13 novembre 1868
I successi di Rossini

Gioacchino RossiniNato a Pesaro il 29 febbraio 1792, Gioacchino Rossini trascorse un'infanzia molto indipendente. I suoi genitori si guadagnavano la vita passando da un teatro all’altro, il padre come suonatore di corno, la madre come cantante lirica.

Il giovane Rossini fu affidato alla nonna che lo lasciava libero di fare ciò che voleva. Lasciato a se stesso, il ragazzo frequentò ben poco la scuola di cui non sopportava la disciplina. Apprendista fabbro, poi macellaio, fu licenziato tutte e due le volte dai suoi padroni.

Gioacchino dimostrava attitudine solo per la musica e per il canto. Ottenne il suo primo grande successo alla Scala di Milano nel 1812 e compose con una facilità eccezionale parecchie opere tuttora rappresentatissime. Le più famose sono "Il barbiere di Somiglia", "l'Italiana in Algeri", "La gazza ladra".

Aveva trentasette anni quando terminò la sua trentottesima opera, "Guglielmo Tell", Da quel momento in poi smise di comporre opere.

Nel 1824 si stabilì a Parigi, dove presto divenne una figura popolare.

Morì a Parigi il 13 novembre 1868. La sua salma fu trasportata a Firenze e seppellita nella chiesa di Santa Croce.

 ***

E’ SUCCESSO QUEL GIORNO:

1941: La portaerei britannica Ark Royal è affondata da un sottomarino italiano.

 ***

RICORDIAMOLI

GUGLIELMO TELL

Guglielmo Tell Leggendario eroe svizzero nato nel secolo Tredicesimo o Quattordicesimo. Le sue gesta sono riportate per la prima volta in una ballata anteriore al 1474, e poi divulgata da Johannes von Müller nel secolo Diciottesimo. Guglielmo TellSecondo questa tradizione gli abitanti dei cantoni di Uri, Schwyz e Unterwalden si sollevarono contro i rappresentanti del duca d'Austria. Uno dei rivoltosi era Guglielmo Tell che il balivo di Uri, Gessler, condannò a colpire con una freccia la mela collocata sulla testa del figlio. Guglielmo superò la prova ma fu messo agli arresti. Riuscì tuttavia a fuggire durante una tempesta e a uccidere Gessler.

Gli scritti su Guglielmo Tell, sono numerosi; ricordiamo in particolare un dramma, rielaborazione in prosa e in versi scritta da Jakob Ruof vissuto dal 1500 al 1558, una tragedia di Antoine Lenierre vissuto dal 1723 al 1793, che fece da premessa all'omonima opera di Federico Schiller, rappresentata a Weimar nel 1804.

Da una saga dell'età delle migrazioni e da leggende posteriori che ponevano in connessione il valente tiratore con le lotte di liberazione dei cantoni svizzeri dagli Asburgo, Schiller compose un dramma della libertà che da pura autonomia esteriore assurse per Tell, semplice cacciatore fattosi salvatore del suo popolo, a libertà etica.

Altre redazioni della tragedia sono dovute a Sheridan Knowles, Michel Pichat, Gil y Zárate, Eugenio d'Ors, mentre tra le opere musicali, di cui vanno almeno ricordate quelle di Grétry e di Weber, trionfò su tutte quella in quattro atti di Gioacchino Rossini, su libretto di de Jouy e Bis, rappresentata all'Opéra di Parigi il 3 agosto 1829. Il libretto ricalca l'omonimo dramma di Schiller, conferendo maggior rilievo al protagonista e alla vicenda amorosa di Rudenz e Berta, che diventano Arnoldo e Matilde, concedendo molto alle esigenze spettacolari dell'Opéra; di qui, tra l'altro, il gran numero di balletti, attenuando e sfumando i contenuti politici e sopprimendo alcuni personaggi.

Rossini affrontò questa, che doveva essere la sua ultima opera, al termine di una lunga ricerca ed evoluzione e dopo uno sforzo di adeguamento al nuovo ambiente francese, puntando su una dimensione europea di ampio respiro.

***

L’ANEDDOTO PERSONAGGI PADULESI "TELL"

Memorabile la rappresentazione del Guglielmo Tell fatta al teatrino dell’asilo, con interpreti eccezionali. Forse perché avevo solo nove anni o forse furono tutti bravi, ne rimasi così colpito che… La rappresentazione avvenne a Natale del 1941; avrei voluto assistere alle prove: niente da fare, erano ammessi soltanto gli studenti. Ma non cedetti. Incappucciato nel cappotto militare che mio padre aveva lasciato a casa, un giorno che passò veloce, come faceva spesso, mi sedevo per terra e cercavo di seguire attraverso uno spiraglio; finché una sera don Giulio Abbate, che dirigeva la compagnia, mi fece entrare e potetti non solo vedere le prove, ma anche imparare come si dirigeva la messinscena. Tell lo interpretava Gigino D.J., Gessler il maestro elementare Radice (Dio quanto lo odiammo!), il quale era così bravo da far saltare i nervi a tutti per la sua cattiveria. Vi lascio immaginare, i pensieri che frullavano nella mia mente quando ingiungeva di salutare il capello appeso sopra un’asta e quando impose a Tell di scoccare la freccia sulla mela messa sulla testa di suo figlio. Quante volte fui tentato di propormi come interprete del figlio di Tell: non me lo permisero, perché non appartenevo alla loro casta. Quanta miseria c’era nel loro atteggiamento…

- E tu da dove sbuchi?

- E’ mezz’ora che sto qui. Ero a parlare con tua moglie… tu sei sempre schiaffato ‘nfacci’’a ‘stu computer; ma te vuò fermà nu poco?

- Siente Frattò, sei giunto in un momento poco opportuno, perché non riesco a ricordare i nomi degli altri interpreti del Guglielmo Tell…

- Quale edizione, quella del ’41 o quella del ’50?

- Il Cinquanta già ero a Napoli da due anni. Parlo di quella del ’41…

- … e tu ricordi una cosa accaduta nel 1941?

- Certo. Mi sto avvicinando, Frattò, mi sto avvicinando! Da un po’ di tempo vivo solo di ricordi e… quando si comincia a vivere di soli ricordi, la morte è vicina…

- … la vecchiaia vuoi dire!

- No, no; la morte!

- Ma ‘o ssaje che si ‘nu tipo? A morte ti sta bene e ‘a vecchiaia no?

- In questo momento ho solo nove anni, Frattò!

- Per gamba, per braccio, per occhio e per orecchio…

- Il conto torna fra un paio d’anni. Te ricordassi per caso chi interpretava il figlio di Tell?

- All’edizione del ’50 lo interpretavo io e fu tutta un’altra cosa. Almeno come raccontavano gli stessi interpreti del 1941. Quell’edizione dovettero purgarla e non poco, tanto è vero che di Schiller, asserivano il maestro Radice e Gigino, c’era rimasto poco o niente. Visto che parliamo di ricordi, ricordi… che ti possano benedire… quando ci facesti recitare "Signora fortuna", casa per casa, e ti ubriacasti come un porco che non ti reggevi più in piedi?

- Frattò, che vuoi, veramente?

- Niente, sono venuto a ringraziarti per i soldi che mi hai prestato perché pagassi l’assicurazione della macchina.

- E dove l’avrei presi questi soldi?

- Frattò, non cantà vittoria, che qui non c’è un cent, bambolo!

- Ci avevo sperato. Allora domani mi tocca andare a scuola con l’autobus: l’assicurazione è scaduta!

- Si fai bene, almeno non ti perdi. Sai che ieri mattina dovevo incontrare la proprietaria di Tam Tam un mensile letterario, sono andato in macchina, ho fatto dieci volte il medesimo giro per trovare la strada, e quello che mi fa ridere è il fatto che ad ogni persona che domandavo dove si trovasse la strada che cercavo, mi guardavano fisso negli occhi e poi dopo un minuto mi dicevano "BOH!". Così sono ritornato a casa senza incontrarmi con la Signora Valeria.

- A proposito, scusa se salto di palo in frasca, tanto i soldi per l’assicurazione tu me li presterai…

- Perché tu conosci la via del ritorno dei soldi?

- Non ti preoccupare, appena mia moglie si sposa ti rimborso fino all’ultimo centesimo.

- Che stavi per dire?

- Che FRANCO SANTAMARIA all’Accademia della Voce in Via Pace, 15 a Brescia presenta "Parola e Immagine: Poesia e Pittura", la Mostra si inaugura il 22 novembre ed è visitabile fino al 24; è un fac-simile di quella fatta a Roma e che commentasti tu, ricordo che leggesti pure le poesie. Confessalo, ti sarebbe piaciuto andare a Brescia, è vero?

- Se non avessi gli acciacchi che ho. Sai la cosa che mi da più fastidio quando mi muovo? Portare il borsetto con tutti i medicinali. Il diabete è una brutta bestia!

- Allora domani la pago l’assicurazione della macchina?

- Frattò, e quanto si scucciante!

***

LA POESIA DEL GIORNO

SEI TU

Sei tu che all'alba, con il canto
dell'allodola mi porti la lieta novella
il giorno nasce e la vita è nostra.

Sei tu che col canto dell'allodola
filtri coi raggi del sole
nella spoglia e ricca cameretta
mi baci sulla fronte
mi baci sulla bocca
mi avvolgi il corpo
in un abbraccio che sa di amore
eterno e bello; mi accuccio
nelle tue braccia come un bambino
assetato d'affetto, mi lascio avvolgere
dal calore di quell'abbraccio.

Mi crogiolo in quel sole
perché sincero e pulito.

Reno Bromuro (da "Senza levatrice" Editrice Albatros Roma 1983)

Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

************************
L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

Torna all'indice

Reno Bromuro
reno.bromuro@elbasun.com

Home ElbaSun
www.elbasun.com - il sito del SOLE