del fratello Edoardo IV, Elisabetta appoggiò il diritto alla successione della sorellastra Maria contro le pretese di Jane Grey, altra pronipote di Enrico VIII, ma riuscì a evitare la professione di fede cattolica che Maria avrebbe voluto da lei. Incontrò in questi anni William Cecil, già ministro di Edoardo VI, che per tutta la vita resterà uno dei suoi più affidabili consiglieri.

Alla morte di Maria, Elisabetta, fu immediatamente riconosciuta come regina dal parlamento e si trovò a dover decidere sul futuro religioso dell'Inghilterra. Con l’Atto di supremazia, nell’aprile del 1559 annullò il ritorno al cattolicesimo voluto da Maria e con l'Atto di uniformità del maggio 1559 e i Trentanove Articoli nel 1563 consolidò la Chiesa anglicana. Contraria sia al cattolicesimo sia al puritanesimo, cercò di realizzare un compromesso religioso che mirasse soprattutto a rafforzare l'autorità dello Stato. Nel 1570 Elisabetta fu scomunicata da papa Pio V. Convinta che la minaccia maggiore venisse dai cattolici, ne limitò la libertà di culto e di movimento. Contemporaneamente pose un freno alla insubordinazione sociale e politica dei puritani.

Elisabetta protesse tenacemente l'indipendenza e la crescita dell'Inghilterra dai tentativi di ingerenza di Francia e Spagna. Tra il 1558 e il 1568 difese il suo trono dalle pretese di Maria Stuart, divenuta moglie nel 1558 del delfino di Francia, futuro Francesco II, che era appoggiata dai Guisa e dal papa. Invase la Scozia e sostenne la fazione ugonotta durante le guerre di religione in Francia. Imprigionata Maria Stuart in Inghilterra nel 1568, stipulò la pace con la Francia. Nel frattempo avviò la trasformazione dell'Inghilterra in potenza marittima e commerciale, in grado di minacciare il monopolio coloniale spagnolo, come avevano dimostrato le imprese corsare di Francis Drake e la fondazione della colonia di Virginia in America. Il conflitto con la Spagna sfociò in una guerra aperta, che durò dal 1585 al 1588. L'uccisione di Maria Stuart nel 1587 convinse Filippo II ad attaccare l'Inghilterra con l'Invincibile Armata, che subì la più grande disfatta nella storia della marina spagnola. Elisabetta continuò ad appoggiare finanziariamente e militarmente i nemici di Filippo II, l'Olanda di Maurizio di Nassau e la Francia di Enrico IV, e a sostenere la guerra di corsa contro l'impero coloniale spagnolo. Fu anche impegnata nel tentativo di ridurre all'obbedienza l'Irlanda, le cui continue ribellioni sostenute da aiuti spagnoli furono definitivamente sedate solo nel 1603.

Il regno di Elisabetta non solo segnò l'esordio dell'Inghilterra come grande potenza nella scena europea, ma fu caratterizzato da un grande sviluppo culturale e civile, che è passato alla storia come "età elisabettiana". Tale fioritura si estrinsecò in letteratura: Sidney, Spenser, Lyly; e principalmente nel teatro, soprattutto con Shakespeare, Marlowe, Jonson, Webster, Ford. Grande sviluppo ebbero anche la musica con Byrd, Bull, Gibbons, Dowland; e l'architettura, influenzata dalla cultura rinascimentale italiana e da quella fiamminga.

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IL FATTO

La poesia comico-realista

Dalla metà del Duecento si diffuse in Toscana e in Umbria una poesia giocosa, di carattere realista. L'invettiva, la bestemmia, la ribellione, la comicità prendono il posto della bellezza ideale. Figura letteraria di un certo rilievo fu il fiorentino Rustico di Filippo, che godette di grande fama e ha lasciato 58 sonetti nei quali sul motivo dell'amore è ancora preponderante la lezione siculo-guittoniana, mentre rispetto al genere comico si intravedono soluzioni originali. Altre figure di rilievo furono il senese Meo de' Tolomei, autore di sonetti dall'intenso gusto caricaturale; il giullare aretino Cenne della Chitarra, che cantò e descrisse scene di vita rustica. Tuttavia i due poeti comico-realisti più grandi furono Folgore da San Gimignano e Cecco Angiolieri.

Folgore da San Gimignano pseudonimo di Giacomo di Michele, fu al servizio di Siena: per i meriti riportati in alcune campagne, come quella del 1305 contro Pistoia, dove ottenne l'investitura a cavaliere. Di lui rimangono circa una trentina di sonetti, in maggior parte raccolti in due "corone", una di otto composizioni dedicate ai giorni della settimana Sonetti de la semana e l'altra di quattordici, intitolata Sonetti de' mesi. Folgore riprende l'antica poetica provenzale, ma la inserisce in maniera gradevole e cordiale entro la cornice del mondo comunale toscano. La sua indole serena si manifesta nell'eleganza dei gesti, nella raffinatezza degli oggetti, nella ricerca di una condizione di vita piacevole per sé e per gli altri.

Del senese Cecco Angiolieri si conoscono solo pochi episodi marginali della vita, come le multe per infrazioni alla vita militare, la sua morte in miseria, il rifiuto da parte dei figli della sua eredità, perché condizionata da molti debiti. Queste le ragioni per cui la critica romantica ha dato una facile ed erronea interpretazione autobiografica della sua opera. Sono attribuiti ad Angiolieri 112 sonetti distinti a fatica dalle numerose imitazioni; rare sono le rime amorose secondo il gusto di Guittone d'Arezzo, mentre nel suo canzoniere domina il registro comico-realistico. La sua poesia è costruita sul rovesciamento del modello stilnovista e sulla raffinata parodia di molti generi cortesi: il blazer, elenco di cose desiderabili, l'enueg, elenco di sgradevolezze, il contrasto e così via. L'appassionato spirito invettivo, o addirittura aggressivo, non deve far dimenticare l'aspetto di gioco letterario: il romanzo d'amore tra Cecco e Becchina, che al poeta ha preferito un marito ricco, riprende in forma parodistica il genere del contrasto. A livello tematico, il suo universo poetico è organizzato intorno a un limitato numero di motivi emblematici, così riassunti dal poeta stesso: "la donna, la taverna e il dado". Quasi certamente "letterario" è l'autoritratto di personaggio maledetto che il poeta dà di sé nei suoi testi.

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LA POESIA DEL GIORNO

ANIMA A BRANDELLI

Per godere il sorriso di un bambino
ho lasciato che distruggessero
il castello fortificato e potente
dritto sul colle, eretto con amore.

Ma quanto pesa la croce che m'hai dato
l'ho accettata indegnamente, mio Dio,
io peccatore io che ho macinato
la pietra per aprirgli il cammino.

Lo so avrò la forza di portarla
fino al Calvario perché al mio fianco
ci sei tu, ma... se non vedrò le orme
che camminano con le mie, rispondimi
"non le vedi perché ti porto in braccio".

Reno Bromuro (da Canti)

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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