14 agosto 1998
I primi risultati delle perquisizioni
nell’ufficio e nell’abitazione del magistrato suicida

GrausoSecondo i primi risultati ottenuti dagli inquirenti dopo le perquisizioni nell’ufficio e nell’abitazione del magistrato suicida Luigi Lombardini, emergerebbe una sua gestione parallela e segreta dei sequestri di persona, in contrasto con quella ufficiale dello Stato.

Da alcune agende risultano i pagamenti effettivi e i nomi dei beneficiari: non pare vi fossero vantaggi economici per Lombardini.

Intanto l’imprenditore Nicola Grauso rivela di aver pagato l’ultima rata di 1250 milioni per il riscatto di Silvia Melis, la cui liberazione sarebbe così costata 2650 milioni.

Due giorni dopo, il ministro dell’interno Giorgio Napolitano ammette che per il sequestro di Silvia Melis è stato sì pagato un riscatto, ma non autorizzato dai giudici, mentre l’imprenditore Nicola Grauso dichiara che ad un certo punto erano in corso tre trattative per liberare Silvia: quella segreta del giudice Lombardini, che conosceva uno dei rapitori, quella ufficiale dello Stato e la sua personale.

Ma continuiamo l’escursus dell' ATTO DI OPPOSIZIONE AVVERSO RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE

1) Non solo, ma con ciò non si considera che i casi indicati dalla richiesta di archiviazione, sono proprio quelli del Procuratore della Repubblica, dott. Carlo PIANA e del Giudice della procedura ex art. 2409 codice civile, dott. Vincenzo AMATO, i cui casi di incompatibilità sono stati pubblicamente denunziati proprio da L’Unione Sarda. Non si considerano, ancora, un altri due casi accertati dal GRAUSO e, cioè che il fratello del dott. DE ANGELIS, pubblico ministero in alcuni procedimenti a carico di GRAUSO, lavorava presso quello studio legale che difendeva il dott. PALOMBA ed ancora che il figlio del presidente dell’organo giudicante che ha condannato GRAUSO per diffamazione ai danni del dott. ALIQUO’, il dott. LENER, lavorava presso lo studio PIRASTU che difendeva il medesimo dott. ALIQUO’, parte civile nel processo in questione. E’ ovvio, però, che per stabilire se ed in che termini la constatazione della sussistenza di una situazione esattamente corrispondente a quella prevista dalle norme dell’Ordinamento Giudiziario, occorre stabilire nella sua complessità la situazione locale e verificare la sua incidenza con riferimento ai casi giudiziari che hanno visto il dott. GRAUSO come protagonista.

2) Sulla posizione di critica del GRAUSO nei confronti della magistratura cagliaritana. Anche con riferimento a tale aspetto, non consta quale sia la posizione assunta dalla Procura della Repubblica. In ogni caso, appare evidente come, ai fini della ricostruzione del peculiare contesto in cui si sono verificate le numerose vicende esposte dal denunziante, si sarebbe dovuto accertare quali fossero i rapporti tra il dott. LOMBARDINI ed i magistrati della Procura e del Tribunale di Cagliari ed all’uopo si sottolinea, quale investigazione suppletiva, l’acquisizione delle dichiarazioni di quei magistrati dell’ufficio Giudiziario di Cagliari che erano più legati a LOMBARDINI, come il Procuratore Generale di Cagliari. Dott. PINTUS, ed il Giudice RILLA per conoscere da loro quali fossero le confidenze ricevute dal dott. LOMBARDINI in ordine ai rapporti di quest’ultimo con i magistrati che hanno condotto inchieste nei confronti del dott. GRAUSO e che sono stati dallo stesso criticati pubblicamente nel corso della sua tenace difesa del LOMBARDINI. Soltanto in questo contesto, infatti, è possibile stabilire se alcune iniziative giudiziarie che hanno coinvolto il dott. GRAUSO siano o meno legate alla difesa del giudice suicidatosi l’11 agosto 1998. In ogni caso è assolutamente indispensabile procedere all’accertamento dei rapporti tra i magistrati che nel tempo si sono interessati delle questioni del dott. GRAUSO con il dott. LOMBARDINI.

3) Sulla vicenda ARBATAX 2000. Anche con riferimento a tale profilo del problema non emerge chiaramente quale sia la posizione assunta dalla Procura se di disinteresse o altro, sebbene anche tale vicenda, come quella precedentemente rievocata, appare di fondamentale importanza per la ricostruzione dei fatti esposti e che trovano il loro culmine nella vicenda dell’apertura del procedimento ex 2409 codice civile. Anzitutto occorre accertare chi ebbe ad impedire che l’accordo sul programma con la Regione Sardegna fosse realizzato. Ed a tal fine l’accertamento potrebbe condurre sempre a quel SANNA Emanuele di cui si dirà. Come ampiamente documentato dal GRAUSO nell’esposto, egli aveva pubblicamente denunziato il Presidente della Giunta regionale, il dott. PALOMBA, diessino ed ex magistrato legato agli ambienti giudiziari cagliaritani il quale aveva risposto, agli attacchi ed alle iniziative politiche del dott. GRAUSO, con una sinistra previsione (… chi pensa di poter azzannare spensieratamente il PDS ben che gli vada ci rimette i denti). Sul punto, non si comprende quale sia la posizione assunta dal pubblico ministero. In ogni caso, al di là dei tentativi di fornire una lettura riduttiva dell’episodio, emerge chiaramente l’esigenza di approfondire i rapporti esistenti tra il PALOMBA ed il dott. PIANA, tra il PALOMBA e l’allora vicedirettore de La Nuova Sardegna, Giorgio MELIS. Sul punto si segnala l’esigenza di acquisire la testimonianza del Giudice RILLA di fronte al quale il dott. Carlo PIANA ebbe a auspicare, prima dello svolgimento delle competizioni politiche alle quali partecipò il dott. GRAUSO con il Nuovo Movimento, che egli non vincesse le elezioni. Ma assai più concretamente, occorrerebbe procedere ad accertare un’altra circostanza per riempire di significato l’affermazione, altrimenti priva di contenuto, circa il fatto che non vi sarebbe alcuna prova che, all’epoca della nascita del Nuovo Movimento, vi fosse un preciso legame e, soprattutto, un preciso accordo tra esponenti del PDS ed esponenti della magistratura. Si tratta, infatti, questo di un punto che la stessa richiesta di archiviazione fa mostra di ritenere assolutamente rilevante ai fini della ricostruzione, non solo del clima ma anche della fattispecie giudiziaria ipotizzata sebbene, poi, di fatto nessun accertamento si sia svolto sul punto.

(2 continua)

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RICORDIAMOLI

VITTORIO DE SICA

Il 13 novembre 1974 Vittorio De Sica muore a Parigi. Nato a Sora (FR) il 7 luglio 1901, attore dagli anni Trenta, De Sica era stato uno dei protagonisti del neorealismo, firmando, con la collaborazione di Cesare Zavattini, film quali I bambini ci guardano, Sciuscià, Ladri di biciclette, Miracolo a Milano e Umberto D. Vittorio De Sica

Vittorio De Sica, uno dei più grandi registi e attori italiani. Il padre è un magistrato napoletano e la madre è romana, ma, chissà perché, De Sica ha sempre raccontato storie lacrimevoli sulla povertà della famiglia

Cresce a Napoli e a 22 anni si trasferisce a Roma ed esordisce a teatro con la compagnia di Tatjana Pavlova, una regista russa naturalizzata italiana che introdusse nella vita teatrale italiana il realismo psicologico di Stanislavskij.

Nel 1926 fa un primo tentativo fallimentare di entrare nel cinema e, per questo motivo, decide di ritornare al teatro fondando una propria compagnia insieme con Giuditta Rissone, che successivamente diventerà sua moglie, e Umberto Melnati. Il gruppo si specializza nel repertorio sentimental-brillante e non solo, uno dei registi è Luchino Visconti. Poi, nel 1932, grazie a Mario Camerini che gli confeziona un bel ruolo da giovane seducente e fatuo, ottiene il suo grande successo come attore cinematografico. E' la sfolgorante e illusoria stagione dei telefoni bianchi, di Gli uomini che mascalzoni, Il signor Max e Grandi magazzini.

Quindi nel 1940, a trentanove anni, passa dietro la macchina da presa e, influenzato dal maestro Camerini, gira alcune commedie scanzonate alternandosi tra regia ed interpretazione. Nascono Maddalena zero in condotta e Teresa Venerdì con Anna Magnani. Ma la disfatta dell'Italia incalza e i temi leggeri non illudono più. E' allora che De Sica conosce Cesare Zavattini ed è subito rivoluzione cinematografica.Vittorio De Sica e Totò nel film "I due marescialli"

I due prima girano I bambini ci guardano, che insieme ad Ossessione di Visconti anticipa la stagione neorealista, e poi nei due anni successivi alla guerra i capolavori Sciuscià e Ladri di biciclette. Le due opere, straordinarie per lucidità di intenti e per appassionato senso di partecipazione, sono premiate con gli Oscar come miglior film straniero e De Sica diventa regista di fama internazionale.

Intanto, però, la sua vita sentimentale è turbata dalla relazione con Maria Mercader, attrice spagnola, con la quale il regista-attore costituisce una nuova famiglia, alternandosi tra la Rissone, che nel frattempo gli ha dato una figlia, Emilia e i due bambini, Christian e Manuel, nati dalla nuova storia d'amore. Al di là della vita privata, però, De Sica continua il suo momento di grazia artistica.

Dopo Miracolo a Milano, gira quello che da molti è considerato il suo capolavoro assoluto, in altre parole Umberto D., sempre con la collaborazione alla sceneggiatura di Zavattini. L'opera segna anche la fine del neorealismo, lo scioglimento del connubio artistico con Zavattini e il passaggio ad una nuova fase artistica.

Come regista De Sica cambia toni, se non temi, e dirige alcune commedie come L'oro di Napoli e Il tetto e, quindi, la trasposizione cinematografica del romanzo di Moravia La ciociara. Quest'ultima opera è ben accolta negli Stati Uniti e a Cannes, dove la protagonista Sophia Loren vince l'Oscar come miglior attrice e ottiene analogo riconoscimento al festival francese.Sofia Loren interprete del film "La Ciociiara"

Poi vengono ancora commedie, anche se di alto livello, come Ieri, oggi e domani e Matrimonio all'italiana, entrambi con il duo Mastroianni-Loren. Ma sono soprattutto le esigenze economiche, il fatto di dover mantenere due famiglie, il regista potrà sposare legalmente la Mercader solo nel 1964, a costringerlo ad un iperlavoro, oltre cento film, come attore brillante in alcune famose commedie anni '50 - '60. Vale la pena ricordare almeno la serie di Pane, amore e fantasia e le poche pellicole a fianco di Totò, oltre che al ruolo drammatico ne Il Generale Della Rovere di Rossellini.

Alla fine degli anni Sessanta, torna nuovamente alla regia e gira Il giardino dei Finzi-Contini dal romanzo di Bassani ed è di nuovo Oscar come miglior film straniero. Poi altre opere minori fino alla morte avvenuta a Parigi, come ho ricordato, in seguito ad un intervento chirurgico per l'asportazione di una cisti al polmone. I figli Manuel e Christian hanno seguito le orme paterne diventando uno musicista e l'altro attore-regista. La figlia Emilia è stata per alcuni anni sposata all'attore-regista Carlo Verdone.

***

IL FATTO

UN POETA AL GIORNO
"ANTONIO DURANTE "SORDIDA ANGUSTA ANIMA...""

Il simbolismo nella poesia di Antonio Durante è la proiezione di simboli ed insieme, una tecnica psicodiagnostica. La proiezione dei simboli ha tre principali origini e fa parte dello sviluppo delle: Descrizioni fenomenologiche di processi psicologici dell’arte creativa.

Fu Josef Breuer a usare la "catarsi", che, secondo Ernest Jones, venne in realtà scoperta da una sua famosa paziente che l’aveva raggiunta appena scritta la parola fine ad un suo lavoro creativo. Il Breuer attraverso lo scritto della paziente riuscì a farle rievocare in uno stato d’ipnosi spontanea gli spiacevoli eventi occorsile, incluse delle allucinazioni terrificanti, che erano apparse sui manoscritti e costatò che dopo ciò essa si era sentita sollevata. Si giunse così a decidere che la proiezione dei simboli può essere classificata come una tecnica catartica.

Freud scartò la catarsi nell'ipnosi perché non gli era possibile ipnotizzare tutti i pazienti, per lo meno così profondamente come credeva che fosse necessario, mentre sviluppava la sua tecnica delle associazioni libere, suggeriva di concentrarsi su di un sintomo e quando non si produceva alcun progresso premeva la fronte assicurando che qualche pensiero gli sarebbe venuto in mente. La proiezione dei simboli differisce dalle tecniche della suggestione perché produce esperienze simboliche meno paurose, anziché il ricupero di un ricordo o la diretta manipolazione di un sintomo. L’associazione libera di Freud è simile all'analisi dei sogni, è una tecnica contemporaneamente diagnostica e terapeutica, per l’artista "unto".

La proiezione dei simboli permette l'inizio, quasi a volontà, d’esperienze simili ai sogni; differisce anche radicalmente dalle tecniche strettamente analitiche, poiché la terapia rimane in gran parte isolata a se stessa. Tuttavia l'analisi di uno scritto, di una statua, di un pezzo musicale non è suscettibile di controllo scientifico e sperimentale. La proiezione dei simboli offre all’Artista un nuovo e semplice metodo di saggiare la validità della sua creazione, confrontandoli con i temi universali del simbolismo onirico.

Jung, dopo aver perso interesse nel suo test che fa parte della storia delle diagnosi proiettive, si è egli pure concentrato sui problemi dell'analisi onirica tentando di descrivere più accuratamente i temi simbolici comuni, o archetipi come egli li ha chiamati. Però l'opera di Jung quanto a crescente controllo scientifico sulla interpretazione della creatività artistica, fa paragone e riferimento alla letteratura mitologica e alchemica, lascia molto a desiderare, specialmente riguardo alla dimostrazione sperimentale della validità dei suoi archetipi. Jung propone una visione del mondo differente da quella di Freud. Inoltre l'analisi non è il fine ultimo per Jung come lo era per Freud.

SORDIDA ANGUSTA ANIMA...

di Antonio Durante

Sordida angusta anima

hai fiutato il lezzo dei giorni

deturpato il volo in anfratti

e lidi purpurei (lidi purpurei

rischiarati dal viscidume).

Calunniato la gemma che enfiava

bagliori e spire di odori

contorto e latrato il tempo

il declivio dei lombi

le acque terse che sonnecchiavano in un bacio

la neve variopinta di lillà

il gelo di un sopruso.

Stordita silente litania del mondo

il tuo coro veemente spalanca il silenzio

e odia la funesta secreta cui gettasti

l’amore in catene.

Riverso in lago enfio di torpore lurido!

Ah! Fossi almeno l¹inverno la corda

immiserita della vita.

Solo pattume e gravità negli

interstizi della voce

scarna, devota

folgore di niente che vacilli nella Casa.

Perfino in declino, perfino nella

notte desolata

***

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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