13 maggio 1999
Ciampi eletto al primo scrutinio
alla Presidenza della Repubblica
Carlo
Azeglio Ciampi è stato eletto al primo
scrutinio alla Presidenza della Repubblica;
Giuliano Amato lo sostituirà al
Ministero del Tesoro. Un’ampia maggioranza
di senatori, deputati e delegati regionali ha
riversato i propri voti nelle urne di Palazzo
Montecitorio permettendo l’elezione del
decimo Presidente della Repubblica Italiana
nella persona del Ministro del Tesoro in
carica, Carlo Azeglio Ciampi, nato a
Livorno il 9 dicembre 1920: nel 1946 impiegato
alla Banca D'Italia, dal 1979 al 1993 ne diventa
il Governatore. Nel 1993-94 ha ricoperto la carica
di Presidente del Consiglio.
Nel 1993 è stato il primo presidente del Consiglio non parlamentare, carica affidatagli dal presidente della Repubblica Scalfaro, in una fase di grave crisi politica, economica e finanziaria. Attuata una rigorosa politica di risanamento in campo economico, favorendo una sensibile discesa dei tassi, artefice, sul piano della politica interna, del passaggio del Paese verso un nuovo sistema elettorale di tipo maggioritario, nel 1994 ha rimesso il suo mandato.
Chiamato nel 1995 a presiedere il Competitiveness Advisory Group in seno alla Commissione Europea, Ciampi è rientrato nella politica attiva in occasione della vittoria elettorale della coalizione dell'Ulivo dell’aprile 1996 e, il 24 novembre 1996, il suo impegno si è concretizzato non solo nel rientro della moneta italiana all'interno del Sistema Monetario Europeo (S.M.E.), ma soprattutto nell'ingresso dell'Italia nell'Euro insieme con i primi undici Paesi.
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RICORDIAMOLI13 maggio 2000 "Il terzo segreto della Madonna di Fatima"
Nel giorno in cui si celebra la beatificazione
dei due pastorelli, cui apparve la Madonna nel
1917, papa Giovanni Paolo II ha affidato al
Cardinale Sodano il compito di rivelare per
la prima volta il terzo segreto della Madonna
di Fatima, i primi due profetizzavano la
guerra mondiale e l'avvento del comunismo e furono
resi noti da Suor Lucia, l'unica testimone
d
elle
apparizioni, nel 1940. Il terzo segreto
riguarderebbe il secolo appena trascorso e le
sofferenze che i sistemi atei hanno inflitto alla
Chiesa. La Madonna nel 1917 indicò ai pastorelli
la visione di un vescovo vestito di bianco che
cammina faticosamente verso la croce e cade a
terra come morto per i colpi di arma da fuoco.
Parole che inevitabilmente riportano alla mente
l'attentato al Papa del 13 maggio 1981:
Papa Wojtila disse subito che quel giorno
una "mano divina" aveva deviato la
pallottola partita dalla pistola di Ali Agca.
Giovanni Paolo II è il 264° Papa, 263°
Successore di Pietro. Karol Józef
Wojtyła , eletto Papa il 16 ottobre 1978,
nacque a Wadowice, città a 50 km da Cracovia, il
18 maggio 1920. Era il secondo dei due figli di
Karol Wojtyła e di Emilia Kaczorowska,
che morì nel 1929. Suo fratello maggiore Edmund,
medico, morì nel 1932 e suo padre, sottufficiale
dell’esercito, nel 1941. A nove anni ricevette la
Prima Comunione e a diciotto il sacramento della
Cresima. Terminati gli studi nella scuola
superiore Marcin Wadowita di Wadowice, nel
1938 si iscrisse all’Università Jagellónica di
Cracovia. Quando le forze di occupazione naziste
chiusero l’Università nel 1939, il giovane
Karol lavorò dal 1940 al 1944 in una cava ed,
in seguito, nella fabbrica chimica Solvay
per potersi guadagnare da vivere ed evitare la
deportazione in Germania.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequentò i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha.Fu uno dei promotori del"Teatro Rapsodico",anch’esso clandestino.
Dopo la guerra, continuò i suoi studi nel seminario maggiore di Cracovia, nuovamente aperto, e nella Facoltà di Teologia dell’Università Jagellónica, fino alla sua ordinazione sacerdotale a Cracovia il 1 novembre 1946.
Successivamente, fu inviato dal Cardinale Sapieha a Roma, dove conseguì il dottorato in teologia, con una tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. In quel periodo, durante le sue vacanze, esercitò il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda. Nel 1948 ritornò in Polonia e fu coadiutore dapprima nella parrocchia di Niegowić, vicino Cracovia, e poi in quella di San Floriano, in città. Fu cappellano degli universitari fino al 1951, quando riprese i suoi studi filosofici e teologici. Nel 1953 presentò all’Università cattolica di Lublino una tesi sulla possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler. Più tardi, divenne professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino.
Il 4 luglio 1958, il Papa Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Ombi e Ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958 nella cattedrale del Wawel (Cracovia), dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak.
Il 13 gennaio 1964 fu nominato Arcivescovo
di Cracovia da Paolo VI che lo creò Cardinale
il 26 giugno 1967. Partecipò al Concilio
Vaticano II con un contributo importante
nell’elaborazione della costituzione Gaudium et
spes. Il Cardinale Wojtyła prese parte
anche alle cinque assemblee del Sinodo dei
Vescovi anteriori al suo Pontificato.
Dal 1978 fino ad oggi, ha convocato quindici assemblee del Sinodo dei Vescovi: sei generali ordinarie (1980, 1983, 1987, 1990; 1994 e 2001), un’assemblea generale straordinaria e otto assemblee speciali (1980, 1991, 1994, 1995, 1997, 1998 [2] e 1999).
Nessun Papa ha incontrato tante persone come Giovanni Paolo II: alle Udienze Generali del mercoledì, oltre mille hanno partecipato finora più di sedici milioni di pellegrini, senza contare tutte le altre udienze speciali e le cerimonie religiose, nonché i milioni di fedeli incontrati nel corso delle visite pastorali in Italia e nel mondo; numerose anche le personalità governative ricevute in udienza: basti ricordare le trentotto visite ufficiali e le altre seicentocinquanta udienze o incontri con Capi di Stato, come pure le duecentododici udienze e incontri con Primi Ministri. (dal Sito Ufficiale del Vaticano)
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IL FATTO
ALI’ AGCA SPARA AL PAPA
Mercoledì 13 maggio 1981 in Piazza San Pietro
c’è udienza generale: la folla festeggia il
passaggio del Papa. Giubilo e commozione,
preghiere e applausi si fondono tra loro.
Giovanni Paolo II, come al solito, abbraccia i
suoi fedeli, stringe mani, benedice bambini. Sono
le 17 e 19, due colpi di pistola e la piazza
scossa e incredula ammutolisce. L’attentatore,
Ali Agca, è immediatamente arrestato.
Ali Agca è nato nel gennaio del 1958 a Yesiltepe in Turchia, ai confini con il Kurdistan; faceva parte dell’organizzazione terroristica di estrema destra, chiamata "lupi grigi", nata come risposta al golpe militare che aveva portato al potere il generale Evran. Il loro obiettivo: rendere pubblica la causa del popolo turco contro le mire espansionistiche dei paesi occidentali. Agca, già nel 1979 aveva ucciso Abdi IpeKci, giornalista di spicco del quotidiano democratico Milliyet. Detenuto nel carcere di massima sicurezza di Kartel Maltese, riuscì ad evadere grazie all’aiuto dei suoi amici militanti.
Nel 1979, durante il viaggio di Papa Wojtyla in Turchia, dichiara esplicitamente di voler uccidere il Sommo Pontefice. Nonostante l’avvertimento, il 13 Maggio 1981, in un normale pomeriggio in Piazza San Pietro andrà molto vicino alla realizzazione del suo proposito. Il Papa sarà trasportato all’ospedale Gemelli: ferito ad una mano e all’addome. In un primo momento le sue condizioni sembrano critiche, ma con il passare del tempo la situazione apparirà meno tragica di quanto si pensasse. Un’infezione costringerà i medici ad un secondo intervento, ma tutto si risolverà per il meglio. In questi momenti di tragica apprensione, il mondo intero chiede quali siano le forze che hanno armato la mano di Agca.
Il 22 luglio 1981, dopo soli tre giorni di
processo i giudici della corte d’Assise condannano
all’ergastolo Ali Agca. L’ipotesi di
minorazione psichica dell’imputato, sostenuta dai
suoi difensori non sta in piedi. Per i giudici,
dietro Agca vi è l’opera di
un’organizzazione eversiva rimasta nell’ombra.
Sono anni difficili, il mondo è diviso in due
blocchi contrapposti, da un lato gli Stati Uniti e
le potenze occidentali, dall’altro la Russia e le
forze comuniste. Lo stesso Agca, dopo un
anno, iniziò a collaborare con la giustizia. Dalle
sue confessioni partirà un nuovo filone che
porterà ad indagini ed arresti: la pista bulgara,
il Kgb. La sentenza del 1986 non
dimostrerà però l’esistenza di un complotto, dopo
tre anni si arrivò all’assoluzione di quasi tutti
gli indagati. Negli anni seguenti cambierà
ripetutamente versione. Parole contraddittorie che
contribuiranno ad infittire il mistero. Agca
parlerà di ufficiali dei servizi segreti americani
che gli avrebbero garantito la libertà dietro
rivelazioni fasulle sul Kgb e la
pista bulgara. Altri, come Oral Celik,
presunta spalla di Agca in piazza San
Pietro, hanno ipotizzato che il misterioso
mandante andasse ricercato nell’intreccio
politico-finanziario che vedeva coinvolto l’Istituto
Ambrosiano di Roberto Calvi e lo
IOR.
Dietro questi intrecci vi era il fine recondito di destabilizzare il Vaticano e lo Stato italiano. Il fitto mistero dietro il quale si cela la verità su quel tragico attentato ha accentuato una visione mistica degli avvenimenti: il terzo mistero di Fatima, che afferma (come ho già anticipato) che "Un vescovo bianco che cade colpito da una pallottola fra le rovine di una chiesa ormai obsoleta, ecco la visione di Lucia, la pastorella alla quale le rivelazioni della Madonna avrebbero svelato il terzo mistero di Fatima. L’enigmatica rappresentazione del "vescovo bianco" è stata al centro di accesi dibattiti nel mondo cattolico e la mancata trascrizione della terza parte del segreto ha contribuito ad infittire il mistero. Ali Agca, in una lettera al cardinale Casaroli dichiara di essere l’esecutore materiale, lo strumento di un progetto divino, la mano armata di una volere superiore. Papa Wojtyla, invece, convinto che i proiettili fossero stati deviati dalla Madonna, recatosi a Fatima nel giugno del 2000, le renderà grazie facendo incastonare il proiettile nella sua corona".
Dopo anni d’indagini non è stata svelata l’entità che si celava dietro la mano attentatrice del lupo grigio. Nel giugno del 2000, in seguito alla proposta dell’allora ministro di Giustizia Pietro Fassino, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha firmato la grazia per Agca. Il Papa aveva più volte manifestato il suo perdono all’attentatore ed è stato uno dei maggiori sostenitori dell’atto di clemenza. Scampato all’ergastolo comminatogli in Italia nel 1982, una volta estradato in Turchia, Agca sconterà solo alcune condanne per reati commessi in patria. In Turchia gli restano da espiare quasi vent’anni di reclusione per l’uccisione del giornalista Abdi IpeKci e per una rapina in un’industria di Istanbul. La recente approvazione nel Parlamento turco del provvedimento di amnistia potrebbe, però, portare, entro cinque anni, alla sua scarcerazione. Si avvicina, dunque la libertà per l’uomo che nel maggio 1981 ha attentato alla vita del Papa, l’uomo che si lascia alle spalle uno dei grandi misteri irrisolti degli ultimi anni.
Biobibliografia "Chi ha armato la mano di Alì Agca? di Tobia De Stefano
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LA POESIA DEL GIORNO
LETTERA D’UN FIGLIO
Padre
se anche non fossi mio padre
ugualmente ti amerei per te
stesso.
Se mi tornassi questa sera accanto
troverei per te un pianto da bambino
e gli occhi s’aprirebbero al sorriso.
Ricordo le lontane stagioni
quando detestavo la tua immagine
perché mi prendeva la libertà:
i cinque minuti per sentirmi io.
Non capivo che mi proteggevi
dalla vita e da giorni ingannevoli.
Con gli anni ho imparato ad amarti
e ho sofferto molto per capire.
Ho combattuto con l’immaturità
e i limiti del mio carattere
per riuscire a sentire cosa sei
veramente per me: due occhi puri
e un cuore immenso che sa donare;
ma non lo capivo e non facevi
niente perché lo comprendessi.
Ora sono in bilico sul primo gradino
della vita e aspetto che qualcuno,
forse tu, Padre mio, se ne accorga.
Non mi hai accompagnato fin qui
ma forse, papà, un pezzo di strada
lo possiamo ancora fare insieme.
Padre
se per una volta mi avessi stretto
le mani nelle tue l’Universo intero,
così grande ci avrebbe visti insieme.
La storia già scritta ha lacerato
tutti i sogni nostri e li ha impressi
sul tuo volto stanco. Adesso
che non ci appartengono più
li tocco.
Ascoltiamo insieme la melodia
del silenzio. Facciamola nostra,
ora, questa Pace; ma ora, subito,
che domani potrebbe essere tardi.
Reno Bromuro (da Poesie nuove)
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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno
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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato
Reno Bromuro |

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