13 settembre 1874
Arnold Schònberg e la dodecafonia

Nato a Vienna il 15 settembre 1874, figlio di un commerciante, Arnold Schònberg era destinato a seguire la professione paterna se fin da fanciullo non avesse manifestato spiccate doti musicali.

Cominciò a studiare per conto suo il violino, il violoncello e soprattutto la composizione, perfezionandosi in quest'ultima disciplina. Per guadagnarsi da vivere, scriveva canzonette e operette. Il grande musicista Mahler gli fu amico e lo assistette nel periodo della formazione, che avvenne in un momento cruciale per la storia della musica europea.

La crisi di rinnovamento musicale, già apertasi negli ultimi decenni dell'Ottocento, si era fatta più acuta, e di questa crisi Schònberg percorse tutte le tappe. Partì da posizioni postromantiche, all'insegna di Brahms e Wagner; sono di questo primo periodo Notte trasfigurata e Pelléas et Mélisande, ma presto si distaccò da questi primi modelli sotto lo stimolo delle più moderne correnti dell'avanguardia musicale, letteraria e pittorica.

Giunse ad una soluzione radicalmente nuova del problema musicale: il superamento dello schema tradizionale, delle regole armoniche. Con lui si apri l'epoca della musica atonale, preludio alla nascita della dodecafonia. cui sarebbe approdato nel 1920. Nel frattempo egli aveva iniziato una proficua attività didattica, accogliendo tra i suoi allievi Alban Berg e Anton Webern: si costituì così il nucleo della futura "scuola di Vienna".

Nel 1912 il suo Pierrot lunaire, l'opera più significativa del periodo atonale, destò scalpore a Berlino. Dopo la prima guerra mondiale la sua fama s'era ormai diffusa in tutta Europa.

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E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1515: Francesco I esce vincitore dalla battaglia di Melegnano.

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RICORDIAMOLI

C’ERANO UNA VOLATA DUE TORRI "UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA"

L'altro Ieri tutti hanno partecipato, nel modo più congeniale alla propria natura, il primo anniversario della tragedia che sconvolse il mondo intero; però nessuno si è posto la domanda: "Quali sono state le cause che hanno fatto maturare la tragedia?"

Facciamo insieme, con serenità di spirito e storicamente, senza toccare minimamente la politica (anche se a prima vista pare essere proprio la politica la causa prima) il viaggio a ritroso per capire, se un eventuale scontro belligerante avrà una sua ragione; perciò cerchiamo di conoscere per grosse tracce i protagonisti.

Osama Bin Laden nasce il 10 marzo del 1957 a Riyadh, la capitale saudita, è il diciassettesimo figlio di Mohammed Bin Laden e di una donna siriana; il suo nome in arabo significa "giovane leone". I Bin Laden sono originari della regione yemenita di Hadramawt, una vasta area desertica confinante a nord con il deserto saudita di Rub al Khali e a sud con il Mare Arabico, una zona conservatrice dove si osservano strettamente i precetti islamici; il villaggio di al-Rubat è un luogo di piccoli commerci e di grande povertà quando il padre di Osama decide nel 1930 di emigrare a Gidda.

La piccola impresa edile di Mohammed fa fortuna e tanta: negli anni Cinquanta l’amicizia con la famiglia reale gli procura importanti appalti e il Ministero dei Lavori pubblici, negli anni Sessanta restaura i tre luoghi più santi dell’Islam: la moschea di Gerusalemme, della Mecca e di Medina.

Osama, giovanissimo inizia a lavorare nel settore costruzione strade dell’azienda e sin da bambino segue molte lezioni di islamismo; il padre educa i figli secondo un rigido codice di devozione e di rispetto per l’azienda di famiglia.

Nel 1967 Mohammed muore in un incidente aereo e l’azienda passa nelle mani del figlio Salem, ventenne, che la trasformerà in una vera multinazionale: ricerche petrolifere, miniere, progetti energetici e telecomunicazioni i nuovi campi d’azione. Mentre Salem ha studiato in Inghilterra, ha sposato una ricca donna inglese, intrattiene negli Stati Uniti rapporti d’affari e d’amicizia, Osama mostra da subito i segni di un’evidente religiosità: a diciassette anni sposa una parente siriana che sarà la prima delle sue quattro mogli, si iscrive alla prestigiosa università Re Abdul – Aziz di Gidda e nel 1981 si laurea in economia e amministrazione pubblica e diviene per l’Occidente lo sceicco del terrore, un eroe per i fondamentalisti. La sua biografia permette di ripercorrere le tappe di un cammino spirituale, ideologico e politico che alimentano la diffusione nel mondo islamico di un feroce antiamericanismo. Si parte dal 1957, anno della sua nascita, ma sono gli ultimi decenni che dimostrano come riportare notizie sulla sua vita sia come scrivere un quaderno di guerra. Anzi, dei quaderni di guerre, perché sono molte le azioni di cui si è reso protagonista nel tentativo di liberare l'Islam "dagli occupanti e dai falsi musulmani".

Osannato dai seguaci organizza, come assaggio, un primo attentato alle Torri Gemelle il 26 febbraio 1993. Quelle Torri che per anni furono le più alte del mondo: 415 metri una, 417 l'altra. Le "Gemelle" parte di un complesso edilizio, il World Trade Center, sorto tra il 1966 e il 1973 in riva al fiume Hudson come una città nella città, rivoluzionò l’intero tessuto urbano di Manhattan.

L’area divenne, oltre che cuore finanziario della città, anche significativo polo turistico, meta quotidiana di ottantamila visitatori, che salivano fino alla Rooftop Promenade, al 110° piano per ammirare un panorama mozzafiato.

L'attacco alle Twin Towers dell'11 settembre 2001, come ho anticipato, aveva avuto un prologo circa otto anni prima: il 26 febbraio del 1993 un furgone imbottito di tritolo fu fatto esplodere in un parcheggio sotterraneo di una delle due torri. L'intenzione era di farle crollare, ma il piano fallì nonostante l'enorme quantità di esplosivo utilizzato.

Erano le 12:20 ora locale, le 18:20 in Italia, quando si verificò una gigantesca esplosione nel garage sotterraneo del livello B-2, sotto una delle due torri gemelle. Con un enorme boato, l'intero pavimento del garage crollò sopra la stazione della metropolitana sottostante. Il panico fu immediato: centinaia di persone restarono bloccate nella stazione e nell’attiguo centro commerciale sotterraneo, una galleria con 70 negozi. Inizialmente si pensò a un guasto al generatore della Path Station, che collega l'isola di Manhattan al New Jersey. Ma una telefonata di avvertimento, giunta alla polizia un quarto d'ora prima dello scoppio da parte di un fantomatico Fronte di liberazione della Serbia, aprì subito l’ipotesi dell’attentato. Scattò l’allarme terrorismo, anche perché si era alla vigilia delle trattative dell'Onu sul destino dell'ex Iugoslavia. Intanto, una successiva chiamata rivendicava l'azione in nome della causa croata. L'FBI iniziò le indagini e a Washington fu rafforzato l'apparato di sicurezza intorno alla Casa Bianca, al Congresso e a tutti gli edifici governativi. Per tutta la giornata rimasero paralizzati il traffico e gli affari della vicina Wall Street e nel resto dell'isola di Manhattan. Le oltre centomila persone che lavorano all'interno dei due grattacieli più alti di New York restarono intrappolate per ore, senza luce elettrica.

Da ogni parte della città arrivarono i primi soccorsi: pompieri e autoambulanze per domare le fiamme, assistere i feriti e liberare quanti erano rimasti intrappolati tra le macerie o nelle due torri. Le operazioni diventarono difficoltose, anche a causa del panico diffuso. Ci vollero circa due ore per spegnere gli incendi, mentre le autoambulanze facevano, per tutto quel giorno, la spola tra la punta di Manhattan e gli ospedali della città per portare i feriti: persone rimaste intossicate dai fumi tossici sprigionati, colpite dai vetri esplosi o coinvolte dal crollo del pavimento del garage. Il primo bilancio fu di cinque vittime, la sesta fu ritrovata solo il mese successivo durante la rimozione delle macerie. I feriti furono più di 1.000, la maggior parte dei quali intossicati dalle esalazioni sprigionatesi nell’incendio. Se si tiene conto dell'ora dell'esplosione e del numero delle persone presenti in quel momento nelle torri si può parlare di tragedia sfiorata.

Ci sono sempre molti turisti, in visita alla Grande Mela, altri lavoratori e frequentatori abituali. Qualcuno di loro si ritroverà, otto anni dopo, di fronte alla stessa drammatica situazione di emergenza. I primi intervistati ricorderanno l’enorme boato percepito e la sensazione che l’edificio stesse crollando, come per effetto di una scossa sismica. Intanto l’intera città è in preda al panico fino a tarda sera e anche gli edifici limitrofi sono stati evacuati, in misura precauzionale

Continuano i soccorsi: le forze dell’ordine e i pompieri fanno sgomberare tutta l’area, dove un fumo denso e tossico, sprigionato dagli incendi, ha reso irrespirabile l’aria. Tra urla, pianti e lamenti, la gente fu costretta a percorrere cinquanta o sessanta, o addirittura cento piani di scale completamente al buio; alcuni, invece che scendere preferirono salire verso gli ultimi piani, nella speranza di essere soccorsi dagli elicotteri, che giunsero solo nel tardo pomeriggio a causa delle cattive condizioni atmosferiche. Alcuni testimoni raccontarono di aver impiegato più di un’ora e mezza per scendere cento piani lungo le scale di sicurezza, a causa del buio e del fumo. L’intera città fu mobilitata come mai fino a quel momento.

Dopo sette anni e qualche giorno, nell'aprile del 2000, George W. Bush, in piena campagna elettorale, a chi gli chiedeva che cosa pensasse dei talebani rispose dicendo che lui di musica rock non ci capiva molto. Dall'11 settembre del 2001 questioni come il fondamentalismo islamico, la politica occidentale in Medio Oriente, l'esistenza di un'opinione pubblica musulmana, sono invece diventate oggetto di normale discussione. Nomi come Osama Bin Laden, il mullah Omar e Al Qaeda sono sulla bocca di tutti. Ma la chiarezza non sempre è stata presente, nemmeno nei mass-media. Il sottoscritto, a un anno da quell'evento incredibile e terribile, vi offre un’approfondimento per capire i perché, i motivi, le ragioni storiche e le vicende di uomini e organizzazioni che fanno da sfondo e da fondamento al peggiore attacco terroristico della storia.

LA TRAGEDIA MINUTO PER MINUTO

Sono le 7.48 del mattino dell’11 settembre 2001 dall'aeroporto di Boston decolla il volo 11 A.A dell'American Airlines. È diretto a Los Angeles e ha a bordo ottantuno passeggeri, due piloti e nove membri dell'equipaggio. Lo segue a dodici minuti di distanza il volo 175 della United Airlines diretto anch’esso a Los Angeles, con cinquantasei passeggeri, due piloti e sette assistenti di volo a bordo. È l'inizio del giorno più lungo e doloroso nella storia degli Stati Uniti d'America.

8.45 - Il boeing 797 (volo 11 A.A.) si schianta contro la torre nord all’altezza dell’80° piano. I primi testimoni oculari ricorderanno di aver visto un aereo volare inspiegabilmente a bassa quota tra i grattacieli, poco prima dell’impatto.

9.05 - L’altro boeing (volo 175 della U.A.) si schianta contro la torre sud, attraversandola come una lama, all’altezza del 47° piano.

9.20 - Giunge la notizia che l’FBI era stato avvertito di un possibile dirottamento poco prima dell’impatto.

9.28 - Il governo parla già di attentato.

9.30 - Inizia l’evacuazione del WTC.

9.42 - La tv di Abu Dahbi attribuisce la’attentato al Fronte Democratico per la liberazione della Palestina.

9.45 - Viene colpito anche il Pentagono: infatti un altro boeing precipita sull’eliporto e causa il crollo di un’ala dell’edificio che si incendia.

9.53 - La Federal Aviation Administration chiude tutti gli aeroporti USA. I voli interni sono sospesi, quelli transatlantici per gli USA sono dirottati verso il Canada. L’intera nazione si chiude a riccio.

10.07 - La prima torre colpita collassa su se stessa.

10.28 - Crolla la seconda torre. Ormai morti e feriti sono migliaia e più di 10mila persone vengono mobilitate per i soccorsi. Residenti e turisti fuggono dalla zona, mentre, come neve, cadono dal cielo le ceneri delle due Torri e l’aria diventa irrespirabile. La nube di polvere che si è levata sulla parte meridionale dell'isola di Manhattan dopo il crollo delle Twin Towers si depositerà solo dopo due ore.

Bibliografia
Osama Bin Laden un uomo religioso – a cura di Serena Savino
L’attentato del 26 febbraio 1993 - a cura di Silvia Fissore

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LA POESIA DEL GIORNO

OCCHI CHE NON CAPIVANO

PIEDI ARROSSATI (7)

Piedi arrossali dal freddo
giorni di guerra, i miei.
Compagno di giochi
nelle sere estive
introvabile d'inverno.

Faceva il calzolaio
aveva sedici anni
chiamato alle armi

lo mandarono in Russia.

Quando ritornerò
terminerò le scarpe:
piedi arrossati
scalzi rimasti
d'inverno
i miei.

Una croce
per i ragazzi della Julia!

Chi vi porta un Fiore?
Il Vento.

(7) Scritte nel settembre 1942, quando giunsero i due telegramma che avvertivano la famiglia Scaramuzzo, che Michele (sedici anni) era caduto in Russia (Alpino della Julia) e suo padre era stato fatto prigioniero dalle forze alleate, in Africa. "Piedi arrossati la scrissi il giorno dopo. Ricordo che era domenica.

Reno Bromuro da «Poesie della Vita» Ursini Editore Catanzaro 1991

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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