13 giugno 2000
Luigi Angeletti nuovo segretario generale della UIL

Luigi Angeletti è il nuovo segretario generale della UIL; succede a Pietro Larizza, nominato presidente del Cnel

Luigi Angeletti, è nato a Greccio, in provincia di Rieti, il 20 maggio 1949. Ha iniziato la militanza sindacale come delegato in un’azienda metalmeccanica di Roma, la O.M.I. Luigi Angeletti (Ottica Meccanica Italiana) dove ha lavorato per molti anni.

Dal 1975 al 1980 è Segretario Provinciale della UILM e della FLM di Roma. Nel 1980 è eletto Segretario Nazionale della UILM. Gli è affidato l’incarico di responsabile della Organizzazione e, dal 1986, quello del settore auto. In questa veste ha gestito, tra l’altro, l’accordo per l’acquisizione dell’Alfa Romeo da parte della Fiat.

Eletto Segretario Generale della UILM nel febbraio 1992. Nel giugno del 1998 è eletto Segretario Confederale UIL. In questo ruolo ha seguito per la Confederazione le politiche contrattuali e le politiche industriali per tutti i settori dell’industria e dell’artigianato.

Il 13 giugno 2000 è stato eletto Segretario Generale della UIL. Membro dell’Esecutivo della CES (Confederazione Europea dei Sindacati). Consigliere del CNEL (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Ha pubblicato diversi articoli e saggi sui temi della concertazione e delle politiche contrattuali. E’ appassionato di storia e di letteratura

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RICORDIAMOLI

ANNA FRANK

Anneliese Marie Frank, chiamata da tutti Anna, nacque a Francoforte sul Meno Germania il 12 giugno 1929. Il padre Otto Frank proveniva da una famiglia molto agiata ed ebbe un’educazione di prim’ordine. Purtroppo gran parte del patrimonio familiare andò perduto, a causa dell’inflazione, durante la prima guerra mondiale. Nel 1925, Otto sposò Edith Hollander e un anno dopo, il 16 febbraio 1926, nacque la loro primogenita Margot. In seguito alle leggi razziali emanate da Hitler, nel 1933 il signor Frank decise di trasferirsi ad Amsterdam (Olanda). Il cognato, che viveva a Basilea, era funzionario di un’importante azienda, che aveva una succursale ad Amsterdam, propose Otto come dirigente e, da allora, gli affari della filiale olandese della ditta prosperarono.Anneliese Marie Frank, meglio conosciuta come Anna Frank

Le due ragazze crebbero spensierate: buone scuole, amici, divertimenti, sport, cinema, gite. Anna, invece, era molto più vivace, arguta ed estroversa, ispirava simpatia solo a guardarla. La maggiore era la preferita della madre, mentre la minore era, chiaramente, la "cocca di papà", al quale andava rassomigliando sempre di più, sia moralmente, sia fisicamente. Del resto, proprio Anna nel suo diario, dichiara: "…se papà approva Margot, loda Margot, accarezza Margot, io mi rodo, perché vado pazza per papà. E’ il mio grande modello, a nessuno voglio bene quanto a papà!…" (7 novembre 1942).

Nel mese di luglio del 1942 una lettera gettò i Frank nel panico: era una convocazione per Margot, con l’ordine di presentarsi per un lavoro ad Est. Non c’era più tempo da perdere: l’intera famiglia si trasferì nel rifugio trovato da Otto, un appartamento proprio sopra gli uffici della ditta, il cui ingresso era nascosto da uno scaffale girevole, contenente alcuni schedari. A loro si aggiunsero altri rifugiati: Herman Van Daan, socio della Traviers & Co. per il reparto spezie, sua moglie Petronella, ebrea tedesca, il figlio Peter con il suo gatto nero Mouschi e, in un secondo tempo, il dentista Albert Dussel.

Il diario di Anna è una cronaca preziosissima dei giorni di quei tragici due anni: una descrizione minuziosa delle vicissitudini di due famiglie costrette a convivere in pochi metri quadrati di spazio, i caratteri degli abitanti, le piccole manie di ognuno, gli scontri, le liti, gli scherzi, i malumori, le risate e, sopra di tutto, il costante terrore di essere coperti: "…mi sono terribilmente spaventata, scrive il 1 ottobre 1942, ebbi un solo pensiero, che stessero venendo, chi lo sai bene…"

L’arguta penna di Anna ci dipinge, caratteri degli altri reclusi, parla di Hermann Van Daan, di Petronella Van Daan

Cosa faceva Anna, l’adolescente irrequieta, tutto il giorno? La mattina era uno dei momenti più difficili della Anna Frank con la mamma e la sorellagiornata: dalle 8.30 alle 12.30, bisognava stare fermi e zitti per non far trapelare il minimo rumore al personale estraneo dell’ufficio sottostante, non camminare, bisbigliare solo per stretta necessità, non usare la toilette. Durante queste ore, con l’aiuto del signor Frank coltissimo per suo conto, i ragazzi studiavano per non rimanere indietro nelle materie scolastiche. A parte Margot, definita vero topo di biblioteca, Anna detestava la matematica, la geometria, e l’algebra, adorava la storia, le materie letterarie e seguiva un corso di stenografia per corrispondenza. Aveva poi i suoi interessi personali: la mitologia greca e romana, la storia dell’arte, studiava meticolosamente tutti gli alberi genealogici delle famiglie reali europee e nutriva una passione per il cinema, fino al punto di tappezzare le pareti della sua cameretta di foto delle star. Come tutti gli adolescenti era in continuo conflitto di amore – odio con gli adulti, soprattutto con la madre, un po’ di meno con il padre, suo grande modello.

Intanto nel mondo esterno le notizie erano sempre più tragiche, la polizia nazista, con l’aiuto dei collaborazionisti olandesi, compivano ogni sorta di razzie e di retate: un uomo tornava a casa dal lavoro o una donna dalla spesa e trovavano la casa deserta, ed i familiari scomparsi, i bambini tornavano a casa da scuola e non trovavano più i genitori, la casa sbarrata e rimanevano soli al mondo senza nemmeno sapere il perché, i beni delle persone scomparse, ebrei o loro parenti, erano confiscati dalle autorità tedesche. Anche coloro che aiutavano queste persone disperate, spesso alla forsennata ricerca di un luogo sicuro, ossia un nascondiglio, correvano gravissimi pericoli, poiché la Gestapo aveva iniziato a praticare la tortura in maniera indiscriminata. L’Olanda versava in uno stato di povertà, procurarsi il necessario per vivere era diventato un’impresa per tutti: ci si arrangiava con la Borsanera, inoltre i rifugiati, essendo civilmente scomparsi non avevano nemmeno diritto ai tagliandi annonari per ricevere i viveri razionati.

L’ultima pagina del diario di Anna risale al primo agosto, poi più nulla. Venerdì 4 agosto 1944, durante una tranquilla mattina, che sembrava come tutte le altre, la polizia tedesca, guidata da Silberbauer, un collaborazionista olandese, fece irruzione nell’ufficio e nell’alloggio segreto, grazie ad una spiata: tutti i rifugiati ed i loro soccorritori furono arrestati. Si salvarono solo Elli Vossen, perché creduta estranea, Miep Gies grazie alle sue origini viennesi, il marito Henk che, in quel momento, era altrove. Fu proprio Miep, passato il primo momento di panico, che si occupò di salvare il salvabile: nel disordine dell’irruzione nell’alloggio segreto tutto era gettato per terra, fu lì che trovò il diario di Anna, lo prese e lo conservò, anche Muoschi, il gatto di Peter trovò in lei la sua salvezza.

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IL FATTO

UN POETA AL GIORNO "NADINE SPAGGIARI ASCARI E LA SENSIBILE PAROLA"

Nadina Spaggiari Ascari nasce a Soliera il 23 ottobre 1950. Si diploma alla scuola d’arte "Florentia" di Modena nel 1969. Dal 1970 al 1974, lavorando per Krizia come modella, ha la possibilità di visitare le più belle città italiane ed alcuni paesi esteri. Questa esperienza le arricchisce il cuore d’entusiasmo e nuove emozioni facendo nascere in lei il desiderio di poter immortalare i suoi stati d’animo sulla tela.

La sua inclinazione per il disegno e la comunicazione visiva la coinvolgono in diverse esperienze lavorative nel campo della grafica pubblicitaria e del design d’immagine. In quel periodo collabora con Franco Bonvicini (in arte Bonvi) e Mondadori (illustrando le copertine di alcuni romanzi), fino a raggiungere la maturità professionale che le permetterà di creare, nel 1976, un’agenzia di grafica ed illustrazione pubblicitaria. Nel 1996 decide di abbandonare la grafica per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, sua prima grande passione e fonte inesauribile di calore. Il cuore, la sua anima parlano attraverso essa, esprimendo ogni turbamento provocato dal vivere quotidiano

Noi siamo, dalla nostra stessa natura, portati a guardare e ad ammirare le cose grandi, trascurando assai spesso tutto ciò che è piccolo. I nostri occhi si appagano alla vista delle grandi proporzioni, mentre non riescono a scorgere gli oggetti e gli esseri più minuti. Anche il nostro cervello compie lo stesso lavoro. Ad esempio, per noi la storia è ricca di nomi di grandi comandanti che hanno saputo con i loro eserciti conquistare vaste regioni.

Era un giorno di novembre, in montagna. Da un fortuito incontro di nubi di diverso aspetto, si scatenò un violento temporale. In breve scesero dal cielo fitte gocce di pioggia, seguite da un violento tambureggiare di grandine e, infine, da una breve, ma intensa nevicata. Nello spazio di poche decine di minuti, si susseguirono i tre più comuni fenomeni di precipitazione atmosferica. Non sono un meteorologo per spiegare come tutto ciò possa essere avvenuto. Con un poco di fantasia, e seguendo lo stile dei favolisti, si può immaginare quali possano essere state le chiacchiere scambiate fra loro dai tre misteriosi personaggi rappresentanti i fenomeni atmosferici.

La pioggia prende per prima la parola. "Assetata dalla siccità"! La mia vita è particolarmente strana. Se continuo il mio lavoro per qualche giorno consecutivo, tutti alzano gli occhi verso il cielo, cercando di trovare uno spiraglio fra le nubi, che annuncino la fine della mia opera. Per lei: Nadine Spaggiari Ascari, la quale nella siccità di un tempo utopico sente che solo l’amore può dissetare ed esaltare. Quanta attesa e speranza si sprigionano dai suoi versi. L’attesa si fa ansia, l’ansia paura; ma nel buio selvame che si forma e deforma nella memoria del poeta, c’è l’esaltazione dell’amore, che placa attesa, ansia, paura.

Quanto leggevo questi versi e ascoltavo la melodia che si spandeva nell’immensità del cielo, ero convinto che se veniva da me, certamente sarebbe andata anche dagli altri. Nessun'altra creatura riesce a modulare la musica, che scaturisce dall’insieme delle parole, anche se si trova nelle vicinanze e il tono del colloquio non lascia dubbi.

A questo pensiero, tacciono il passero, la rondine, la pioggia, la grandine, la neve, poiché il pianto è così disperato di non poter fare niente se non gridare a voce spiegata, per cercare di fermare "l’abbandono dei bambini/ dalla follia collettiva" la sua vita è diventata troppo difficile.

Rimane il ricordo amaro, desolato del poeta: i bambini abbandonati dalla follia collettiva e la bocca secca per la siccità che non permette di avere acqua per dissetarsi. Si sente disancorata alla terra, per la tragedia, di amori cercati, richiesti e non avuti: è, il suo un dolore che non si può esprimere, che rimane chiuso dentro, fino all’ossessione. Eppure sarebbe bastata una sola parola e un po’ d’acqua, forse!…

SENSIBILE PAROLA

Assetata dalla siccità
di un tempo utopico
solo l'amore mi esalta

ma brucia il vento fatto di sale
sulla sensibile parola

i sentimenti urlano per le piaghe
dolorose come il castigo

si rinchiudono nel limbo
come neonati abbandonati
dalla follia collettiva

Nadine Spaggiari Ascari

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Un abbraccio circolare con tutto l’amore cui sono capace e l’augurio che il sole sia sempre più caldo e sincero come il vostro cuore desidera, Reno

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L'amore degli uomini ha un fine e una fine
L'amore di Dio è eterno e disinteressato

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Reno Bromuro
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