14 aprile 1759
Muore a Londra il musicista
Georg Friedrich Hendel

Il compositore tedesco Georg Friedrich Hendel era nato a Halle nel 1685, da una famiglia senza particolari tradizioni musicali, studiò a Halle composizione, organo, clavicembalo, violino e oboe, avendo come maestro Zachow. Divenne quindi organista nella cattedrale cittadina, finché nel 1703 si trasferì, come violinista nell'orchestra diretta dall'allora famoso operista Keiser, ad Amburgo, dove ebbe modo di conoscere a fondo l'ambiente teatrale del tempo, di stringere amicizia col teorico Mattheson e di scrivere i primi lavori di un certo impegno.Georg Friedrich Hendel

Passato in Italia alla fine del 1706, fu forse a Venezia, sicuramente a Firenze, quindi a Roma, dove si fece apprezzare come organista e compositore di musiche vocali sacre e profane, entrò in contatto con i maggiori compositori italiani del momento e scrisse una serie di celebri cantate e i fortunati oratori Il trionfo del tempo e del disinganno e La Resurrezione. Nel 1708 si recò a Napoli e l'anno successivo a Venezia, dove la sua opera Agrippina ottenne un successo clamoroso.

Poco dopo divenne maestro di cappella del principe elettore Giorgio Luigi ad Hannover e in varie riprese fu a Londra, dove infine si stabilì, in seguito al successo dell'opera Rinaldo. Nella capitale inglese collaborò attivamente con iniziative teatrali e compose lavori di circostanza per la corte, trovando protezione, nonostante l'ostilità dell'ex elettore di Hannover divenuto re di Gran Bretagna e Irlanda col nome di Giorgio I nel 1714, presso aristocratici come il conte di Burlington e il duca di Chandos.

Per quest'ultimo fu direttore della cappella privata nella sontuosa residenza di Cannons, realizzando alcune fra le sue opere più famose: la composizione orchestrale Watermusic, otto suites per cembalo, grandi lavori corali; tre Te Deum; il lavoro teatrale Acis and Galatea. In seguito divenne direttore della Royal Academy of Music, nata per favorire la rappresentazione a Londra di opere italiane. Pungolato dalla concorrenza di Ariosti e Bononcini, Handel produsse in quegli anni una serie di melodrammi di altissimo livello: Ottone, Giulio Cesare, Tamerlano, Rodelinda, Alessandro, Admeto.

Una violentissima diatriba fra le cantanti Cuzzoni e Bordoni e il travolgente successo del nuovo genere della ballad opera portarono al fallimento della Royal Academy e procurarono gravi difficoltà al suo impresario, che tuttavia continuò ad agire in proprio al teatro Haymarket, avendo un grande rivale in Porpora. Parallelamente all'opera Handel iniziò in quegli anni a sviluppare un nuovo genere di oratorio drammatico, graditissimo al pubblico inglese, i cui primi esempi furono Esther, Deborah e Athalia. Il gravissimo deficit della sua gestione teatrale lo costrinse nel 1737 ad abbandonare l'attività di impresario, mentre una paralisi sembrò dover troncare la sua creatività.

Tuttavia egli si riprese, continuò a comporre e nel 1741 accettò un invito a Dublino rivoltogli dal viceré d'Irlanda e in tale città fece eseguire l'anno successivo, riscuotendo un successo strepitoso, il suo capolavoro, l'oratorio Messiah. Il ritorno a Londra gli procurò inizialmente molte amarezze e solo con gli oratori a carattere epico-patriottico Occasional Oratorio e Judas Maccabaeus riconquistò il pubblico aristocratico della capitale, potendo così riprendere alacremente a comporre, anche dopo la progressiva perdita della vista. Morendo, lasciò un rimpianto universale e una fama che non si sarebbe mai attenuata neppure nei secoli successivi. Fu tumulato nell'abbazia di Westminster.

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RICORDIAMOLI

VLADIMIR VLADIMIROVIC MAJAKOVSKIJ

Vladimir Vladimirovič Majakovskij nacque a Bagdad, oggi Majakovskij, 1894. Figlio di un guardaboschi, ebbe un'infanzia difficile e aderì subito alle idee rivoluzionarie, tanto da essere iscritto al Partito bolscevico dall'età di 14 anni. Studiò alla scuola di pittura, scultura e architettura di Mosca, dove la famiglia si era trasferita e dove fu costretto a interrompere gli studi a causa dell'attività politica che gli procurò due arresti. Formatosi in Russia il movimento cubo-futurista, Majakovskij ne fu un immediato sostenitore a fianco di Chlebnikow, Burijuk e Kručënych e nel 1912 pubblicò, sull'esempio di Marinetti, il manifesto Schiaffo al gusto del pubblico.Vladimir Vladimirovič Majakovskij

Del 1913 è la sua prima raccolta di liriche, Io, cui fece seguire due anni dopo il poemetto La nuvola in calzoni. Nel 1914 si fece notare per il dramma Vladimir Majakovskij, testimonianza prerivoluzionaria di un autore che col poemetto futurista Uomo e soprattutto col dramma Mistero buffo vide l'identificazione della Rivoluzione nella nuova struttura dei propri versi e della propria creazione teatrale. Il linguaggio dei comizi, dei giornali, della folla esasperata è il tessuto del Mistero che è l'urto delle classi, la lotta delle idee. I suoi poemi 150.000, Per questo, Vladimir Ilič Lenin e Bene! divennero canti di propaganda proletaria; le sue opere teatrali La cimice e Il bagno sono un'acre e scoppiettante satira del mondo piccolo-borghese.

Lavoratore instancabile, nel 1923 diresse la rivista Lef, dal 1926 collaborò alle Izvestija e alla Komsomol'skaja, dal 1930 fu l'anima dell'Associazione russa dei poeti proletari. Conscio di essere considerato il poeta del regime, si dedicò nell'ultimo anno della sua vita al poema A piena voce, rimasto incompiuto, l'opera sua più alta, canto epico di un'anima anticonformista e della sua frenesia di vita che lo aveva portato a operare ovunque la sua parola (in poesia, in teatro, in prosa, in giornalismo, in pubblicità) potesse far esplodere nell'animo del compagno di strada il desiderio di plasmare un mondo nuovo; quel mondo che forse, razionalizzandosi in un enorme apparato organizzativo, soffocò l'impulso rinnovatore della rivoluzione e tolse al "suo" poeta l'afflato di vita. Majakovskij si uccise il 14 aprile 1930, lasciando scritto Scusate, non è il modo, ma non ho via d'uscita.

Bibliografia

A. M. Ripellino, Majakovskij e il teatro russo d'avanguardia, Torino, 1959; P. Raffa, Avanguardia e realismo, Milano, 1967; V. Šklovskij, Majakovskij, Milano, 1967; R. Platone, Vladimir Majakovskij, Firenze, 1985.

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IL FATTO

BEATRICE DI FOLCO PORTINARI

Beatrice, la donna amata da Dante, di cui si propende ad ammettere l'esistenza storica, identificandola con Bice di Folco Portinari, andata sposa a Simone de' Bardi e morta l'8 giugno 1290. Dante la trasfigura nella "donna angelicata" della Vita Nova, secondo i moduli dello stilnovismo.

Dopo la morte di Beatrice, il poeta si concentra in una raccolta e dolorosa meditazione, che si conclude con il proposito "di dicer di lei quello che mai non fue detto d'alcuna".

La glorificazione promessa nella Vita nuova si realizza nella Divina Commedia, dove Beatrice possiede una forza attiva di perfezione nella propria fulgente bellezza di anima immortale rapita nella contemplazione divina, cosicché il suo sguardo di donna innamorata, divenuto lo specchio dell'eterno, attrae e solleva fino all'alto dei cieli il suo antico fedele.

Pur simboleggiando la Teologia o la Rivelazione, che subentra alla Ragione, Virgilio, per guidare l'uomo a Dio, Beatrice acquista spesso, nel poema dantesco, una bellezza umana e sensibile e un realistico rilievo.

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LA POESIA DEL GIORNO

L’AMORE E’ ENTRATO…

L’amore è entrato dalla finestra
e il vento ne ha approfittato
per portarsi via un poco di vita.
La notte non è passata presto.
Sentivo bussare alla porta
il giorno non veniva e t’aspettavo
fuori la finestra, le stelle beffeggiano
scherniscono l’ansia dell’attesa.
Vorrei il ritorno del vento ‘stanotte
ma la finestra rimane chiusa.
La notte è passata ma la vita non torna
come l’amore portato via dal vento
nelle ore d’attesa a finestra spalancata.
Tarda a venire il sole eppure
l’amore bussa come un mendicante
e quasi rompe i vetri per entrare
come il cuore mio che anela
disperatamente il tuo ritorno e il Sole.

Reno Bromuro (da Poesie nuove).

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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